Perché questo itinerario

Questo itinerario è il più impegnativo della nave. Non perché sia difficile nel senso accademico del termine, ma perché richiede qualcosa che il sistema contemporaneo rende progressivamente sempre più raro. Richiede la disponibilità a rallentare, a fermarsi, a mettere in discussione le proprie certezze, a fare (farsi)  domande scomode, senza precipitarsi verso risposte immediate e consolatorie.

La filosofia che si pratica su questa nave non è quella dei manuali. Non è la storia delle idee, non è l'esegesi dei testi, non è la competizione accademica per la citazione più precisa. È qualcosa di più antico e di più urgente. E' uno spazio in cui gli strumenti del pensiero critico non vengono meramente invocati come slogan, ma effettivamente esercitati, sulla pagina, scrivendo, in tempo reale, riflettendo su problemi reali.  È la filosofia come pratica militante, come forma di resistenza, come scelta di non voltarsi dall'altra parte.

La rotta intrapresa nella costruzione di questo itinerario si articola in sette tappe, tutte tra esse in qualche modo collehgate, anche se ogni tappa può essere sperimentata in autonomia e poi utilizzata per comporre mappe personali di pensiero utili a dare forma, destinazione e senso all'itinerario mentre lo si esplora e vi si cammina dentro.


Socrate come punto di partenza: il non sapere come inizio

Ogni filosofia seria comincia disfacendo le certezze. Non per nichilismo, per onestà intellettuale. Il punto di partenza del pensiero critico è il Socrate dei dialoghi platonici. La sua pratica della filosofia non consisteva nel trasmettere dottrine, ma nel porre domande. Domande apparentemente semplici: cos'è la giustizia? Cos'è il coraggio? Cos'è la virtù? Ai molti interlocutori che rispondevano con sicurezza e fornendo definizioni ritenute ovvie, Socrate reagiva incalzandoli con altre domande, mostrando le contraddizioni interne, con l'obiettivo di portare l'interlocutore ad ammettere di "non sapere". 

Il non sapere non è il punto di arrivo, è il punto di partenza. Se stiamo fermi dentro le nostre certezze non pensiamo davvero. Il pensiero inizia dal riconoscimento della propria ignoranza. Non l'ignoranza come mancanza di informazioni, ma come consapevolezza dei limiti della propria comprensione. 

In un'epoca in cui ogni opinione viene (con)validata da un algoritmo che ci restituisce, gratificandoci, ciò che vogliamo sentire, la pratica socratica del dubbio non è un esercizio retorico, è un atto di igiene cognitiva. Il pensiero critico muore dove muore la domanda. E la domanda muore dove il sistema fornisce sempre una risposta pronta, sempre confortante, sempre già confezionata.

Testo di riferimento: «Un viaggio nell'urgenza del pensiero critico e autocritico»


Il Sapere aude kantiano: pensare con la propria testa — ma come?

La seconda tappa compie un passo ulteriore. L'imperativo kantiano, sapere aude, osa sapere, abbi il coraggio di usare la tua intelligenza, è diventato uno slogan. Troppo citato, troppo semplificato, troppo usato per giustificare qualsiasi cosa, compreso il rifiuto di qualsiasi autorità epistemica.

Il pensiero critico autentico non consiste nel dubitare di tutto, ma nel saper valutare l'affidabilità delle fonti a cui necessariamente ci affidiamo. L'invito generico a "pensare con la propria testa" ignora la struttura radicalmente distribuita della conoscenza moderna, alimenta forme di scetticismo epistemicamente ingiustificato e finisce per produrre l'opposto di ciò che promette: non autonomia intellettuale, ma vulnerabilità alla manipolazione. 

È una distinzione fondamentale che questo itinerario non può ignorare: pensare criticamente non significa diffidare di tutto, abbracciare il relativismo e il nichilismo. Significa sviluppare la capacità di distinguere le fonti affidabili da quelle inaffidabili, le argomentazioni solide da quelle fallaci, il dubbio produttivo dal dubbio paralizzante. Il pensiero critico implica una "responsabilità cognitiva": il dovere di motivare ciò che si pensa e di essere disposti a rivederlo. 

