Indice
Par. I - L'accelerazione tecnologica dell'Ai: il futuro umano-macchine intelligenti.
Par. II - Il lavoro ci rende felici? Vale la pena difenderlo per lasciarlo com'è?
Par. III - Proposta per difendere gli Avvocati dalla sostituzione lavorativa dell'Ai.
Par.I.
L'accelerazione tecnologica dell'Ai: il futuro umano-macchine intelligenti.
Apro questo articolo con la recente notizia di uno sviluppo congiunto di computer quantistico e cellule staminali rappresenta un ulteriore passo avanti in questa tecnologia di frontiera.
Combina elettronica tradizionale e neuroni vivi ottenuti da cellule staminali. In pratica le cellule crescono sopra un chip di silicio capace di inviare impulsi elettrici e registrarne le risposte. Così facendo il software può fornire informazioni alla rete biologica e osservare come questa reagisce. Si crea così un sistema in cui silicio e neuroni lavorano insieme.
Ennesimo esempio di questa evoluzione tecnologica trasformativa cui stiamo assistendo come fossimo lettori del primo capitolo di un romanzo.
Le prime considerazione cui dobbiamo prestare attenzione:
1) stiamo vivendo la fine della fase iniziale di questa rivoluzione tecnologica. In questa fase sono state gettate le basi per quella successiva che è quella di accelerazione.
2) è difficilissimo prevedere le applicazioni della fase di accelerazione perché porterà ad uno sviluppo endemico e totalizzante dell'Ai.
3) tutte le preoccupazioni che si sono succedute in questa fase iniziale sono state ispirate dalla fantasia. In pochissimi casi dalla competenza.
Possiamo esplorare il possibile e spingerci al più probabile. E non è nemmeno qualcosa che chiunque possa fare. Occorre essere addentro al mercato grigio dello sviluppo dell'Ai. Beneficiare di informazioni preferenziali che sono (a volte) le intenzioni di alcuni fra i principali sviluppatori di questa tecnologia.
E anche in questo caso il margine di errore è molto alto. Perché si cambia assai di frequente la rotta. Quindi la verità è che è difficilissimo pronosticare.
Una delle ipotesi che sembra essere più percorribile è quella di testare in un futuro prossimo la convivenza umano-macchine intelligenti. Nel contesto, o meglio nel microcosmo, di città c.d. abbandonate. Esistono infatti delle città assolutamente funzionali e di ultima generazione frutto di iniziative a carattere immobiliare che non avendo avuto successo sono state abbandonate a un'urbanizzazione fallita.
Un esempio recente di questo tipo di città è Forest City in Malesia, denominati anche megaprogetti urbani (quindi non le c.d. ghost town che sono un'altra cosa). Ci sono davvero diverse città del genere, costruite per ospitare centinaia di migliaia di persone in contesti molto funzionali e avveniristici tuttavia terminati per gli alti costi che non hanno portato un sufficiente numero di residenti. Diverse altre sono in Cina, ma più o meno se ne trovano in maniera costante nel Mondo e potrebbero rappresentare una risorsa molto importante nello sviluppo del rapporto di convivenza umani-macchine intelligenti.
Queste città potranno ospitare l'Ai nelle sue estensioni, diramazioni e manifestazioni. Anche nella sua estrinsecazione formale ed esteriore più probabile (quella robotica) in grado di interagire con gli umani. Molti sostengono, a ragione, che la nostra principale interazione con l'Ai sarà attraverso la robotica. Ed è altamente probabile che sia così anche se non solo quella di forma umanoide. Per noi è solo più facile da recepire. Perché a nostra immagine e somiglianza.
Tuttavia è anche molto probabile che una parte delle macchine intelligenti dotate di Ai più funzionali si avvarranno dei principi della tensegrità che so per certo essere al centro di numerose ricerche della robotica contemporanea proprio grazie alle possibili implicazioni dell'Ai. Tali macchine, tensegrity robot, pur non assomigliando fisicamente a noi hanno una struttura adattabile, resistente e resiliente e sembrano in effetti in grado di sviluppare strutture modulari per adattarsi al contesto rendendoli funzionali e efficienti.
