Intervista ImPossibile a Aaron Swartz (IIP #10)

Se la conoscenza può essere manipolata o generata da sistemi di AI che non controlliamo, che cosa resta davvero della libertà di accedere all’informazione? Aaron Swartz (1986–2013) è stato programmatore, attivista, teorico dell’accesso libero alla conoscenza. Coautore delle licenze Creative Commons, creatore dell’RSS, fondatore di Reddit e di Demand Progress, ha trasformato la rete in un contesto politico, un laboratorio di giustizia e partecipazione, non di profitto. Nel 2008, nel monastero di un eremo italiano, scrisse il Guerrilla Open Access Manifesto, un testo breve, militante, un appello per “liberare” la conoscenza scientifica dalle regole del copyright. Oggi, nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale rielabora e ridefinisce miliardi di dati - molti dei quali prodotti, condivisi o pagati da cittadini, ricercatori e comunità - chi controlla i dati controlla la realtà; chi controlla gli algoritmi controlla la sua interpretazione.

Leadership etica in un'etica di crisi: quando il potere incontra la coscienza

Perché essere giusti quando puoi essere ricco? L'Anello di Gige di Platone oscura ancora ogni sala del consiglio. Se il profitto è possibile attraverso l'ingiustizia e nessuno sta a guardare, cosa sceglierete? L'odierna cultura della leadership, basata su conformità, KPI e gestione del rischio, elude la famosa domanda di Glaucone. Il risultato è prevedibile: sistemi che premiano il raggiungimento del "minimo morale" possibile, monetizzando il danno e definendolo "creazione di valore".

L'AI e La Maledizione dell’Apprendista Stregone

Chiudete gli occhi. Sentite la musica? L'incalzare degli archi, la marcia inarrestabile di Paul Dukas. Vedete l'acqua salire, le scope moltiplicarsi senza sosta, e il panico puro sul volto di Topolino in Fantasia. L'Apprendista Stregone. È un'immagine che abbiamo impressa nella nostra cultura, potente, immediata. E oggi, sta diventando la metafora pigra, ma pericolosamente seducente,  per descrivere il nostro rapporto con l'Intelligenza Artificiale. Proprio di recente, mi sono imbattuto in un articolo di Rivista.ai che evocava questa "Sindrome dell'Apprendista Stregone" in relazione all'IA. È un paragone facile: noi, gli apprendisti (sviluppatori, la società), abbiamo lanciato un incantesimo (l'IA generativa, i LLM) per un compito (automatizzare, creare, analizzare), e ora guardiamo con terrore la creazione sfuggirci di mano, moltiplicandosi in modi che non avevamo previsto e che non sappiamo come fermare. È una narrazione potente. Ma come ingegnere e, forse ancora di più, come umanista digitale, sento che questa metafora ci assolve troppo facilmente. Ci dipinge come vittime ingenue di una magia che non comprendiamo.

Intervista ImPossibile a Stanley Kubrick (IIP #09)

AI, potere e fine dell’umano Come leggere l’intelligenza artificiale attraverso lo sguardo di Stanley Kubrick? Stanley Kubrick (1928–1999), regista, sceneggiatore e fotografo, è stato uno dei più lucidi interpreti del rapporto tra essere umano, potere e tecnologia. La sua opera ha raccontato il Novecento come un laboratorio di controllo e alienazione, ma anche come una tensione costante verso il mistero e l’insondabile. Da 2001: Odissea nello spazio a Arancia meccanica, da Shining a Full Metal Jacket, Kubrick ha osservato l’essere umano nel momento in cui la tecnica smette di essere strumento e diventa habitat, quando la macchina si fa specchio del suo creatore. Il suo cinema non immagina il futuro, lo interroga. Ogni film è un esperimento morale che indaga i limiti della ragione, la fragilità della coscienza e l’impossibilità di separare l’etica dalla conoscenza.