Testo di riferimento: «Filosofia, Pensiero Critico e Conoscenza»


La consapevolezza come pratica collettiva e politica

La terza tappa sposta il pensiero dal piano individuale a quello collettivo. La consapevolezza non è solo una virtù personale, è una condizione politica. La consapevolezza collettiva si sviluppa attraverso la cultura di un'epoca. È quando una società raggiunge nuovi livelli di comprensione critica della propria condizione che nascono le grandi trasformazioni. Quando il potere costruisce narrazioni che sostituiscono la complessità della realtà con slogan semplicistici e nemici da abbattere, sta riducendo la nostra capacità di essere consapevoli. Sta manipolando gli strumenti stessi del pensiero critico. Questa tappa è la più direttamente politica dell'itinerario e la più scomoda. Mostra come il pensiero critico non sia mai neutro: o si esercita contro il potere, o viene usato dal potere per i propri scopi. La filosofia militante non è una scelta, è una necessità, per chi vuole che il pensiero rimanga pensiero e non diventi propaganda.

Testo di riferimento: «Consapevolezza»


Il cittadino labirintico: navigare nell'incertezza

La quarta tappa affronta il problema più pratico e più urgente: come si pensa criticamente in un mondo in cui l'informazione è sovrabbondante, le verità sono provvisorie e le certezze durano lo spazio di un click?

Il vero navigante non è chi accumula connessioni, ma chi impara a disconnettersi per recuperare la propria capacità critica. Mazzucchelli smonta con lucidità la mitologia della trasformazione digitale come progresso inevitabile, restituendo dignità al dubbio e al pensiero critico. 

Il labirinto non è una metafora decorativa, è la descrizione precisa della condizione cognitiva contemporanea. Siamo immersi in una Babele informativa in cui ogni notizia è una verità provvisoria. La risposta non è trovare nuove certezze, è imparare a vivere nell'incertezza senza esserne paralizzati. Varanini affronta il tema della tecnologia non come destino, ma come possibilità da negoziare e trasformare. Come preservare la specificità umana, fatta di errori, esitazioni, lentezza e riflessione, di fronte a un ecosistema tecnologico che premia la velocità e la semplificazione?

Testo di riferimento: «Il cittadino labirintico: educare all'incertezza nella democrazia simulata»


Don Chisciotte e Sancho Panza: il pensiero critico come gioco serio

La quinta tappa è la più inaspettata — e forse la più utile. Perché il pensiero critico non si insegna con le definizioni: si pratica. E si pratica meglio quando ha una forma concreta, un esercizio, un avversario con cui misurarsi.

Come Don Chisciotte mostra, le narrazioni alternative si rivelano sorprendentemente resistenti. Smentirle non basta: chi si è cimentato in questo compito sa bene che spesso tentare di smontarle finisce per rafforzarle. Alcune teorie alternative funzionano proprio così: vivono di una logica circolare che le rende antifragili. Per superare la sfida del pensiero critico occorre allenarsi a usare ragionamenti pratici e logici ben argomentati, ma anche a esercitare l'ascolto e l'analisi.

Don Chisciotte è la figura perfetta del pensiero che ha smesso di essere critico, che ha sostituito la realtà con la propria narrazione e vi si è installato comodamente. Sancho Panza è la figura del pensiero critico in azione: pragmatico, concreto, capace di vedere ciò che è, non ciò che si vorrebbe che fosse. In un'epoca di ipnocrazia, di narrazioni che si sostituiscono alla realtà, essere Sancho Panza è già un atto filosofico.

Testo di riferimento: «Dalla "Homework Apocalypse" alla sfida del pensiero critico»


Il filosofo che non scuote solo la testa: pensare per agire

La sesta tappa è quella che distingue la filosofia militante dalla filosofia contemplativa. Non basta pensare criticamente. Bsogna che il pensiero produca conseguenze. La rivista è indipendente, non commerciale, e multilingue. È diretta da Carlo Mazzucchelli e Francesco Varanini, due intellettuali con decenni di esperienza nella consulenza organizzativa, nella critica tecnologica e nell'editoria culturale. La loro visione editoriale è chiara: creare uno spazio in cui gli strumenti del pensiero critico non vengano meramente invocati come slogan, ma effettivamente esercitati, sulla pagina, in tempo reale, contro problemi reali. 

Il filosofo che non scuote solo la testa, il titolo dell'itinerario dialogico di Mazzucchelli che ha dato il nome a questa tappa, è la figura che questo itinerario vuole evocare e praticare. Non il contemplativo che osserva dall'alto. Non il nichilista che nega tutto senza costruire niente. Ma il pensatore che sa che la critica senza proposta è sterile, e che la proposta senza critica è pericolosa.