E' possibile affermare in un'ipotetica scala di progressione che i passaggi significativi saranno questi, tenuto conto però che la Legge di Moore per l'Ai al momento è intorno ai 6/7 mesi ma nella fase di accelerazione potrebbe arrivare a settimane, giorni e anche meno:
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impatto sostitutivo;
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influenza di altre tecnologie che portano a sinergie evolutive sotto il controllo dell'Ai;
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uomo che usa l'Ai e che diventa il passaggio intermedio dell'evoluzione, spostandosi dall'attuale homo sapiens all'homo sapiens evolutus et technologicus;
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rinuncia della meraviglia in favore della razionalità;
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distacco graduale dal vecchio mondo al nuovo;
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l'accesso al mondo del lavoro;
Vorrei aprire una parentesi sul punto n. 4). Esiste un momento in cui le resistenze si arrendono all'incapacità di esistere perché l'immaginazione non basta. E' come se il cervello non fosse più in grado di contenere un'immagine. O come cercare di far girare un programma in un computer troppo vecchio. Da quel momento la consapevolezza diventa sopravvivenza e l'istinto ci spinge ad abbandonare la meraviglia. Perché lo status di meraviglia è una terra di mezzo. Dove non abbiamo ancora deciso da che parte andare.
Veniamo al punto 6). Quest'ultimo concetto incontra da subito e prima ancora di sapere come sarà il domani, delle resistenze sono basate sull'ormai radicato concetto (involuto, in una contemporaneità speculativa) di ciò che deve obbligatoriamente significare il lavoro. Si concentra su timori legati alla superintelligenza o al mito del superuomo storpiando elementi della filosofia a tratti transumanista o postumano.
L'evoluzione necessita di trasformazione. La resistenza di un sistema precedente è sempre uguale. Autogiustificata da paure che sono irrinunciabili per l'agire umano. Il passaggio a una diversa levatura delle scienze cognitive, comportamentali e creative appartiene a una minoranza schiacciante. Che nella fase iniziale è sempre isolata e perseguitata.
Tuttavia la storia insegna che la maggioranza è destinata a estinguersi nel nuovo. Quando viene imposto non per scelta ma per inevitabilità. Esattamente come nel passato l'uomo di Neanderthal ha provato a resistere ma senza successo. Ha fatto quello che il suo corpo e la sua testa gli dicevano di dover fare. La sua resistenza fu in linea con il suo essere. Non è stato un sacrificio ma l'esaltazione ultima della sua volontà di affermarsi, di vivere. Il suo intelletto gli diede le risposte che qualunque intelletto trasmette di fronte all'inaccettabile. Quando l'inaccettabile è l'estinzione. Il cambiamento più radicale. Quella risposta è l'autoconservazione. L'idea che dipenda da noi. Che sia una scelta. Alla fine l'uomo di Neanderthal si è spostato. Ha cercato di sopravvivere. Si è dapprima battuto. Ed era in superiorità all'inizio. Poi ha cercato di convivere. E non era possibile. Infine è fuggito. Ha cercato riparo altrove, in una parte della Terra dove poter continuare a essere se stesso. Ma non ci è riuscito. Ha incontrato solo la fine. Perché era destinato a finire. Affinché noi oggi potessimo esistere.
Questo concetto ci sta bene solo a patto che valga per l'estinzione di altri ma non che si possa ripetere per noi? E' una risposta interessante.
Ed è utile perché ci permette di parlare del concetto di lavoro che vorremmo oggi preservare di fronte all'avvento dell'Ai.
Par. II.
Il lavoro ci rende felici? Vale la pena difenderlo per lasciarlo com'è?
Ho consapevolezza che questo mio ragionamento andrà controcorrente. Ma non sono qui per raccogliere consensi in chiave like e cuoricini. La vita che imita il social è un'altra delle atrocità che hanno sottoposto la razza umana alle peggiori pulsioni emotive. Impoverendola.
Ebbene io non posso fare a meno di pensare che questa movimentazione tardiva per la difesa del lavoro tralascia che ciò che adesso mette tanta paura di potersi perdere è quello che negli ultimi 20/30 anni ha reso infelici un gran numero di persone.
Un lavoro ingiusto, iniquo, sperequativo.
