La Stultifera Navis naviga da quattordici mesi. Possiamo provare a fare il punto. Perciò propongo un mio punto di vista. Prima però devo dire che senza il lavoro costante e indefesso di Carlo Mazzucchelli non saremmi qui. Ringrazio Carlo per questo.
Qui sulla Stultifera Navis, osservate i testi che fluiscono, un fiume di testi, un serpente che si muove sinuoso, senza interruzioni, senza cesure, testo dopo testo, a formare un unico corpo mobile in continua evoluzione potenzialmente senza fine, ogni testo accompagnato da minime indicazioni orientative: etichette a indicare temi, titolo, autore; mischiandosi così argomenti del tutto differenti, differenti maniere di trattare argomenti almeno in apparenza simili; mischiandosi così, anche, lingue differenti, a suggerire che la conoscenza non sta chiusa in scaffali, non è subordinata ad un ordine definito a priori, ad una qualsiasi classificazione, ma è invece continua produzione e riproduzione emergente in ogni istante dal pensare e dall'agire umano.
un fiume di testi, un serpente che si muove sinuoso, senza interruzioni, senza cesure, testo dopo testo, a formare un unico corpo mobile in continua evoluzione
Se è un serpente, ha una testa: c'è dunque un testo messo in evidenza sulla pagina iniziale. Seguono altri articoli connessi all'articolo che sta in testa per tema, o per qualche suggestione. Poi, senza che il flusso si interrompa, scorrendo i testi ci si trova sui testi caricati sulla nave più di recente, gli stessi che troviamo entrando dal menù in alto in cerca di Novità.
Insomma un affastellarsi di articoli come blocchi di legno sovrapposti, di dimensioni diverse. O meglio: un baule, dove c'è di tutto un po', e si può andare a scavare, a tentoni, trovando ogni volta qualcosa di nuovo. Leggere è andare in cerca, passare da un articolo all'altro, diversissimi tra di loro, come un corvo dalla vista aguzza che spia ogni cosa che luccica e la afferra. Oppure si potrà seguire un solo tema, un solo filo logico lasciandosi guidare dalle etichette.
Qualcuno può dire: trovo sulla Stultifera Navis molti testi che sembrano del tutto inutili e non mi interessano per nulla; perché dovrei leggerli? Si può rispondere dicendo che ci sono effettivamente sulla Stultifera Navis molti testi che non sembrano a prima vista importanti, e che non sono di primo acchito di mio gusto. Eppure se li si mette in relazione con altri in qualche modo con loro connessi, e si prende attentamente in esame tutto il complesso, ci si accorge che anche i testi che avremmo scartato sono convenienti e anzi necessari.
Leggete tutto, vi renderete conto che nulla è superfluo. Una conoscenza limitata non dà piacere.
Certo mancano ancora sulla Stultifera Navis alcune cose necessarie. Manca ancora un potente motore di ricerca. Presto sarà disponibile, e aiuterà molto a scavare in quel baule che è la Stultifera Navis - che contiene nel momento in cui scrivo, dopo due anni di navigazione, milleottocento (1800) articoli.
Ci sono ancora latre carenze, ma già così il senso del progetto è evidente.
Qual è la nostra rotta? In quale direzione ci stiamo muovendo?
Potremmo a questo punto chiederci: qual'è la nostra rotta? In quale direzione ci stiamo muovendo?
Potremmo anche chiederci se dobbiamo andare avanti più veloci, perché altri potrebbe imitarci. Be', se ci imitano sarà un'imitazione. Mentre la Nave non è imitazione di nessun altro progetto.
La Nave è inimitabile perché sono inimitabili i vostri testi, è inimitabile il vosto contributo. Ed è inimitabile il contributo di altri come noi, che voi stessi potete invitare a salire sulla Stultifera Navis.
Se scriveremo di più, ed in modo sempre più personale, liberi da vincoli, da riferimenti a scuole e ad autorità, se ci conosceremo meglio tra di noi, leggendoci e commentandoci reciprocamente con nuovi articoli, la navigazione sarà via via più costruttiva -da un punto di vista culturale, politico, sociale- ed anche più piacevole per tutti noi.
serve un passo avanti nell'intendere il senso della metafora che la Stultifera Navis rappresenta
Stultitia
Perciò vi propongo, come argomento sul quale riflettere insieme, un passo avanti nell'intendere il senso della metafora. La Stultifera Navis è la nave sulla quale viaggiano stolti. La conoscenza prodotta dai naviganti è stultitia.
L'aggettivo latino stultus rimanda alla radice indoeuropea *stel-, che porta il senso dell'essere tranquillo.
Ne deriva in greco il verbo στέλλειν (stéllein): mettere in ordine, apparecchiare, equipaggiare, preparare per un viaggio; anche: 'ammainare le vele', nel senso di metterle a riposo, fissandole in una posizione ordinata.
In latino classico, stultitia mantiene quasi sempre un'accezione negativa. 'Restare fermi, immobili'. 'Ottusità', 'mancanza di prontezza mentale e di discernimento', 'incapacità di reagire agli stimoli'.
Ma una singolare evoluzione del senso porta ad intendere la 'fermezza', la 'tranquillità' dello stultus come superiore saggezza.
Nella Prima Lettera ai Corinzi. Paolo dice: "Si quis videtur inter vos sapiens esse in hoc saeculo, stultus fiat ut sit sapiens" (3, 18). "Se qualcuno tra voi si crede sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente".
L'essere saggi consiste nel farsi stolti -stultus fiat-, nell'accettare di apparire stolti secondo il mondo. Ciò che appare stolto -il donare, la povertà, la fratellanza, il non reagire alle provocazioni- è in realtà la somma sapienza.
Erasmo da Rotterdam, nell'Elogio della Follia, riprende il concetto paolino e lo porta ad essere il culmine dell'atteggiamento umanistico.
Erasmo deride la sapientia di chi crede di sapere ma in realtà si affanna in calcoli e ambizioni.
La sapientia, dice Erasmo, immobilizza l'azione, finisce per tradursi in una eccessiva preoccupazione per le conseguenze. La stultitia al contrario permette di vivere con serenità e autenticità.
La stultitia è la semplicità di cuore.
La stultitia è integrità spirituale.
La stultitia è in fondo un rapimento mistico che rende l'uomo estraneo alle passioni volgari.
Lo stultus è colui che ha trovato una tranquillità tale da renderlo impermeabile alle vanità del mondo.
La stultitia è resistenza e distacco dalle logiche mondane del 'progresso' e del potere.
La stultitia, 'saggia fermezza', bilancia le promesse esorbitanti della logica e della scienza.
La stultitia, così intesa, è la lente con cui smascherare vane ambizioni umane e riscoprire l'autenticità.
La stultitia è forse l'unica posizione etica possibile in un mondo che -è legittimo temerlo- corre verso l'autodistruzione.
Appare stultus agli occhi del mondo chi non accumula ricchezze, non cerca il potere e non reagisce alle offese. Questa sua apparente passività -il suo 'stare fermo', la sua tranquillità- è in realtà la massima sapientia.
Stultitia è essere liberi nello scrivere e nel leggere. Lo stultus non si preoccupa del pubblico consenso, dei canoni vigenti, del giudizio delle istituzioni. Segue la propria strada. Anzi la apre. Anzi, naviga in mare tracciando una propria rotta. Dal navigare insieme emerge una rotta comune. Un bene comune, un dono alla comunità civile del quale possiamo andare orgogliosi, ma che anche ci impone la responsabilità di andare avanti con sempre maggiore impegno.