Due sassi, due ghiaie che cozzano l’una contro l’altra: in questa immagine si riassume il conflitto.
In origine il latino confligere: con ‘insieme’, e fligere, ‘battere’. (Da fligere anche affliggere, infliggere).
Conflictus è voce dotta del tardo latino. Conflitto si afferma in italiano nel 1300. Così come il francese conflit (1100), l’inglese conflict e lo spagnolo conflicto (1400), il tedesco Konflikt. ‘Urto’, ‘collisione’, ‘colpo’, ‘brusco impatto’, e poi ‘scontro armato’, ‘combattimento’.
Dal senso militare il significato si allarga. Nella tragedia Il Conte di Carmagnola (scritta tra il 1816 e il1820) il coro si interroga a nome dell’autore, che è Alessandro Manzoni: “Del conflitto esecrando” che oppone due popoli fratelli (i Milanesi e i Veneziani) “la cagione esecranda qual è?”.
C’è il conflitto sociale, c’è il conflitto politico, c’è il conflitto che si svolge all’interno della psiche, c’è il conflitto tra natura e cultura. E c’è il conflitto che si svolge all’interno delle organizzazioni.
Esiste un modo semplice per eludere il conflitto: il riversare l’aggressività su un nemico esterno.
Ma dagli anni ’50 del secolo scorso questo è impossibile: con la minaccia atomica, e oggi con al minaccia terroristica l’esportazione del conflitto non è più una via efficace. Possiamo distruggere l'altro, ma non per questo inibiremo la sua capacità di aggredirci a sua volta.
Dovremo quindi accettare l’esistenza di conflitti interni, e allo stesso tempo cercare la convivenza anche con chi riteniamo nemico.
Robin M. Williams Jr (The Reduction of Intergroup Tensions, 1947) propone di sostituire al conflitto –”focused upon the removing competitors”– la competizione “focused upon reaching a goal”. Lewis Coser (The Function of Social Conflict, 1956), nella sua scia, mostra come si illusorio pensare di poter vivere senza conflitti.
Robert J. Aumann (“Acceptable Points in General Cooperative n-Person Games”, 1959), mostra come, su prove ripetute, sia più conveniente il comportamento cooperativo. Thomas C. Schelling (The Strategy of Conflict, 1960) precisa che l'equilibrio cooperativo si afferma solo se esiste la disponibilità ad accettare l’autolimitazione. “Il potere di vincolare un avversario può dipendere dal potere di vincolare sé stessi”. “Nella contrattazione la debolezza può essere un fattore di forza, la libertà può rivelarsi libertà di capitolare, e rompere i ponti dietro di sé può risultare la giusta strategia per sconfiggere il nemico”.