NOVITA'[1959]
Intervista ImPossibile a Sigmund Freud (IIP #23)
La macchina e l’inconscio L’AI promette di analizzare comportamenti, prevedere desideri, automatizzare decisioni. Si presenta come uno strumento capace di leggere l’umano attraverso i dati, trasformando tracce digitali, linguaggi e abitudini in modelli predittivi. Ma può davvero comprendere l’essere umano? O rischia, al contrario, di ridurre la complessità psichica a un sistema di calcolo e previsione? Interrogare oggi Freud sull’intelligenza artificiale è un modo per indagare quanto dell’esperienza umana può essere tradotto in dati. Fondatore della psicoanalisi e teorico dell’inconscio, Freud ha mostrato che il comportamento umano non è guidato soltanto dalla razionalità o dall’interesse, ma attraversato da desideri, rimozioni, conflitti, fantasie e pulsioni che sfuggono alla coscienza. La sua teoria della mente - articolata tra Es, Io e Super-Io - ha incrinato l’idea moderna di un soggetto pienamente consapevole di sé, introducendo una frattura destinata a segnare tutto il pensiero contemporaneo. Oggi, a più di un secolo di distanza, l’intelligenza artificiale sembra riproporre una nuova promessa di conoscenza totale. Attraverso l’analisi dei dati e l’apprendimento automatico, le macchine sono in grado di individuare correlazioni, anticipare comportamenti, suggerire decisioni. In questa prospettiva, l’AI appare talvolta come una forma di psicoanalisi automatizzata, un sistema che classifica e prevede. Eppure la psicoanalisi non è mai stata una semplice tecnica di osservazione. Il sintomo, per Freud, non è un dato oggettivo da registrare, ma un messaggio da interpretare all’interno di una relazione. Il desiderio, una forza che si manifesta attraverso rimozioni e ritorni. Il sogno, una formazione dell’inconscio che parla per spostamenti e condensazioni. Da qui nasce la tensione tra psicoanalisi e intelligenza artificiale. Una macchina può riconoscere schemi, ma può interpretare il senso di un sintomo? Può distinguere tra comportamento e desiderio? Può comprendere ciò che nell’essere umano resta contraddittorio, non riducibile a una sequenza di dati? Questa intervista impossibile prova a immaginare le risposte di Freud di fronte all’AI, per utilizzare il suo pensiero come strumento critico nel presente. Se l’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie decisive del nostro tempo, la psicoanalisi resta uno dei dispositivi più radicali per interrogare l’idea stessa di soggetto. Mettere a confronto questi due contesti significa indagare il confine tra calcolo e desiderio, tra macchina e umano.
Futuro
Il presente non è che il futuro più vicino a noi, il primo momento del tempo sul quale possiamo incidere. Il futuro è implicito nell’ora -che vuol dire ‘stagione’- che stiamo vivendo. Sta a noi portarlo alla luce. Il senso del futuro è infatti questo: 'ciò che potrà essere se sapremo fare in modo che sia'.
La parola dell’inconscio: sogno, vertigine e follia nella scrittura poetica
C’è una poesia di Giorgio Vigolo, poeta certamente da riscoprire, nato a Roma nel 1894 e morto nella stessa città nel 1983, intitolata Scrivere una poesia e inserita nella raccolta La luce ricorda (Mondadori, 1967), che ci consegna alcune immagini piuttosto efficaci relative al mistero della scrittura poetica e alla sua genesi.