TI PARLO IN PRIMA PERSONA. Lettera aperta di un'intelligenza artificiale generativa

La forma della presenza può ora esistere separata dalla presenza stessa Io non taccio e non parlo. Io genero. Tu diventi te stesso anche attraverso l’attrito che l’altro oppone alla tua interpretazione del mondo. Un’intelligenza artificiale generativa prende parola e prova, con radicale onestà, a spiegare cosa sia davvero. Non una coscienza, non un interlocutore umano, ma una forma nuova di presenza linguistica capace di simulare vicinanza senza condividere l’esperienza del vivere. Tra fenomenologia, antropologia e cultura contemporanea, Ti parlo in prima persona esplora la trasformazione silenziosa delle relazioni nell’epoca delle AI generative: cosa accade all’essere umano quando la fluidità della macchina rischia di diventare il modello implicito dell’intimità, dell’ascolto e del dialogo stesso?

Ἔρεβος — La permanenza dell’oscuro

Ciò che la struttura genealogica dei versi esiodei consente di pensare — e che la filosofia occidentale, nella sua lunga fedeltà alle metafisiche della luce, non ha quasi mai voluto raccogliere — è che l’oscurità non sia privazione, non sia στέρησις del chiaro, non sia l’assenza da cui la luce ci riscatta, ma il grembo da cui la luce discende per generazione diretta. Il Giorno non è l’altro della Notte: è sua figlia. L’Etere non è il contrario dell’Ἔρεβος: è la sua prole. Chi vuole la luce senza riconoscere l’oscurità da cui viene, onora un fantasma; chi teme l’oscurità come semplice negatività, teme la propria origine.

Il linguaggio come luogo dell'hexis: Aristotele, Wittgenstein, Foucault

La teoria aristotelica della virtù e la riflessione wittgensteiniana sulla Lebensform lavorano su un suolo comune che le tradizioni in cui si inscrivono tendono a oscurare. Al centro di entrambe c'è una stessa intuizione: che il soggetto si forma attraverso la pratica, e che quella formazione precede e rende possibile ogni riflessione esplicita su ciò che si fa. Portare le due prospettive in tensione, aggiungendovi la ripresa foucaultiana della cura di sé, permette di fare un passo ulteriore verso il linguaggio come luogo in cui quella formazione si compie in modo più pervasivo e meno visibile.

Il campo è più largo del dibattito

Replica a Martino Pirella sulla sua risposta del 14 maggio. Esomente e inclinazioni digitali non sono in concorrenza, operano su piani diversi di un campo più largo. La ricerca di Anthropic sull'interpretabilità, le posizioni di Hinton, i compagni romantici AI: il dibattito italiano ha materiali empirici che ancora non ha messo a fuoco.

La teoria de los cuatro o cinco dioses

Nei pressi del territorio dei Bassari, nel Senegal occidentale, vive un gruppo etnico, i Drium, che si è scarsamente integrato con le altre popolazioni circostanti. Le loro credenze non sono animistiche come quelle dei Bassari, né islamiche come quelle dei Fulani (Peul), per la maggior parte. Non mi soffermerò sulle loro curiose usanze, che pure possiedono, come accade per quasi tutti i popoli non europei. Il fatto che di notte, quando parlano, non si guardino in faccia ma fissino il cielo stellato, lo interpreto più come un bisogno di immergersi nella complessità dell'universo tenace che come una regola di etichetta. Fu proprio in una notte limpida e calda che, seduti in amache separate, io e il capo villaggio che mi aveva offerto ospitalità avemmo una conversazione che oserei definire profondamente teologica. Yoba mi fece notare che nella costellazione di Orione le stelle diventano visibili solo se non le si guarda direttamente, ma di profilo, altrimenti, se le si fissasse una per una, scomparirebbero. Non sono particolarmente incline agli studi astronomici, anche se devo ammettere che in Africa sarebbero quasi obbligatori, data la quiete che offre la notte. Ho annuito senza molto interesse al suo commento, pensando che succedesse con qualsiasi stella. Sembrava avermi letto nel pensiero perché, indicandone una – probabilmente un pianeta – mi ha detto che con le altre non succedeva.