Un lavoro che ha trasformato la società e il microcosmo delle città in luoghi avidi, invidiosi, freddi. Sempre più meschini. Costantemente orientati al deprimente affarismo del concetto sterile e pietoso di "soldi". L'accaparramento. Il demansionamento dell'individuo che diventa ciò che produce. Il conto corrente. La capacità di spesa. Una casa grande. Regali costosi, ecc. L'idea blasfema che si possa sostituire ciò che siamo con l'importanza di quello che abbiamo.
Un lavoro che è vissuto nel 90% dei casi come avverso. Ci sono statistiche sul rapporto tra felicità e lavoro catastrofiche. Lavori che non impattano in modo positivo sulla vita del singolo. Della comunità. Del domani. Lavori che sono una necessità. L'atroce idea di vivere per lavorare.
Lavorare per sopravvivere. Il lavoro come principale fonte di pagamento dei debiti. I c.d. schiavi moderni.
Però questo lavoro che è stato criticato e avversato per tantissimo tempo, che nessuno è mai riuscito a cambiare e a rendere a misura d'uomo, questo lavoro adesso mette paura l'idea che non ci sia più.
Ma più probabilmente ciò che incute timore è l'assenza di reddito. Che è un'altra cosa.
Il monstrum della società contemporanea è dovuto a ciò che abbiamo voluto che fosse il lavoro.
Il mercato del nepotismo, delle raccomandazioni, delle conoscenze. Degli incapaci che pur senza qualifiche o competenze e buona volontà, diventano impiegati o dirigenti. Della cosa pubblica ingessata. Martoriata. Degli enti fantasmi.
Il lavoro delle attività aperte alla domenica. Il lavoro che non nobilita più il ceto medio. Senza versatilità trasformativa che sia in grado di generare movimenti di cooperazione, solidarietà, mutualità allo scopo di rappresentare, unitamente allo studio, l'ascensore sociale.
Il lavoro come merce di scambio. Permuta in denaro del silenzio della propria anima. Se fatti non fummo per viver come bruti, il lavoro è il veicolo per la paghetta con cui si chiede di rinunciare alle Colonne d'Ercole per l'aspettativa di una pensione.
Siamo fatti per essere esploratori, indagatori. Per conoscere e innalzarci nell'Universo come se guardassimo il palmo della nostra mano. Ma abbiamo rinunciato alla logica della grandezza del lungoterminismo per accontentarci di una meccanica lavorativa che si ricicla. I nostri nonni l'hanno insegnata a noi. Poi i nostri padri. Poi noi siamo padri. E nonni. E pensiamo davvero, davvero, davvero che tutto questo non avrà fine? Che siamo ancora di fronte al solito "per sempre" come quando la Terra era piatta e il Sole girava attorno a noi?
Proviamo a compiere un atto di coraggio e chiediamoci se il concetto odierno di lavoro non è forse quello che vi ha reso frustrati, infelici, cattivi. Non vi ha veramente migliorato. E non vi ha lasciato nemmeno il margine per un paragone: per sapere se in un ipotetico bivio del passato, con scelte diverse sareste stati più buoni o più cattivi. Più felici o meno.
La verità è che il lavoro ha lasciato sul campo un'incredibile mole di persone che si sentono sottopagati o sottostimati.
La gente si trova un lavoro e un hobby per distrarsi e coltivare la mente altrove. E aggiungo che una parte della non volontà di cambiare un lavoro opprimente e diminutivo dell'uomo è dovuto alla controspinta di quanti avendo subito e avendo scelto di sopportare una vita di fatica e di avversità per il lavoro pretendono di dare un senso al loro sacrificio. Vogliono che si creda che non hanno sbagliato e che era quello che andava fatto. Che è stata la scelta del coraggio e non un'imposizione miope che si è accontentata dei minimi termini. Loro non vogliono che altri cambino. Perché il cambiamento è la celebrazione della loro sconfitta. E la società è ferma. Lo vedete, lo sentite, lo percepite. E' ferma. In attesa che la follia umana alimentata dall'affarismo, dal desiderio di potere e da tutte quelle caratteristiche tipiche dell'uomo scatenino la fine di tutte le cose.
