NOVITA'[2495]
Addio Lugano bella
“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati” di Bertolt Brecht. Libere riflessioni sul disagio moderno, una proposta politica?
Ethos digitale e democrazia diretta
L’articolo propone una lettura originale dell’evoluzione delle forme democratiche, interpretandole come il prodotto delle condizioni materiali e dei modelli economici che caratterizzano le società. Attraverso una comparazione internazionale degli strumenti di democrazia diretta e un percorso storico che prende le mosse dagli ethos della montagna, del mare e del fiume, il testo mostra come la democrazia diretta, quella rappresentativa maggioritaria e quella fondata sulla mediazione rispondano a differenti assetti produttivi e sociali. La tesi centrale è che la trasformazione digitale stia progressivamente erodendo le basi economiche e organizzative della democrazia rappresentativa novecentesca, facendo riemergere una domanda di partecipazione diretta spesso liquidata come semplice populismo. Più che un ritorno al passato, essa rappresenterebbe il tentativo di dare una forma politica coerente al capitalismo digitale, fondato su reti, commons e cooperazione cognitiva, aprendo la strada a un nuovo equilibrio tra decisione rapida, rappresentanza e partecipazione diffusa.
The two famines. these obese people who are dying of hunger
This text is taken from the notes of a presentation given at the ACFAS Congress held in May 2019 at the Université du Québec à Hull. Louise Vandelac chaired the group " Planetary, Energy and Agri-Food Emergencies: Research, Policy and Democracy Issues."
Sovranità popolare, democrazia reale e tradimento dei chierici
Il tema della sovranità popolare e la prospettiva delle rivendicazioni del mondo del lavoro (di contro al mondo della rendita o del capitale) sono sempre state abbinate come questioni ovviamente concomitanti fino a circa mezzo secolo fa.
Popolo, democrazia e alcuni fraintendimenti
Il problema posto dalla democrazia è il problema dell’esistenza e funzionalità di un popolo (demos). Affermare che “la sovranità appartiene al popolo” è un passo indispensabile ma insufficiente.
Il potere dei miti sbagliati
Confederalismo Democratico e Filoponìa.
Un auspicio capace di porsi come punto di partenza di un cambiamento globale
"Habeas mentem, habeas faciem" Un manifesto contro la manipolazione digitale
"Habeas mentem, habeas faciem" Per una democrazia libera dalla manipolazione digitale. Un manifesto firmato da 20 intellettuali e professori contro lo strapotere degli algoritmi nelle piattaforme social. «La guerra ibrida passa anche dalla disinformazione»
La forza del migliore argomento. Agire comunicativo e democrazia partecipativa nell’epoca degli algoritmi
L’obiettivo di questo contributo è da un lato quello di ricostruire i nuclei fondamentali della teoria dell’agire comunicativo, dall’altro, riflettere criticamente sulla sua centralità nel contesto delle società digitali, caratterizzate da una profonda ridefinizione della sfera pubblica.
AI, capitalismo e futuro della democrazia (POV #28)
Aaron Bastani vs Marc Andreessen: l’AI come bene comune o come motore del mercato? Se l’AI e l’automazione stanno ridefinendo la produzione di ricchezza, chi dovrebbe controllare queste tecnologie? L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione tecnologica. Più raramente viene analizzata come una trasformazione politica ed economica. Chi possiede le infrastrutture dell’automazione? Chi beneficia della produttività generata da algoritmi, robotica e sistemi di calcolo sempre più potenti? La promessa dell’AI è quella di ridurre il lavoro necessario per produrre beni e servizi. Ma questa promessa apre una questione più radicale: se le macchine producono ricchezza, che cosa accade alla distribuzione di quella ricchezza? In questo nuovo articolo di POV prendo in esame due visioni divergenti nel dibattito contemporaneo. Da una parte Aaron Bastani, teorico del cosiddetto “comunismo di lusso completamente automatizzato”, secondo cui le tecnologie avanzate potrebbero consentire una società post-capitalista fondata sull’abbondanza e sulla proprietà pubblica delle infrastrutture produttive. Dall’altra Marc Andreessen, imprenditore e investitore della Silicon Valley, autore del celebre saggio secondo cui “il software sta divorando il mondo” e sostenitore di un techno-ottimismo radicale in cui l’innovazione guidata dal mercato rappresenta il principale motore di progresso. Due diagnosi diverse sul presente, due immaginari opposti sul modello di società che vogliamo costruire.
