Una convergenza che non si è coordinata
Il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, Papa Leone XIV ha pubblicato la Magnifica Humanitas, lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale.[1] È un documento lungo, sistematico, dottrinalmente solido, che affronta con una serietà insolita nel panorama dei documenti istituzionali le trasformazioni prodotte dall'IA sul lavoro, sulla democrazia, sulla guerra, sulla dignità umana. Vale la pena leggerlo e prenderlo sul serio.
E proprio perché vale la pena prenderlo sul serio, conviene collocarlo. Non per ridurlo, ma per capire cosa significa che esista, in questo momento, un documento di quella portata.
La Magnifica Humanitas arriva in un campo già affollato. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i documenti che esprimono preoccupazione per l'IA e ne chiedono una governance responsabile. I principi etici di Google,[2] Microsoft,[3] Meta, OpenAI, Anthropic.[4] Il Blueprint for an AI Bill of Rights della Casa Bianca.[5] La Raccomandazione UNESCO sull'etica dell'IA.[6] L'AI Act europeo.[7] Decine di framework nazionali e internazionali. Dichiarazioni di organismi religiosi, filosofici, scientifici.
Tutti questi soggetti non si sono coordinati. Non c'è stato un tavolo comune, una regia, un accordo preventivo sui contenuti. Eppure il risultato è una convergenza notevole. Tutti parlano di dignità umana, di trasparenza, di equità, di accesso, di governance responsabile. Tutti dicono che l'IA va governata con attenzione alla persona.
Questa convergenza non coordinata è il punto di partenza di questo saggio. Non pretende di spiegarla in modo definitivo. Pretende di metterla in fila, di guardarla da vicino, di provare a capire chi la compone e con quali strumenti. E di chiedersi, alla fine, se ci sia qualcosa che tutti questi soggetti, per ragioni diverse, tendono a lasciare sullo sfondo.
Una prima ipotesi è che il problema sia reale e che chiunque lo guardi con onestà arrivi a conclusioni simili. C'è qualcosa di vero in questo, ma non basta a spiegare la convergenza, perché problemi reali producono spesso diagnosi diverse e rimedi incompatibili. Qui invece la diagnosi è quasi identica e i rimedi si somigliano.
Una seconda ipotesi, che vale la pena esplorare, è che la convergenza non sia tanto il punto di arrivo di ragionamenti indipendenti quanto la forma di un campo discorsivo che si è andato consolidando. Un campo in cui dopo che il Papa, Microsoft, l'Unione Europea e l'UNESCO hanno tutti detto che l'IA va governata con attenzione alla dignità umana, chi arriva con una critica diversa trova lo spazio già occupato.
Si potrebbe pensare a questo come a ciò che Gramsci chiamava egemonia,[8] e ci torneremo. Per ora basta segnalare la cosa come ipotesi di lettura.
Questo saggio è un tentativo di guardare la convergenza dall'esterno. Di metterne in fila i soggetti, di identificare alcune cose che sembrano accomunarli, e di nominare, almeno come direzione di esplorazione, ciò che tende a restare meno detto.
Le big tech e l'etica come documento
Cominciamo dal soggetto apparentemente più improbabile come produttore di discorso etico: le grandi piattaforme tecnologiche.
Google ha pubblicato i suoi principi sull'IA nel 2018.[9] Microsoft ha un Responsible AI Standard aggiornato nel 2022[10] e pubblica regolarmente report di trasparenza sulla responsabilità AI.[11] Meta ha un framework per l'IA responsabile. OpenAI pubblica documenti sulla sicurezza e sull'allineamento.[12] Anthropic, il laboratorio che produce i modelli Claude, ha sviluppato la Constitutional AI, un approccio che addestra i modelli su una costituzione di principi valoriali.[13]
Tutti questi testi condividono una grammatica riconoscibile: l'IA deve essere utile, sicura, equa, trasparente, rispettosa della privacy, non discriminatoria. Deve servire le persone. Deve evitare i danni.
Se si confronta questa grammatica con quella dell'enciclica, la somiglianza è notevole. Leone XIV al n. 104 scrive che ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità, e che se un sistema viene concepito in modo da trattare alcune vite come meno degne, esso non è un semplice strumento neutro.[14] Microsoft Responsible AI afferma che l'IA deve trattare tutte le persone con dignità. Google AI Principles parlavano di equità e di evitare pregiudizi ingiusti. La grammatica condivide molte parole chiave.
