Tra temporali e tecnoconsapevolezza

A differenza della ChatGPT che ha accesso a miliardi di dati raccolti, organizzati e preparati dai suoi sacerdoti per aiutarla nella sua attività, i dati e le informazioni a nostra disposizione richiedono da parte nostra uno sforzo, la fatica di andarle a cercare, di leggerle e valutarle, di formulare un pensiero critico utile alla loro comprensione. Tante attività non facili, considerando quanto le informazioni che ci servono siano sommerse dentro narrazioni tendenzialmente manipolatorie, portatrici di disinformazione o semplicemente cattiva informazione.

Semplici numeri, consumatori, merci

Ho letto da qualche parte che in Svizzera, per allineare le mucche e per tranquillizzarle prima della mungitura, venisse loro suonata della musica popolare (oggi negli allevamenti intensivi la pratica è stata abbandonata, sono cambiati i tempi, non serve più). La pratica continua ad avere un suo senso e ad essere esercitata, in ambiti diversi, umani. Considerando quanto siano oggi allineate moltitudini di esseri umani, viene da chiedersi quale sia la musica che viene usata per rilassarli, tranquillizzarli, impedire loro di pensare, per prepararli a essere munti. E non solo nelle giornate calde dei numerosi Black Friday che non ci abbandonano mai.

L’entropia nella testa e fuori

Nell'era delle policrisi, era molto tecnologica ma umanamente fragile, l'entropia (dal greco antico ἐν en, “dentro”, e τροπή tropé, “trasformazione”) continua a aumentare, interessa il mondo fuori di noi e quello dentro di noi. In tutto questo, mentre l’entropia aumenta, compresa quella psichica, per affrontare la catastrofe prossima ventura e la ricorsività delle crisi che la anticipano, bisogna porsi delle domande rilevanti, dopo averle ben selezionate, cambiare modo di pensare e gli strumenti per farlo, riflettere seriamente sulla vita nella sua imprevedibilità, nella sua incertezza e contingenza (f)attuale. Fare questo può essere utile per il futuro e al tempo stesso per rivedere/ripensare il passato e la successione di cause ed effetti non lineari che ha generato.

Il planetario, la divulgazione e la cultura della meraviglia

I planetari sono nati per soddisfare la curiosità umana verso l’infinito e l’ignoto attraverso la contemplazione e lo studio della volta celeste che ha sempre generato stupore e meraviglia: hanno consentito a un vasto pubblico di non addetti ai lavori di osservare il cielo in modo realistico e dettagliato senza necessariamente possedere delle attrezzature e delle competenze che nei tempi passati erano esclusive di pochi scienziati.

Sorpresi di essere sorpresi?

Complessità, incertezza e fragilità dominano il nostro quotidiano, hanno distrutto le nostre illusioni postmoderniste, forse anche la nostra immaginazione. Eppure, le crisi attuali sono per tutti una grande opportunità. Di ripensamento e di riflessione, di presa di coscienza e consapevolezza con l’obiettivo di recuperare la complessità dell’umano e provare a (re)immaginare nuovi scenari futuri, diversi da quelli ai quali ci siamo quasi rassegnati.

La crisi che continuiamo a non voler vedere

Un semplice racconto per evidenziare quanto siamo negligenti nell'approfondire, capire l'innalzamento della temperatura e il cambiamento climatico in corso. Serve agire con urgenza ma per farlo bisogna saper fare delle scelte, forse anche scelte radicali. Non basta la consapevolezza, serve assumersi la resposnabilità dell'agire. Unica possibilità rimastaci per coltivare la speranza di un futuo ancora umano e possibile.

Il linguaggio del futuro si nutre di utopie

Negli anni passati, per un lungo periodo di tempo la parola “futuro” è stata poco utilizzata, quasi dimenticata, perchè il presente era stabile e soddisfacente, non si avvertiva la necessità di proiettarsi troppo in avanti per prevedere qualcosa di diverso, bastava godersi il momento e cercare di prolungarlo il più possibile. Oggi lo scenario è cambiato e la parola “futuro” torna ad essere massicciamente presente in tutte le forme di comunicazione; articoli, libri, trasmissioni, marketing di prodotti e servizi, convegni.  Ma analizzando il linguaggio che viene utilizzato per dipingere il futuro, sorge spontaneo qualche dubbio sul significato di questa riabilitazione. Poiché viviamo in un tempo in cui le parole sono spesso disconnesse dai loro reali significati, siamo veramente consapevoli di cosa voglia dire pensare il futuro e di come se ne debba parlare?

