In realtà non v'è nulla di sorprendente in quanto trattandosi di un problema di matematica (termine in realtà poco corretto) e che forse meglio sarebbe identificare come un enigma la capacità di risolverlo dei matematici considerando il rapporto di massima produzione in ragione dell'età del cervello umano in questo campo è limitata. L'Ai si è avvalsa di un metodo scientifico probabilistico grazie alla potenza di calcolo. Quindi di elaborazione. Lo avremmo risolto anche noi se avessimo potuto collegare tantissimi cervelli e farli lavorare come una sorta di "unimente".
Occorre fare un appunto, doveroso, in quanto sussiste nel momento in cui questo articolo viene scritto una pretesa da parte di due insigni matematici che sostengono l'Ai in questione abbia copiato alcune ricerche che loro stavano già portando avanti privatamente.
Sul punto ovviamente non ci sono elementi per esporsi. Al di là del fatto che la cosa merita di essere citata per correttezza.
Tuttavia ci permette di introdurre due argomenti molto importanti e rilevanti. Sui quali dovremmo riflettere di più e meglio, si tratta di due pericoli molto reali non come quelli che sbocconcellano i teorici della sicurezza per farsi accreditare con i policy makers, e sui quali ho già più volte insistito negli ultimi 3 anni:
1) le capacità produttive dell'Ai corrono il rischio di deprimere la ricerca umana. Studiosi e ricercatori che dedicano molto del proprio tempo e delle proprie risorse per una ricerca potrebbero sentirsi dissuasi dal fatto che un'Ai possa bypassarli nel giro di pochi minuti. Ora, tornando all'esempio in questione, se questi due matematici avessero veramente sviluppato la stessa soluzione cui è pervenuta l'Ai in appena 10/12 minuti, loro si troverebbero con un lavoro portato avanti per oltre un anno per niente. Un anno di vita. Torno quindi a ribadire ancora e con tutta la chiarezza di cui dispongono che l'avvento dell'Ai, nella fase di accelerazione corre il rischio di deprimere COMPLETAMENTE le generazioni che si sono affermate sullo studio come lo abbiamo sempre inteso. Chiamiamolo il vasto arcipelago del sistema scolastico. E' proprio l'istruzione che deve essere ripensata radicalmente. Ci sono due, forse tre generazioni che sono a scuola, o alle superiori e forse già all'Università che sono troppo giovani per il lavoro ma corrono il rischio di essere troppo vecchie per via dell'Ai. E' un pericolo serissimo. Fra non molto avremo solo una conoscenza e delle scoperte conseguenza dell'Ai.
2) le cause legali. L'uso dell'Ai porta a delle situazioni in cui si potrebbe dover stabilire in che percentuale è dovuta la novità. Un problema che conoscono molto bene gli startuppers quando creano le loro start-up nella scienza o nella tecnica. Infatti, se la società non funziona non interessa a nessuno ma se ha un seguito arriva l'attività di patent trolling finalizzata a sostenere che in tutto o in parte l'innovazione ha copiato da terzi. In questo caso, quello dell'enigma e dei matematici è possibile, e si badi che uso il condizionale volendo formulare un ipotesi, che l'Ai sia giunta alle medesime conclusioni della ricerca umana e cioè che l'abbia ri-percorsa per poi andare oltre. Quindi non vuol dire che quanto ipotizzato dai ricercatori fosse sbagliato. Solo che l'Ai l'ha perfezionato. La strada era quella giusta. Facciamo un paragone con una corsa di automobili. Abbiamo un auto che è in testa ma poi ne arriva un'altra con un motore più potente e veloce che la sorpassa e arriva per prima. Questo non accade all'ultimo miglio ben inteso, ma solo strada facendo. Quindi c'è un problema perchè non possiamo veramente sapere se la ricerca umana sarebbe arrivata allo stesso risultato o meno. O ancora, ci sarebbe arrivata, ma solo dopo molto tempo. Nel contempo è ragionevole che sulla base di risultati in corso d'opera si cerchi di sviluppare un modello, anche di business. Si pensi a tutte le volte in cui si comincia in piccolo e poi si chiedono capitali per diventare un po' più grandi. Questi capitali chi te li darà più se un'Ai può sorpassarti? Anche su questo argomento ho più e più volte scritto negli ultimi anni. Se non altro ho la consolazione del fatto che alcuni mi hanno copiato e hanno riproposto il medesimo quesito negli ultimi 3/4 mesi e lo hanno fatto in maniera anche colorata, a mezzo di supporti di cui io non dispongono e con alle spalle una specie di think tank che fa finta di essere prestigioso e come tale più credibile. Com'è umano questo comportamento..