Due episodi recenti mostrano che questa grammatica entra in tensione con gli interessi delle aziende che la producono, e che le tensioni possono risolversi in direzioni opposte. Il 4 febbraio 2025 Google ha rimosso dai propri principi AI il divieto esplicito di sviluppare tecnologie per armi e sorveglianza, divieto che era stato uno dei pilastri del suo framework etico dal 2018.[15] Nello stesso periodo, e poi con intensità crescente nel 2026, Anthropic si è trovata in conflitto pubblico con il Pentagono per il rifiuto di rimuovere le restrizioni che proibivano l'uso di Claude per la progettazione di armi e per la sorveglianza domestica. Il conflitto è sfociato nella designazione di Anthropic come supply chain risk e in un ordine interno di rimozione dei suoi sistemi dai principali apparati di difesa, che l'azienda sta contestando in tribunale.[16] Nello stesso periodo il Pentagono ha rafforzato la collaborazione con altri fornitori di IA generativa, tra cui OpenAI, mentre la valutazione di mercato di Anthropic continuava a crescere significativamente.[17]
I due episodi vanno in direzioni diverse, e proprio per questo sono entrambi utili. Mostrano che i principi etici dei laboratori AI possono essere ridotti quando gli interessi commerciali lo richiedono, e possono essere mantenuti quando questo produce un costo politico ma anche un valore di posizionamento. In entrambi i casi, però, resta una caratteristica strutturale: il soggetto che decide cosa significa essere etico è lo stesso soggetto che produce il sistema. L'autoregolazione si presenta come garanzia. Le sue decisioni dipendono da equilibri che cambiano nel tempo.
Una differenza importante tra questi documenti e l'enciclica è nella fonte di legittimità. Nell'enciclica la dignità ha un fondamento ontologico: ogni persona è creata a immagine di Dio.[18] Nei documenti tech la dignità ha un fondamento reputazionale e regolatorio. Le due affermazioni occupano uno spazio simile nel campo discorsivo dell'IA.
Il punto non è l'ipocrisia individuale. Molte persone che lavorano sull'etica dell'IA nelle grandi piattaforme credono in ciò che fanno. Il punto è strutturale: il sistema di accountability è progettato dal soggetto che dovrebbe esserne oggetto. Un caso emblematico è la Rome Call for AI Ethics, firmata nel 2020 dalla Santa Sede insieme a Microsoft e IBM.[19] Un documento che invoca principi di trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy. La scena resta interessante: il Vaticano, Microsoft e IBM allo stesso tavolo, come co-produttori di un discorso etico sull'IA.
La regolazione e i suoi confini
Il secondo livello della convergenza è quello regolatorio. L'AI Act europeo è il tentativo più ambizioso di produrre una regolazione sistematica dell'IA con forza giuridica.[20] Gli si affiancano il Blueprint for an AI Bill of Rights americano, i framework OCSE,[21] le linee guida del G7 sull'IA,[22] e regolazioni nazionali in corso in decine di paesi.
Rispetto ai documenti delle big tech, la regolazione produce vincoli reali. Non è solo discorso: è norma, con sanzioni, con obblighi, con meccanismi di supervisione. Questo è un salto qualitativo.
I vincoli, però, lavorano su comportamenti e output, non sulla struttura proprietaria. L'AI Act classifica i sistemi di IA per livello di rischio, impone obblighi di trasparenza e di valutazione d'impatto, vieta alcune applicazioni considerate inaccettabili. Chi possiede i dati, le infrastrutture, i modelli, la capacità di calcolo non è oggetto di regolazione in quanto tale. È interlocutore della regolazione. Ha partecipato alla sua negoziazione. È dentro il processo che dovrebbe inquadrarlo.
La teoria della regolazione conosce questo problema con il nome di regulatory capture: il soggetto regolato acquisisce un'influenza significativa sul soggetto regolatore, non attraverso la corruzione ma attraverso la competenza tecnica, la disponibilità di risorse, la capacità di definire i termini del problema.[23] Se le persone che capiscono come funziona un Large Language Model lavorano in maggioranza per le aziende che li producono, la regolazione dipende dalla loro collaborazione.
Un dato recente. Il 7 maggio 2026 le istituzioni europee hanno raggiunto un accordo politico su un pacchetto di modifiche all'AI Act, il cosiddetto AI Act Omnibus, parte di un più ampio pacchetto di semplificazione digitale, che estende i termini di conformità per diversi sistemi ad alto rischio e introduce deroghe per alcune categorie di sistemi.[24] L'AI Act è in vigore da meno di due anni e si sta già allentando sotto la pressione delle imprese che ne lamentano la complessità.
