Dal corpo al cervello

Nel Novecento si studiavano i muscoli. Oggi si studia la mente. Domani si misurerà la ricchezza — o la sua assenza QUANDO L’INDUSTRIA GUARDAVA IL CORPO NACQUE IL BOOM ECONOMICO Prima si contavano movimenti. Oggi si contano decisioni. Domani si conteranno gli effetti. Un libro del 1931, trovato per caso in una mattina di Primo Maggio, racconta un’industria che studiava il corpo del lavoratore per costruire prosperità. Oggi l’industria osserva il cervello. Il passato ha generato un boom economico. Il futuro resta una domanda aperta.

Why bad leaders are not leaders

That is why “bad leadership” is too weak for some political behaviour. Corruption, intimidation, institutional vandalism, attacks on media and punishment of critics are not lower-quality versions of leadership. They replace leadership with personal rule.

Effetti Collaterali

Questo articolo non vuole riprodurre la lettura del bugiardino di un medicinale; vuole, invece, rappresentare, un ragionamento sul momento attuale e sulla tecnologia presente nella nostra società utilizzando le due coordinate principali della realtà in cui viviamo: Spazio e Tempo. Purtroppo non esiste nessun bugiardino o avvertenza relativa all’attuale architettura della società collegata al fenomeno emergente dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI)

La fogna come tribuna. Trump, Savage e la normalizzazione del disumano

Robert Reich posed a simple and devastating question this week: why did the president of the United States repost a video in which a podcaster (Savage) calls the wombs of immigrant mothers a chamber pot—a bedroom, a latrine—and accuses a Chinese American citizen of wanting to turn the country into a colony of Beijing? The answer Reich doesn't explicitly give—but the material dictates—is this: because it works. Because that's exactly what the system was built to work.

Intervista ImPossibile a Albert Einstein (IIP #32)

Spazio, tempo e AI L’intelligenza artificiale non è solo una nuova tecnologia, ma fa parte di un cambiamento più profondo nel modo in cui produciamo e comprendiamo la conoscenza. Ogni fase della storia scientifica ha prodotto strumenti capaci di estendere le facoltà umane; ciò che distingue l’AI è il fatto che questa estensione interviene direttamente sui processi di selezione, organizzazione e produzione del sapere. Non si limita a supportare il pensiero; ne ristruttura l’ambiente operativo, ridefinendo il rapporto tra osservazione, interpretazione e decisione.

Chi custodisce il "bene dell'umanità"?

Il 27 aprile 2026 si è aperto a Oakland, in California, il processo che vede Elon Musk contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Musk, cofondatore e primo finanziatore dell'organizzazione nel 2015, accusa Altman di aver tradito la missione originaria: nata come fondazione senza scopo di lucro per sviluppare l'intelligenza artificiale a beneficio di tutta l'umanità, OpenAI si sarebbe trasformata in un veicolo commerciale strettamente legato a Microsoft. Musk chiede danni miliardari e la rimozione di Altman dalla guida dell'azienda. Una giuria popolare dovrà decidere. I giornali lo raccontano come un duello. Da una parte Musk, l'uomo più ricco del mondo, sempre più controverso. Dall'altra Altman, il padre di ChatGPT, l'uomo che ha portato l'intelligenza artificiale nelle case di tutti. In mezzo, una causa miliardaria e quella che molti definiscono la battaglia per l'anima dell'intelligenza artificiale. Forse troppo bene. Il duello tra due miliardari ha il vantaggio di essere semplice, visivo, adatto ai titoli. Ma riduce a una questione personale qualcosa che personale non è. La vera posta in gioco non riguarda né Musk né Altman. Riguarda una domanda che nessuno dei due ha mai avuto interesse a rispondere: chi custodisce il bene dell'umanità, quando a prometterlo è un'azienda privata?

Lo sguardo dei manager italiani sulla Gen Z

L'arrivo della Generazione Z nelle organizzazioni ha generato una mole di discorsi manageriali, toolkit e programmi dedicati. Questo articolo sposta lo sguardo: dall'oggetto osservato (i giovani lavoratori) al soggetto che osserva (manager, funzioni HR, dispositivi organizzativi). Attraverso una lettura critica che attinge a Boltanski e Chiapello, Standing, Crouch, Fleming, Edmondson, Fraser, Honneth, Sennett e Latour, il contributo esamina come categorie diffuse — purpose, psychological safety, organizational citizenship, wellbeing, sustainability — funzionino spesso come dispositivi di neutralizzazione del conflitto e di psicologizzazione di problemi strutturali. Vengono discussi i fenomeni di DEI washing e purpose washing, la dimensione redistributiva (sistematicamente elusa nel discorso people), la differenza tra comunità organizzativa come retorica e come progetto istituzionale. La tesi: la Gen Z non è una sfida generazionale, ma una lente diagnostica che rende visibili scarti già presenti tra rotta dichiarata e rotta effettiva delle organizzazioni contemporanee.

Diamo voce alla Generazione Z

La vittoria del No nel referendum sulla giustizia è stata possibile grazie ai ragazzi della generazione Z. Chi ha a cuore la democrazia ora sa che deve costruire un rapporto con loro. Ma, per costruirlo, deve ascoltarli, mentre finora la classe politica li ha praticamente ignorati.

Bernie Sanders vs. claude: l’ia stessa ci avverte della propria pericolosità

Oligarchia algoritmica: quando le Big Tech esercitano un potere politico senza mandato democratico. Bernie Sanders interroga l'IA. Quando l'Intelligenza Artificiale ammette i propri rischi. Un’analisi del faccia a faccia tra Bernie Sanders e Claude (Anthropic), dove la privacy smette di essere un tema tecnico per diventare una questione di sovranità politica. Dalla profilazione invisibile al micro-targeting elettorale, ecco perché il potere delle Big Tech sta scivolando verso una forma di oligarchia privata senza mandato democratico.

Arte e intelligenza artificiale: (POV #32)

Brian Eno e Refik Anadol: tra ambienti generativi e immaginazione dei dati. Se l’esperienza è sempre più mediata da sistemi che apprendono e producono forme, quale margine resta per una percezione che non sia interamente prefigurata? E quale ruolo può assumere l’arte nel rendere questo processo intelligibile, senza ridurlo a spettacolo?

Overtourism = game over?

L’hanno chiamato overtourism e in questo articolo si sostiene che continuare a farlo prosperare significherà game over per tante città italiane, a cominciare da Firenze, perché questo paradigma sta profondamente erodendo alla radice l’identità di quei luoghi.