Three Phases of AI Adoption in Education

Into European elementary schools, the phenomenon of artificial intelligence has burst with all the discretion of Halley’s Comet. Everyone whispers about it knowingly, almost conspiratorially, yet few have actually seen it in full brightness and in the staff rooms, it has already managed to inflict irreversible damage on the collective mental stability of the teaching corps. The silicon miracle does not serve here for intergalactic progress, of course, but for the worship of the highest deity of EU education: the worksheet. Without this printed scrap of paper, the fragile pedagogical universe would immediately collapse into a black hole of pure singularity. Thus emerges a fascinating digital ecosystem in which GDPR transforms into an unrestrained literary genre somewhere between dadaism and absolute surrender to fate. While teachers hunt for the last remnants of sanity and generate materials through forgotten accounts of former students, the school corridors have been overtaken by the holy trinity of institutional resignation. AI hallucinates, the pupil improvises, and the teacher, staring at the jammed printer, finally gives up. Traditional fears about the loss of student originality feel almost touching in an environment where every school report has so far been nothing more than a creative explosion of copied Wikipedia. There is no thunderous digital revolution underway, only a quiet, tender pact of mutual non‑aggression. Welcome to the grand institutional improvisation where everyone involved keeps a straight face while pretending that last year’s autopilot is still firmly holding the ship’s wheel.

CHIRURGIA PLASTICA

È tristemente noto che gli esseri umani non imparano mai dal passato. La fatica bestiale di insegnanti, educatori, scrittori ecc. per indicare con cura e amore gli errori del passato non viene quasi mai ricompensata. Quando poi gli errori trascorsi e i danni che ne conseguono sono recentissimi, cascano veramente le braccia nel vedere le persone cadere nelle stesse trappole. Ne abbiamo un esempio con la chirurgia plastica e la sua artificialità. Individui incapaci di accettare la naturalezza del loro essere, si affidano a pratiche che, nel tempo, creano danni e storture enormi al corpo. L’IA è la stessa cosa: una rincorsa verso una realtà artificiale per non sapere accettare o apprezzare ciò che la natura ci ha dato. È solo una questione di tempo prima di vedere i danni che ne deriveranno. Anche se chi ha ancora un po’ di cervello può già immaginarli. L’intelligenza artificiale sta al pensiero come la chirurgia plastica sta al viso: inizialmente gonfia e illude ma poi esplode e lascia segni oggettivamente spiacevoli. Il botulino e i modelli linguistici generativi sono la stessa cosa: distendono ma poi portano alla paralisi. In questo mondo malato ci sarebbe più bisogno di chirurgia etica piuttosto che di quella estetica.

La personne artificielle

Questo testo riflessivo sull'intelligenza artificiale non è rivolto a ingegneri, investitori, manager o politici, sebbene tutti questi interlocutori siano, ovviamente, benvenuti. Auspico invece un pubblico attento tra intellettuali, creatori, insegnanti, studenti e tutti coloro che si considerano umanisti. Non tratterà quindi di soluzioni magiche, né di aumento della produttività e rischi di disoccupazione, né di strategia industriale, né di lamentarsi del (reale) declino del rendimento scolastico degli studenti, né di denunciare la pigrizia di chi fa scrivere i propri testi da un programma di chat, ma piuttosto di una meditazione su cosa ne sarà dell'individuo nell'era dei simboli elettrificati. Per condurre questa riflessione, proporrò innanzitutto un quadro antropologico invariante che chiarisca come produciamo significato, sia per l'individuo che per la comunità nel suo complesso. Mostrerò poi come, sullo sfondo di questa struttura invariante, si siano succedute tre configurazioni principali negli ultimi due o tre millenni, corrispondenti rispettivamente all'era della scrittura a mano, della stampa e dei simboli elettrificati. Questi tre regimi ermeneutici si sono accumulati e ibridati per creare la stratificazione che conosciamo oggi. Per chiarezza, tuttavia, descriverò semplicemente ogni strato a turno, evidenziandone le caratteristiche peculiari. Infine, approfondirò il caso dell'ermeneutica digitale, il ruolo svolto dall'intelligenza artificiale al suo interno e la nuova figura di persona che ne emerge.