Storie dalla fine del mondo

Senza catastrofismi, evitando di lasciarsi prendere dal pessimismo, dall'angoscia e dall'ansia, ma con realismo, in questi tempi di policrisi, tutti possiamo condividere la percezione di un'epoca al suo tramonto. Un'epoca che vede il declino, per alcuni la disfatta, dell'Occidente ma soprattutto il benire meno delle certezze che nel secolos corso avevano fatto immaginare un progresso e un benessere senza fine. Così non è e il terzo millennio ce lo ricorda ogni anno. Per questo riflettere sul vivere alla fine dei tempi può essere utile, anche per esorcizzare quello che non vorremmo e forse non vogliamo neppure vedere.

Il declino si vede anche online

Viviamo l'Era digitale come se fosse una fase evolutiva e di progresso. Non ci rendiamo conto del montante disagio psicodigitale (DPD) che nasce dalla percezione di un declino in atto e che genera un malessere diffuso, individuale e collettivo, generato dalle tante crisi in atto ma anche da interazioni disfunzionali con la tecnologia che determinano ansie, insonnie, sbalzi d'umore, affettività negative, aggressività, e in generale un peggioramento dello stare bene sociale. Effetti e cause sono da ricercarsi nella vita di tutti i giorni, con le sue precarietà crescenti, con il disequilibrio crescente tra vita privata e lavoro, ecc. Su tutto però domina una sensazione sofferente e preoccupata di vivre una fase di declino dagli scenari futuri difficilmente modificabili.

Il vuoto in cui siamo tutti precipitati

Il vuoto, di significati, di senso, che si è generato e nel quale ci siamo rintanati, contenti delle regalie ludiche e delle gratificazioni consumistiche elargiteci, è derivata una realtà popolata da zombie. Nessuno si vuole riconoscere tale ma forse perché zombie lo è guù e tutti coloro che incontra non sono altro che zombie...con il telefonino.

Viviamo tempi di disincanto, filosofici

L’epidemia da Coronavirus e le tante crisi che stanno ingabbiando il mondo la loro durata nel tempo e la loro astuta resilienza hanno evidenziato la fragilità di un genere umano ibridato dalla tecnologia ma pur sempre vulnerabile nelle sue interazioni con il mondo e con la natura. I potenti mezzi tecnologici messi in campo dalla scienza non sembrano bastare a contrastare le crisi in atto.

Ma cos’è questa crisi!

La crisi è tema ricorrente di narrazioni mediali, almeno di quelle poche che ancora sono ancorate alla realtà e ai problemi reali emergenti quali disoccupazione, precarietà del lavoro, povertà (preferiamo non vederla), disuguaglianza, immobilità dell’ascensore sociale, paura del futuro, ansia e disturbi psichici, tristezza e aumento dei suicidi. A confermare queste narrazioni c’è la percezione di tutti, soprattutto delle nuove generazioni, di sentirsi con le spalle al muro, senza più certezze, incapaci di fare delle scelte e di decidere perché in difficoltà a immaginare futuri diversi (“Predire il futuro non si può, lo si deve. Lo si deve perché non lo si può”), primo passo per provare a imprimere agli eventi correnti una direzione per realizzarli.

Smaterializzazione: le storie che ci raccontiamo

Amiamo da sempre raccontarci storie, oggi siamo diventati tutti storyteller. Le storie servono a costruire mondi, a sfuggire da quelli presenti e ad allontanare orizzonti carichi di minacce. Lo storytelling è spesso usato per manipolare la realtà o per raccontarne una che non esiste. Gli esempi da citare sono numerosi, quello che vorrei proporre alla riflessione riguarda parole quali smaterializzazione, leggerezza, trasparenza, virtuale, nuvola (cloud), Big Data, sostenibilità, energia pulita, tecnologie a basso impatto ecologico.

Environmental Footprints of AI Model Usage

The use of artificial intelligence (AI) is increasing year by year, spanning various domains (commercial activities, artistic creation tools, weather prediction, etc.) within our society. Concerning its monetary cost, it varies depending on the economic model chosen by businesses.

Great resignation, big quit o rassegnazione?

Rinunciare al lavoro, prendersi una pausa è come tirare il freno a mano di emergenza, è sintomatico di qualcosa di importante che va oltre il gesto in sé, anche per la sua valenza globale. Non comunica soltanto la scelta di nuovi stili di vita o di lentezza (che barba la filosofia della lentezza) ma anche una reazione, in particolare nelle nuove generazioni, decelerezionista e antagonista. Non riguarda solo il lavoro ma una percezione diffusa di vivere tempi di crisi nelle quali il futuro fa paura, si diffonde il disincanto e aumenta la rassegnazione determinata dalla percezione di non potere fare nulla per cambiare, perché in realtà, in particolare in Italia, nulla mai cambia.