Professional Counselor (ambito privato e aziendale), Docente Senior, Professionista certificata per la consulenza e l’utilizzo dello strumento IE per la misurazione dell’Intelligenza Emotiva, trainer Accademia Professional Tennis, Iscritta al RICA Registro Italiano Counselor AssoCounseling. “Attività Professionale di cui alla Legge 14 gennaio 2013 n°4” Diploma di scuola media superiore, frequenza Scuola di Statistica Università Roma biennio, iscrizione Facoltà di Discipline Psicosociali, formazione e certificazione in counseling e coaching.
La disconferma, questa sconosciuta
Il termine disconferma è usato e maggiormente conosciuto nel mondo della formazione. 𝗠𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀’è 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮? Consideriamo che ogni persona si confronta con i propri interlocutori con il desiderio di trovare condivisione su quanto oggetto dello scambio relazionale, oltre che con l’aspettativa che quanto sta portando sia accettato, confermato, in particolare relativamente al ruolo che la persona ha in nell’interazione. La ricerca di conferma è un fatto sostanziale nella vita di ogni persona. E la conferma arriva con un cenno, che sia questo un sorriso, uno sguardo approvante, una stretta di mano, una comunicazione verbale di apprezzamento. Ogni soggetto esprime in qualche maniera il bisogno di essere confermato, di vedere confermate le proprie qualità, le proprie capacità, le proprie attitudini, le proprie azioni, le proprie comunicazioni. E come ciascuno manifesta la sua aspettativa di conferma, può a sua volta confermare o non confermare quella degli altri.
Ho preso il largo…
Ho sentito che tutto questo progetto della 𝗦𝗧𝗨𝗟𝗧𝗜𝗙𝗘𝗥𝗔𝗡𝗔𝗩𝗜𝗦 aveva la connotazione dell’engramma della gentilezza, dell’affordance della gentilezza, delle specifiche peculiarità con le quali accudisco questa preziosa dimensione umana. Per questo e altri motivi ho deciso di salire a bordo.
Gentili sempre, gentili anche online
Sempre online, si rischia anche di disabituarsi a essere gentili, in primo luogo con sé stessi e con gli altri, di adottare forme e modalità relazionali che rendono difficile praticare la gentilezza non in modo strumentale, ma con l’obiettivo di costruire, coltivare e consolidare rapporti veri, concreti e empatici. Rapporti utili per la condivisione e lo scambio, ma soprattutto per la solidarietà, la relazione, l’amicizia, la confidenza, la benevolenza, la fratellanza, la cordialità e l’intimità.
La gentilezza che cambia le relazioni
La parola “gentilezza” talvolta evoca negli altri uno stile di altri tempi, quando va bene. Spesso è collegata semanticamente e nella realtà ad atteggiamenti “affettati”, a semplici azioni cortesi, gesti di convenienza, comportamenti da galateo e buone maniere. In alcuni casi è percepita come una rischiosa modalità di relazione nella quale, la persona che usa modi gentili è sopraffatta dalle più disparate prevaricazioni, fino a sentirsi non rispettata nel suo esistere, sia a livello personale sia professionale.
Le disconferme tecnologiche
Occorre entrare in una prospettiva in cui allenarsi a sentire l’altro, anche e soprattutto quando l’altro non c’è, quando sembra essere presente solo con una piccola foto su WhatsApp o un indirizzo di posta elettronica. Occorre considerarne i bisogni, i desideri, le parole, le loro sfumature percettive, il momento in cui si scrive o si risponde. Bisogna tornare alla sperimentazione dell’altro, alla considerazione che “di là” c’è una persona, alla pratica di una gentilezza capace di rimettere insieme soggetto e oggetto della comunicazione e infine lavorare ad una pratica in cui esista, a dosi crescenti, un proprio io che comunica con un proprio tu.
A me interessa, I care
“Uomini e donne vivono accanto da millenni, ma tanto poco si conoscono, tanto poco tentano di conoscersi, di intendersi, di creare zone profonde d’armonia, anziché cercare di sopraffarsi, di imporsi gli uni agli altri! Tanto poco si sorridono dall’intimo del loro essere. Non provano tenerezza se non superficiale, transitoria. Sono incapaci di ricominciare ogni mattina l’opera di paziente, vicendevole conquista, e di innalzare ogni sera l’inno di ringraziamento per l’esistenza della persona cara che la sorte ha dato loro d’incontrare. Non amano. Non amano neppure se stessi. Cresceranno? Diverranno un giorno, queste larve, veramente donne e uomini?” - Sibilla Aleramo
Oggi è la giornata mondiale della felicità e…il primo giorno di primavera!
...nel mondo forse tante, troppe persone non possono festeggiarla, ma con la gentilezza che mi appartiene cerco comunque di scorgere, di riconoscere le tante tantissime opportunità che almeno in questa parte di mondo, nel mio mondo mi consentono di essere felice a partire dalle piccole, anche piccolissime cose…
Perché sei un essere speciale... ed io, avrò cura di te.
Da decenni mi occupo di qualità delle relazioni, solo negli ultimi dieci ho proseguito a farlo sotto il segno della gentilezza, così, pur nel rispetto di ogni complessità, mi sono incuriosita quando ho sentito parlare di *umanizzazione della cura*.