Guardatevi intorno: geopolitica, povertà, sovraffollamento, cambiamento climatico, guerre. Ogni grande narrazione, oltre i confini delle nazioni sembra andare verso l'unico, inevitabile, finale. La nostra distruzione. Se non ci evolviamo: noi muoriamo.
Il mercato del lavoro ci ha segregato in un micromondo dal quale, come in un videogame, non usciamo più. Siamo in una simulazione a nostra misura. La routine. Il crogiuolo di quotidianità. La ripetizione. Le stesse cose. Obiettivi effimeri. Obiettivi banali. Obiettivi di spendere da qualche parte i nostri soldi per gratificarsi. E continuare con questo riciclarci. Andiamo al supermercato a fare la spesa. E ci lamentiamo dei prezzi che aumentano. Del costo della benzina. Del fatto che lo stipendio o la fatturazione non basta per permetterci di arrivare oltre il budget. Allunghiamo le mani su quei beni a disposizione in un locale illuminato con il pavimento ovattato in linoleum e riempiamo un carrello. Per quel carrello una parte del Mondo muore. Quel carrello ha un costo. In vite umane. Ogni oggetto che mettete via uccide quanto un proiettile. Gli stessi Bambini che quando vedete le pubblicità no profit vi commuovono. Lo stesso ambiente. Gli stessi alberi. Oceani. Fauna e flora. E tutto ciò non accade perchè il supermercato è sbagliato. Ma perchè è diventato un rituale. Il rito della spesa. Incastrato tra le vostre tasse, i debiti, le rate. La morte fisica è il prezzo che paga il Mondo non industrializzato. La morte della coscienza, della creatività, del nostro Io è il prezzo che pagate voi.
E quel prezzo lo pagate con i 30 denari che vi offre il mercato del lavoro.
Ma adesso c'è paura di perderlo. Ok, è molto umano. Io come tanti ho letto del paragone con il bancomat che nel passato si diceva avrebbe chiuso le filiali delle Banche e generato disoccupazione. Ma quella non era una tecnologia trasformativa. Era un'invenzione . La tecnologia dell'Ai di oggi è paragonabile al finale del film "Ritorno al futuro" quando Emmett "Doc" Brown rivolgendosi al suo passeggero, il grande Marty McFly che gli fa osservare non c'è abbastanza strada gli risponde: "strade? Per dove stiamo andando non c'è bisogno di strade". E di lì a poco la macchina decolla. E' lì che stiamo andando con l'Ai.
Quindi io ora vi pongo la domanda che è la risposta a come sopravvivere all'avvento dell'Ai: se vi offrissero un reddito al posto del lavoro per efficientare la spesa pubblica e la produttività nel settore privato con l'Ai lo accettereste?
Se le cose stanno così e la risposta è positiva e accettereste un importo che vi accompagni in questa transizione, senza che questo significhi smettere subito di lavorare allora la strada è un reddito da sostituzione di lavoro.
Questo possiamo farlo. Non possiamo spegnere l'Ai. L'Ai ci sarà che lo vogliamo o meno. Il cambiamento ci sarà.
Ciò che siamo chiamati a fare, la scelta che ancora ci appartiene e che può direzionare il futuro, è come arrivare a questo cambiamento.
Possiamo decidere di farci trovare impreparati. Di navigare a vista. Di fare propaganda e parlare a vanvera per fare proselitismo con la paura. E già lo stanno facendo in molti da quasi 5 anni. Hanno costruito delle carriere (per loro) promettendo di fermare l'Ai. Il risultato è davanti ai vostri occhi.
Oppure possiamo decidere di trovare una soluzione decorosa. Umana. Solidale. Una soluzione che guarda alle persone. Un accompagnamento dolce. Amorevole. Un atto di custodia. Che cerchi di offrire sollievo. Bellezza. Armonia. Che affermi la volontà dell'uomo di donare all'uomo felicità e amore nel momento difficile. Evitando le sperequazioni e le sofferenze che derivano dal lasciare soli, nello smarrimento, le persone.
Tutto questo si dovrebbe realizzare sotto il concetto più ampio e nobile della filantropia.
