L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano

La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.

La base filosofica della vita

Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini d’azione Un piccolo saggio sulla centralità della "filosofia", che non è soltanto 'amore per la conoscenza', ma anche sl struttura di pensiero che ognuno costruisce nella sua mente.

Vita, morte e miracoli della globalizzazione

Nel mio piccolo difendo l’umano perché questo mi interessa. Sono un umanista, non faccio politica. Un umanista convinto, anche se questa parola sembra quasi essere diventata una parolaccia al giorno d’oggi. Nelle mie opere letterarie parlo dell’essere umano a tutto tondo. Ci dicono che con la tecnologia le distanze fra le persone si siano ridotte. Adesso sono tutti molto vicini. Sarà forse per questo che ci sono così tanti tamponamenti emotivi per evidente mancanza di rispetto, di empatia, di cura? La globalizzazione è un ordine economico, e come ogni ordine può essere combattuto e corretto. È giunta l’ora di combattere, non per rifiutare completamente la civiltà digitale, ma per trasformarla nella sua natura e ritrovare l’ideale umanista che motivava i primi utopisti alla nascita del digitale.