Una cosa che la regolazione tende a non toccare è la questione della proprietà. L'AI Act non interviene sul fatto che poche aziende, prevalentemente americane e cinesi, controllano la maggior parte dei dati, delle infrastrutture e dei modelli su cui si regge l'intelligenza artificiale globale. Toccare quella struttura proprietaria richiederebbe strumenti diversi dalla regolazione del comportamento: politica industriale, antitrust, forme di proprietà pubblica o collettiva dei dati. Strumenti che esistono nel toolkit della politica economica ma che non rientrano nella grammatica della governance dell'IA come si è consolidata.
L'enciclica, su questo punto specifico, va più a fondo. Leone XIV al n. 108 scrive che i dati sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi, e invoca una creatività in grado di gestirli come beni comuni o collettivi.[25] Al n. 67 include algoritmi, piattaforme e infrastrutture digitali nella destinazione universale dei beni.[26] Sono passaggi che sfiorano la proprietà collettiva dei mezzi di produzione cognitiva. Restano nel registro del dovrebbe, non del come.
La Chiesa come caso a parte
La Chiesa Cattolica non è un attore dello stesso tipo delle big tech o dei regolatori. Vale la pena trattarla a parte, non per deferenza ma perché la sua posizione nella convergenza ha caratteristiche proprie.
Ha un'autonomia istituzionale reale rispetto al sistema economico su cui interviene. Non dipende da venture capital. Non ha azionisti. Non ottimizza per la retention degli utenti. Ha una tradizione dottrinale di secoli che produce strumenti concettuali propri. E ha una pretesa di verità che non è negoziabile come una policy aziendale: quando Leone XIV scrive che la dignità umana è infinita perché ogni persona è amata da Dio,[27] sta affermando qualcosa che ritiene vero indipendentemente dalle conseguenze.
Il fatto che, partendo da premesse così diverse, l'enciclica arrivi in molti punti vicino agli altri documenti, suggerisce qualcosa che vale la pena pensare.
La Magnifica Humanitas è il documento più sistematico tra quelli che convergono. Con una struttura dottrinale solida, ripercorre 135 anni di dottrina sociale[28] e dialoga con la filosofia, le scienze sociali, la teologia. In più punti il suo lessico è notevolmente più radicale di quello dei documenti delle big tech e dell'AI Act.
Al n. 110 usa la parola disarmare: disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, economica e cognitiva, rompere l'equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare, restituirla alla pluralità delle culture umane.[29] E aggiunge: significa "sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile". Il verbo è forte. Non è regolare, non è orientare, non è bilanciare: è sottrarre.
Al n. 109 nomina i "monopoli dell'IA" come categoria da smascherare, e parla di una "asimmetria epistemica, economica e politica" che il bene comune impone di rendere visibile.[31] Anche qui il lessico è strutturale: monopoli, asimmetria, smascherare.
Al n. 173 nomina il lavoro invisibile: i lavoratori dell'etichettatura dei dati, della moderazione dei contenuti, spesso pagati pochissimo nei paesi poveri, i bambini nelle miniere di terre rare che alimentano i dispositivi su cui gira l'IA. Lo nomina come "catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile", e parla apertamente di "nuove schiavitù" e di "subordinazione globale" prodotta dalle tecnologie che promettono emancipazione.[30]
Al n. 107 critica direttamente la grammatica dell'"allineamento" dell'IA praticata dalle aziende: se la morale dei sistemi viene decisa da pochi, "non serve un'IA più morale". Serve, scrive, "una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera".
Il lessico è radicale. Quello che resta sospeso è il passaggio dalla diagnosi al meccanismo.
L'enciclica nomina i monopoli, ma non indica strumenti antitrust. Dice che i dati vanno gestiti come beni comuni, ma non dice attraverso quali forme giuridiche, quali soggetti pubblici, quale ridistribuzione di proprietà. Dice che le nuove schiavitù vanno combattute, ma le indicazioni operative restano nel registro della due diligence aziendale e della trasparenza delle filiere. Dice che l'IA va "sottratta" ai monopoli, ma sottrarre è un verbo che, perché diventi azione, richiede strumenti che il testo non nomina: espropriazione, nazionalizzazione, forme cooperative di proprietà dei modelli e delle infrastrutture, controllo democratico del calcolo.
Questo non è un difetto del documento. È un tratto strutturale del genere a cui appartiene. Un'enciclica non è un programma politico. Non scrive leggi, non disegna istituzioni, non distribuisce competenze. La sua funzione è dottrinale e pastorale: formare le coscienze, indicare orientamenti, nominare le direzioni in cui il discernimento cristiano deve muoversi. Arriva fino alla soglia che separa la diagnosi dal meccanismo, e si ferma lì perché oltre quella soglia comincia un altro genere di discorso, di cui altri soggetti sono titolari: la politica, il diritto, l'azione collettiva.
