Esperienza, Cambiamenti, Viaggio, Emozioni e Idee Esistenziali
Sentirsi diversi e all’antica
La consapevolezza di essere diversi può portare a ricercare l’anonimato. O semplicemente a sognare un mondo diverso, all’antica, non ancora governato dalle macchine e dalla loro pervasiva penetrazione nella vita di ogni giorno. Ecco che allora, mentre tutti ormai sognano Metaversi mirabolanti, ChatGPT dall’attrattiva e ambigua parlantina, c’è chi si ritrova a sognare mondi all’antica, abitati da diversi, persone solitarie, amanti della solitudine e dell’isolamento, refrattari a ogni forma di celebrazione e visibilità online, persi dentro libri di filosofia, in ascolto di Arvo Part, Leonard Cohen, David Darling e Jan Garbarek.
Salpare in cerca di conoscenza. Cosa ci insegna l'amicizia perduta tra Robert FitzRoy e Charles Darwin
Una fraterna amicizia legava Charles Darwin e Robert FitzRoy. Darwin è oggi celebrato come grande scienziato, fondatore di una nuova disciplina. Anzi: è imbalsamato nel mito. La figura di Robert FitzRoy -navigatore, scienziato, visionario- è invece caduta nell'oblio. Eppure, senza l'iniziale gesto amorevole di FitzRoy Darwin non avrebbe potuto spiccare il suo volo. La tristissima vicenda di FitzRoy fa da contrappeso all'immagine di Darwin, circonfusa di gloria. Leggere insieme le due storie è per tutti noi invito ad un atteggiamento critico, orientato al dubbio e alla scoperta. Un invito a non subire passivamente i dettami di una 'scienza' che si allontana dall'essere ricerca ed esperienza e si riduce ad essere limitante canone. Ciò che lega Darwin è FitzRoy, l'origine della vicenda da cui nascono l'evoluzionismo, ma anche la meteorologia, è un viaggio per mare. Anche per questo il narrare dei due amici è una esemplare descrizione di ciò che vuole essere la 'Stultifera Navis'. Un viaggio in cerca di conoscenza, un progetto, un luogo di incontro transdisciplinare: sguardi differenti, tracce, tappe, nodi di una rete di storie che non teme la complessità - e anzi la accetta come dono. Apertura a nuovi orizzonti, amicizia, osservazione, esperienze. Diradarsi di tenebre, in cerca di luce. Ogni essere umano può levare l’ancora e mettersi in viaggio. Questo è il cercare conoscenza leggendo e scrivendo. Questa lo spazio libero nel quale vi proponiamo di muovervi per mezzo della 'Stultifera Navis'.
Metaverso e Nostroverso
Viviamo un’era tecnologica caratterizzata dalla sparizione del corpo, trasformatosi ormai in profilo digitale, avatar, simulacro, semplice riflesso dentro uno schermo specchio. Senza dover attendere il Metaverso, siamo già dentro mondi virtuali nei quali viviamo pseudo-vite digitali determinate da codici stranieri (software), algoritmi e intelligenze artificiali. Mentre aspettiamo di vedere il “Metaverso mondo” che ancora non esiste, è arrivato il tempo del disincanto, del distacco, dell’andare oltre ed altrove. Per farlo bisogna praticare l’Oltrepassare: pensare, porsi delle domande, approfondire, scegliere. Con l’obiettivo di recuperare una socialità incarnata, il con-tatto con l’Altro inteso come persona con la quale ritrovarsi, cambiare il ritmo della propria vita e tornare a esistere, davvero.
Educazione Estetica: il potere generativo del sentire contro le derive della tecnologia
La Bellezza dell’essere folle sta nella sua assoluta libertà, di esistere a modo suo, di dire, di fare, di riscrivere o trasgredire le regole impunemente, di sputare in faccia le più crude verità, perché ad un folle puro si perdona tutto. Infatti, quando un criminale degno di condanna lo si dichiara impropriamente folle, si parla di lucida Follia: quale migliore ossimoro! Un contributo di riflessione di Annarosa Antonello.
Ancora Foucault? Follia.
La riflessione foucaultiana sulla follia permette di cogliere quelli che, ancora oggi in molte realtà, sono aspetti condizionanti la visione del disagio psichico, percepito come specchio deformante delle nostre paure.
Dove va il nostro sguardo?
La situazione di incertezza, insicurezza, precarietà e crisi, porta molti di noi a chiedere di essere lasciati in pace, a sfuggire ogni racconto di guerra, anche per non farsi guardare da immagini capaci di colpire i nostri sensi, farci stare male, far emergere domande e dubbi che obbligano a interrogarsi, umanamente, civilmente, politicamente, se è questo il mondo nel quale vogliamo vivere, se e quando saremo in grado di smettere di voltare lo sguardo da un’altra parte per agire.
