E guardo il mondo da un display
Anno:
2015
Casa editrice:
Delos Digital
Segnalato da
Carlo Mazzucchelli
Altri libri consigliati
da Carlo Mazzucchelli

E guardo il mondo da un display

Smartphone, phablet, tablet, personal computer, lettori musicali, televisori, bancomat, chioschi e totem multimediali, maxischermi a LED, video wall, tutti accomunati dalla presenza di un display capace di ospitare sulla sua superficie non soltanto dati, immagini e video ma in realtà il mondo intero. Il display enfatizza il ruolo della visione, il senso umano per definizione secondo Aristotele, ma virtualizza e rende trasparente il corpo, facendoci perdere la capacità di collezionare esperienze percettive capaci di cogliere il mondo nella sua interezza e materialità. 

Perduti e innamorati dei propri display, gli umani dell’era tecnologica postmoderna sembrano tante monadi Leibniziane, tutte in armonia tra di loro ma perse in universi differenti e alla costante ricerca di unità e di esperienze non soltanto visuali ma materiche, cinestetiche, prossemiche, sonore, linguistiche, olfattive, gustative e tattili. Esperienze che anche il display più innovativo e tecnologicamente avanzato non è ancora in grado di regalare.

Articoli correlati

Il corpo come interfaccia: la fine della privacy nel flusso dei dati

In questo scenario, il "controllo" non avviene tramite elettrodi, ma attraverso l’analisi algoritmica dei nostri pattern comportamentali. Siamo già interfacce attive che alimentano un sistema globale che, lungi dall'essere agli albori, ha già mappato la nostra essenza digitale in tempo reale, rendendo la distinzione tra "umano" e "sistema digitale" sempre più impercettibile. Non è necessario che il sistema conosca il nostro pensiero esplicito; basta che conosca i nostri pattern di reazione. Questo è il cuore della profilazione moderna: non ci categorizzano più per "età" o "posizione geografica", ma per predisposizioni comportamentali

Aforismi sulla tecnologia e sulla tecnoconsapevolezza

Non solo aforismi ma pensieri, citazioni, riflessioni, frasi non necessariamente celebri ma utili a contestualizzare la consapevolezza in un ambito tecnologico e digitale. L'elenco è lungo, non esaustivo, sempre in aggiornamento. Le frasi che lo compongono sono state categorizzate, per quanto è stato possibile, dentro categorie specifiche. Un modo per facilitare la lettura anche se forse questa operazione non era necessaria. I lettori infatti troveranno forse più utile scorrere quanto da noi proposto, soffermandosi su ciò che ritengono più consono alle loro sensibilità, bisogni e conoscenze.

Siamo parole in carne e ossa

Quando, con le nostre voci o con il nostro silenzio parliamo,𝐜𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐧𝐚𝐧𝐨 in ogni ruga che attraversa i nostri sguardi, in ogni arricciatura che le nostre labbra prendono e in ogni gesto che, partendo da un dentro turbolento e complesso, si dirige sempre verso un esterno dove quel disordine sembra rispecchiarsi, come causa o conseguenza.

Dalla caverna allo schermo: la progressiva separazione tra corpo vissuto e corpo rappresentato

Questo saggio attraversa la storia della rappresentazione del corpo – dall'Egitto alla Grecia, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco alle avanguardie, fino all'era degli schermi – seguendo un filo rosso preciso: la progressiva separazione tra corpo vissuto (il corpo sentito dall'interno, esperienza incarnata) e corpo rappresentato (il corpo visto, misurato, codificato dall'esterno).