Dobbiamo sempre partire dal presupposto che un filosofo è un erudito che ha appresso una parte della propria cultura dalla lettura. Non ho mai conosciuto un filosofo che non fosse innamorato e rispettoso dei Libri. Lo studio e la creatività che anima il sillogismo filologico formativo della cultura classica è una conseguenza di un istruzione che nasce dalla valorizzazione dei Libri. Come portatori di conoscenza. Una conoscenza che si tramanda.
Una biblioteca è in parte l'antecedente di una banca dati. Anche se la seconda trasmette un'idea più asettica e spartana rispetto alla prima.
La prima distinzione quindi su questi allarmismi che traggono origine da movimenti di base filosofica riguarda l'istruzione che ha ricevuto l'ispiratore o i co-founder del movimento filosofico. In Europa c'è un'istruzione classica molto diversa rispetto a quella Americana. Culture antiche, quelle europee, cariche di tradizioni. Una filosofia esplorativa in Europa non ha molte chance di affermarsi. In America invece ottiene più riscontri. L'Europa tende a voler validare le idee mentre l'America le prova e poi con un discreto dinamismo le adegua alla realtà contemporanea.
Potrà non sembrare ma se applichiamo solo questo distinguo ci accorgiamo che in un ambito come quello dell'Ai otteniamo soluzioni davvero diverse. Un intendimento non è una riflessione. Arrivare al primo è diverso che percorrere la via che porta alla seconda. C'è una potenziale divergenza creativa e interpretativa che non andrebbe tralasciata.
Tuttavia accade che il trend della notizia assume rilevanza perchè porta alla notorietà. E' l'incubo high tech di chi cerca i riflettori dei social che attirano il traffico internet e la visibilità. Contenuti ripensati per fare notizia. Il delitto perfetto per uccidere la verità.
Perché la parola d'ordine diventa che è meglio affermare qualcosa che aumenta la presenza social e che attira l'interesse piuttosto che essere di nicchia. Quindi assistiamo a una filosofia che, già filtrata dagli sfruttatori seriali della notizia per ottenere notorietà, diventa social. Deve cioè piacere. Deve interessare. Deve fare proselitismi con l'utente medio. In questo momento la pietra filosofale è il pericolo dell'Ai. E non é una notizia bensì la traslazione social di un problema filosofico che fa notizia
Tuttavia se osservassimo con la metrica con cui si valutano i componimenti poetici ciò che effettivamente sta producendo l'Ai dovremmo ammettere che non abbiamo ancora avuto nulla di concreto dall'Ai. Miglioramenti. Sviluppo. Moltissime ricerche. Assai promettenti.
Quello che verrà sarà talmente trasformativo che il significato stesso della parola andrebbe ridefinito. Se affermassi che è come passare dalla radio al televisore sarei riduttivo. E' molto. Moltissimo di più.
Questi allarmismi che possono essere giustificati nell'ottica che tutti vogliono poter affermare, un domani, di aver patrocinato quanto fosse necessario essere prudenti è un allarmismo finto. Recitato. Concepito in via strategica per posizionarsi sul trend di mercato dell'informazione più premiante.
Per questo è pericoloso. E dovreste veramente diffidare dai chiacchieroni affamati di notorietà quanto dei presunti esperti che simulano di avere una qualche cognizione di causa.
Ciò che probabilmente accadrà è che fra non molto chi affermerà che l'Ai è un pericolo sarà inascoltato. Perché non farà più notizia. La gente si sarà stancata. E l'attenzione mediatica sciamerà altrove.
Il mercato dell'allarmismo sarà saturo. Con buona pace della verità. Che è l'unica cosa che non interessa a nessuno dei c.d. esperti.
Dobbiamo pertanto valutare in quest'ottica quale sia il vero motivo dei teorici della sicurezza di insistere per voler a tutti i costi raggiungere i c.d. policy makers. Cioè per capirci bene i politici che prendono le decisioni.
