Conoscenza
Il cannocchiale e il sigillo: quando la Scienza divenne autorità
Oltre il "lo dice la scienza": ritrovare il pensiero critico nell'era dell'autorità indiscussa
Le Idee sono pietre rotolanti. L'AI rischia di ucciderle prima che possano iniziare la corsa
Le intuizioni abbozzate, le ipotesi ancora mal formulate rotolano fra le menti di altri uomini e provocano scintille cognitive che alimentano le fiamme della creatività altrui.
Nessuno è libero, a Omelas
A partire dal racconto di Ursula K. Le Guin, il pezzo indaga la struttura del sapere nei sistemi contemporanei: sappiamo da dove vengono i nostri dispositivi elettronici e i nostri indumenti a basso costo, sappiamo chi ne paga il prezzo con il proprio corpo. Eppure il sapere non modifica la scelta. Attraverso un confronto con il pensiero di Foucault sul potere e la produzione dei discorsi, il pezzo mostra come la consapevolezza possa essere incorporata dal sistema senza intaccarlo, e come la domanda sulla libertà si traduca, alla fine, in una domanda concreta: quanto siamo disposti a pagare ciò da cui dipende la nostra felicità.
La conoscenza di oggi
"Leggere, per come io l'intendo, vuol dire pensare profondamente" (Vittorio Alfieri).
La forza del ricercatore debole
Il ‘ricercatore debole’ è vicino al ‘poeta romantico’. Per entrambi l’idea di un ordine riconducibile a schemi è una costrizione che esclude porzioni troppo grandi del sistema vivente (Whitehead 1925). Per entrambi ciò che conta innanzitutto è l’abduzione, l’incessante riformulazione di ipotesi interpretative, di nuove letture del mondo. Per entrambi il punto di partenza sta nell’affermare il valore della diversità. Per entrambi la sensibilità soggettiva, che si manifesta come scostamento dalla regola, è la principale ricchezza. Per entrambi gli strumenti di osservazione non sono dati a priori, ma sono da scoprire di volta in volta a seconda della situazione, strettamente legati all’oggetto di indagine. Entrambi sono disposti a lasciarsi sorprendere. Entrambi accettano e tentano di comprendere il mistero, il segreto, l’occulto, il crimine.
La poesia come officina della saggezza?
La rottura cartesiana ha spaccato il tessuto della nostra conoscenza, separando la mente dal corpo, lo spirito dalla materia. Sulla sua scia, la natura è diventata un'estensione muta, misurabile ma senza voce, e l'io un osservatore tamponato, sovrano ma estraniato. Il mondo non si rivolgeva più a noi; Significa ritirato dietro la calcolatrice.
Si può ancora parlare?
I rapporti fra gli individui sono diventati così schermati che ogni virgola fuori posto può essere percepita come un attacco distruttivo all’imperante ego di ciascuno. Il commento, la critica, il giudizio (quelli motivati, costruttivi, competenti) non hanno più diritto di cittadinanza perché vengono immediatamente percepiti come aggressioni, pregiudizi, distruzioni. Di fatto in tanti hanno talmente abolito il pensiero che non sanno più distinguere, appunto, tra un giudizio benevolo e una cattiveria. Si è proprio eliminata la capacità di giudizio.
E’ ancora possibile capirsi?
L’infrastruttura che ha guidato tutti i processi storici e sociologici è sempre stata il linguaggio; in questo senso, il linguaggio non è stato solo uno strumento, ma l’architettura attraverso cui si sono costituiti identità, istituzioni, forme di legittimazione del potere ma, soprattutto, narrazioni collettive.
Sette modi di pensare al pensiero: una riflessione filosofica ed epistemologica
L’arte di pensare è una delle caratteristiche più distintive dell’essere umano, ma al tempo stesso una delle più complesse. Riflettere sul pensiero significa affrontare una duplice sfida: capire come formuliamo idee, decisioni e strategie, e comprendere i limiti e le distorsioni insite nel nostro modo di ragionare. Questo articolo, ispirato sia alla pratica manageriale sia alla tradizione filosofica, esplora sette elementi fondamentali del pensiero, connettendoli a riflessioni epistemologiche e filosofiche di ampia portata.
L'ignoranza come sapienza: riflessioni sull'arte di non sapere nel governo dei progetti
Esiste un paradosso al cuore dell'esperienza manageriale contemporanea che merita una riflessione più profonda di quella che solitamente gli riserviamo. Osservo da anni, nelle sale riunioni e nei corridoi delle aziende dove si decidono le sorti dei progetti, un fenomeno curioso: più informazioni accumuliamo, più sembriamo perdere la capacità di comprendere. Più strumenti di misurazione raffiniamo, più ci allontaniamo dalla sostanza di ciò che dovremmo misurare. Non si tratta della banale osservazione che "troppa informazione confonde" — questa sarebbe una critica superficiale che non coglie la natura più sottile del fenomeno. Si tratta piuttosto di riconoscere che l'ignoranza, in molti contesti organizzativi, non è un accidente ma una costruzione deliberata, una forma di sapienza mascherata che permette al sistema di funzionare secondo logiche che altrimenti entrerebbero in crisi.