Vivi, sopravvissuti, zombie

Terminata da poco la lettura di Resistere ai tempi oscuri, l’ultimo libro di Asma Mhalla, recentemente pubblicato in versione italiana, mi sono ricordato di un breve scritto di Giorgio Agamben che, parlando dei nostri governanti argomentava dicendo che chi ci governa cerca oggi di organizzare la sopravvivenza dell’umanità, cerca cioè, di trasformare i vivi in sopravvissuti.

Le categorie dell'osservazione. Intelligenza artificiale e produzione del visibile

Si narra di un re che, per vedere meglio i confini del regno, fece costruire torri sempre più alte. Col passare degli anni osservò che i confini si spostavano, lungo linee che le torri non avevano previsto. Cambiò le torri; i confini continuarono a spostarsi. Il re, prima di morire, confessò al successore un sospetto: che forse le torri avessero disegnato i confini, anziché mostrarli. Davanti all'intelligenza artificiale, oggi, ci troviamo di fronte a una domanda del tutto simile a quella del re.

Possiamo superare il capitalismo della finitudine? Ecco perché non riusciamo a fermarci

Arnaud Orain descrive un capitalismo che ha preso coscienza della finitudine delle risorse e, invece di rallentare, ha accelerato. Ma perché non riusciamo a fermarci? La risposta non è solo economica: è epistemologica. Partendo dallo sgabello a tre gambe di John Ralston Saul e dalla diagnosi heideggeriana del Gestell, si delinea la genealogia di una civiltà costruita sull'illusione di poter ignorare il limite. E se il dio invocato da Heidegger per salvarci non può essere un evento messianico, e tantomeno un deus ex machina, a farlo può essere la scelta individuale, moltiplicata fino a fare massa critica, di tornare ad abitare il limite invece di negarlo.

Bastonati ogni giorno, ma contenti!

Questa breve riflessione nasce dalla lettura di un brevissimo testo del filosofo Giorgio Agamben nella quale definisce la tecnologia come un bastone. Riprendendo e radicalizzando Foucault, Agamben ha definito nelle sue opere il dispositivo come qualsiasi meccanismo di tipo tecnico, istituzionale, discorsivo, ecc., capace di catturare, orientare e controllare i gesti, i comportamenti e i pensieri degli esseri umani. La tecnologia digitale, e l'intelligenza artificiale in particolare, è oggi forse il dispositivo più potente mai costruito: non impone obbedienza con la forza, ma la produce attraverso l'uso. Ogni volta che deleghiamo una decisione a un algoritmo, ogni volta che lasciamo che un sistema di raccomandazione scelga cosa leggere, ascoltare, pensare, non siamo costretti, siamo guidati. Il bastone non colpisce: indica la strada. E noi la seguiamo.

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.

A proposito di etica e di tecnica

Si parla tanto di algoretica e di etica delle macchine ma a me l’unica etica che veramente mi interessa è quella dell’essere umano. Un essere umano che, come vivente, ha bisogno di orientare le proprie azioni per continuare a vivere, in modo (tecno)consapevole (mio neologismo) e responsabile, cercando di evitare qualsiasi azione che lo priverebbe della vita portandolo a non essere, a non esistere. Oggi poi, questa etica dovrebbe andare oltre la visione antropocentrica, che ha guidato l’evoluzione umana nella modernità, per abbracciare il mondo intero, fatto di altri esseri viventi (animali e vegetali), non viventi (natura) e tecnologici (postumani, transumani, robot, ecc.), dando forma a nuove epistemologie utili a ridefinire in modo critico il nostro essere fluido sulla Terra e nell’Universo mondo. Un mondo in profonda crisi, precipitato nel caos, per il quale è diventato necessario agire (nel senso dato alla parola da Miguel Benasayag), intervenire, impegnarsi, anche sul linguaggio usato, con visioni alternative, nuovi valori (giustizia, carità, solidarietà, partecipazione, collaborazione, gentilezza, generosità, benevolenza, compassione, ecc.) e nuovi progetti sociali per l’intera umanità.

Aforismi sulla tecnologia e sulla tecnoconsapevolezza

Non solo aforismi ma pensieri, citazioni, riflessioni, frasi non necessariamente celebri ma utili a contestualizzare la consapevolezza in un ambito tecnologico e digitale. L'elenco è lungo, non esaustivo, sempre in aggiornamento. Le frasi che lo compongono sono state categorizzate, per quanto è stato possibile, dentro categorie specifiche. Un modo per facilitare la lettura anche se forse questa operazione non era necessaria. I lettori infatti troveranno forse più utile scorrere quanto da noi proposto, soffermandosi su ciò che ritengono più consono alle loro sensibilità, bisogni e conoscenze.

L'accerchiamento

Da tempo si vocifera che siamo tornati al Medioevo. La brutalità dei nostri tempi, la violenza gratuita, le orribili guerre, il feudalesimo tecnologico, le crociate più o meno morali a cui stiamo assistendo sembrano supportare questa tesi. Per me Medioevo è tutte le volte che non usiamo la nostra intelligenza e il nostro spirito critico, accettando passivamente e pigramente ogni cosa oppure delegandola ad una macchina. Questa lirica quindi presenta la mente come una città medievale assediata dall'automatizzazione digitale.

Il potere della tecnologia genera incertezza: suggerimenti tecno-pragmatici

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞 è 𝐮𝐧 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐨 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟐𝟎𝟏𝟑. Vale anche oggi. Le crisi di cui parlavo si sono intricate e approfondite. Ne sono un esempio quelle delle guerre di questi tempi e quella della pandemia che ormai ci sembra lontanissima ma che è nel nostro inconscio ancora con noi. Tante crisi generatrici di tanta insicurezza, ansia, malessere e impotenza, tutte sensazioni ed emozioni con le quali siamo chiamati a confrontarci anche se in realtà pensiamo e cerchiamo di reprimere. Inutile, tornano a galla, cresce l'incertezza e a seguire la paura per il futuro nostro e delle generazioni che ci seguiranno.