La costruzione dell’ovvio

Questo articolo nasce da un percorso di ricerca autonomo, non lineare, guidato dal desiderio di comprendere i meccanismi attraverso cui il pensiero collettivo si forma e diventa senso comune. L’incontro con il pensiero di Serge Moscovici non è avvenuto all’interno di un programma universitario strutturato, ma attraverso un’esplorazione indipendente, resa necessaria dal confronto con il dibattito pubblico contemporaneo. Il testo non intende offrire un’esposizione specialistica, ma una chiave di lettura: rendere visibili i processi attraverso cui ciò che è complesso viene reso familiare e ciò che viene discusso diventa ovvio.

La grande rimozione

La vera frattura del presente non è tra umanesimo e tecnologia, ma tra una cultura che include il funzionamento e una cultura che lo rimuove. La seconda produce utenti. La prima produce cittadini del mondo tecnico. E questa, oggi, non è una scelta teorica. È una responsabilità culturale.

Meno capitale, più visione

Come sta cambiando il modo di costruire startup (e perché l’Italia può giocare un ruolo chiave). C’è un cambiamento nell’aria della Silicon Valley. Non lo si percepisce nei titoli dei giornali o nei megadeal miliardari, ma nei dettagli più sottili: nei pitch meno enfatici, nelle slide più essenziali, nelle parole dei founder che iniziano a parlare meno di fundraising e più di prodotto. È come se qualcosa si fosse rotto — o forse si fosse semplicemente concluso. Un ciclo si è chiuso, e un altro si sta aprendo. E come spesso accade, tutto parte dai corridoi di Y Combinator.

Stultiferanavis: produrre conoscenza, fare opinione!

L’immagine della Stultiferanavis che vogliamo emerga non è una entità statica, è un processo in continuo divenire, un continuo presentarsi. Per questo motivo non esiste una descrizione statica del progetto ma sulla nave sono presenti molteplici racconti dedicati a raccontare la nave nel suo navigare. La nave sta dentro le crisi dell’era delle macchine, ne attraversa i codici, gli effetti, le crepe e gli interstizi. Non offre soluzioni perché non ha dogmi o istanze di fede a cui aggrapparsi o da predicare. Propone una forma comunitaria di esperienze intellettuali ed esistenziali. L’approccio comunitario serve per assumere le differenze che caratterizzano i naviganti (gli autori) saliti a bordo, un modo per amplificare l’efficacia della collaborazione e dell’azione collettiva. Nel testo che segue provo a raccontare la Stultiferanavis come luogo di conoscenza utile per fare opinione, sia essa individuale o pubblica.

Dalla pira di Olimpia alla manicure di Cortina, viaggio di una fiamma in svendita nel teatro dell’effimero

La fiamma che un tempo ardeva solo per gli Dèi e per i corpi spezzati dal dolore della vittoria, oggi è in mano a chi non ha mai sudato un minuto in vita sua: attrici, registi, cantanti tatuati ed ereditiere della Roma bene. Da Olimpia a Cortina, la fiaccola ha smesso di correre e ha imparato a strisciare su tacchi a spillo e a inchinarsi al potere. Una resa definitiva dello spirito agonistico all’intrattenimento da quattro soldi o, forse, solo l’ultimo atto di un Paese che ha deciso di spegnere se stesso con eleganza.

La medicina di cui il mondo ha bisogno

Cosa significa davvero viaggiare? Non solo muoversi nello spazio, ma aprire la mente e il cuore ad un'altra forma di esistenza, a un modo diverso di essere umani. Il Giappone, con la sua grazia silenziosa e la sua gentilezza sacra, mi ha regalato qualcosa che va ben oltre la semplice esperienza turistica: una lezione di umanità. In un mondo che perde spesso il senso del rispetto, dell'ascolto e della cura, quel viaggio è diventato per me la medicina di cui tutti avremmo bisogno. Questa non è la cronaca di un viaggio, ma un invito a riscoprire l'essenziale: rallentare, osservare con attenzione, imparare con umiltà e portare con sé ciò che si è ricevuto, ovunque si vada.

Il potere degli oggetti: quando la materia diventa memoria

Viviamo circondati da oggetti. Li usiamo ogni giorno senza pensarci: tazze, vestiti, penne, libri. Altri li custodiamo con cura, come se contenessero un pezzo di noi. Alcuni ci sopravvivono e finiscono in un museo; altri spariscono e restano soltanto nei racconti. Ma dietro questa presenza silenziosa si nasconde qualcosa di molto più profondo: gli oggetti non sono semplici strumenti né meri sfondi della vita umana. Sono presenze attive, capaci di trattenere il tempo, condensare significati, raccontare storie e partecipare alla costruzione della memoria collettiva.

Il capitale invisibile

Quando pensiamo all’economia, la mente corre subito a immagini concrete: fabbriche brulicanti di operai, catene di montaggio che non si fermano mai, bilanci e merci che cambiano mani. Tutto questo esiste ancora, ma oggi il cuore pulsante della ricchezza si trova altrove, in un luogo meno visibile e più profondo. È la conoscenza. Invisibile come l’aria, eppure indispensabile come l’ossigeno, la conoscenza è ciò che rende possibili le invenzioni, le imprese, le rivoluzioni tecnologiche. Senza di essa, nessun capitale finanziario, nessuna risorsa naturale, nessuna macchina avrebbe valore.

Alla ricerca del senso nascosto: Vincent Halles e l’arte di collegare i frammenti

Ho incontrato per caso Vincent Halles su Medium. I suoi scritti mi hanno subito colpito per un approccio che assomiglia al mio: la ricerca ossessiva di connessioni tra ciò che appare sconnesso. Come me, Halles non si limita a leggere o archiviare, ma attraversa testi, culture e discipline—da Fernando Pessoa a Westworld, da Deleuze alle parodie di videogiochi—per far emergere fili inaspettati. Per entrambi, l’incompiuto non è una mancanza, ma la traccia viva di un pensiero che si interroga, si corregge, si rimette in discussione. Giurista di formazione ma mosso da una curiosità senza confini, Halles dimostra che collegare l’apparentemente inconciliabile non è un esercizio intellettuale fine a sé stesso, ma un atto di resistenza culturale. In un’epoca dominata dall’efficienza algoritmica, il suo lavoro—e, per certi versi, anche il mio—ci ricorda che la ricchezza del pensiero sta proprio nelle esitazioni, nelle deviazioni, nella capacità di sbagliare e ricominciare. È questa vulnerabilità, questa umanità imperfetta, il cuore della sua ricerca e, in fondo, di ogni autentico processo creativo.