Sono regista di documentari e cortometraggi, con una formazione in architettura. Dopo la laurea, ho intrapreso un percorso professionale nell’ambito della comunicazione sociale, ideando e coordinando campagne rivolte in particolare ai giovani. Un momento decisivo per la mia crescita professionale è stato il Summit del G8 a Genova nel 2001. In quell’occasione ho preso parte all’organizzazione del Genoa Social Forum, per poi assumere il ruolo di consulente tecnico nell’analisi di materiali audiovisivi utilizzati in ambito giudiziario, relativi ai fatti di quei giorni. Da quell’esperienza è nata la mia passione per il documentario, che mi ha portato a realizzare lavori come Janua (2010), Black Block e La Provvista (2011), fino ai più recenti La Scelta (2022) e Persone (2024). Inoltre, ho collaborato con diverse testate giornalistiche, tra cui Internazionale, contribuendo alla scrittura del podcast Limoni.

Mente, coscienza e il limite dell’AI (POV #16)

Andy Clark vs Federico Faggin: le differenze tra umano e artificiale Che cos’è la mente? Un insieme di processi che coinvolgono cervello, corpo e ambiente, oppure qualcosa di più profondo che nessuna macchina potrà mai riprodurre? L’intelligenza artificiale è un partner evolutivo, capace di ampliare le nostre capacità cognitive, o resta un sistema privo di comprensione autentica? Che cosa distingue davvero l’essere umano da una macchina intelligente?

Intervista ImPossibile a Roland Barthes (IIP #16)

L’autore è morto Roland Barthes è noto per aver insegnato a generazioni di lettori a diffidare di ciò che appare naturale. Il suo lavoro consisteva nello smontare i dispositivi che producono consenso. Barthes ha mostrato come il linguaggio racconta il mondo, ma allo stesso tempo lo organizza e lo semplifica spesso al prezzo di cancellarne i conflitti.

Intelligenza animale, umana e artificiale (POV #17)

Frans de Waal e Yann LeCun: il mito dell’intelligenza umana come misura di tutte le cose. L’intelligenza non è più un’esclusiva dell’essere umano. Negli ultimi decenni, gli studi sull’etologia e l’intelligenza artificiale hanno minato l’antico confine tra istinto e ragione. Ma se gli animali pensano, e le macchine imparano, cosa resta dell’umano?

Intervista ImPossibile a Gregory Bateson (IIP #17)

Mente, natura e connessioni dell’AI Antropologo, biologo, cibernetico e filosofo del pensiero sistemico, Gregory Bateson (1904–1980) ha dedicato la sua opera a smontare la separazione tra mente e natura. Contro l’idea di una mente rinchiusa nel cervello o riducibile a un meccanismo logico, Bateson concepiva la mente come un sistema vivo di relazioni, diffuso nei circuiti che collegano organismi, ambienti, linguaggi e culture. Il suo obiettivo dichiarato era infatti «costruire un quadro di come il mondo è collegato nei suoi aspetti mentali», mostrando che il pensiero non è mai isolabile dal contesto in cui prende forma.

Intervista ImPossibile a Socrate (IIP #18)

Conosci te stesso Socrate (ca. 470–399 a.C.) è considerato uno dei padri della filosofia occidentale. Non ha lasciato alcuno scritt, una scelta deliberata, che già dice molto del suo pensiero. La sua voce ci arriva attraverso i dialoghi di Platone e le testimonianze di Senofonte, ma soprattutto attraverso un metodo, più che attraverso un sistema di idee. Socrate non trasmette dottrine, ma interroga, costringe a riflettere.

Coscienza, mente e intelligenza artificiale (POV #19)

Riccardo Manzotti e David Chalmers: due teorie per capire l’umano e il post-umano Che cos’è la coscienza? È un’illusione generata da complessi calcoli neuronali o l’essenza stessa del mondo che percepiamo? Dove finisce la mente e inizia il mondo? La nostra esperienza è tutta “dentro” il cervello o si estende fuori di noi? Possiamo costruire una macchina cosciente? E, se sì, quali responsabilità morali ed etiche comporterebbe l’avvento di un’IA consapevole? Nel dibattito contemporaneo sulla coscienza si distinguono due autori originali, il filosofo australiano David Chalmers, noto per aver formulato il celebre “problema difficile” della coscienza, e il filosofo italiano Riccardo Manzotti, che propone una ridefinizione radicale del rapporto tra mente, corpo e mondo. Entrambi mettono in discussione l’eredità classica del dualismo mente-corpo, ma lo fanno spingendo il pensiero in direzioni opposte, da un lato interrogando i limiti esplicativi della scienza contemporanea, dall’altro smontando alla radice l’idea stessa di una mente separata dalla realtà che esperisce.

