La letteratura come frontiera aperta
Pubblicato il 15/07/26
Io non ho mai avuto paura della morte
Il testo è la trascrizione il più possibile fedele della registrazione dell’intervista che feci a Bolaño alla Fiera del Libro di Torino nel maggio del 2003, pochi mesi prima che morisse. La registrazione fu effettuata nello stand della casa editrice Sellerio, e in qualche punto i rumori di fondo, l’abbassamento di voce o le interruzioni rendono incomprensibili alcune parole o brevi frasi. In questi casi, molto a malincuore, mi sono dovuto arrendere e sono stato costretto a operare qualche taglio. Una versione parziale dell’intervista, un po’ frettolosa per esigenze dei tempi di pubblicazione e ridotta per motivi di spazio, è apparsa sul n. 44 della rivista Pulp libri (con un’aggiunta successiva, nel 2007) e poi sul sito online dell’Archivio Bolaño.
Un certo tipo di letteratura
Ognuno può essere, produttore e consumatore. Non solo di beni e di merci. Ma di conoscenza. Ognuno può essere docente e discente, autore e lettore. Ognuno, ora, può essere autore del suo testo. La tecnologia oggi accessibile può essere veramente intesa come poiesis –modo di produrre, creare. Anziché legittimare il ruolo di chi pone vincoli, libera dal vincolo. Il testo vive senza bisogno di una organizzazione previa. All’origine sta un disordinato, ridondante e rumoroso affastellamento di conoscenze. Pensiamo a quella gran ‘base dati’ che è il Web. A partire da questa ‘base dati’ la persona, ogni persona, autore-lettore, potrà di volta in volta costruire nuovi e ricchi e sempre diversi percorsi di senso. Aggiungendo, interpolando, modificando materiali preesistenti, così come già faceva, con tecnologie ben più povere, il giullare, l’‘anonimo cantore’.
Il racconto che salva. Diagnosi, volontà e psicopatografia alla VI Lezione Pirella
Lunedì 20 aprile sarò ad Arezzo, nella Sala dei Grandi del Campus del Pionta, per la sesta Lezione Pirella. Ci sarò come sono andato le volte precedenti: in una veste difficile da definire con precisione. Non sono uno studioso di psichiatria. Sono il figlio di Agostino Pirella, e ho donato il suo archivio e la sua biblioteca all'Università di Siena. Ogni volta che entro in quella sala sento il peso — e il privilegio — di un gesto che ho compiuto qualche anno fa: consegnare mio padre al mondo. Farne patrimonio comune. Storicizzarlo, nel senso migliore del termine.
Letteratura e linguaggio sulle spalle di Blanchot
Senza la pretesa di fornire risposte definitive, quanto piuttosto offrire spunti di riflessione a chi avrà la bontà di leggere questo articolo, provo a rispondere a quelle domande, partendo dalla visione di Maurice Blanchot, autore francese a me molto familiare. Se lo faccio è perché da una parte le conclusioni a cui giunge lo scrittore francese ovvero ad un’idea anonima, impersonale e neutra della letteratura e della scrittura mi ricordano tantissimo il livello del linguaggio odierno su ogni tipo di media (giornali, social, tv, libri); dall’altra perché come si leggerà alla fine di questo articolo, c’è una dimensione di alterità nella letteratura per la quale mi pongo da tempo la seguente domanda, circa le mie opere letterarie (poesia e prosa): chi mi legge?
La sintassi del cuore: quando l’emozione del lettore crea la trama del romanzo
The Syntax of the Heart: When the Reader’s Emotion Creates the Narrative Plot of the Novel In alcune forme di narrativa modernista, quali "A Portrait of the Artist as a Young Man" di James Joyce, le emozioni non costituiscono soltanto un elemento contenutistico del testo, ma assumono una funzione sintattica, agendo come connettivi cognitivi e affettivi che collegano scene distanti e contribuiscono alla costruzione della trama. In certain forms of modernist fiction, such as James Joyce’s "A Portrait of the Artist as a Young Man", emotions are not merely a component of narrative content but take on a syntactic function, operating as cognitive and affective connectors that link distant scenes and contribute to the construction of the plot.