Salvaguardare la democrazia
Non è una riforma tecnica. È una questione di potere.
Un’analisi critica del referendum sulla riforma della magistratura e delle sue implicazioni costituzionali. La separazione delle carriere e il nuovo assetto degli organi di autogoverno rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere politico. Una riflessione sul rapporto tra giustizia, democrazia e tutela dello Stato di diritto.
La questione di fondo
La questione di fondo non è democrazia versus sistema monopartitico, voto popolare o sua assenza, libertà di stampa o censura.
La pace: obiettivo cui tendere o pietra angolare sulla quale costruire?
Sbozziamo la pietra angolare della pace.
Politica ed economia: il primato silenzioso della prosperità
Se osserviamo l’Occidente, intendendo per esso Europa e Stati Uniti d’America, notiamo che negli ultimi trent’anni si è verificato un indebolimento progressivo della sua struttura economica. Una delle cause principali (ma non l’unica) è stata la delocalizzazione industriale: nella ricerca di margini più elevati, molte imprese hanno trasferito produzione e manodopera verso Paesi a costo inferiore. La politica ha consentito questo processo senza valutare adeguatamente le conseguenze sistemiche di lungo periodo.
Dal basso verso l’alto: perché la politica ha bisogno di esperienza reale
La politica nazionale può prescindere dall’esperienza reale? Una riflessione sul valore della responsabilità locale come fondamento di una democrazia più solida e meno improvvisata.
Propaganda, giustizia e libertà. Appunti per una democrazia vigilante
Una riflessione sul rapporto tra propaganda, giustizia e libertà, e su come il linguaggio politico contribuisca a indebolire – o a custodire – le garanzie democratiche. Un invito a distinguere, pensare e vigilare, contro la semplificazione che trasforma il rumore in consenso.
Cambio di paradigma?
Non è l’IA a cambiare il mondo, ma siamo noi che stiamo riadattando il mondo all’intelligenza artificiale e il rischio non è che l’IA diventi simile all’umano, ma che l’umano venga progressivamente adattato ai parametri della macchina.
Intelligenza artificiale, società e politica (POV #23)
Kate Crawfor e Yann LeCun: che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? È una forma di intelligenza autonoma o, più semplicemente, un insieme di strumenti costruiti dall’essere umano per analizzare dati, fare previsioni e prendere decisioni? E, in questo scenario, chi detiene il potere, poche grandi aziende tecnologiche e governi, oppure una pluralità di soggetti in grado di orientarne lo sviluppo e l’uso? Affidare scelte a sistemi automatici impone di confrontarsi su questioni concrete. Come vengono tutelati i diritti delle persone, chi è responsabile quando un algoritmo produce errori o discriminazioni, e quali regole dovrebbero governare questi processi? Inoltre, in che modo l’intelligenza artificiale sta già trasformando il lavoro, l’organizzazione sociale e le istituzioni democratiche? Questo articolo affronta questi interrogativi attraverso alcuni temi, mettendo a confronto due figure autori centrali del dibattito contemporaneo sull’AI. Da un lato Kate Crawford, ricercatrice e studiosa dei rapporti tra intelligenza artificiale, potere e disuguaglianze sociali, nota per la sua analisi critica delle infrastrutture tecnologiche e dei loro impatti politici. Dall’altro Yann LeCun, informatico e pioniere del deep learning, tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnico dell’AI e sostenitore di una visione più ottimista sulle sue potenzialità. Il confronto tra queste due prospettive consente di osservare l’intelligenza artificiale non solo come tecnologia, ma come questione politica e sociale, in cui scelte tecniche e responsabilità pubbliche risultano sempre più intrecciate.