E' una scelta strategica / corporativa. Guardano avanti. Massimizzano l'impatto che oggi genera questo minestrone di allarmismo per convincere chi gestisce la cosa pubblica e fa le leggi ad accreditarli. Perché sanno bene che domani, quando il battage mediatico si rivolgerà altrove, saranno loro a suggerire all'orecchio cosa, come e quando fare o non fare con l'Ai. E' solo un investimento che aggredisce la cosa pubblica.
Verrebbe da ipotizzare che un esperto se convinto della pericolosità dell'Ai dovrebbe impegnarsi in prima persona. Il punto è che dietro questi teorici della sicurezza ci sono dei micro-arcipelaghi di associazioni o/o enti ben organizzati e strutturati. Con una gerarchia di comando che attraverso il millantato pericolo dell'Ai vogliono "controllare" i policy makers. Per il tempo che verrà.
Hanno capito che spesso il politico eletto non è portatore di competenze.
E' spiacevole affermarlo ma si corre il rischio di rimanere davvero molto delusi quando si parla con un politico. A volte ha delle conoscenze di livello scolastico. Non migliori di un tuttologo da quattro soldi che si lascia andare ad invettive da bar dopo qualche birretta. Gli ubriachi di Bernard Shaw.
Si viene eletti spesso e volentieri attirando il voto di minoranze che soffrono di fobie e maniacalità. Convinzioni ideologiche, anche deprecabili. Come il razzismo o il suprematismo.
Per diventare politico occorre attirare il convincimento del Popolo che non necessariamente è così elitario e nobile. A volte basta fare delle campagne promettendo gratifiche in denaro o esclusioni verso le minoranze di stranieri o religiose. Il tremendo arcipelago dell'egoismo umano e dell'utilitarismo fa sì che un comunicatore di basso profilo, che magari sarebbe un fallito ovunque, abbia successo in politica.
Costui però raggiunge il rango di eletto ma non si può inventare le competenze. Resta quello che fuori dai riflettori e dai media è sempre stato: un incompetente. Però deve prendere decisioni importanti. E allora fa quello che fanno tutti coloro che rappresentano l'avanspettacolo: delega ad altri.
Ed ecco quindi che è più facile vendergliele dall'esterno piuttosto che dover competere con lui in termini elettorali. Più il politico è incapace, più compera. E' facile convincerlo se in mezzo c'è pure il suo interesse. Spesso fare la cosa giusta non interessa al politico. Molto meglio guadagnare. Se poi si può guadagnare e fare la cosa giusta tanto meglio. Ma una componente purtroppo significativa della classe politica attuale è parte del problema stesso. Sono adatti all'estinzione.
Quindi il movimento che patrocina il rischio dell'Ai e la necessità di maggior sicurezza si traveste da club di esperti assumendo varie forme camaleontiche prendendo a prestito i format in circolazione. Con siti meravigliosi che richiamano a curriculum di prestigio, pieni di cariche universitarie e post universitarie utili a trasmettere ed esaltare un concetto di "preparazione".
Così facendo il politico incompetente, che ha paura di sbagliare in un campo minato come quello dell'Ai, di cui non sa quasi nulla (salvo magari usarla sul cellulare) finisce per capitolare in mano altrui. Come tutti gli ignoranti.
Questo che ho descritto è una parte davvero rilevante di quello che oggi viene definito orientamento o suggerimento del policy maker. Un condizionamento. Una scelta furba. L'Europa in questo genere di fregature ha una lunga storia di adesioni. Specialmente perchè i movimenti che vogliono raggiungere il ruolo di "suggeritori" cominciano a scegliere i propri adepti anche per via dei cognomi. Quindi si evolvono nel social engineering tipico del lobbismo.
Facciamo un esempio.