La continuità con la dottrina sociale della Chiesa da Leone XIII in poi conferma questo limite di genere.[32] La Rerum Novarum del 1891 denunciava lo sfruttamento del lavoro industriale senza scrivere un codice del lavoro. La Centesimus Annus del 1991 valutava democrazia e mercato senza progettare istituzioni. La Magnifica Humanitas sta nello stesso registro: nomina con precisione, indica con forza, e lascia ad altri il compito di tradurre.
Questo apre però una domanda che il saggio porta con sé.
Se anche il documento più sistematico e più intellettualmente costoso del campo si ferma alla soglia tra diagnosi e meccanismo, dove va cercato il discorso che attraversa quella soglia?
Dovrebbe essere quello dei regolatori, ma abbiamo visto come la regolazione lavori su comportamenti e output, non sulla proprietà. Dovrebbe essere quello della politica, ma la politica democratica contemporanea ha mostrato di adattarsi alla velocità degli attori tecnologici più che orientarla. Il rischio è che la soglia resti non attraversata da nessuno, e che il piano del meccanismo resti vuoto.
Una categoria di lettura: l'egemonia
A questo punto può servire una categoria che aiuti a tenere insieme quello che abbiamo messo in fila. La categoria è quella di egemonia, nel senso che Gramsci le attribuisce.[33]
L'egemonia gramsciana non è la dominazione che si impone con la forza o con l'inganno. È la capacità di un ordine sociale di apparire naturale e necessario, di produrre il proprio consenso attraverso le istituzioni che lo articolano: la scuola, la stampa, la cultura, la religione, oggi forse anche i framework etici delle aziende tecnologiche e i documenti di governance. L'egemonia si esercita non attraverso la repressione del pensiero critico, ma attraverso la sua incorporazione in forme compatibili con l'ordine esistente.
I livelli che abbiamo descritto possono essere letti in questa chiave, almeno come ipotesi di lavoro. Le big tech producono un'etica che legittima il loro modello di business, e quando il modello cambia, i principi si aggiustano. I regolatori producono vincoli che lasciano intatta la struttura proprietaria, e quando i vincoli sembrano troppo onerosi, si allentano. La Chiesa produce una diagnosi che arriva fino alla soglia del meccanismo, e per natura del proprio genere non la attraversa.
Tre operazioni diverse, tre legittimità diverse, tre istituzioni diverse, che producono un effetto convergente nel campo discorsivo: la preoccupazione viene articolata, le forme di governance vengono proposte, e la domanda sulla struttura proprietaria dei mezzi di produzione cognitiva tende a restare meno presente di quanto sarebbe ragionevole aspettarsi.
Il meccanismo funziona, se funziona, proprio perché non è coordinato.
Una convergenza coordinata sarebbe una cospirazione, e le cospirazioni si possono smascherare. Una convergenza non coordinata, prodotta da istituzioni che lavorano ciascuna dentro la propria logica, è più difficile da nominare e più solida da contrastare. Ognuno dei soggetti agisce in buona fede, dentro la propria tradizione, con i propri strumenti concettuali. Il risultato è un campo discorsivo che assomiglia a un consenso spontaneo della ragione umana.
L'ipotesi che vale la pena lasciare aperta è che questo sia ciò che potremmo chiamare, prendendo a prestito una formula, il consenso degli innocenti: non il consenso costruito dall'alto con la propaganda, ma il consenso che emerge dal basso da istituzioni che credono in ciò che dicono, e che proprio per questo producono un effetto egemonico difficile da contestare.
Le voci che non producono il formato
Fin qui abbiamo descritto la convergenza come se fosse universale. Non lo è. È geograficamente e culturalmente situata.
Le tradizioni religiose e filosofiche organizzate del mondo non occidentale, o non cattolico, hanno strumenti propri per pensare l'IA, ma producono il loro pensiero in formati diversi da quello del documento sistematico con pretese universali.
Le righe che seguono sono una rassegna, non un'analisi comparata. Mettono in fila alcune tradizioni e segnalano cosa sembrano avere a disposizione e perché non entrano nel dibattito globale nella forma del documento di riferimento.
L'Islam ha tradizioni dottrinali e concetti rilevanti per il dibattito sull'IA. Il concetto di khalifa, la figura dell'essere umano come custode responsabile del creato, e quello di fasad, la corruzione e il disordine sulla terra, offrono materiali per pensare l'estrattivismo dei dati. Esiste un dibattito attivo: l'International Islamic Fiqh Academy, l'Islamic Research Academy di Al-Azhar, la Muslim World League e l'Assembly of Muslim Jurists of America hanno prodotto riflessioni e dichiarazioni sull'IA, in particolare attraverso le categorie della maslaha, il bene comune, e dei maqasid al-shari'ah, gli obiettivi superiori della legge islamica.[34] L'Islam sunnita non ha però una struttura magisteriale centralizzata. Le fatwe sono distribuite e non vincolanti al di là delle comunità che le riconoscono. La ricchezza del dibattito interno non si traduce in un documento unico con la capacità di entrare nei tavoli globali della governance.
