Dialoghi STULTIFERI
Pubblicato il 06/08/26
Il filosofo non deve limitarsi a scuotere la testa
Un incontro dialogico, ricco di spunti e di scambi intellettuali con il filosofo Giuseppe Goisis che richiama il filosofo a non limitarsi a scuotere la testa e gli Accademici. a fare un po’ di silenzio nelle loro aule, per lasciare entrare la vita.
In dialogo con il filosofo Alfonso Cariolato: La Filosofia e il suo Altrove.
Cosa resta della voce quando il corpo scompare? Chi è il soggetto nell'era dei profili digitali? Cosa accade al senso del tempo quando il presente diventa flusso continuo, senza interruzione né traccia? In questa conversazione con Keren Ponzo, il filosofo Alfonso Cariolato attraversa alcune delle domande più urgenti del nostro presente — la tecnologia, l'immagine, la finitudine, il tempo — senza cercare risposte rassicuranti, ma tenendo aperta la difficoltà che esse portano con sé. Attingendo a una costellazione di riferimenti che va da Spinoza a Deleuze, a Jean-Luc Nancy, mostra come la filosofia non sia uno strumento per risolvere i problemi dell'epoca, ma un modo per abitarli con maggiore profondità e onestà. Dalla simulazione vocale dei defunti alla catastrofe climatica come eccesso rispetto a ogni previsione: il pensiero si misura con ciò che non si lascia calcolare né appropriare. Perché è precisamente in quello scarto che si dà l'esperienza. E forse, ancora, la filosofia.
Il ruolo della filosofia è “pedagogico”, per preservare e coltivare un atteggiamento critico
Un colloquio 'filosofico' di Carlo Mazzucchelli con Andrea Zhok, filosofo, docente di Antropologia filosofica e Filosofia morale. L'intervista è scaturita dalla lettura dell'ultimo libro di Andrea Zhok, 'Il senso dei valori'. Fenomenologia, etica e politica'. Un testo generoso, ricco e profondo, di cui consiglio a tutti la lettura. Un testo impegnativo ma che offre, a chi non si sia arreso al disorientamento umano e di pensiero dei nostri giorni, dentro una modernità occidentale in crisi, uno strumento interpretativo e filosofico di matrice fenomenologica. Uno strumento utile per provare a (ri)dare un senso all'azione umana, a esseri umani in carne e ossa, oggi sempre più accomunati e ridotti a semplici macchine computazionali e algoritmiche. La riflessione e la proposta formulata dall'autore passa attraverso "l'articolazione del valore", declinato in forme di vita comunitaria, concretezza e sintesi, da sviluppo della libertà in continuità con il passato, dall'accettazione della pluralità.
Vertigine della soglia - Un dialogo filosofico con Davide Susanetti
𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐒𝐮𝐬𝐚𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢. - "Agire da folli. Sono d’accordo ed è una via che percorro. Si tratta del mantenersi in una postura interiore, di uno scioglimento di legami, continuando ad attraversare il quotidiano, ma evitando di cadere in quei meccanismi meramente reattivi, proiettivi e identificativi che sono l’esatto contrario di quanto è necessario alla divina mania [follia]. Tutto ciò può provocare, nelle relazioni come nel lavoro, incomprensioni, fraintendimenti, anche rotture. Si diventa e ci si rende, per più versi, “irriconoscibili”. Ci sottrae a quelle dinamiche che, sul piano meramente psicologico, appaiono così rilevanti. Essere riconosciuti, che l’altro mi riconosca, con tutto ciò che implica, su diversi piani, il riconoscimento. Per lo sviluppo di un bambino l’essere riconosciuto da uno sguardo che lo accoglie così come il riconoscersi allo specchio è una tappa evolutiva. Ma bisogna poi anche andare oltre al riflesso della superficie. Entrare nello specchio. "
Conversazione con Carlo Rovelli
𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐑𝐨𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢. - Una mia conversazione con Carlo Rovelli, fisico, saggista e divulgatore scientifico, un poeta. Laureato in Fisica all’Università di Bologna (dottorato all’Università di Padova) ha lavorato nelle Università di Roma e di Pittsburgh (USA), e per il Centro di Fisica teorica dell’Università del Mediterraneo di Marsiglia. Studioso di fama mondiale, fondatore della gravità quantistica a loop, e responsabile dell’Équipe de gravité quantique dell’Università di Aix-Marseille. Si è dedicato anche alla storia e alla filosofia della scienza con il libro Che cos'è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro (Mondadori Università, 2011). Tra gli altri suoi libri, Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio? (Di Renzo Editore, 2010), La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose.
Estar siendo, l’imperativo dell’agire: in dialogo con Miguel Benasayag
Dialogo stultifero Di Keren Ponzo – con una domanda di Carlo Mazzucchelli per i lettori e gli autori della STULTIFERANAVIS.
Il demone della nostalgia: dialogando con il filosofo Mauro Bonazzi
La tempesta che ha attraversato l’Europa tra Otto e Novecento è stata anche una battaglia di idee, identità, visioni del mondo: una storia di uomini e donne, filosofi e filologi, scrittori, intellettuali che in quei tempi inquieti per capire chi erano – e chi siamo – hanno guardato in una direzione precisa: la Grecia antica, la sola e vera patria, da cui tutti si sentivano esuli. Qual era allora, ed è oggi, il peso del passato nella costruzione della nostra identità, sia individuale sia collettiva, di europei e occidentali? Qual è il segreto che la Grecia custodisce così gelosamente? Mauro Bonazzi ricostruisce l’appassionante genealogia di questi dibattiti, in cui ritornare agli antichi è l’unico modo per fare i conti con una modernità che si scopre in crisi.
La tecnologia affascina. Più affascinante è la questione del nostro destino
𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐜𝐜𝐢. - L'abuso di qualunque tecnologia diventa dannoso. Chiaramente un incidente d’auto a 100 km/h avrà conseguenze più gravi che a 30 km/h. L’introduzione di ogni nuova tecnologia ha sempre suscitato profezie di sventure, da parte di alcuni: anni fa si discuteva della questione della dipendenza dalla televisione, oggi di quella da cellulare. Intendo dire: discussioni simili esistevano già prima della diffusione dei dispositivi informatici. Immaginiamo un musicofilo che stia sempre chiuso nel suo studio ad ascoltare melodrammi: lo stimolo culturale a cui si espone sarà certamente migliore di quello accessibile compulsando ossessivamente un telefono cellulare ma i suoi rapporti umani e il rapporto con la realtà saranno comunque patologici. Alla fine abbiamo due problemi non uno: quello delle relazioni umane surrogate e quello dei contenuti. E il problema del mezzo viene dopo questi.