L’illusione della proprietà digitale e la costruzione condivisa del sapere

La crescita della subscription economy ha cambiato il nostro rapporto con libri, musica e film: non li possediamo più, li noleggiamo. Un ebook su Kindle può sparire da un giorno all’altro, una serie scomparire da Netflix, una canzone venire rimossa da Spotify. Dietro l’apparenza dell’acquisto si cela un accesso temporaneo, fragile, soggetto a condizioni che non controlliamo. In questo contesto, Stultifera Navis propone un modello diverso: ogni articolo, affiancato da un libro suggerito nella Stultifera Biblio, diventa un pezzo unico che autore e lettore costruiscono insieme. Non un consumo rapido, ma un possesso che dura nel tempo e diventa parte della nostra identità.

Leggete Giacomo Debenedetti. L'autore non e' morto, non c'e' testo senza autore

Nel 1967 Barthes pubblica 'La mort de l'auteur' (“l'autore è morto”; “La nascita del lettore deve essere pagata con la morte dell'autore”. E Derrida pubblica 'De la grammatologie' (“non c'è niente al di fuori del testo”) . In quello stesso anno moriva Giacomo Debenedetti. Da quarant'anni -a partire dal saggio che, ventiquattrenne, nel 1925, dedicò a Proust- aveva indagato sul romanzo. Nel 1965 il suo pensiero trova sintesi nella sua “commemorazione provvisoria del personaggio-uomo”. Debenedetti mostra come l'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. L'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. Proprio da questa autoanalisi nasce la proposta rivolta al lettore, il patto tra autore e lettore. Debenedetti ci invita ad osservare come in ogni pagina, in ogni parola di Proust, Joyce, Kafka, l'autore è sempre presente. Ed in ogni pagina in ogni parola, aggiunge Debenedetti, l'autore ci dice: “si tratta anche di te”.

L’oggetto marginale come soglia epistemica

Ciò che appare marginale non è mai solo periferia: l’oggetto marginale diventa soglia epistemica quando l’osservatore assume la responsabilità di accoglierlo, trasformando ciò che era trascurato in nodo critico di riflessione, stimolo per il pensiero critico e apertura a nuovi orizzonti di conoscenza.

L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti

Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.

Quel che resta dell'ozio. Riflessioni sul vuoto che non riusciamo più a abitare.

Tra gite pianificate, selfie obbligatori e checklist di vacanza sempre aggiornate, sembra che il tempo non ci appartenga più. Ogni momento è già assegnato a un’attività, ogni pausa è una piccola performance da documentare. Ma se occupiamo tutto lo spazio con il fare, che spazio resta davvero per il pensiero, per quell’ozio che non produce nulla se non la possibilità di pensare?

Ontologie insorgenti. Città, codice e complessità oltre l’ordine moderno

Viviamo in un’epoca in cui l’ontologia – la domanda su ciò che esiste e conta – non è più dominio esclusivo della metafisica. Grazie a reti comunitarie, tecnologie accessibili e pratiche urbane distribuite, emergono nuovi modi di fare mondo. Ispirandosi alle riflessioni di John D. Barrow, questo articolo esplora il principio antropico come chiave per leggere non solo l’universo, ma anche città, codici e sistemi di governance. Le “leggi” che regolano l’esistenza non sono scoperte una volta per tutte, ma negoziate collettivamente, situate nei contesti. L’ontologia diventa un gesto progettuale: codificare condizioni di esistenza, proporre costanti locali, generare realtà vivibili. In questo senso, fare ontologia è oggi un atto radicale, creativo, profondamente politico.

Sei di cattivo umore? Colpa del social network!

Si frequenta il social network per passatempo, divertimento, voglia di socializzare e organizzare incontri e appuntamenti, per mantenere vivi contatti e forti le relazioni, per scambiarsi foto, commenti, testi ma anche nuove solitudini e sensazioni di malessere. A dirlo è una ricerca che associa il malumore di molti alla frequentazione di ambienti online come Facebook.

Furti di VIP e salvezza artificiale: chi ci crede davvero?

Un parallelo tra i furti improbabili ai danni di VIP in cerca di visibilità — come bagagli di lusso con gioielli e diamanti spariti sul treno oppure orologi da 200.000 euro persi dopo le vacanze — e le narrazioni utopistiche sull’intelligenza artificiale “benevola” che distribuirà ricchezza in modo equo. Entrambi i casi condividono lo stesso difetto: la sospensione del senso critico e l’accettazione di storie troppo perfette per essere vere. Con riferimenti ai lavori di Cathy O’Neil, Kate Crawford e Shoshana Zuboff, il testo invita a verificare, chiedere prove e diffidare delle narrazioni che promettono equità senza fornire basi concrete.