L'Ebraismo ha una tradizione rabbinica che ragiona per responsa, risposte a questioni nuove dentro il quadro della halakha. Ci sono responsa sull'IA, riflessioni sulla figura del Golem come archetipo dell'artificiale, materiale ricco e frammentato. Nessun rabbinato ha autorità universale, e la risposta ebraica all'IA è plurale per design istituzionale.
Il Buddhismo ha tradizioni filosofiche che pensano la coscienza, l'impermanenza, l'interdipendenza, l'attaccamento. C'è ricerca recente, come il paper "Between No-Self and the Algorithm: Buddhist Mind-Nature as Ethical Architecture for AI" pubblicato sulla rivista Religions nel 2026,[35] che sta cominciando a sviluppare queste connessioni. Il Buddhismo non ha però una struttura magisteriale centralizzata, e il formato del documento sistematico con pretese normative universali è estraneo alla sua logica istituzionale.
Il Protestantesimo e le Chiese riformate hanno prodotto documenti attraverso il Consiglio Mondiale delle Chiese,[36] ma il loro formato è più debole, meno sistematico, più orientato alla discussione che alla normazione. La diffidenza storica verso il magistero centralizzato si traduce in una diffidenza verso la produzione dottrinale sistematica.
L'Ortodossia è quasi assente dal dibattito globale sull'IA. Il Patriarcato di Mosca è compromesso politicamente. Il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha una tradizione teologica forte sul creato che potrebbe essere estesa, ma non ha prodotto documenti sistematici sull'argomento.
Quello che questa rassegna sembra indicare, senza pretendere di averlo dimostrato, è che la Chiesa Cattolica produce il documento sistematico non nonostante sia una struttura di potere istituzionale, ma perché lo è. Ha la burocrazia dottrinale centralizzata, la tradizione del formato enciclica, il magistero che parla urbi et orbi, la presenza geopolitica come stato con osservatore permanente all'ONU. Produce autorità dottrinale perché ha gli strumenti istituzionali per farlo. Le altre tradizioni religiose hanno risorse concettuali proprie, in alcuni casi potenzialmente più radicali rispetto alle premesse del dibattito occidentale, ma non hanno il formato. E nel dibattito globale conta il formato oltre che il contenuto.
Tre potenze non occidentali
Il quadro si complica ulteriormente guardando ai soggetti non occidentali che hanno voce nei tavoli globali. Cina, Giappone e India sono presenti nel dibattito sull'IA, ma con logiche che è utile mettere in fila accanto a quella della convergenza occidentale.
Anche qui le righe che seguono sono ricognitive. Descrivono cosa questi paesi hanno prodotto in termini di regolazione e di documenti, senza pretendere di analizzare a fondo le tradizioni filosofiche che li abitano.
La Cina ha prodotto una regolazione dell'IA tra le più articolate dal punto di vista tecnico-giuridico. Le normative sui sistemi di raccomandazione algoritmica, sui deepfake, sui modelli generativi sono arrivate prima dell'AI Act europeo e in certi aspetti sono più dettagliate.[37] Nel 2025 ha lanciato una campagna nazionale contro l'abuso delle tecnologie AI, e nello stesso anno ha rimosso il piano per una legge AI comprensiva dal calendario legislativo, preferendo un approccio incrementale basato su standard settoriali e regole mirate.[38] Il linguaggio della regolazione cinese è diverso da quello occidentale: usa la grammatica della stabilità sociale, della sovranità tecnologica, della sicurezza del sistema, più che quella della dignità individuale. La struttura proprietaria che produce è speculare, non alternativa: la concentrazione del potere passa dalle big tech americane allo stato cinese, ma la concentrazione resta.
Il Giappone ha una sensibilità culturale sul rapporto tra umano e artificiale che è diversa da quella occidentale. Il concetto di Society 5.0, la visione ufficiale di una società in cui fisico e digitale sono integrati al servizio del benessere umano, ha un'enfasi sulla cura, sulla solitudine, sulla qualità della vita quotidiana che è meno presente nei documenti occidentali.[39] Non è una critica strutturale al sistema dell'IA, ma è un'ontologia diversa del rapporto umano-artificiale, e merita di essere segnalata.
