A former business manager, philosopher and technologist, he is the founder of SoloTablet (www.solotablet.it), a Web project that since 2010 has promoted critical reflection on technology and its effects, aimed at (Techno)awareness, knowledge and responsibility. An expert in marketing, communication and management, he has worked in managerial and executive roles in Italian and in multinational companies with international responsibilities. Focused on innovation, he has implemented programs aimed at change and innovation, increasing the strategic value of the company's relational capital and customer loyalty, through cutting-edge technologies and innovative approaches. Journalist and storyteller, author of twenty-two books, trainer, speaker at conferences, seminars and conventions. He is an expert in the Internet, social networking, collaborative environments on the network and social network analysis tools. Always available to discuss and dialogue. STULTIFERA NAVIS co-founder.

Piango il mio Minnesota e Minneapolis

Nella mia vita, ormai abbastanza lunga, mi รจ capitato di vivere negli Stati Uniti. Ci sono stato per un anno intero, a cui ho aggiunto altri periodi piรน o meno lunghi, per poi viaggiare gli States in lungo e in largo, alla scoperta di un paese bellissimo (nel 2008 ho attraversato il nord sulla Route 90 da Chicago a Seattle passando per il Minnesota), ma soprattutto nel mio ruolo aziendale internazionale ricoperto per molti anni.

Un viaggio nell'urgenza del pensiero critico e autocritico

Per molti il pensiero critico รจ morto, si รจ addormentato. E se fosse diventato semplicemente superfluo? In un'epoca in cui ogni opinione viene validata da un algoritmo, ogni dubbio dissolto da una ricerca su Google Search, ogni controversia risolta con un fact-checking automatico, l'esercizio faticoso del pensare in modo critico e autocritico (contro sรฉ stessi) appare come un lusso arcaico. Perchรฉ criticare quando si puรฒ verificare? Perchรฉ interrogarsi quando si puรฒ consultare? Perchรฉ dubitare quando l'intelligenza artificiale ci assicura di aver elaborato milioni di dati per giungere alla risposta ottimale?

Praticare il dubbio e la libertร  di scelta

Un testo tratto dal mio ultimo libro ๐๐Ž๐’๐“๐‘๐Ž๐•๐„๐‘๐’๐Ž -๐๐ซ๐š๐ญ๐ข๐œ๐ก๐ž ๐ฎ๐ฆ๐š๐ง๐ข๐ฌ๐ญ๐ž ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ซ๐ž๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐ž ๐š๐ฅ ๐Œ๐ž๐ญ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐จ. - Il contesto in cui esercitare la nostra libertร  di scelta รจ sempre piรน quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Con lโ€™obiettivo di eliminare dubbi e incertezze, la libertร  di scelta รจ oggi di fatto sostituita con semplici algoritmi, a cui siamo invitati a credere, da protocolli fatti di codice straniero, pensato per cambiare la mente e il mondo, da programmi progettati per suggerire e guidare le nostre azioni, scelte e decisioni.

Leggere Gulliver nell'era dell'eccesso di confidenza digitale

Swift smontava le false certezze. Noi le deleghiamo alle macchine Leggere Gulliver nell'era dell'eccesso di confidenza digitale Nel 1726, Jonathan Swift pubblicava "I viaggi di Gulliver" non come semplice racconto d'avventura, ma come feroce satira delle certezze umane. Attraverso giganti e nani, isole volanti e cavalli razionali, lo scrittore irlandese smontava sistematicamente ogni presunzione di superioritร , quella della scienza, della politica, della ragione stessa. Tre secoli dopo, ci troviamo in un'epoca in cui quelle stesse certezze che Swift ridicolizzava non vengono piรน semplicemente coltivate, ma delegate. Le affidiamo agli algoritmi, alle intelligenze artificiali, ai sistemi che promettono risposte immediate a domande complesse. L'eccesso di confidenza non รจ piรน solo umano, รจ diventato digitale, amplificato, indiscusso. Rileggere Gulliver oggi significa ritrovare uno sguardo critico necessario. Significa chiedersi se, nel nostro rapporto con la tecnologia, non stiamo ripetendo gli stessi errori dei lillipuziani che misuravano Gulliver con formule geometriche, convinti di poterlo comprendere e controllare. Significa interrogarsi su cosa accade quando sostituiamo il dubbio metodico con la fiducia algoritmica, quando scambiamo la capacitร  di elaborare dati per saggezza. La satira swiftiana ci ricorda che ogni sistema che pretende di avere tutte le risposte merita il nostro sospetto piรน acuto.

Il paradosso dell'individualismo: da persone a semplici io frammentati, tanti โ€œdividuiโ€

Breve recensione del libro di Carlo Bordoni di redente pubblicazione, The Society of Dividuals (La societร  dei dividui. Virtualizzazione dellโ€™esistenza). L'analisi che l'autore regala al lettore ha come oggetto la morte dell'individuo e la sua sostituzione con moltitudini di "dividui". L'analisi puรฒ generare sconforto, soprattutto in un'era in cui tutti siamo diventati piรน o meno individualisti, molti anche nella sua forma narcisistica, senza rendersi conto di essere co-protagonsti di una vera e propria regressione al pre individuo, al dividuo. Bordoni semnra fornirci un futuro senza speranza per l'in-dividuo, o con una speranza sola: (re)imparare e imparare ad avere coscienza, a coltivarla, usarla per distinguerci, riflettere, provare a essere individui e non solo dividui asserviti alla tecnica e oggi servi delle IA.

Siamo precipitati in un chiasmo, nella tana di Bianconiglio

Questa riflessione nasce da un disagio profondo, reale, credo condiviso da molti. Il malessere nasce dalla percezione di vivere in un mondo al contrario, di stare tutti su una nave scagliata verso gli scogli da venti fortissimi e da mani ormai da tutti riconoscibilissime. Ci sentiamo tutti semplici sopravvissuti, naufraghi in cerca di canotti e di salvataggi, sempre piรน incerti e insicuri sulla nostra capacitร  di farcela, di scamparcela, di ritornare a casa. Il tutto risulta complicato dal fatto che sono venute meno le categorie semantiche delle parole che usiamo per comprendere e raccontarci il mondo. La difficoltร  รจ ancora maggiore se collocata dentro quella che numerosi studiosi ormai presentano come la disfatta dellโ€™Occidente. Una disfatta fattasi opinione pubblica a cui si sta reagendo con meno democrazia e libertร , con false veritร  e meno Veritร , con diffusa opacitร  e rara trasparenza, con tanto individualismo, poco solidarismo e ancor meno compassione, soprattutto con una retorica malata, manipolatoria e sbagliata di quello che si definisce progresso ma che in realtร  progresso non รจ piรน. Su tutto questo ho provato a riflettere a partire dalla parola CHIASMO!

In mare per ritornare a Itaca che forse non esiste piรน!

Una breve recensione sul libro di Andrea Pezzi, La nostra Odissea. Lโ€™ho acquistato e lo sto leggendo perchรฉ mi ha ricordato il mio libro NOSTROVERSO โ€“ Pratiche umaniste per resistere al Metaverso e il progetto della Stultiferanavis, metafora perfetta di un viaggio che non รจ verso unโ€™Itaca del terzo millennio, perchรฉ Itaca forse non esiste piรน.

Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nellโ€™era delle macchine-IA

Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.