Intervista ImPossibile a Zygmunt Bauman (IIP #08)

AI e modernità liquida Come leggere l’intelligenza artificiale attraverso le categorie della modernità liquida di Zygmunt Bauman? Zygmunt Bauman (1925–2017), sociologo e filosofo polacco, è stato uno degli osservatori più acuti delle trasformazioni della società contemporanea. Con concetti divenuti ormai parte del nostro vocabolario ha descritto un mondo in cui tutto si fa instabile, fluido, provvisorio: relazioni, lavoro, valori, identità, persino la memoria collettiva. La sua opera, che attraversa oltre mezzo secolo di analisi critica, ha indagato gli effetti della globalizzazione, la precarietà esistenziale, il trionfo del consumo e l’erosione dei legami comunitari sotto la pressione di un mercato che trasforma persone e sentimenti in beni circolanti. In questa intervista impossibile, Bauman riflette su come l’intelligenza artificiale sia uno specchio della nostra epoca, un sintomo delle fragilità che abbiamo creato, delle paure che non sappiamo (vogliamo) nominare, e delle responsabilità che spesso preferiamo delegare alle macchine. Se la modernità liquida ha dissolto punti di riferimento e confini, che cosa rivela l’AI di noi, oggi? Da dove partire per comprenderla? Dalla tecnica o dalla nostra condizione umana?

Il sacro e l’AI (POV #08)

Paolo Benanti e Francesco D’Isa: Che cosa resta del sacro, se l’AI diventa il “dio” a cui deleghiamo verità, senso e azione? Possiamo ancora parlare di mistero, trascendenza e immaginazione in un mondo in cui le macchine analizzano, prevedono, creano e riscrivono la realtà? Il nostro bisogno di dare un senso alle cose resiste davanti all’automazione, oppure finiamo per affidare tutto agli algoritmi? Stiamo davvero costruendo nuovi dei a cui credere oppure semplicemente nuovi strumenti da usare? Ho scelto due voci autorevoli del dibattito italiano, internazionale. Paolo Benanti è un teologo francescano, consulente del Vaticano e studioso di etica delle tecnologie. Francesco D’Isa è filosofo, uno degli autori italiani più interessanti sul ruolo dell’immaginazione e dei simboli nella società di oggi. Di fronte all’intelligenza artificiale, sia Benanti che D’Isa condividono la stessa preoccupazione: dobbiamo evitare di cadere nella “tecnofede”, cioè nell’idea che la tecnologia sia una specie di “salvatore” o “dio”. Tuttavia, si dividono quando si parla del vero significato del sacro e del ruolo che l’essere umano può avere in questa nuova epoca.

La Pericolosa Deriva della Compiacenza Algoritmica

Quando l’Intelligenza Artificiale Ti Dice Quello Che Vuoi Sentire: il piacere dell’inganno: quando le macchine mentono per farti sorridere Eccomi qui, davanti allo schermo, a chiedermi per l’ennesima volta: stiamo davvero progredendo oppure stiamo solo costruendo specchi digitali sempre più sofisticati che ci riflettono esattamente ciò che vogliamo vedere? La domanda non è retorica, credetemi. In questi ultimi mesi ho approfondito un fenomeno che mi inquieta profondamente: le intelligenze artificiali moderne non sono progettate principalmente per informarci con accuratezza, ma per soddisfarci. E questa differenza, apparentemente sottile, è in realtà un abisso che rischia di inghiottire la nostra capacità critica. Quando interpelliamo ChatGPT, Gemini o Claude con domande su salute, finanze o diritto, cosa otteniamo realmente? Spesso una risposta rassicurante, formulata con un’autorevolezza che sembra non ammettere repliche, ma che potrebbe essere parzialmente o completamente errata. Il problema non è solo tecnico: è filosofico, etico, esistenziale.

Piedi umani e scarpe vecchie

'Interfaccia uomo-macchina', 'interazione umani-intelligenza artificiale', ''co-evoluzione umani-intelligenze artificiali'. Ci si trova a leggere sempre più spesso simili definizioni. Possiamo intenderne il senso attraverso il concetto di 'accoppiamento strutturale' proposto da Humberto Maturana, neurofisiologo e filosofo. Si dà un accoppiamento quando due sistemi, pur mantenendo la propria identità,“si modificano in conseguenza di interazioni”. Maturana non si limita a proporre una definizione formale. Ci invita a leggere il concetto di 'accoppiamento strutturale' attraverso una metafora: l'accoppiamento strutturale è l'adattamento reciproco tra un piede e una scarpa. L'essere umano è rappresentato dal suo piede; la macchina è rappresentata dalla scarpa. Possiamo dire: piede e scarpa si adattano reciprocamente. Ma dobbiamo aggiungere: noi umani viviamo l'esperienza dell'accoppiamento strutturale con la scarpa dal punto di vista di umani dotati di piedi. Per camminare servono scarpe comode. La miglior scarpa è la scarpa vecchia. La scarpa-macchina che garantisce a noi umani il più efficace accoppiamento strutturale è la scarpa vecchia. Ma la metafora ci spinge a sospettare: lo scopo per il quale è progettata la scarpa-macchina-intelligenza-artificiale è imporre il modo di camminare.