L'India ha pubblicato a novembre 2025 le India AI Governance Guidelines, presentate formalmente all'India AI Summit 2026.[40] Il framework è articolato in sette principi guida, istituisce nuovi organismi come un AI Governance Group e un AI Safety Institute. È esplicitamente orientato all'inclusione e alle priorità di sviluppo di un paese con oltre un miliardo e trecento milioni di persone. Il documento converge sulla stessa grammatica degli altri framework: dignità, trasparenza, equità, governance responsabile. La tradizione filosofica indiana, dal vedanta al pensiero di Ambedkar, contiene materiali che potrebbero porre domande diverse rispetto a quelle articolate dal documento. Il rapporto tra quei materiali e il framework di governance è una questione aperta, non chiusa dal documento stesso.
Quello che le tre potenze hanno in comune, al di là delle differenze, è che entrano nel dibattito globale adottando il formato che il dibattito riconosce: il documento di governance, articolato in principi, con organismi di supervisione, con linguaggio compatibile. Le risorse culturali e filosofiche che ciascun paese porta restano sullo sfondo. Questo potrebbe essere una scelta strategica, oppure un effetto del formato che il campo richiede a chi vuole farne parte.
Quello che resta
Quello che emerge da questo percorso è una struttura a livelli convergenti, una periferia di tradizioni con risorse proprie ma senza il formato istituzionale per farle entrare nel dibattito, e potenze non occidentali che propongono versioni proprie dello stesso sistema più che alternative al sistema.
In tutto questo, una domanda tende a restare sullo sfondo: chi possiede i mezzi di produzione cognitiva?[41]
Non è una domanda che richiede di essere marxisti per essere posta. La implicano l'AI Act, i framework di accountability, qualsiasi discorso serio sulla governance dell'IA. Viene posta raramente in forma diretta. Le big tech finanziano la ricerca sull'AI ethics. Le big tech sono interlocutori della regolazione. Le big tech siedono ai tavoli della Rome Call. Il sistema produce i propri critici, dialoga con i propri regolatori, partecipa ai propri tavoli di riflessione morale.
Leone XIV ha usato la parola disarmare. È una parola che manca nei documenti delle big tech, ed è la parola che Google ha cancellato dalla propria policy pochi mesi prima che l'enciclica venisse pubblicata. Disarmare il feticcio senza nominare chi lo produce è un gesto che ha un limite.[42] La direzione è indicata, il meccanismo per arrivarci è meno costruito.
Questo testo non pretende di costruirlo. Pretende di mettere in fila alcuni soggetti, di segnalare alcune convergenze, di proporre una categoria di lettura come ipotesi di lavoro, e di nominare ciò che sembra restare sullo sfondo. È un saggio esplorativo, e ha i limiti del proprio formato. Ha le risorse del suo formato: la capacità di connettere cose che non si connettono spesso, di affiancare un'enciclica papale e i principi etici di un laboratorio AI, di chiedere se la convergenza che vediamo sia un fatto della ragione o un effetto di un campo discorsivo che ha le sue regole. E ha i limiti del suo formato: non ha letto le tradizioni di cui parla con la cura sufficiente per integrarle criticamente, non ha la profondità di una ricerca dedicata, non chiude le questioni che apre.
Le porte che restano aperte sono almeno tre. La prima riguarda la relazione tra il lessico dell'enciclica e quello dei documenti etici delle big tech: dove la grammatica converge davvero, dove diverge, e cosa produce quella convergenza nel campo discorsivo. La seconda riguarda le tradizioni filosofiche e religiose non occidentali che hanno risorse proprie per pensare l'IA, e i motivi istituzionali per cui non le mobilitano nel formato che il dibattito globale riconosce come autorevole. La terza riguarda il formato stesso del documento sistematico con pretese normative universali come strumento culturalmente situato, e cosa significhi adottarlo per chi vuole criticarne le premesse.
Sono direzioni aperte. Il saggio esplorativo, per definizione, non chiude: indica. Questo è ciò che indica.