Intervista ImPossibile a Daniel Dennet (IIP #19)

Perché le macchine non avranno mai un io (per ora) Daniel C. Dennett (1942–2024) è stato un filosofo della mente e scienziato cognitivo statunitense, noto per le sue teorie innovative su coscienza e intelligenza. Professore alla Tufts University e allievo di Gilbert Ryle, Dennett ha contribuito a traghettare la filosofia anglo-americana verso una maggiore collaborazione con le scienze cognitive ed evolutive. Dennett ha sfidato idee tradizionali come i qualia e il dualismo cartesiano, sostenendo che la mente e la coscienza siano fenomeni naturali emergenti da processi fisici ed evolutivi. Celebre anche per il concetto di “meme” applicato alla trasmissione culturale, Dennett ha proposto una visione darwiniana della cultura e persino del libero arbitrio. Scettico verso l’idea di una AI forte pienamente cosciente, ha spesso sostenuto che le attuali macchine “pensanti” simulino l’intelligenza senza veramente comprendere, una forma di “competenza senza comprensione”, come l’ha definita. In questa “Intervista Impossibile”, con la sua arguzia provocatoria, Dennett commenta gli ultimi sviluppi dell’intelligenza artificiale, i rischi percepiti, e le connessioni tra le menti artificiali e la coscienza umana.

Chi governa l’economia AI? (POV #20)

Yanis Varoufakivs e Mariana Mazzucato: tecno-feudalesimo vs Stato imprenditore. Quale sarà l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla nostra democrazia? Chi deve governare l’AI, lo Stato o il mercato? In questo articolo di POV sono a confronto le visioni di due importanti economisti contemporanei che si occupano in particolare degli aspetti di politica, economia e democrazia. Yanis Varoufakis interpreta l’AI come parte di una transizione verso un “tecno-feudalesimo”, dove pochi soggetti digitali esercitano un potere extra-statale, estraendo valore e sottraendolo alla sfera democratica. Mariana Mazzucato, al contrario, individua nello Stato l’unico soggetto in grado di orientare l’innovazione tecnologica attraverso missioni pubbliche, affinché i risultati dell’AI siano condivisi e messi al servizio del bene comune. Due approcci diversi - uno più conflittuale e orientato alla redistribuzione dal basso, l’altro più istituzionale e centrato sulla progettazione collettiva - che ci costringono a ripensare i fondamenti della democrazia economica nell’era algoritmica.

Abbiamo paura di Trump?

Al margine del World Economic Forum, Trump ha lanciato il suo "Board of Peace", un club internazionale alternativo all'ONU. Vi aderiscono diversi paesi arabi (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania Turchia, Indonesia, Qatar e Pakistan), insieme a Israele, Marocco, Bahrein, Ungheria, Armenia, Azerbaijan, Kazakhstan, Argentina e Bielorussia . L'Ungheria ha rotto il fronte europeo, mentre l’Italia si è detta "interessata". Sempre a Davos Jared Kushner ha poi presentato il "Master Plan" per Gaza: sicurezza, smilitarizzazione e un'economia "made in USA" fondata su turismo, trasporti ed energia. "Non c’è un piano B", ha detto, attribuendo ad Hamas la responsabilità di ogni possibile fallimento.

ICE: la costruzione del nemico interno

Negli Stati Uniti è in atto una mutazione dello Stato in senso apertamente autoritario, in cui un’agenzia amministrativa viene riconfigurata come forza di occupazione interna. L’Immigration and Customs Enforcement - ICE - non è più un apparato di controllo delle frontiere, ma è diventata un dispositivo di violenza politica, un laboratorio di guerra civile preventiva.