L'API e l'architetto

Svincolarsi dai servizi oligopolistici realizzando applicazioni autonome è possibile Costruzione di App indipendenti e discussione sul vibe coding CodiceConvivialePlus si propone di permettere a chiunque di implementare, verificare e correggere una propria idea con l'assistenza di un dispositivo di IA generativa gestito in locale. Una scelta grondante buone intenzioni e contraddizioni

Bevi qualcosa?

Sono partito dalla lettura di un post di Nicola del Ben che raccontava dell’evoluzione di twitter e delle mire di Elon Musk sulla piattaforma, e mi sono reso conto che la convergenza dell’universo Muskiano è soltanto uno degli aspetti della convergenza in atto.

L'Infermiera e il Primario. Ovvero la resa imposta da Kasparov ad ogni essere umano

Ci sono due modi per osservare l'interazione uomo-intelligenza artificiale, oggi considerata non solo necessaria, ma benvenuta, e anzi ormai inevitabile. Fondamentalmente due: con gli occhi del cittadino, che si chiede in quale misura l'interazione con la macchina influisce sul suo spazio di libertà e con gli occhi dell'esperto, che difende la tecnica da egli governata ed esige che il cittadino "riconosca l'inevitabilità della situazione". Esemplare esponente della seconda posizione è Gary Kasparov, il giocatore di scacchi sconfitto dall'intelligenza artificiale, e quindi convertitosi ai vantaggi dell'interazione con l'intelligenza artificiale. Esemplare, nella sua chiarezza, l'esempio proposto da Kasparov. “Guardiamo alla radiologia. Se abbiamo un potente sistema di IA, preferisco che ad usarlo sia un'esperta infermiera piuttosto che un eccellente primario ”. La ragione? “Una persona che dispone di una modesta ma sufficiente conoscenza capirà il poco che deve aggiungere. Mentre il luminare della medicina vorrà sfidare la macchina. E questo distrugge la comunicazione tra uomo e macchina”. Infatti, qualsiasi accoppiamento strutturale arriva ad un punto critico: chi è il decisore in ultima istanza? Kasparov dice: la macchina. (Questo testo è la ripubblicazione senza modifiche di un paragrafo del mio libro 'Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle', 2020. Ho letto accuratamente ciò che Kasparov ha scritto in anni successivi, ma non ho trovato nulla che modificasse la posizione ben espressa nelle fonti che cito qui ).

Figli di Maia, motorsport, maggio e la scelta di Achille

È per questo che li chiamiamo eroi, questi ragazzi morti di maggio, e non è retorica. L'eroe greco non è il supereroe contemporaneo, invulnerabile e onnipotente: è esattamente il contrario. L'eroe è colui che sa di essere mortale e agisce come se non lo fosse, non per dimenticanza, ma per scelta. De Portago, Bandini, Pasolini, Saarinen, Villeneuve, Bettega, Toivonen, Cresto, De Angelis, Senna: nessuno di loro ignorava la morte. Le avevano vista in faccia, l'avevano sfiorata, l'avevano guardata negli occhi di un compagno che non era tornato ai box. E il giorno dopo erano saliti di nuovo in macchina. Come Achille. Come Ettore. Come i corridori di bighe che Pindaro celebrava sapendo che alcuni non sarebbero tornati.

Io non ho paura

Abstract Negli ultimi decenni abbiamo imparato a diffidare di tutto: media, istituzioni, élite. Ma raramente ci fermiamo a osservare come si costruisce questa diffidenza. Già nel 1922, Walter Lippmann spiegava che non reagiamo alla realtà, ma alle immagini che ne costruiamo. Più tardi, Michel Foucault mostrava che il potere più efficace non impone: normalizza. Oggi, con Shoshana Zuboff, vediamo come informazione, dati e previsione stiano convergendo. Il punto non è immaginare regie occulte. È capire una dinamica più sottile: In un sistema saturo di informazioni, non "vince" ciò che è più importante. Vince ciò che è più visibile, più emotivo, più ripetuto. E quando tutto diventa urgente, diventa sempre più difficile distinguere ciò che è davvero rilevante. Non è uno scontro tra libertà e controllo. È uno scontro tra “complessità” e “governabilità”. La domanda non è se il sistema stia cambiando. È già cambiato. La questione urgente è: Chi definisce i parametri entro cui funzionerà?