Autore, studioso di Storica Contemporanea e dei partiti politici, Sociologia, processi economici, Scienza del lavoro e Relazioni Industriali, Etica dell'AI
Un nuovo universalismo tecnocratico?
Una tecnologia è utile finché resta uno strumento potente e dichiarato come tale; il problema nasce quando l’IA viene trattata come un quasi-soggetto, una quasi-presenza, che sembra dialogare, comprendere, rispondere. E non è una confusione innocente perché indebolisce la capacità umana di riconoscersi come origine delle decisioni. Una riflessione a partire dalla Costituzione di Anthropic per Claude e la semantic interoperability
IA come agente linguistico ed economico
Il rischio è una società formalmente governata dagli esseri umani, ma sostanzialmente diretta da Intelligenze Artificiali, con un progressivo svuotamento della sovranità democratica e della responsabilità politica. Senza questa riflessione, l’ascesa dell’IA non sarà solo tecnologica, ma una trasformazione silenziosa delle categorie stesse con cui pensiamo l’umano.
Il nichilismo contemporaneo (nell'era dell'Intelligenza Artificiale)
Questo articolo nasce da un pensiero che ho in mente da tempo e su cui, probabilmente, si riflette sempre poco: la noia. Premetto che non è mia intenzione scomodare filosofi o psicologi, né proporre verità definitive; il mio intento è semplicemente quello di una persona che prova a stimolare una riflessione condivisa.
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
Intelligenza Artificiale, potere cognitivo e manipolazione
I rischi che corriamo
Il punto non è demonizzare l'intelligenza artificiale, ma riconoscere che l’IA sta diventando, se non lo è già, un moltiplicatore di strutture di potere.
L’errore di fondo: l’IA è neutra (e non neutrale)
Il vero nodo, allora, non è se l’IA sia neutra in teoria, ma chi decide come viene progettata, implementata e governata. Perché è in quelle decisioni — spesso invisibili — che si gioca il futuro della nostra autonomia, della coesione sociale e della dignità umana.