Perché significa “prendersi cura”; tuttavia mi è stato fatto osservare che sarebbe come dare un cesto con dentro tante cose a uso e consumo di chi viene messo da parte. Ora io da un lato non voglio affermare che non sarebbe così, cioè che non ci sarebbe questa esclusione. Sicuramente deprimente. Questo essere messi da parte. Ma attenzione, perché non significa essere imprigionati. O disumanizzati. Non esaspererei così tanto il fatto in sé. Ci sono numerose statistiche che ci dicono che il principale desiderio di una rilevante quota di lavoratori è smettere di lavorare. La maggioranza di coloro che ereditano di solito si rivolgono per esempio alla finanza per chiedere se possono costruirsi una rendita per smettere di lavorare.
Credo anche che l’idea del cesto pieno di cose sia infantile e minimalista. E’ troppo congetturale e basata su idealismi. In quel cesto ci sono beni di prima necessità? Beni essenziali o che migliorano la vita delle persone? Se la risposta è si. Penso che molti li vorrebbero. Significherebbe avere la garanzia di non poterli perdere. Per tantissimi poi potrebbe addirittura essere la prima volta che hanno tali disponibilità.
Inoltre credo che la questione centrale sia: quanto verrebbe riconosciuto in contropartita all’effetto sostituzione? Qui non si parla di assistenzialismo o il minimo sindacale per potersi permettere una colazione alla settimana. Se una contropartita tecnica in denaro per permutare il percorso di sostituzione uomo-macchina fosse inadeguata fallirebbe miseramente. Anzi alimenterebbe disuguaglianze e disordini. Per quello dico e si badi che lo ribadisco: filantropia.
E credo anche che il tempo libero non sia un pericolo come alcuni provano a ipotizzare.
C’è una soluzione semplice che ho proposto a un think tank e ad alcuni policy makers: offrire una permuta tra tempo libero (non più lavorativo quale conseguenza dell'effetto sostituzione) con ore di volontariato nel terzo settore. Individuando un rapporto tra ore di volontariato = emolumento pensionistico.
Una soluzione interessante non trovate? Supponiamo che Tizio lavorava 40 ore alla settimana e che per effetto dell’introduzione dell’Ai le sue ore diventino progressivamente meno. Passando, nel giro di poco tempo, a 20. La differenza se decidesse di impiegarla per la metà, cioè 10 ore nel volontariato (poco più di 3 ore al giorno per 3 giorni a settimana) fornirebbe un servizio utile alla collettività. Alle persone. Al bene comune. Magari riscopriremo anche quel sentire in parte nostra la realtà che ci circonda. Prendercene cura. E in più quelle ore gli varrebbero per la pensione. Non male vero? E le restanti 10, potrebbe domandarsi qualcuno? Si chiama tempo libero. E anche quello non è affatto male.
Non dobbiamo per forza reinventarci; a volte basta provare a essere noi stessi e migliorarci giorno dopo giorno nelle stagioni della vita. Uscire dalla gabbia social di un curriculum che sembra più il casellario giudiziale e tornare a essere esploratori, un po' sognatori come magari ci suggerirebbe Steve Jobs. L’umanità lasciata a se stessa dà il peggio? Io non credo, magari invece tira pure fuori il meglio. Forse chi ci vuole impegnati è perché ci vuole controllare dietro il falso mito del darci uno scopo.
Par. III.
Proposta per difendere gli Avvocati dalla sostituzione lavorativa dell'Ai.
Il caso degli Avvocati.
Uno dei settori più minacciati dall'Ai pare essere quello degli Avvocati. Che in realtà è anche quello dei Notai e dei Commercialisti. Tutti i Professionisti dei numeri e degli atti. E’ anche la categoria a cui sono fiero di appartenere. Era la professione che volevo svolgere, quella dell’Avvocato. Ho sempre pensato che essere Avvocato è un po' come avere un superpotere. Lo si può usare per fare del bene. Battermi per i diritti dei miei Clienti. Amare lo studio della scienza del diritto mi ha insegnato molto. Sono contento di poterlo affermare perché si, senza ombra di dubbio, soffrirei se non potessi più esercitare in quanto sostituito da un'Ai. Ma il mio patimento non sarebbe per il reddito. Per il guadagno. E credo che potrei comunque continuare a fare del bene. E' mia convinzione che quando si è animati da buone intenzioni si trova sempre una via per impiegare le proprie risorse ed è finita solo quando sei tu a dire che è finita.
