Cosa nasconde l'allarmismo contro la corsa all'Intelligenza Artificiale

Nasconde l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci, l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci (e fare affari d'oro) Tutti parlano di intelligenza artificiale. E' l'hype del momento. Il leitmotiv che fa tendenza Il "tormentone" high tech di attualità. Ovunque sui social, youtube & co. si moltiplicano gli "esperti". E soprattutto si moltiplicano gli allarmi sul pericolo esistenziale legato all'Ai. Persino chi, fino a qualche annetto fa si occupava sui social di tutt'altro, tra ricette di cucina e auricolari del nuovo del cellulare di turno adesso pontifica sulle Ai. Con video sempre più accattivanti (realizzati con l'Ai) in una corsa a chi è più sintetico (più il video è breve meglio è). Che bel modo di fare informazione! La tuttologia 3.0 in versione allarmismo apocalittico sintetizzata in comode pillole! In questo scenario social distratto la prima considerazione è che se c'è "adesso" tanta insistenza su questo argomento corre il rischio, questo sì concreto e realista, di essere prematuro. Siamo nella fase iniziale. Non è ancora cominciata quella di accelerazione. Non abbiamo nessuna affidabile proiezione sull'effettiva creazione in tempi brevi di un'Agi. Sul cui significato però c'è divergenza. In quanto "potrebbe" essere come l'hanno fino ad oggi descritta buona parte dei commentatori. Ma è un condizionale. Verosimilmente un rilevante numero di ipotesi in uso fanno affidamento sulla letteratura sci-fi futurista rivisitata in chiave filosofica. Questo merita un approfondimento.

Il corpo come interfaccia: la fine della privacy nel flusso dei dati

In questo scenario, il "controllo" non avviene tramite elettrodi, ma attraverso l’analisi algoritmica dei nostri pattern comportamentali. Siamo già interfacce attive che alimentano un sistema globale che, lungi dall'essere agli albori, ha già mappato la nostra essenza digitale in tempo reale, rendendo la distinzione tra "umano" e "sistema digitale" sempre più impercettibile. Non è necessario che il sistema conosca il nostro pensiero esplicito; basta che conosca i nostri pattern di reazione. Questo è il cuore della profilazione moderna: non ci categorizzano più per "età" o "posizione geografica", ma per predisposizioni comportamentali

Vivi, sopravvissuti, zombie

Terminata da poco la lettura di Resistere ai tempi oscuri, l’ultimo libro di Asma Mhalla, recentemente pubblicato in versione italiana, mi sono ricordato di un breve scritto di Giorgio Agamben che, parlando dei nostri governanti argomentava dicendo che chi ci governa cerca oggi di organizzare la sopravvivenza dell’umanità, cerca cioè, di trasformare i vivi in sopravvissuti.

Matrix: quando il futuro bussò alla porta. l’IA tra finzione e imitazione

di Luca Sesini e Beppe Carrella - Matrix mescolava tutto: filosofia e letteratura, cyberpunk e manga, Baudrillard e Philip K. Dick, Orwell e Ghost in the Shell, Neuromancer di Gibson. Un cocktail esplosivo che restituiva una visione potente e inquietante: l'IA non solo imita l'uomo, ma lo supera, lo controlla, lo priva del suo libero arbitrio. Quella che chiamiamo "intelligenza" è simulazione pura: una risposta calcolata, non una riflessione autentica. L'IA riceve input, elabora secondo regole stabilite da chi l'ha costruita, restituisce output. Non pensa. Non desidera. Non sceglie.

L’illusione di sfuggire alla sorveglianza tecnologica

Nel 2002 per il filosofo, scrittore e urbanista Paul Virilio la sorveglianza era “ciò che sta arrivando" (“ce que arrive”), un incidente del futuro destinato a produrre effetti importanti e a suggerire una migliore messa a fuoco del fenomeno (Privacy, un tema sempre all'ordine del giorno), per comprenderlo più che per reprimerlo, una possibilità quest'ultima tanto illusoria quanto diventata ormai remota, se non impossibile.