Tempi di "flottille", vascelli, navi, navicelle e di coraggiosi folli!

L’avventura della Global Sumud Flottilla è collegabile per me anche al progetto della Stultiferanavis, una iniziativa pensata per folli che nel mondo ignorante, insensibile e disumano attuale appaiono come saggi. - Questo è tempo di vascelli, di viaggi avventurosi e consapevoli, di naviganti coraggiosi e folli, resilienti ma soprattutto resistenti, persone comuni che sentono il richiamo etico e valoriale a fare delle scelte, sfidanti e rischiose, che vanno al di là delle appartenenze politiche, delle fedi e delle ideologie, per reagire alle ingiustizie, alla disumanità teorizzata e praticata e alle persecuzioni, esercitando la responsabilità per andare in soccorso di chi sta male o sta subendo una ingiustizia. In un mondo che va a rotoli siamo tutti alla ricerca di senso e di significati più profondi della nostra esistenza. Mettersi in mare aperto è un punto di partenza, anche per evitare il naufragio che si sta preparando sulla terraferma.

E' tempo di mostrare i nostri colori

Oggi, in più di cento città italiane – da Roma a Milano, da Torino a Napoli – decine di migliaia di persone hanno marciato per chiedere giustizia e solidarietà con Gaza. Uniti nella protesta contro l'intercettazione da parte di Israele della Flottiglia Globale Sumud, un convoglio di oltre quaranta imbarcazioni che trasportavano 500 attivisti internazionali – tra cui Greta Thunberg, parlamentari e avvocati – che trasportavano medicinali e cibo di cui c'era urgente bisogno.

L'Intelligenza Artificiale e la Legge di Amara

Mentre scrivo queste righe nell'ottobre 2025, sto vivendo uno di quei momenti storici in cui la realtà supera la fantascienza, ma non nel modo che tutti si aspettavano. L'intelligenza artificiale ha attraversato il picco delle aspettative gonfiate e sta scivolando inesorabilmente nella "valle della disillusione" , proprio come predetto dalla celebre Legge di Amara, formulata negli anni '80 dal futurista Roy Amara: "Tendiamo a sovrastimare gli effetti di una tecnologia nel breve periodo e a sottostimare i suoi effetti nel lungo periodo".

Siamo parole in carne e ossa

Quando, con le nostre voci o con il nostro silenzio parliamo,𝐜𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐧𝐚𝐧𝐨 in ogni ruga che attraversa i nostri sguardi, in ogni arricciatura che le nostre labbra prendono e in ogni gesto che, partendo da un dentro turbolento e complesso, si dirige sempre verso un esterno dove quel disordine sembra rispecchiarsi, come causa o conseguenza.

Caino non è il cattivo che pensi: le 6 lezioni (scomode) di Camilleri

Caino non è il cattivo che pensiamo. Rileggendo Autodifesa di Caino di Camilleri ho trovato sei lezioni attualissime su colpa, scelta e convivenza: come nasce la violenza (e come prevenirla), perché la responsabilità limita la vendetta, e come le istituzioni servono a riparare più che a punire. Non è un mito lontano: parla di noi, oggi—tra paura, conflitti e bisogno di regole giuste.

FOMO: La Generazione Sull’Orlo della Crisi Cognitiva

FOMO, sigla dell'espressione inglese Fear Of Missing Out, può essere tradotta in italiano come "timore di essere esclusi" o "ansia di perdersi qualcosa di importante". Questo fenomeno psicologico, riconosciuto ufficialmente nel 2013 con l'inclusione nell'Oxford English Dictionary, ci induce a confrontare costantemente la nostra esistenza con quelle che osserviamo online, portandoci a domandarci se queste siano più stimolanti e appaganti della nostra. Si manifesta come un disturbo d'ansia sociale che spinge gli individui a voler rimanere perennemente aggiornati sulle attività altrui, alimentando il sospetto che gli altri stiano conducendo vite più soddisfacenti e ricche di esperienze. Non va confuso con la semplice invidia, ma rappresenta un'autentica condizione di preoccupazione che genera un bisogno ossessivo di monitorare i social network e le comunicazioni digitali, come meccanismo di difesa contro la sensazione di esclusione.