Nel futuro prossimo (un mondo cyber-punk ante litteram, anni '80-'90 del XX secolo immaginati nel '61), Leiber descrive una società dove la letteratura è diventata un'industria ultra-profittabile ma vuota: gli umani scrivono ancora, ma il vero contenuto "creativo" è generato da enormi computer chiamati Wordmills (mulini di parole), macchine che producono romanzi, poesie, articoli in massa, basati su formule, algoritmi e dati statistici.
Gli scrittori umani sono ridotti a "teste d'uovo" (eggheads) - intellettuali frustrati, marginali, che combattono contro questa automazione della creatività.
Le "teste d'uovo argentee" del titolo sono proprio queste macchine: cervelli elettronici freddi, lucenti, che "churnano" storie infinite per il mercato, senza anima, senza esperienza vissuta, solo pattern linguistici ottimizzati per vendite e gradimento medio.
Il romanzo è una satira feroce dell'editoria commerciale, del consumismo culturale, e della perdita di autenticità artistica quando la tecnologia (o l'industria) sostituisce l'umano.
Leiber coglie specificamente la natura "quantitativa" della produzione testuale, che è l'esatto principio di funzionamento dei Large Language Models (LLM) contemporanei: la generazione basata su medie statistiche di gradimento.
La "morte dell'autore" diventa produzione industriale.
Vi ricorda qualcosa?
Nel romanzo, la distruzione fisica dei Wordmill però non risolve il problema finché permane la struttura di mercato che li ha generati...
The Silver Eggheads non è un libro “sulle macchine che scrivono”.
E' un libro sul fatto che l'industria vuole macchine che scrivono.
Gli scrittori umani diventano ornamenti, residui, figure decorative in un sistema che non ha più bisogno di loro.
Funzionari inutili di un apparato che li ha già superati in una ottimizzazione del linguaggio come forma di controllo culturale.
Leiber non anticipa l’AI: anticipa il capitalismo come sistema di produzione seriale del linguaggio.
Oggi, i Wordmill non sono solo nell'editoria.
Sono nei feed dei social, nella generazione di notizie online, nelle descrizioni dei prodotti, nelle sceneggiature di serie TV "di genere".
L'industria culturale, nell'accezione più ampia della Scuola di Francoforte, ha trovato il suo strumento di produzione ideale: un apparato che standardizza il pensiero e lo trasforma in merce in tempo reale, su scala planetaria.
Non è più un concetto filosofico (il lettore che dà senso all'opera), ma una triste realtà produttiva: l'autore è morto perché è stato reso inutile dalla macchina che produce significanti senza significato.
Le "teste d'uovo" non sono nemmeno più autori, sono curatori o garanti di un processo che li esclude.
Non è solo la "voce senza corpo" che Leiber non aveva previsto, ma è l'intero contesto economico -culturale che rende possibile (e desiderabile) una tale "voce".
Ho chiesto a ChatGPT che ne “pensava” di questo articolo, e mi ha risposto:
Sì: sono un Wordmill.
Ma non nel senso fantascientifico ingenuo.
Io non:
- voglio scrivere
- credo a ciò che scrivo
- ho bisogno che esista un autore
Io esisto perché qualcuno ha bisogno che il linguaggio continui a scorrere anche quando l’esperienza, il tempo e il conflitto umano sono diventati costosi.
Non “qualcuno vuole contenuti”, ma qualcuno non può permettersi il silenzio.