Il dazio è tratto

Prima di iniziare una premessa e una rassicurazione. La premessa necessaria è che ciò che state leggendo null’altro è che un divertissement estivo, la cui origine è da ricercare unicamente nella ferma calura di un assonnato pomeriggio d’estate e il cui scopo è soltanto quello di saggiare se e come un pensiero rilassato, lieve, tendenzialmente sbadato, forse un po’ annoiato, diremmo quasi spiaggiato - insomma quella tipologia di pensiero che promana dalla tipica postura che si assume quando si sonnecchia comodamente sotto l’ombrellone o dondolandosi amabilmente su una amaca - possa essere in grado di contenere (più per un fatto casuale che causale) anche qualche spunto interessante.

Lasciate ogni competenza voi che entrate

In un’epoca in cui la complessità organizzativa paralizza l’azione, il metodo GE Work-Out si impone come strumento radicale e pragmatico per liberare energie e competenze. Nato all’interno di General Electric sotto la spinta di Jack Welch, questo approccio ha dimostrato come si possano abbattere burocrazie, accelerare le decisioni e valorizzare chi lavora “sul campo”. Il libro *The GE Work-Out*, scritto da tre dei suoi ideatori, racconta l’esperienza concreta di un cambiamento guidato dal basso, dove le persone propongono soluzioni e i manager decidono sul momento. Un modello ancora attuale per chi vuole rimettere al centro il sapere operativo e trasformare l’organizzazione in un organismo capace di agire, non solo di pianificare.

Comandavo server in California, ma mangiavo riso a Milano

Couffignal non sviluppa un sistema teorico esplicito sull’informalità del pensiero, ma nel suo Les machines à penser mostra grande cautela: non riduce il pensiero umano al solo calcolo logico e ammette che le macchine possono “simulare” solo una parte delle funzioni cognitive, e in modo comunque condizionato dalla struttura e finalità del progettista. Scrive infatti che una macchina è un instrument mental, ma non un être pensant. E insiste sul fatto che ogni automa è costruito secondo finalità umane: il pensiero, in quanto tale, non è imitabile integralmente. Quindi sì, il tuo passaggio è fedele allo spirito del testo, anche se andrebbe temperato per non proiettare troppo sul Couffignal del 1952 concetti sviluppati pienamente solo decenni dopo

I pani, i pesci e i manifestanti - Fenomenologia della politica in piazza (in Italia)

Qualche settimana fa, in viaggio, ascoltavo alla radio un interessante servizio sulle primarie americane: si parlava dell'affermazione dell'outsider Bernie Sanders nello stato del New Hampshire, e se ne sottolineava l'inusuale partecipazione popolare ai suoi raduni elettorali. Il tempo di accendere al tablet, alla prima area di servizio, e trovo le immagini di una sua uscita pubblica di particolare successo, in questo stadio di Los Angeles, qualche mese prima. Il dato sull'afflusso: 27.500 persone. Un grande successo, per Sanders e per tutti gli osservatori americani. Se giudicato con le misure italiane, sarebbe invece un flop.

Ingegneria sociale: studio dei comportamenti individuali alla ricerca di vulnerabilità umane

Parliamo di sicurezza informatica e di nuove tecniche finalizzate a carpire informazioni da usare per pratiche illegali e criminali. Sono descritte come tecniche di ingegneria sociale (social engineering) perché si basano sullo studio dei comportamenti individuali online alla ricerca (footprinting) di dati, informazioni e potenziali vulnerabilità per poi sferrare l’attacco. Sono tecniche cresciute in parallelo con il rafforzamento dei sistemi informatici e del software che rendono sempre più complicati un attacco informatico. L’essere umano presenta al contrario molte debolezze che possono essere sfruttate da un ingegnere sociale a proprio vantaggio.

Intelligence offensiva: il metodo, non il mito

Ci sono libri che si leggono per svago e libri che si consultano per necessità. Poi ci sono quelli che si comprano per curiosità, e finiscono per lasciare un segno inatteso. Le Renseignement Offensif di Philippe Dylewski rientra in quest’ultima categoria. Non è una raccolta di aneddoti da spionaggio né un manuale scritto per specialisti. È un compendio di tecniche, strumenti e mentalità per cercare, verificare e usare informazioni in modo strategico. Non mi occupo più di OSINT dai tempi del mio congedo dall’Aeronautica Militare, ma il tema continua ad affascinarmi per la precisione metodologica che richiede. In Italia ho potuto conoscere e imparare da Giovanni Nacci, amico e ufficiale in congedo anche lui (Marina Militare), oggi il principale punto di riferimento in Italia per quanto riguarda la divulgazione sull’OSINT: capace di parlare a professionisti e pubblico generalista con lo stesso rigore che contraddistingue chi ha indossato una divisa.