Intervista ImPossibile a Andrei Tarkovskij (IIP #20)

L’anima e la memoria artificiale Nei film di Andrej Tarkovskij la tecnologia non è mai una illusione di progresso, ma una prova per l’essere umano. In Solaris la scienza riporta in vita i ricordi più dolorosi, in Stalker un luogo misterioso fa emergere i desideri nascosti, in Lo specchio il passato ritorna come esperienza personale e in Nostalghia la memoria diventa bisogno di radici e di casa. Per Tarkovskij il tempo è qualcosa che incide sulle nostre vite e che lascia tracce. Il cinema serve a fermare il tempo e a renderlo percepibile. Oggi l’intelligenza artificiale produce immagini e testi e conserva grandi quantità di dati, ma la memoria umana non funziona come un archivio. Ricordare non vuol dire solo conservare, ma dare un significato al passato e viverlo dentro di sé.

Il regime democratico

A Minneapolis, dove migliaia di cittadini protestano contro le politiche migratorie e la militarizzazione interna, due cittadini americani bianchi sono stati uccisi da agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), prima Renée Good il 7 gennaio, poi Alex Jeffrey Pretti il 24 gennaio, un infermiere di terapia intensiva partecipante alle manifestazioni, colpito mortalmente nonostante i filmati mostrino che stava solo registrando gli agenti e cercando di proteggere due manifestanti.

Il potere invisibile dell’AI (POV #21)

Shoshana Zuboff e Evgeny Morozov: L’AI è una nuova fase del capitalismo o un modo per trasformare decisioni politiche in soluzioni tecniche? Quando parliamo di intelligenza artificiale, raramente ci limitiamo a parlare di una tecnologia. Dietro l’AI si muovono questioni che riguardano l’economia, il potere, i modelli di società che stiamo costruendo. L’AI può essere letta come il motore di una nuova fase del capitalismo, fondata sull’estrazione dei dati e sulla previsione dei comportamenti futuri. Ma può anche essere interpretata come il prodotto di una narrazione che trasforma temi politici in problemi tecnici e conflitti sociali in questioni di efficienza. Shoshana Zuboff ed Evgeny Morozov rappresentano due tra le voci più autorevoli di questa critica. La prima analizza l’AI come infrastruttura economica del capitalismo della sorveglianza, un sistema che monetizza l’esperienza umana convertendola in informazione predittiva. Il secondo la interpreta come espressione di un’ideologia tecnologica che promette soluzioni automatiche e, così facendo, sottrae le scelte collettive al dibattito democratico. Il loro confronto non riguarda soltanto il funzionamento degli algoritmi, ma il modo in cui il digitale sta ridefinendo il potere nel XXI secolo.

Intervista ImPossibile a Jean-Michel Basquiat (IIP #21)

Segno, Simbolo, Sintassi e l’AI Un dialogo immaginario su come l’esperienza di Jean-Michel Basquiat - la sua grammatica visiva fatta di parole e simboli - possa offrire un’occasione per ripensare criticamente le questioni contemporanee legate all’intelligenza artificiale. Questa intervista impossibile problematizza l’AI come spazio di senso che si confronta con categorie profonde e politiche quali l’identità, il potere, il linguaggio e la marginalità. È un confronto tra due modi di produrre significato, la pittura che nasce dall’esperienza vissuta e dai conflitti sociali, e i sistemi computazionali che apprendono da dati preesistenti. Basquiat emerse dalla scena dei graffiti di New York negli anni ’70, prima sotto il nome di SAMO, poi come uno dei principali esponenti del neoespressionismo internazionale. In meno di un decennio, trasformò la pittura attraverso un repertorio visivo fatto di testo, segni ruvidi, simboli e un uso iperattivo di parole e numeri che non separano immagine da linguaggio ma li intrecciano come vettori di critica sociale e storica. L’opera di Basquiat ruota attorno a contraddizioni e dicotomie - ad esempio potere/oppresso, razza/classe, esperienza interna/esterna - che mettono in discussione la gerarchia dei segni nel discorso culturale e invitano a leggere l’AI non solo come strumento, ma come dispositivo che riconfigura le gerarchie interpretative stesse.