Testo di riferimento: «Il filosofo non deve limitarsi a scuotere la testa» — itinerario di Carlo Mazzucchelli


La biodiversità del pensiero: la battaglia finale

La settima tappa è la più ampia e la più urgente. La biodiversità del pensiero: la difesa ad oltranza è la battaglia a cui siamo tutti chiamati oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più sono governabili. 

La biodiversità del pensiero non è un lusso culturale, è una necessità politica. Un sistema che produce pensiero omogeneo, standardizzato, ottimizzato per la tracciabilità e la prevedibilità, è un sistema che si governa da solo. La filosofia critica, nella sua irriducibile varietà, nella sua capacità di produrre domande inattese, di connettere ciò che il sistema vuole separato, di separare ciò che il sistema vuole connesso, è precisamente ciò che rende il soggetto imprevedibile. E un soggetto imprevedibile non si governa facilmente.

Difendere la biodiversità del pensiero è dunque, in ultima analisi, difendere la democrazia, non quella formale delle elezioni e dei parlamenti, ma quella sostanziale di una società in cui i soggetti pensano davvero, scelgono davvero, resistono davvero.

Testo di riferimento: «Filosofia, Pensiero Critico e Conoscenza» — sezione «Biodiversità del Pensiero»


Epilogo. La nave come laboratorio filosofico

Questo itinerario non ha una conclusione, è solo l'inizio, ha una continuazione. Ogni testo pubblicato sulla Stultifera Navis che parla di filosofia, di pensiero critico, di consapevolezza, di resistenza cognitiva è una tappa potenziale della rotta mai definita della nave. Si naviga in mare aperto, il baule stiva della nave continua a raccogliere riflessioni filosofiche e dal baule non si è mai finito di estrarne di nuove, di sepolte ma sempre valide e contemporanee.

La filosofia militante che si pratica su questa nave non chiede di essere d'accordo. Chiede di pensare davvero, lentamente, contro la corrente del rumore digitale, con la pazienza di chi sa che le domande importanti non hanno risposte immediate. Il filosofo inquieto di Fontenelle è il passeggero ideale di questa rotta. Sa che non arriverà mai a destinazione e sa che è precisamente questo il viaggio che vale la pena fare.

Buona navigazione.


Un viaggio nell'urgenza del pensiero critico e autocritico

Per molti il pensiero critico è morto, si è addormentato. E se fosse diventato semplicemente superfluo? In un'epoca in cui ogni opinione viene validata da un algoritmo, ogni dubbio dissolto da una ricerca su Google Search, ogni controversia risolta con un fact-checking automatico, l'esercizio faticoso del pensare in modo critico e autocritico (contro sé stessi) appare come un lusso arcaico. Perché criticare quando si può verificare? Perché interrogarsi quando si può consultare? Perché dubitare quando l'intelligenza artificiale ci assicura di aver elaborato milioni di dati per giungere alla risposta ottimale?

Il pensiero critico già non stava benissimo prima. E la valutazione con lui.

Una risposta a Leonardo Lastilla. Leonardo Lastilla ha scritto su questa rivista un pezzo che mi ha fatto stare a disagio nel modo giusto. Lo consiglio a chiunque insegni, o abbia insegnato, o abbia avuto la fortuna di essere stato a scuola. Il disagio che produce è il segno che tocca qualcosa di reale. Concordo con quasi tutto. La desertificazione cognitiva esiste. Lo studente che nega il plagio mentre lo ammette, che sostiene che le idee erano sue anche se le parole non lo erano, è un dato etnografico preciso, non un'esagerazione polemica. Lo scenario che Lastilla immagina, quello in cui gli studenti confrontano il voto del professore con quello dell'AI e poi contestano il primo in nome dell'oggettività della seconda, appartiene a una traiettoria logica già in moto da tempo. Qui, però, la mia risposta comincia a divergere dalla sua.

Consapevolezza

Non sono una costituzionalista. Non ho le competenze tecniche per valutare nel dettaglio ogni singola modifica proposta, ma riconosco quando il dibattito pubblico degenera. Riconosco quando mi viene chiesto di votare sulla base dell'emozione e non della ragione, dell'appartenenza e non del merito. Per questo al referendum costituzionale voterò NO.

