Intervista ImPossibile a Bruno Latour (IIP #22)

L’intelligenza artificiale non pensa, governa. Bruno Latour ci ha insegnato che la modernità si è costruita su una finzione utile, quella di separare natura e società, scienza e politica, fatti e valori. Una finzione che ha permesso di presentare molte scelte come “neutrali” o “oggettive”, quando in realtà erano già politiche, ma non dichiarate. Oggi l’AI rende questa finzione più fragile perché mostra in modo chiaro ciò che era già presente, ovvero regole nascoste dentro ai sistemi, criteri che decidono al posto nostro, forme di potere esercitate attraverso dispositivi tecnici, senza responsabilità visibile. In questa intervista impossibile, Latour non risponde alla domanda “che cos’è l’intelligenza artificiale?”, ma a “chi sta davvero agendo quando è una macchina a filtrare le informazioni, assegnare punteggi, classificare persone?” “Chi se ne assume la responsabilità?”

Siamo precipitati in un chiasmo, nella tana di Bianconiglio

Questa riflessione nasce da un disagio profondo, reale, credo condiviso da molti. Il malessere nasce dalla percezione di vivere in un mondo al contrario, di stare tutti su una nave scagliata verso gli scogli da venti fortissimi e da mani ormai da tutti riconoscibilissime. Ci sentiamo tutti semplici sopravvissuti, naufraghi in cerca di canotti e di salvataggi, sempre più incerti e insicuri sulla nostra capacità di farcela, di scamparcela, di ritornare a casa. Il tutto risulta complicato dal fatto che sono venute meno le categorie semantiche delle parole che usiamo per comprendere e raccontarci il mondo. La difficoltà è ancora maggiore se collocata dentro quella che numerosi studiosi ormai presentano come la disfatta dell’Occidente. Una disfatta fattasi opinione pubblica a cui si sta reagendo con meno democrazia e libertà, con false verità e meno Verità, con diffusa opacità e rara trasparenza, con tanto individualismo, poco solidarismo e ancor meno compassione, soprattutto con una retorica malata, manipolatoria e sbagliata di quello che si definisce progresso ma che in realtà progresso non è più. Su tutto questo ho provato a riflettere a partire dalla parola CHIASMO!

Democrazia algoritmica (POV #22)

Jaron Lanier e Cathy O’Neil: Gli algoritmi possono essere compatibili con la democrazia, oppure la loro logica economica e tecnica la sta lentamente svuotando dall’interno? Viviamo immersi nei dati, ma comprendiamo sempre meno i dispositivi che li trasformano in decisioni. Che cosa accade quando scelte politiche, economiche e sociali vengono delegate a modelli matematici? Gli algoritmi promettono efficienza, oggettività, razionalità. Ma chi li progetta? Chi li governa? Chi ne subisce gli effetti? La cosiddetta “democrazia algoritmica” si presenta così come una forma di governo senza elezioni né dibattito pubblico, un potere incorporato nei sistemi che regolano l’accesso al credito, la selezione del lavoro, la circolazione delle informazioni, le pratiche di sicurezza e sorveglianza. Non è una nuova istituzione, ma un’infrastruttura decisionale che agisce sotto la soglia della visibilità politica.

AI Is the Cancer Eating Institutions Alive

Institutions won’t collapse because AI is too intelligent. They’ll collapse because they’re utterly unprepared for it. AI doesn’t strike like a storm. It erodes. Quietly. Systematically. And exactly in the places where institutions are weakest: in processes no one understands, in decisions no one verifies, and in responsibilities everyone keeps passing around like a hot potato. What happens next: AI will generate documents faster than institutions can grasp their consequences. Employees will stop making decisions and start outsourcing responsibility to algorithms. Systems will run flawlessly while the world around them falls apart. Model errors will become routine because no one has time to check them. Attackers will realize the weakest link isn’t the AI it’s the human who trusts it blindly. And then comes the moment when the institution wakes up and discovers it no longer runs its processes. The processes run it. AI won’t destroy institutions. Institutions will destroy themselves, unless they understand that technology isn’t a substitute for thinking, but a stress test of their resilience.

Sophie und Hans Scholl, der Mut, Nein zu sagen

Die Weiße Rose war eine der wichtigsten gewaltlosen Widerstandsbewegungen gegen Nazi-Deutschland während des Zweiten Weltkriegs. Die Mitglieder der Gruppe agierten politisch und als Bürger, indem sie die Verbrechen des NS-Regimes anprangerten, zum passiven Widerstand aufriefen, an das moralische Gewissen der Deutschen appellierten und Goethe, Schiller, Aristoteles und die Bibel zitierten.