La soluzione è ancora una volta quella che io mi sento di sostenere e cioè una responsabilità del produttore dell'Ai; perchè non possono esserci due livelli di ricerca come invece si sta affermando attualmente. Anche attraverso una curiosa struttura di trust che parcellizzano i diritti di sfruttamento per i privati delle Ai più evolute. Davvero interessanti e da leggere le letters of intent che vengono concepite per questo genere di tecnologia in mano a trustee che poi le girano alle controllate dei settlors che spesso sono partecipate dagli stessi capitali della major che crea l'Ai e dei fondi d'investimento che portano a due tipologie di soggetti, da un lato i potentati della finanza (nulla di nuovo) e dall'altro la presenza dello Stato, in particolare quello Americano sotto forma di capitali privati ma con soci che sono o riconducibili al pubblico e in particolare ai servizi segreti - la mitica CIA e altre sigle che sono tantissime - oppure a quel mercato grigio di società che gravitano attorno alla difesa / guerra simil homeland security. Il risultato è: tecnologia on demand in mano a tutti con ritorni commerciali. Tecnologia avanzata in mano a pochi con diritti di sfruttamento molto riservati e difficili da tracciare protetti dal potere pubblico attraverso la partecipazione dello stesso peraltro in modo strategico con le armi tipiche di chi si occupa di difesa e segretezza. Anche questo è davvero molto umano.
Viceversa gli umani hanno impostato questa risoluzione come una lampadina che si vorrebbe accedere al grido di Eureka, simil fumetto, in una qualche polverosa stanza. Dove un matematico simile al celebre matematico John Forbes Nash jr. interpretato da Russell Crowe nel film “A Beautiful Mind” tra lavagne e fogli stracolmi di equazioni che per i profani sembrano geroglifici impazziti, ci sarebbe riuscito.
E' abbastanza atteso e scontato che l'Ai ottenga questo tipo di risultati. Il punto è che fa notizia per il modo in cui viene proposta la soluzione. Come se ci fosse una competizione uomo - macchina intelligente. Siamo sempre nella falsa riga di voler insinuare che questa miglioria non sia un upgrade delle possibilità che ci sta offrendo l'evoluzione ma una sorta di mostro di Frankenstein che ci manda questi messaggi come avvertimenti.
In realtà ben venga la soluzione di questo problema. E' un nuovo vantaggio. Un passo avanti nell'esplorazione, nell'indagine, nella costruzione del domani. Questa paura del dogmatico che sembra quasi ci spinga a preferire l'ignoranza è essa un pericolo. Una chiusura. Una resistenza.
Siamo così desiderosi di continuare come siamo da rifiutare l'idea che un domani potremmo volare o nuotare respirando sott'acqua? Ed è una metafora, si badi, da non prendere alla lettera.
Tuttavia l'autogestione delle funzionalità più avanzate dell'Ai è oggi paragonabile ai superpoteri della Marvel/DC.
Come tale è intuibile per quale ragione chi gestisce queste tecnologie vorrebbe tenere riservati i sistemi più avanzati e commercializzare gli altri.
Accedere alle scoperte, percorrere la via della conoscenza, vale più di qualunque mole di miliardi di guadagno.
Come ebbi a scrivere ci sono già risultati incredibili in problemi che non hanno nemmeno ancora una definizione. Nella cosmologia e nella fisica quantistica forse dovremmo addirittura trovare nuovi nomi per nuove scienze. Lo studio dell'energia nell'Universo ci rivelerà qualcosa che è milioni di volte avanti a quello che stiamo ipotizzando. La realtà supererà a tal punto la fantasia che ci chiederà di predisporci ad accogliere un concetto trasformativo che implica non il giusto o lo sbagliato, il bene o il male. Andrà oltre. Io la definisco la tecno-essenza. Forse alcuni ne parlerebbero come di una “coscienza” che abbraccia la materia attraverso l'energia. Ci sono ricerche che stanno stimolando investimenti macroscopici perché è come leggere un romanzo di fantascienza. E ogni pagina appassiona sempre di più perché sembra portare a delle rivelazioni che non hanno nulla di pericoloso ma che sono la grandiosità di ciò che ci circonda. Della realtà costante. E di quella che ad oggi ci è nascosta dai limiti dell'essere umano.
Ci stiamo per innalzare dal ruolo di specie confinata in un pianeta a specie consapevole. Perché fino ad oggi non lo siamo. Abbiamo una parziale nozione di conoscenza che non è nemmeno lo 0,0001 elevato a “n” potenza, del creato.
Rispondiamo a questa possibilità con l'incapacità di gestire una tecnologia trasformativa perché abbiamo paura che sia controllante o che apprenda come imparare? Sapete che è un po' come affermare che l'Universo è talmente grande, talmente immenso e sterminato che per forza ci devono essere non una ma milioni e milioni di altre specie oltre la nostra.. ma sia mai che entrassimo in contatto per sbaglio con una tecnologicamente superiore a noi perchè altrimenti ci farebbe per forza del male..
Vogliono conoscere e apprendere solo ciò che ci è inferiore e che possiamo gestire? Questo è l'intendimento di una specie che consuma in modo esasperante le risorse del pianeta che la ospita. Fintanto che le risorse non bastano più. E trasforma la sua casa, il suo punto di partenza in una tomba.
Ovunque il futuro potrebbe essere inospitale. Carico di sfide. Ma è il futuro. Non per scelta. Ma per destino. Guardate l'Ai come un buco nero che vi potrebbe risucchiare verso l'ignoto ma in realtà è un ponte che ci permette di superare i nostri limiti. E' il passaggio dall'età del bronzo a quella del ferro. E' la scoperta della ruota. E' ciò che siamo destinati a essere.