Viaggiare
Pubblicato il 24/07/26
Invito al viaggio
Invito al viaggio si rivela un ponte tra poesia, musica e filosofia: non descrive semplicemente un altrove, ma suggerisce che il vero viaggio è quello che conduce verso una trasformazione dello sguardo, della coscienza e della dimensione interiore.
India
Viaggiare conserva ancora il sapore di un tempo? Attorno a questa domanda nasce il desiderio di scrivere questo racconto. Facile rispondere che l’unica cosa persa è la gioventù, argomento con cui spesso si liquida qualunque tentativo di chiedersi cosa è davvero cambiato rispetto al passato. Provo, in ogni caso, ad accennare qualcosa. Il fascino del mistero, della scoperta, sembra essersi attenuato: mappe gps, comunicazioni istantanee da ogni luogo, overdose di immagini e recensioni presenti su tutti i social, rendono sempre più raro lo stupore e la meraviglia della vera, e magari casuale, scoperta. La velocità e la capillarità degli spostamenti ha reso concreta e tangibile l’intuizione del “villaggio globale”. La “riproducibilità tecnica” del reale, attraverso forme di simulazione fino a poco tempo fa inimmaginabili, mina e corrode la nostra percezione. Da tempo penso che quando guardiamo un paesaggio non stiamo tutti sperimentando la stessa cosa. Ma nulla di questo è compreso nel racconto, che narra le vicende vere di un viaggio ormai lontano nel tempo, attraverso l’espediente narrativo del protagonista che torna sui suoi passi per riflettere sul senso del viaggio.
Verso Samarcanda e la Via della Seta. Viaggio al centro del mondo che verrà
Viaggi, miraggi e leggende. In viaggio sulla Via della Seta Uzbeka: Khiva, Bukhara, Samarcanda, Tashken. Tra una città e l’altra quasi sessanta chilometri a piedi tra le montagne del piccolo e del grande Chingam, intorno al lago Aydarkul e sui monti Nuratau (Nurata). Un viaggio di gruppo. Un gruppo piccolo, ma subito affiatato, anche per le molte affinità valoriali e le filosofie del viaggiare condivise. I “miraggi” sono stati elargiti da ViaggieMiraggi, una agenzia di viaggi che fa del viaggiare responsabilmente un modello di turismo, oggi sempre più necessario per rispondere agli effetti negativi su ambiente, cultura, economia e società generati da un turismo di massa diventato “turistificio”, consumistico, omologato e sempre più distruttivo. Le leggende sono state elargite dalla mente raffinata della guida Tatara Said Jumanov, che ci ha immerso dentro le storie e la Storia di una civiltà, che ricorda all’Occidente quanto sia effimera la sua pretesa di essere ancora punto di riferimento in un mondo globalizzato in rapida e irreversibile trasformazione. Le vie della Seta moderne non passano più solo da Samarcanda, entrano ed escono dallo stretto di Hormuz incuranti del blocco americano, attraversano l’Africa e discendono le Ande, mentre l’Occidente non ha più il coraggio di un Marco Polo o l’intelligenza, la grandezza, la visione e la curiosità, anche intellettuale, di un Alessandro Magno. L’intero viaggio poi è stato l’occasione di altre storie, tutte originate dal vissuto e dalle esperienze personali di compagni di viaggio poco interessati alle narrazioni (storytelling) edulcorate della realtà, molto di moda oggi, e più sensibili allo scambio, alla conoscenza e all’esperienza condivisa che sempre si fa raccontando esistenzialmente sé stessi.
Un viaggio da sogno: il Fantastan
Questa è la bozza di itinerario che abbiamo costruito nella nostra mente e che, tutto sommato, potremmo provare anche a concretizzare quanto prima, stanchi delle solite mete; sicuramente immaginiamo possa essere un viaggio ...fuori dal comune. Qualcuno è interessato a condividerlo con noi? Se invece avete voglia di immaginare altri viaggi (im)possibili, potrete trovare nuovi spunti in alcuni libri che, tra il serio e il faceto, vi consentiranno di dare libero sfogo alla vostra fantasia, oltre a informarvi su luoghi realmente esistenti e altri inventati e da reinventare con la vostra immaginazione; a questo proposito vi consigliamo di leggere prima di tutto “Le città invisibili” del grande Italo Calvino, edito da Einaudi; e poi “Sovietistan” di Erika Fatland, edito da Marsilio, e “Molvania” di Santo Cilauro, Tom Gleisner e Rob Sitch, edito da Rizzoli; perché il primo luogo in cui germogliano i viaggi è proprio nella nostra mente, soprattutto quando la realtà è dura da sopportare...
Metaversi per viaggiare? No grazie!