Gatti, asini e canarini. Voliere, acquari e gabbie di vetro. Metafore per la tecnoconsapevolezza

𝐈𝐧 𝐂𝐢𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐨𝐝𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐧𝐝𝐨 “𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐢”.I tempi interessanti sono in genere irrequieti, ansiogeni, caotici e incerti, dominati da confusione, sofferenza e difficoltà e anche da tante sorprese….. Una fotografia dei tempi correnti, tempi nei quali sembra regnare il caos, tempi dominati da una crisi economica permanente, da disuguaglianze e rabbia crescenti, dalla percezione che il pianeta Terra sia veramente a rischio. In tutto questo la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Proprio per questo è cruciale che se ne parli. Parlarne significa riflettere criticamente e in modo disincantato sui suoi effetti. Significa interrogarsi sulle possibili vie di fuga da cinguettii, da false notizie, da inganni e da potenziali furti digitali. Bisogna però capire di essere in gabbia, di vivere dentro un acquario digitale, imprigionati in piccionaie e voliere più o meno moderne e trattati come asini. La prigionia ci vede complici volontari e ci suggerisce una nuova consapevolezza.

Il cittadino labirintico: educare all’incertezza nella democrazia simulata

Siamo immersi in una Babele informativa dove ogni notizia è una verità provvisoria e ogni certezza dura lo spazio di un clic. Come può il cittadino globale distinguere il vero dal verosimile, il dubbio sano dalla manipolazione? Forse la risposta non è trovare nuove certezze, ma imparare a vivere nell’incertezza, coltivando il pensiero critico e la consapevolezza della propria fragilità cognitiva. Questo articolo propone un viaggio tra riflessioni e sguardi diversi, da Dominici a Mazzucchelli, da Varanini a Mezirow, per provare a rispondere.

Dalla “Homework Apocalypse” alla sfida del pensiero critico

L’intelligenza artificiale stia cambiando la scuola e la formazione: basta riflettere sulla cosiddetta “homework apocalypse”. I compiti li fa l’AI, le ricerche si scrivono in un clic. Ma possiamo permetterci questo esonero cognitivo nell’epoca delle post-verità e delle narrazioni alternative? Per fornire uno strumento concreto per la didattica, propongo  una simulazione interattiva con l’AI: “Sancho Panza e la sfida del pensiero critico” al tempo stesso esercitazione sul pensiero critico ed esempio di come potrebbero evolvere le attività didattiche nell’era dell’AI. Nel gioco, i partecipanti vestono i panni di Sancho Panza e cercano di convincere Don Chisciotte che le sue visioni sono illusioni. Un “gioco serio” per allenare il pensiero critico nel confronto con visioni alternative, opinioni granitiche e… IA generativa.

Salpare in cerca di conoscenza. Cosa ci insegna l'amicizia perduta tra Robert FitzRoy e Charles Darwin

Una fraterna amicizia legava Charles Darwin e Robert FitzRoy. Darwin è oggi celebrato come grande scienziato, fondatore di una nuova disciplina. Anzi: è imbalsamato nel mito. La figura di Robert FitzRoy -navigatore, scienziato, visionario- è invece caduta nell'oblio. Eppure, senza l'iniziale gesto amorevole di FitzRoy Darwin non avrebbe potuto spiccare il suo volo. La tristissima vicenda di FitzRoy fa da contrappeso all'immagine di Darwin, circonfusa di gloria. Leggere insieme le due storie è per tutti noi invito ad un atteggiamento critico, orientato al dubbio e alla scoperta. Un invito a non subire passivamente i dettami di una 'scienza' che si allontana dall'essere ricerca ed esperienza e si riduce ad essere limitante canone. Ciò che lega Darwin è FitzRoy, l'origine della vicenda da cui nascono l'evoluzionismo, ma anche la meteorologia, è un viaggio per mare. Anche per questo il narrare dei due amici è una esemplare descrizione di ciò che vuole essere la 'Stultifera Navis'. Un viaggio in cerca di conoscenza, un progetto, un luogo di incontro transdisciplinare: sguardi differenti, tracce, tappe, nodi di una rete di storie che non teme la complessità - e anzi la accetta come dono. Apertura a nuovi orizzonti, amicizia, osservazione, esperienze. Diradarsi di tenebre, in cerca di luce. Ogni essere umano può levare l’ancora e mettersi in viaggio. Questo è il cercare conoscenza leggendo e scrivendo. Questa lo spazio libero nel quale vi proponiamo di muovervi per mezzo della 'Stultifera Navis'.