Un movimento filosofico controlla 20 think tank e sono tutti uguali. Sono una piccola galassia di esopianeti che gravitano attorno alla medesima stella. Tutti dicono le stesse cose così aumentano l'impatto del convincimento. E su internet massimizzano il Seo. Inoltre come tutti circoli si crea un effetto "setta" nel momento in cui finisci per frequentare solo persone che la pensano in quel modo (e se un domani decidessi di sganciartene perderesti tutto e tutti).
Solo che in ciascuno dei presunti think tank c'è anche un distinguo. Ci sono quelli che servono solo a fare numero e ricevono la gratifica della loro presenza. Fra questi alcuni, quelli che dimostrano di essere più fedeli (e più manovrabili) vengono avviati a una carriera pilotando titoli di studio e usandoli come una leva per accedere ai policy makers. Però accanto a costoro ci sono anche quelli che "servono" alla causa e che cominciano a coincidere di più con chi ha anche il cognome giusto. Perché così facendo, in nome del diritto ereditario, hanno una marcia in più.
Il risultato è: prendersi le risorse pubbliche. Non è proprio una rapina, più un elaborato piano alla Steven Soderbergh in "Ocean's eleven" o nascosto alla Die Hard.
Tutto questo non ha veramente qualcosa a che vedere con la pericolosità dell'Ai.
Che potrebbe esserci o non esserci. Il pericolo può essere reale. Certamente. Ma i protettori sono finti. Hanno un altro scopo.
Questi movimenti però incontrano alcuni problemi nell'attuazione del loro piano.
Per quanto cerchino di accreditarsi non hanno veramente accesso a delle informazioni utili. Non possono svalutarsi commentando notizie troppo superflue. O riciclate. Hanno bisogno di sembrare di un altro livello. Usando la metafora del calcio, devono far credere di essere squadre da Champions League non da metà classifica. Quindi non possono abbassarsi più di tanto nel ripetere quello che dicono tutti.
Inoltre qualunque teorico, anche se filosofo, finisce per confrontarsi con i tecnici. Il tecnico è quello che ha studiato. Ha improntato la sua carriera su questo genere di attività. Quindi rivendica sempre un ruolo e una competenza superiore. Come può essere ad esempio un ingegnere. Accetta in minima parte di mettersi sullo stesso piano di chi non ha studiato come lui.
Ormai le notizie che filtrano dalle società che veramente si occupano a più livelli di Ai sono poche. E anche chi ci ha lavorato per un certo periodo di tempo non è veramente in grado di spiegare per filo e per segno i contenuti del proprio lavoro. La parcellizzazione porta i singoli a non conoscere dettagliatamente il più grande disegno interno. Tutto ciò, beninteso non è casuale: è voluto.
Inoltre ci sono accordi (N.D.A.) sempre più stringenti ed efficaci sulla (non) divulgazione di informazioni. Insomma, il sistema si è chiuso. O si sta chiudendo sempre meglio.
Davvero raramente si viene oggi ammessi anche solo alle palestre di addestramento di Ai tramite le community che sono altamente selezionate.
Quindi il sistema della cultura spicciola del passaparola per fare notizia social distratta si sta cannibalizzando. Arriva una novità a uso e consumo dell'attualità e tutti la riprendono. Per non stare fuori dai giochi. Dall'attenzione mediatica. Cosa significa questo? Che coloro che vorrebbero controllare la politica sono a loro volta condizionabili.
Fate attenzione a questo passaggio perché è rilevante ed é esattamente quello che sta accadendo. Basta infatti che alcune delle principali società facciano cartello e decidano cosa dare in pasto ai media che così facendo sono loro che giocano d'anticipo. Sanno già che così operando saranno loro a controllare le notizie che altri, ormai drogati di questa necessità di continuare a parlare di pericolo Ai. La riporteranno ovunque. Capite che può esserci un "calendario" segreto di notizie che sono già predisposte perché sembrino trapelare? Il mese tal dei tali, recita il calendario diamo in pasto ai media questa notizia. E questa notizia la riprendono tutti. Diventa virale. Però è la notizia che vogliamo noi. Che abbiamo fatto cartello. State seguendo il ragionamento? Alla fine quella notizia (che non è nulla se non voluta) arriva persino agli aspiranti finti esperti di sicurezza che sono obbligati a inseguirla perchè il loro piano è accreditarsi come suggeritori dei policy makers.