DAD, Smartworking, social, metaversi vari, zoom, videogiochi, WhatsApp e Instagram, tutti mondi virtuali che nel periodo della pandemia, oggi della guerra, sono diventati più reali di quanto non lo siano sempre stati. Grazie al Coronavirus, virtuale è diventato anche il viaggio, con grande sofferenza per tutti coloro, come me, che viaggiare lo hanno sempre fatto. Moltissimo per lavoro ma soprattutto per il piacere del viaggiare in sé. Perché per il viaggiatore più della destinazione o la meta conta il viaggiare, a partire dalle letture (In Patagonia, Le vie dei Canti, Terra del fuoco, Capo Horn, ecc.) che lo anticipano, dalla pianificazione che lo prepara, dalla compagnia di viaggio che si sceglie, dalle emozioni che sempre emergono dagli incontri (persone, paesaggi, animali, montagne, città, ecc.) che viaggiando si fanno. Poi si arriva anche a destinazione!
Pagine e passi: un viaggio dell'anima
Nel vasto panorama dell'esperienza umana, libri e cammini si presentano come due percorsi paralleli che si intrecciano armoniosamente, guidandoci attraverso territori inesplorati dell'anima e della mente. Come mappe preziose, ci conducono per strade diverse verso la stessa destinazione: la scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda.
Come le arterie di un ragno divino America Latina: sogno europeo, nuovo mondo
L'America Latina narrata dai cronisti che accompagnarono la Conquista spagnola. L'America Latina vista dai viaggiatori europei. E poi l'America Latina, colta nelle sue differenti sfaccettature culturali, sociali, politiche, ambientali, raccontata dai romanzieri latinoamericani : “tutto è nuovo, tutto è deja vu in questo labirinto di mangrovie, spirale nello spazio, con le numerose incisioni di fiumi suddivise nelle linee sottili di affluenti, correnti interne, torrenti costieri, come le arterie di un ragno divino, grande ragnatela, telaraña scaturita dalla musica degli elementi, spirale che 'carece de remate', anello senza fine”. La materia narrativa, la rete di storie riguardanti il Nuovo Mondo -rete variegata, diversamente intrecciata, senza fine né principio- non può che essere proposta per labili tracce, brani arbitrariamente tratti da sterminate biblioteche, connessi da sottili affinità. “Rimandi, frammenti, echi, dentro e fuori dal romanzo. Senza bussola, senza mappa". E sarà buona cosa se il lettore si smarrirà “lungo i tronchi e tra i rami di questo labirinto”. Ripubblico qui il decimo (penultimo) capitolo del 'Viaggio letterario in America Latina' (Marsilio, 1998; 'Viaje literario por América Latina', Acantilado, Barcelona, 2000), sintesi dell'intero saggio. Tutt'altro avrei potuto scrivere sull'argomento, molto avrei potuto aggiungere o togliere. La sequenza dei paragrafi potrebbe ben essere un'altra. Se scrivessi ora, certo scriverei un testo differente. Ma cosa vuol dire in fondo scrivere? Scrivere è un viaggio nel caos. Non tutto può essere esplicitato. Ho sempre pensato che l'autore non sia altro che un lettore che lascia tracce dei suoi percorsi. So comunque che non sarei riuscito a scrivere questo testo senza l'ausilio di un computer e di un programma di scrittura: il meraviglioso XYWrite, che stava in 250 kappa. Il testo era pensato per essere letto su carta, inevitabilmente abbandonandosi al flusso della narrazione. Ma lasciavo anche al lettore, attraverso fitte note, la possibilità di risalire alle fonti citate o alluse. In questa versione destinata alla lettura su supporto digitale ho eliminato le note. Perché penso che il lettore che legge sullo schermo, così come può muoversi all'interno del testo cercando il ricorrere del nome di un personaggio, di un autore, di un luogo, può anche giocare a cercare da sé l'origine dell'evocazione offerta dal testo. Avevo immaginato un lettore con il libro in mano. E ora il testo è affidato a un lettore con in mano il suo smartphone, o di fronte allo schermo. Il mio invito di autore e lettore resta lo stesso: di abbandonarsi all'ondeggiare del puro racconto, come ascoltando la voce di un cantastorie.
Sì, viaggiare…
Siamo all’inizio dell’estate, le ferie incombono (forse non per tutti), e ormai ogni giornale cartaceo, on line e televisivo non fa altro che parlarne ogni giorno. Né si può negare che il turismo rappresenti, soprattutto per Paesi come l’Italia, una della maggiori voci dell’economia. Parlare di turismo significa parlare in qualche modo di viaggi, dato che il viaggiare è imprescindibile per essere turisti. Solo che essere turisti non vuol dire essere necessariamente anche viaggiatori. Ma andiamo per ordine…