Genova, 25 anni dopo: la democrazia sotto processo

Enrico Zucca, Procuratore Generale presso il Tribunale di Genova, ricorda i 25 anni dai tragici eventi del 2001 all’inaugurazione dell’anno giudiziario. C’è un legame tra quello che è successo al G8 di Genova e le scelte politiche di questo Governo. In entrambi i casi, è in gioco la democrazia. Allora la crisi si è vista nelle strade e nelle caserme, oggi si vede nelle riforme e nelle decisioni dell’attuale maggioranza. Cambiano i luoghi, ma la questione resta la medesima, chi controlla il potere quando il potere non vuole essere controllato?

Il potere invisibile dell’AI (POV #21)

Shoshana Zuboff e Evgeny Morozov: L’AI è una nuova fase del capitalismo o un modo per trasformare decisioni politiche in soluzioni tecniche? Quando parliamo di intelligenza artificiale, raramente ci limitiamo a parlare di una tecnologia. Dietro l’AI si muovono questioni che riguardano l’economia, il potere, i modelli di società che stiamo costruendo. L’AI può essere letta come il motore di una nuova fase del capitalismo, fondata sull’estrazione dei dati e sulla previsione dei comportamenti futuri. Ma può anche essere interpretata come il prodotto di una narrazione che trasforma temi politici in problemi tecnici e conflitti sociali in questioni di efficienza. Shoshana Zuboff ed Evgeny Morozov rappresentano due tra le voci più autorevoli di questa critica. La prima analizza l’AI come infrastruttura economica del capitalismo della sorveglianza, un sistema che monetizza l’esperienza umana convertendola in informazione predittiva. Il secondo la interpreta come espressione di un’ideologia tecnologica che promette soluzioni automatiche e, così facendo, sottrae le scelte collettive al dibattito democratico. Il loro confronto non riguarda soltanto il funzionamento degli algoritmi, ma il modo in cui il digitale sta ridefinendo il potere nel XXI secolo.

Sophie e Hans Scholl, il coraggio di dire no

Il Gruppo della Rosa Bianca (Die Weiße Rose) è stato uno dei più importanti movimenti di resistenza non violenta alla Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. I componenti del gruppo agivano politicamente e da cittadini denunciando i crimini del regime nazista, chiamando alla resistenza passiva, facendo appello alla coscienza morale dei tedeschi, citando Goethe, Schiller, Aristotele, la Bibbia.

Il regime democratico

A Minneapolis, dove migliaia di cittadini protestano contro le politiche migratorie e la militarizzazione interna, due cittadini americani bianchi sono stati uccisi da agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), prima Renée Good il 7 gennaio, poi Alex Jeffrey Pretti il 24 gennaio, un infermiere di terapia intensiva partecipante alle manifestazioni, colpito mortalmente nonostante i filmati mostrino che stava solo registrando gli agenti e cercando di proteggere due manifestanti.

The rise of feral states in cyber chaos

Progress toward a better future is a notion about time, but emerged from a feeling of spaciousness.  At the end of the 19th Century, European peoples confronted the end of their capacity to expand spatially into other parts of the world.  It was the end of the Age of Empires and the end of the Frontier for Americans.  Optimistic expansionism was undaunted, however, and the 20th Century opened with a new version: a future paradise based on a combination of technology with social science and political-economic nostrums.  As the Century closes, we are facing the exhaustion of that world view.  The frontier of time is closing.  The 21st.  Century is dawning on the end of the future.

ICE: la costruzione del nemico interno

Negli Stati Uniti è in atto una mutazione dello Stato in senso apertamente autoritario, in cui un’agenzia amministrativa viene riconfigurata come forza di occupazione interna. L’Immigration and Customs Enforcement - ICE - non è più un apparato di controllo delle frontiere, ma è diventata un dispositivo di violenza politica, un laboratorio di guerra civile preventiva.

Abbiamo paura di Trump?

Al margine del World Economic Forum, Trump ha lanciato il suo "Board of Peace", un club internazionale alternativo all'ONU. Vi aderiscono diversi paesi arabi (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania Turchia, Indonesia, Qatar e Pakistan), insieme a Israele, Marocco, Bahrein, Ungheria, Armenia, Azerbaijan, Kazakhstan, Argentina e Bielorussia . L'Ungheria ha rotto il fronte europeo, mentre l’Italia si è detta "interessata". Sempre a Davos Jared Kushner ha poi presentato il "Master Plan" per Gaza: sicurezza, smilitarizzazione e un'economia "made in USA" fondata su turismo, trasporti ed energia. "Non c’è un piano B", ha detto, attribuendo ad Hamas la responsabilità di ogni possibile fallimento.

Al referendum costituzionale io voto NO

Di questa scelta sono convinto da sempre, perché colgo il non detto sulla scelta politica della legge sulla separazione delle carriere, una scelta coerente con un disegno, quello di cambiare la natura della nostra Costituzione per dare maggiori poteri all’esecutivo e mettere sotto controllo la magistratura.

Si parte!

Quando nascono azioni ed iniziative che cercano di favorire la pace, troviamo il coraggio di sostenerle, di farle nostre: denunciamo chi lavora per la guerra, chi investe nella disuguaglianza, chi sfrutta ed opprime l’altro.