Non dialoghiamo mai abbastanza
Il dialogo è l’antidoto più forte a ogni forma di aggressività e violenza. Dovrebbe essere adottato e praticato da tutti, ma è un antidoto che molti non vogliono sperimentare, così come molti rifiutano il vaccino che potrebbe contribuire a debellare i numerosi virus in circolazione.
Alucinazioni e scintille
Più che affidarci alle allucinazioni della Intelligenza Artificiale meglio affidarsi alle scintille della nostra mente.
Viviamo tempi di disincanto, filosofici
L’epidemia da Coronavirus e le tante crisi che stanno ingabbiando il mondo la loro durata nel tempo e la loro astuta resilienza hanno evidenziato la fragilità di un genere umano ibridato dalla tecnologia ma pur sempre vulnerabile nelle sue interazioni con il mondo e con la natura. I potenti mezzi tecnologici messi in campo dalla scienza non sembrano bastare a contrastare le crisi in atto.
Labirinti e metaversi
Non tutti i labirinti sono uguali, imparare a conoscerli e capirli è indispensabile, soprattutto perché il labirinto moderno è ibridato tecnologicamente, è diventato digitale e virtuale, cognitivo e psichico. A differenza del labirinto di Cnosso, dal percorso pauroso ma lineare e di quello unicursale che porta a qualche centro o punto cieco, il labirinto digitale non è un’esperienza esistenziale (incontro con il Minotauro, prove da superare, ecc.) ma è mediato e condizionato dalla parzialità e limitatezza degli spazi sperimentati che impediscono ogni visione globale. È contagioso, virale, porta alla cecità (leggete Saramago) e quindi a muoversi a tentoni. Per questo è inutile cancellarsi dai social o staccare la spina.
Distanti e online, per rimanere vivi?
Lo sguardo è ricettacolo di verità e illusione, parole e pensieri, responsabilità e sregolatezza, rughe di pensiero ed espressioni di inconsapevolezza. È dentro lo sguardo che si scontrano da un lato il bisogno di un altro volto, fatto di carne e di sguardi, che possa incrociarlo, comprenderlo o “salvarlo”. Pensiamo allo sgurado di un bambino di Gaza o di una bambina ucraina che vive con terrore i bombardamenti dei luoghi in cui abita.
Viaggiare e pensare
Il viaggio in generale (ma anche il camminare) è metafora potente del pensare. Almeno per me.
Metaversi per viaggiare? No grazie!
DAD, Smartworking, social, metaversi vari, zoom, videogiochi, WhatsApp e Instagram, tutti mondi virtuali che nel periodo della pandemia, oggi della guerra, sono diventati più reali di quanto non lo siano sempre stati. Grazie al Coronavirus, virtuale è diventato anche il viaggio, con grande sofferenza per tutti coloro, come me, che viaggiare lo hanno sempre fatto. Moltissimo per lavoro ma soprattutto per il piacere del viaggiare in sé. Perché per il viaggiatore più della destinazione o la meta conta il viaggiare, a partire dalle letture (In Patagonia, Le vie dei Canti, Terra del fuoco, Capo Horn, ecc.) che lo anticipano, dalla pianificazione che lo prepara, dalla compagnia di viaggio che si sceglie, dalle emozioni che sempre emergono dagli incontri (persone, paesaggi, animali, montagne, città, ecc.) che viaggiando si fanno. Poi si arriva anche a destinazione!
In viaggio alla ricerca di autenticità
Alcuni giorni di trekking nel deserto del Sahara mi hanno messo a confronto con realtà umane lontane anni luce dalle nostre. Ne è nata una breve riflessione sull’autenticità. Su quanto essa sia vissuta e raccontata nella nostra era tecnologica nella quale prevale l’individualismo a scapito dei vincoli collettivi. Vincoli, legami, esperienze ben presenti in realtà dove non manca lo smartphone ma prevalgono ruoli sociali riconosciuti, sincerità, norme condivise e sentimenti di comunità.
La dimensione negoziale
In questo articolo mi limiterò a cercare di definire, nel modo più semplice e chiaro possibile, l’essenza della “dimensione negoziale”. È un aspetto fondamentale, perché l’esperienza di molti anni di formazione in questo campo mi ha insegnato che anche le migliori tecniche, strategie e competenze, possono fallire in assenza di una piena consapevolezza riguardo al “senso” della dimensione negoziale.
Alcune parole per il 2024
Considerando il 2023 un anno nefasto, avevo deciso di non cimentarmi negli usuali auguri di fine anno. Poi però hanno prevalso la gentilezza e la generosità, oltre alla voglia di continuare a fare il grillo parlante che è in me. La gentilezza è rivolta a tutti, ma in particolare a coloro che continuano a leggermi e forse a trovare interessanti gli spunti che offro in queste attività su Linkedin. Un grazie particolare va a chi interagisce fornendo un feedback. Un grazie anche a coloro che, pur sempre tentati, non si cancellano dalla mia newsletter, magari in attesa di qualcosa di meglio che forse non arriva mai.