Comprendete che così facendo si influenzano i presunti guardiani senza che se ne accorgano? Capite perché una cosa stupida come l'ambizione genera sempre ulteriori problemi? Quando non c'è verità e un uso ragionevole della coscienziosità, della premura, della diligenza e della buona volontà tutto va in malora.
Nel frattempo la corsa all'Ai continua. E c'è un significato economico se questo accade.
Mi pare giusto concludere questo articolo dando al lettore una seppur super sintetica immagine di quello che ruota, in termini di ricchezza, dietro questa tecnologia che attira filosofi e ambiziosi gruppi di pensatori. Ma sopra tutto capitali.
Vorrei sottolineare che buona parte delle società coinvolte hanno il peso di un giro d'affari davvero macroscopico. Le società coinvolte sono molte ma di solito si finiscono per citare ormai sempre OpenAi e Anthropic. Parliamo di denaro. Tantissimo denaro. Si tratta per esempio delle ipotesi di quotazione in Borsa che potrebbero raggiungere somme inimmaginabili. Dei veri e propri record. Per capirci e dare una dimensione del fenomeno secondo rumors da investitori OpenAi starebbe avviando rounds di ulteriori raccolte di investimenti privati che la porterebbero da una valutazione di 1,2 a 1,5 trilioni di dollari. Con un aumento quindi compreso tra il 41% e il 76% rispetto alla valutazione di 852 miliardi di dollari registrata dalla società in quel di marzo. Rammentando che nell’ottobre 2025, il laboratorio di intelligenza artificiale era valutato 500 miliardi di dollari. E sono valutazioni che potrebbero essere riviste al rialzo.
Per quanto riguarda Anthropic esiste una valutazione post-money di 965 miliardi che integra anche in questo caso i recenti round di raccolta privata di investimenti mentre sull'ipotesi di IPO, quindi di una valutazione del mercato di Borsa ci sono delle stime che la collocano nella fascia alta tra i 1.600 miliardi e i 2.000 miliardi.
Datasi la qualità della tecnologia Anthropic e la sua solidità in termini di benchmark ritengo che il valore post quotazione potrebbe essere molto più alto. Arriverei persino ad affermare che potrebbe superare i 2.500 miliardi in base al giro d'affari che i modelli Anthropic sono in grado di generare. E che sembrano attirare maggiormente gli investitori. Voglio precisare a scanso di equivoci che da un punto di vista qualitativo io sono un estimatore della tecnologia Anthropic.
Fermo restando anche quella che è la competizione asiatica del blocco a est. In particolare dalla Cina. Che peraltro ha posto in essere una campagna di Ai open source. Come dichiarata durante il World Artificial Intelligence Conference. Che probabilmente sta in parte ritardando le ipotesi di quotazione di queste società laddove sembra una sorta di mossa organizzata da parte dei paesi dell'area BRICS. Anche in questo caso ispirata a una corrente di pensiero laddove, si afferma (se credibile) che la corsa all'Ai cinese sia ispirata al confucianesimo il che significherebbe che anche le tecnologie dovrebbero essere in armonia con la società. Pertanto aperte, disponibili per tutti e con il divieto di concentrare ricchezza in un ristretto numero di aziende o in singoli multimiliardari. Mettendo a parte che anche in questo caso sembra più un manifesto di ispirazione (molto anti Silicon Valley).
In questo contesto competitivo e danaroso, si afferma quindi un pregiudizio in più, questo reale e che prescinde dalla pericolosità della tecnologia Ai: il sistema che produce questa tecnologia si sta isolando, vuoi per interessi o competizione e i controllori che sarebbero elementi fondamentali in questo scacchiere ahimè sono spesso delle fake. Tutto molto umano. E sicuramente pericoloso.