Note
1. Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale, 15 maggio 2026, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, testo online in www.vatican.va. ↑
2. Google, "AI Principles", pubblicati per la prima volta il 7 giugno 2018 sul Google AI Blog (post a firma di Sundar Pichai) e successivamente aggiornati. Testo consolidato disponibile in: Google, "AI Principles", sezione Principles and Responsibility del sito aziendale. ↑
3. Microsoft, Responsible AI Standard v2: General Requirements for Building AI Systems Responsibly, giugno 2022. Documento presentato in: Natasha Crampton, "Microsoft's framework for building AI systems responsibly", blog Microsoft On the Issues, 21 giugno 2022. ↑
4. Anthropic, documentazione su sicurezza e scaling responsabile, in particolare Responsible Scaling Policy e materiali raccolti nella sezione Safety & Research del sito www.anthropic.com. Per la descrizione tecnica dell'approccio si veda Yuntao Bai et al., "Constitutional AI: Harmlessness from AI Feedback", arXiv preprint, arXiv:2212.08073, dicembre 2022. ↑
5. The White House Office of Science and Technology Policy, Blueprint for an AI Bill of Rights: Making Automated Systems Work for the American People, ottobre 2022. ↑
6. UNESCO, Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence, adottata dalla Conferenza Generale dell'UNESCO il 23 novembre 2021. ↑
7. Unione Europea, Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024 che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale (regolamento sull'intelligenza artificiale), in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, L 206 del 12 luglio 2024. ↑
8. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, 4 voll., Torino, Einaudi, 1975, in particolare i Quaderni 12, 13 e 25 sui concetti di egemonia, società civile e intellettuali. ↑
9. Sundar Pichai, "AI at Google: Our Principles", Google Blog, 7 giugno 2018. ↑
10. Microsoft, Responsible AI Standard v2: General Requirements for Building AI Systems Responsibly, cit. ↑
11. Microsoft, Responsible AI Transparency Report, documenti e dataset pubblicati nella sezione "Transparency reports" del sito Microsoft AI. ↑
12. OpenAI, "Preparedness Framework" e altri documenti su sicurezza e allineamento raccolti nella sezione Safety del sito OpenAI. ↑
13. Yuntao Bai et al., "Constitutional AI: Harmlessness from AI Feedback", arXiv preprint, arXiv:2212.08073, dicembre 2022. ↑
14. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 104. ↑
15. Sulla revisione degli AI Principles di Google del febbraio 2025, con la rimozione del divieto esplicito di sviluppare tecnologie di IA per armi e sorveglianza, si veda ad esempio: Cat Zakrzewski, "Google drops pledge not to use AI for weapons or surveillance", The Washington Post, 3 febbraio 2025; "Concern over Google ending ban on AI weapons", BBC News, 5 febbraio 2025. ↑
16. Sulla vicenda Anthropic–Pentagono e la designazione di Anthropic come supply chain risk, si veda in primo luogo: "Internal Pentagon memo orders military commanders to remove Anthropic AI technology from key systems", CBS News, 9 marzo 2026, che pubblica il memorandum interno del 6 marzo 2026 con l'ordine di rimuovere i prodotti Anthropic dai sistemi di difesa entro 180 giorni. Per conferme e dettagli sulle contestazioni legali si veda anche "Pentagon sets 180-day deadline for Anthropic AI removal", The Hill, 11 marzo 2026. ↑
17. Sulla dinamica di mercato di Anthropic nello stesso periodo, con round di investimento che ne hanno aumentato significativamente la valutazione, si vedano i principali resoconti economici e tecnologici del 2025–2026 (ad es. CNBC e Financial Times). ↑
18. Leone XIV, Magnifica humanitas, nn. 48–50. ↑
19. Pontificia Accademia per la Vita, Rome Call for AI Ethics, Roma, 28 febbraio 2020, testo e documentazione su www.romecall.org. Il documento è stato firmato inizialmente dalla Santa Sede, da esponenti di IBM e Microsoft e da altri partner istituzionali. ↑
20. Sul carattere sistematico dell'AI Act si veda ancora il Regolamento (UE) 2024/1689, cit. ↑
21. OECD, Recommendation of the Council on Artificial Intelligence, OECD/LEGAL/0449, adottata il 22 maggio 2019 e successivamente aggiornata. ↑
22. G7, Hiroshima Process International Code of Conduct for Organizations Developing Advanced AI Systems, ottobre 2023. ↑
23. Il riferimento classico sul concetto di regulatory capture è George J. Stigler, "The Theory of Economic Regulation", The Bell Journal of Economics and Management Science, 2/1 (Spring 1971), pp. 3-21. ↑
24. Sull'accordo politico del 7 maggio 2026 sul cosiddetto AI Act Omnibus, che modifica alcune scadenze e obblighi del Regolamento (UE) 2024/1689, si vedano ad esempio: VerifyWise, "EU AI Act Omnibus: What Changed on 7 May 2026 and What to Do Next", 13 maggio 2026; Modulos, "EU AI Act Delayed: The Omnibus Deal Closed on 7 May 2026", 6 maggio 2026; Latham & Watkins, "AI Act Update: EU Resolves to Change Rules and Extend Deadlines", 12 maggio 2026. ↑
25. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 108. ↑
26. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 67. ↑
27. Leone XIV, Magnifica humanitas, nn. 52–53. Per un'elaborazione precedente del fondamento ontologico della dignità si veda anche Dicastero per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Dignitas infinita sulla dignità intrinseca e inalienabile di ogni essere umano, 2 aprile 2024. ↑
28. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 3, e l'intero capitolo I, dove il testo si colloca esplicitamente nella continuità della dottrina sociale inaugurata da Leone XIII. ↑
29. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 110. ↑
30. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 173. ↑
31. Leone XIV, Magnifica humanitas, n. 109. ↑
32. Leone XIII, Lettera enciclica Rerum novarum, 15 maggio 1891. Per una sintesi sistematica della dottrina sociale della Chiesa si veda Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2004. ↑
33. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, cit. Per la rielaborazione del concetto di egemonia si veda in particolare il Quaderno 13, Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno. ↑
34. Sul dibattito islamico contemporaneo sull'intelligenza artificiale si vedano, a titolo esemplare, i lavori promossi da istituzioni come Dar al-Ifta e conferenze dedicate al rapporto tra IA e diritto islamico, ad esempio la conferenza internazionale "Artificial Intelligence: Between Reality, Hope, and Legal Applications", 10–12 febbraio 2024. Questi dibattiti mobilitano categorie come maslaha (bene comune) e maqāṣid al-sharīʿa (obiettivi superiori della legge islamica) per valutare applicazioni e rischi dell'IA. ↑
35. Jia Liu, "Between No-Self and the Algorithm: Buddhist Mind-Nature as Ethical Architecture for AI and Human Self-Realization", Religions, 17/3 (2026), art. 378. ↑
36. World Council of Churches, "Statement on the Unregulated Development of Artificial Intelligence", dichiarazione del Central Committee, Ginevra, 21–27 giugno 2023, disponibile in: World Council of Churches, Documents, sezione "Central committee, June 2023". ↑
37. Per una rassegna della regolazione cinese dell'IA si vedano, tra gli altri: Cyberspace Administration of China, Administrative Provisions on Algorithm Recommendation of Internet Information Services (in vigore dal 1° marzo 2022); Provisions on the Administration of Deep Synthesis Internet Information Services (2022–2023); Interim Measures for the Management of Generative Artificial Intelligence Services, approvate il 23 maggio 2023 ed entrate in vigore il 15 agosto 2023. Per un'analisi d'insieme della scelta di procedere per misure settoriali anziché tramite una legge unica si veda, ad esempio, Rogier Creemers, "The Regulation of Generative AI in China", SSRN, 2024. ↑
38. Sul cambio di strategia regolatoria cinese nel 2025 e sulla scelta di mantenere un approccio incrementale fuori dal calendario legislativo per una legge AI unica si vedano le analisi pubblicate dagli osservatori specializzati sulla regolazione tecnologica cinese (DigiChina, China Law Translate, Baker McKenzie Insight Plus). ↑
39. Sul quadro giapponese si veda Cabinet Office of Japan, "Society 5.0", che presenta la visione di una società human-centered in cui lo sviluppo tecnologico è orientato alla soluzione dei problemi sociali. Per le linee guida operative per le imprese si veda Ministry of Economy, Trade and Industry (METI) / Ministry of Internal Affairs and Communications (MIC), AI Guidelines for Business, Versione 1.0, aprile 2024. ↑
40. Ministry of Electronics and Information Technology (MeitY), Government of India, India AI Governance Guidelines, 5 novembre 2025. Le linee guida delineano un quadro di principi (tra cui fiducia, progettazione antropocentrica, equità e responsabilità) e propongono la creazione di organismi come un AI Governance Group e un AI Safety Institute per coordinare l'attuazione. ↑
41. L'espressione "mezzi di produzione cognitiva" rielabora la categoria marxiana dei mezzi di produzione applicandola all'infrastruttura dell'economia dei dati e dei modelli. Si veda Karl Marx, Il Capitale. Critica dell'economia politica, Libro I, in particolare il capitolo 1 sul feticismo della merce, in una qualunque delle edizioni critiche correnti. Per elaborazioni contemporanee applicate all'economia digitale si vedano Nick Srnicek, Platform Capitalism, Cambridge, Polity Press, 2017, e Shoshana Zuboff, The Age of Surveillance Capitalism, New York, PublicAffairs, 2019. ↑
42. Il riferimento al "feticcio" rinvia alla categoria marxiana del feticismo della merce (Il Capitale, Libro I, cap. 1, sezione 4), qui usata in senso analogico per descrivere il modo in cui l'oggetto IA tende a nascondere il rapporto sociale che lo produce. ↑