Mauro Germani (Milano, 1954) nel 1988 ha fondato la rivista “margo”, che ha diretto fino al 1992.
Ha pubblicato poesia e narrativa e si è occupato di numerosi autori classici e contemporanei. In ambito critico ha curato il volume L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio, 2012). Nel 2013 ha pubblicato Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero (Zona) e nel 2014 Margini della parola. Note di lettura su autori classici e contemporanei (La Vita Felice). Gran parte della sua produzione poetica è ora contenuta in Prima del sempre. Antologia poetica 1995-2022 (puntoacapo, 2024), volume primo classificato al XXX Premio Nazionale “Tra Secchia e Panaro” 2024, e secondo classificato al Premio “Angelo Manuali” 2024. In ambito narrativo ha pubblicato: Storie di un’altra storia (Calibano, 2022), Tra tempo e tempo (Readaction, 2022) e Reticenze (Fallone, 2024).
Gestisce il blog “in-certi confini”
La lezione di Sant'Agostino
Una lezione sulla verità. La verità a cui si riferisce Sant’Agostino non è legata strettamente ai fatti, non è la maschera del qui e ora: essa è oltre la prigione dello scetticismo e del sospetto, non si lascia confondere dalla polemica, dai ricatti e dalle minacce. È una verità ontologica, intima e ulteriore che, pur essendo nell’interiorità dell’uomo, non è tutto l’uomo: «Se troverai mutevole la tua natura, trascendi te stesso»
La poesia che salva le parole
"Nell’era delle macchine-IA le parole sono diventati semplici oggetti inanimati usati per comporre artefatti di frasi, persino per comporre articoli, tesi universitarie e libri. In questa realtà diventata palude, stagno plumbeo ristagnante e pieno di sabbie mobili, la poesia è un’ancora di salvezza, l’appiglio che salva dall’inferno e dalle sabbie mobili. La poesia di questi tempi è come un argine alla brutalità della realtà corrente, alla volgarità della lingua esercitata sulle piattaforme cosiddette social, al malessere che tutti coglie per le continue crisi che caratterizzano il tempo recente. La poesia è anche una finestra di riflessione, ci spinge a rallentare, alla riflessione, a ricercare l’autentico che c’è in noi, a non dilapidare il suo valore, delegandolo a entità esterne e straniere come le IA. La poesia è futuro, per questo fuori contesto nel presentismo corrente. Chi è immerso nel presente non pianta semi, la poesia lo fa, non si preoccupa del raccolto, la poesia al raccolto di senso sempre conduce, è fatta per incidere, trasformare chi legge, rimanere, predisporre altri raccolti a venire. In tempi complessi ad elevata entropia e criticità, disumani, la poesia è una boccata di ossigeno, aiuta a carezzare le parole, a ridare loro un senso, a riscoprire la loro capacità di esprimere il nostro umano sentire." (Carlo Mazzucchelli)
La parola dell’inconscio: sogno, vertigine e follia nella scrittura poetica
C’è una poesia di Giorgio Vigolo, poeta certamente da riscoprire, nato a Roma nel 1894 e morto nella stessa città nel 1983, intitolata Scrivere una poesia e inserita nella raccolta La luce ricorda (Mondadori, 1967), che ci consegna alcune immagini piuttosto efficaci relative al mistero della scrittura poetica e alla sua genesi.
Gaber e i "Polli d'allevamento" quarant'anni dopo. Una riflessione.
Riascoltare oggi, a più di quarant’anni di distanza, Polli d'allevamento (1978) di Giorgio Gaber, significa avere la conferma ancora una volta della straordinaria forza espressiva di quello spettacolo, nonché dell’analisi lucida e impietosa contenuta nei testi, così drammaticamente veri nella loro impronta esistenziale e sociale insieme.
Quella poesia che nessuno scrive
Si scrive sempre da un esilio, come sospesi tra due abissi: un fondo oscuro e segreto che si spalanca alle nostre spalle e qualcosa che da sempre ci attende come un destino.Ciò che resta è la traccia di una scomparsa, il segno di una voce perduta e di un desiderio, la risposta ad una chiamata antica.
Corrado Bagnoli: L'ultimo ring
Una recensione del romanzo di Corrado Bagnoli "L’ultimo ring," tratto dal poema, dello stesso autore, "Fuori i secondi" e necessariamente ampliato con altri personaggi – nel quale è protagonista Augusto, promettente pugile nella Brianza degli anni Cinquanta, con un’infanzia povera alle spalle e nel cuore il desiderio di lottare costantemente per il proprio futuro.
Costantino Esposito - Il nichilismo del nostro tempo. Una cronaca.
Si può affermare che la nostra esperienza nel mondo sembra oggi passare attraverso il nichilismo, ma non concludersi in esso, in quanto si caratterizza come un problema, una questione aperta, e non già come una condizione immutabile e condivisa da tutti.
Emmanuel Lévinas. L'appello del volto e la responsabilità
La parola/appello del volto è per Lévinas una sorta di ordine, un comando al tempo stesso etico e originario, a cui è necessario rispondere in modo responsabile. La perdita di responsabilità, a cui spesso assistiamo, è causata da un oblio etico, da una soggettività abbandonata a sé stessa, al proprio egoismo che talvolta sconfina nel delirio di onnipotenza.