Quindi ecco cosa possiamo fare per aiutare gli Avvocati di fronte a questa frontiera:
1) Ci limitiamo a insegnargli come usare l'Ai. Quelle commerciali. E magari gli facciamo pagare un po' di soldi. Promettendogli efficentazione e migliori performance. Questo serve nel breve. Ma nel prossimo futuro che è vicinissimo e coincide con la fase di accelerazione non sarà utile. Sapranno usare, chi più chi meno, un agente Ai che dovranno aggiornare continuamente ma il punto è che qualunque Cliente, associazione, ente e via dicendo produrrà lo stesso lavoro di ognuno di questi professionisti. Alcuni clienti potranno decidere di andare ancora da un Avvocato. Da un umano. Ma sarà una scelta. Sganciata dalla produttività. Perché non c'è tariffario che regga il confronto, nemmeno quello a tempo. Il lavoro di uno Studio d'affari con 100 persone si potrà fare (ed è già così) in un click. Davvero pensate che le associazioni, per esempio degli industriali, continueranno a dire ai loro associati spendete milioni su milioni in parcelle per la contrattualistica? Lo stesso ragionamento, in piccolo, lo faranno a diversi livelli le persone fisiche.
2) La seconda strada che è quella che io suggerisco è un reddito di sostituzione del lavoro. Che non vuol dire smettere di lavorare. Significa tutelare la professionalità umana attraverso l'imposizione della supervisione umana. Obbligatoria per lo svolgimento di atti e procedure. Esercitando quindi un potere d'imperio tramite il policy maker quindi lo Stato, che attraverso le norme stabilisca che è così. Che questa è una regola di salvaguardia. E questa non sarà solo una misura necessaria ma anche un'iniezione del bene più importante di cui abbiamo, tutti noi come lavoratori, un gran bisogno: il tempo.
Per organizzare la progressione sostitutiva.
E il secondo passaggio è quello di introdurre una responsabilità professionale a carico dei produttori del modello di Ai di cui all'Agente in uso se non è sotto la supervisione umana dell'Avvocato. Sottolineo "dell'Avvocato", altrimenti avremmo soltanto dei tecnici validatori seriali simili a delle clic farm segregati in una qualche scrivania.
Questo significa che anche se si decide di ricorrere in toto all'Ai, cosa che accadrà sicuramente, l'Avvocato non può essere espunto da questo procedimento.
Accanto e in parallelo a queste misure "governative" bisogna predisporre un'efficace integrazione di reddito. Come se ci trovassimo di fronte a una pandemia. Vediamo un esempio che so essere già allo studio in diversi stati dell'America dove sono più avanti di noi come simulazioni delle tecnologie d'impatto:
- Avvocato Tizio anni 40. Integrazione basata su finestre temporali. Ogni tre anni un aggiornamento. Prima finestra 300 euro mensili esentasse. Le finestre sono organizzate per adesso in 3 anni.
Vediamo lo schema:
Anni 40 - 300 euro al mese di integrazione sostitutiva.
Anni 43 - 500 euro al mese di integrazione sostitutiva.
Anni 46 - 750 euro al mese di integrazione sostitutiva.
Anni 49 - 1.000 euro al mese di integrazione sostitutiva.
Dai 52 anni in avanti 1.500 euro al mese di integrazione sostitutiva.
Fino alla pensione. Quando deciderà di smettere di lavorare o sarà obbligato a farlo.
Questa progressione è un esempio.
Del tutto sintetica. Serve solo per introdurre il concetto età lavorativa = finestra temporale. Associata a un'integrazione mensile.
Vorrei essere chiaro su questo punto perché mi sono accorto, nel rapporto con le persone che mi hanno contattato dopo aver letto i miei articoli, che a volte ci sono più chiavi di interpretazione.
Quindi il solo reddito da sostituzione non servirebbe senza l'aggiunta ben strutturata di interventi come quelli di cui ho scritto sinteticamente per esigenze espositive (non esaustive) e che valorizzano e centralizzano la figura dell'uomo nelle sue professionalità, in questo caso l'Avvocato. Allo scopo di ridefinire il contesto. Ricalibrare l'efficacia sulla nuova realtà.