Appartenenza: il cuore della gentilezza
Le definizioni a volte creano cornici e limiti, ma, nell’uso talvolta approssimativo di alcune parole, abbiamo pensato che conoscerne la radice potrebbe indurre a una comprensione profonda e quindi a un uso meno cognitivo e più percettivo.
Relazioni rottamate e senza gentilezza alcuna: che sofferenza!
La manutenzione gentile della relazione: empatia, compassione e tolleranza.
La rete dei contatti e la rete delle persone
Reti di contatti, reti sociali, social network. Terminologie con significati diversi, spesso mescolati e confusi, quasi mai analizzati a fondo da chi frequenta abitualmente gli spazi sociali online. A comporre una Rete Sociale sono solitamente tanti individui (ma possono essere anche entità sociali come organizzazioni, istituzioni, ecc.) che non hanno ancora formato gruppi, tribù o comunità o che ne fanno già parte. Individui tra loro connessi attraverso tipi diversi di legami sociali. Legami familiari, affettivi, amicali, lavorativi o professionali. Legami non necessariamente profondi o positivi, spesso fondati su una conoscenza superficiale, affinità elettive, condivisione di interessi o di hobby, e che si manifestano in azioni fatte di interazioni, comunicazioni, scambi e relazioni.
Manuale di sopravvivenza per favorire la gentilezza
Esistono piccoli gesti di gentilezza che fanno bene a chi li fa così come a chi li riceve. Sono in genere piccole attenzioni che possono cambiare la giornata ma anche suggerire scelte precise che potrebbero renderla migliore. Scelte di attenzione, scelte difficili perché non comuni e diffuse, scelte che vanno oltre le parole e tengono lontani dai mezzi usati per esprimerle, scelte condivise perché originate da bisogni e necessità simili, scelte intelligenti perché in grado di guardare al futuro, scelte amorevoli perché fatte esclusivamente per far piacere o per amore dell’altro.
Una bibliografia sulla gentilezza
La Stultiferanavis è una nave gentile, nel suo andare, nelle relazioni e pratiche di chi ha preso posto a bordo, per la postura dei suoi due co-fondatori. La nave contiene numerosi contributi sulla gentilezza. Qui proponiamo una bibliografia per chi avesse voglia di acquisire una maggiore conoscenza sui temi della gentilezza. Solo alcuni libri scelti tra i tanti disponibili, in lingua italiana e in lingua inglese. Buona lettura
Io abito la possibilità
Come tutte le parole che usiamo diventa interessante abitare il senso che la parola possibilità esprime.
Quando il personale sanitario non si sente persona
È questa la frase espressa come riflessione in un gruppo di ricerca e studio di professionisti della salute come risposta alla considerazione della mancanza di riconoscimento della persona malata.
Il tempo della lamentela, il tempo della libertà di scelta e della generosità
Un’antica favola africana racconta del giorno in cui scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali abbandonarono le loro tane e scapparono spaventati. Mentre fuggiva veloce come un lampo, il leone vide un colibrì che stava volando nella direzione opposta. “Dove credi di andare? – chiese il Re della Foresta. – C’è un incendio, dobbiamo scappare!” Il colibrì rispose: “Vado al lago, per raccogliere acqua nel becco da buttare sull’incendio”. Il leone sbotto: “Sei impazzito? Non crederai di poter spegnere un incendio gigante con quattro gocce d’acqua!?” Al che, il colibrì concluse: “Io faccio la mia parte”.
Cronaca di una umanizzazione appassionata
Giornata speciale ieri stra-ordinaria. Il Summit, al quale grazie ad Accademia Mibes ho lavorato per mesi, è andato in onda.
L’arte di essere gentili
Una parola chiave è la consapevolezza, perché senza questa qualità non c’è gentilezza. . La consapevolezza non la si può insegnare, diventa una scelta di vita che crea, e costruisce nell’autoconsapevolezza e genera nell’etero consapevolezza il proprio modo di rapportarsi con il mondo. Senza attenzione, senza presenza non può esserci consapevolezza e l’attenzione va allenata .
Compassione (parole da salvare)
compassióne [dal lat. compassio -onis, der. di compăti «compatire», per calco del gr. συμπάϑεια]. Pietà, pena, commozione, dolore, commiserazione, compatimento, comprensione, miseicordia, infulgenza, clemenza, clemenza, carità, bontà, generosità, sensibilità e umanità. Un concetto che prende forma da quello di pietà, anche nel suo significato dispregiativo. La radice della parola evidenzia il suo significato valoriale nella forma di partecipazione alla sofferenza dell'altro (sentimento di pietà verso chi è infelice, anche il patire insieme evangelico). Espressione di un sentimento d'amore autentico, agito anche senza un tornaconto personale. Punto di partenza per una comunicazione dialogante e empatica.
Gratitudine
gratitùdine [dal lat. tardo gratitudo -dĭnis, der. di gratus «grato, riconoscente»]. Sentimento o disposizione d'animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, una affettuosa riconoscenza per un beneficio o un favore ricevuto e di sincera completa disponibilità a contraccambiarlo. La gratitudine può essere eterna, immortale, perpetua, perenne, inestinguibile, viva, autentica, sincera, ingenua, disarmante.