Genova, 25 anni dopo: la democrazia sotto processo

Enrico Zucca, Procuratore Generale presso il Tribunale di Genova, ricorda i 25 anni dai tragici eventi del 2001 all’inaugurazione dell’anno giudiziario. C’è un legame tra quello che è successo al G8 di Genova e le scelte politiche di questo Governo. In entrambi i casi, è in gioco la democrazia. Allora la crisi si è vista nelle strade e nelle caserme, oggi si vede nelle riforme e nelle decisioni dell’attuale maggioranza. Cambiano i luoghi, ma la questione resta la medesima, chi controlla il potere quando il potere non vuole essere controllato?

Democrazia algoritmica (POV #22)

Jaron Lanier e Cathy O’Neil: Gli algoritmi possono essere compatibili con la democrazia, oppure la loro logica economica e tecnica la sta lentamente svuotando dall’interno? Viviamo immersi nei dati, ma comprendiamo sempre meno i dispositivi che li trasformano in decisioni. Che cosa accade quando scelte politiche, economiche e sociali vengono delegate a modelli matematici? Gli algoritmi promettono efficienza, oggettività, razionalità. Ma chi li progetta? Chi li governa? Chi ne subisce gli effetti? La cosiddetta “democrazia algoritmica” si presenta così come una forma di governo senza elezioni né dibattito pubblico, un potere incorporato nei sistemi che regolano l’accesso al credito, la selezione del lavoro, la circolazione delle informazioni, le pratiche di sicurezza e sorveglianza. Non è una nuova istituzione, ma un’infrastruttura decisionale che agisce sotto la soglia della visibilità politica.

Intervista ImPossibile a Bruno Latour (IIP #22)

L’intelligenza artificiale non pensa, governa. Bruno Latour ci ha insegnato che la modernità si è costruita su una finzione utile, quella di separare natura e società, scienza e politica, fatti e valori. Una finzione che ha permesso di presentare molte scelte come “neutrali” o “oggettive”, quando in realtà erano già politiche, ma non dichiarate. Oggi l’AI rende questa finzione più fragile perché mostra in modo chiaro ciò che era già presente, ovvero regole nascoste dentro ai sistemi, criteri che decidono al posto nostro, forme di potere esercitate attraverso dispositivi tecnici, senza responsabilità visibile. In questa intervista impossibile, Latour non risponde alla domanda “che cos’è l’intelligenza artificiale?”, ma a “chi sta davvero agendo quando è una macchina a filtrare le informazioni, assegnare punteggi, classificare persone?” “Chi se ne assume la responsabilità?”

Intelligenza artificiale, società e politica (POV #23)

Kate Crawfor e Yann LeCun: che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? È una forma di intelligenza autonoma o, più semplicemente, un insieme di strumenti costruiti dall’essere umano per analizzare dati, fare previsioni e prendere decisioni? E, in questo scenario, chi detiene il potere, poche grandi aziende tecnologiche e governi, oppure una pluralità di soggetti in grado di orientarne lo sviluppo e l’uso? Affidare scelte a sistemi automatici impone di confrontarsi su questioni concrete. Come vengono tutelati i diritti delle persone, chi è responsabile quando un algoritmo produce errori o discriminazioni, e quali regole dovrebbero governare questi processi? Inoltre, in che modo l’intelligenza artificiale sta già trasformando il lavoro, l’organizzazione sociale e le istituzioni democratiche? Questo articolo affronta questi interrogativi attraverso alcuni temi, mettendo a confronto due figure autori centrali del dibattito contemporaneo sull’AI. Da un lato Kate Crawford, ricercatrice e studiosa dei rapporti tra intelligenza artificiale, potere e disuguaglianze sociali, nota per la sua analisi critica delle infrastrutture tecnologiche e dei loro impatti politici. Dall’altro Yann LeCun, informatico e pioniere del deep learning, tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnico dell’AI e sostenitore di una visione più ottimista sulle sue potenzialità. Il confronto tra queste due prospettive consente di osservare l’intelligenza artificiale non solo come tecnologia, ma come questione politica e sociale, in cui scelte tecniche e responsabilità pubbliche risultano sempre più intrecciate.