E un altro aspetto su cui vorrei fare precisazione è che non sto parlando di un obbligo tale per cui tutti gli Avvocati devono aderire. La misura solidaristica è un paracadute. Un mio amico e Collega di uno Studio d'affari di Milano mi ha detto che lui guadagna circa 300.000 euro l'anno e non ha nessun interesse in queste cose. Io gli ho risposto che lui potrà andare avanti come crede nel suo percorso e che nessuno gli dirà mai cosa fare ma che quei 300.000 euro non resteranno. Per come la vedo io l'Ai lo porterà prestissimo a desiderarne anche solo 30.000 euro. E se dovesse accadere e quello che ha accumulato non gli desse abbastanza da vivere allora vorrebbe o meno che ci fosse questo paracadute? Se l'aereo continua a volare tanto meglio. Ma se il motore si ferma e precipita. Meglio averlo che non.
Solo per capire: la fase di accelerazione e di consolidamento delle attività dell'Ai necessiterà di un accompagnamento solidaristico. Così l'Avvocato può vivere. E progressivamente può sopportare il peso della diminuzione del suo giro d'affari. Ribadisco ancora che si tratta di un esempio.
E' in fase di studio su molteplici livelli. Anche in Europa. Si parla di un fondo equivalente al PNRR per una molteplicità di professioni. Nel settore privato come nel pubblico. Bisogna tenere conto di mercati importanti come quello dei prestiti e dei debiti. Che non possono crollare da un momento all'altro per via del fatto che tutte le previsioni sulla base delle quali sono stati concessi vengono meno per via di una sostituzione lavorativa incontrollata.
Altrimenti il sistema fallisce.
Questo piano mette in pratica le tesi di helicopter money.
E tiene in considerazione anche il prezzo di prodotti essenziali. Fra cui ad es. i farmaci. Come pure il fatto che la produttività mondiale dell'Ai potrebbe portare a una sensibile diminuzione del costo della vita. L'ottimizzazione delle risorse potrebbe essere accompagnata dall'obbligo di rinunciare agli aspetti più speculativi dei ricarichi e produrre quello che mai si è verificato se non in modo episodico: l'abbassamento dei prezzi.
Uno dei meccanismi è quello di tassare le quote di mercato per fasce a carico della produttività Ai commutandole in un abbassamento dei prezzi evitando quindi micro oligopoli delle corporazioni basate su tecnologie Ai.
Tassando le quote di mercato e commutando in servizi/beni low cost unitamente al reddito da sostituzione si può contenere l'inflazione e controllare il costo della vita. Probabilmente grazie alle scoperte energetiche innovative si può migliorarlo.
Un eventuale valido esempio di tecnologia trasformativo/migliorativa sembra poter essere quello della possibile tecnologia, basata in parte sulla legge di Faraday (induzione elettromagnetica), della fusione magneto-inerziale per produrre energia elettrica tramite la gestione dell'Ai dei dischi di plasma elettro magnetizzati dove una miscela di deuterio ed elio-3, sotto forma di gas viene super-riscaldato fino a diventare plasma magnetizzato. I magneti del reattore invertono il campo magnetico del plasma su se stesso, creando una struttura a forma discoidale (di plasma). Pur senza dettagliare troppo lo svolgimento dell'esperimento si tratta di una produzione di energia pulita. Illimitata. A prezzi bassissimi.
Al di là del singolo meccanismo operativo e organizzativo quello che conta è concepire questo cambiamento, per tempo, come una grande opera. Un opera di coraggio epocale. Un passaggio storico.
Per questo è necessario che diventi un opera di filantropia. Non una misura assistenziale. O un'opportunità. Ma parte della nostra storia. La filantropia dell'uomo per l'uomo. Per una società diversa.
Senza questo genere di pianificazione il sistema corre il rischio di crollare. Collassa su se stesso. Sarà il regno del ciascun per sé. E credetemi: non lo volete vedere.
Possiamo essere le generazioni che vedono nascere un nuovo futuro, il germoglio di una nuova era oppure possiamo essere quelle che assistono all'Apocalisse.