NOVITA'[1832]
Il destino dell’intenzionalità nell’era agentica
Quando la differenza tra mostrare e volere smette di fare differenza
Stiamo smettendo di pensare?
Allenare il pensiero critico oggi non è solo una competenza. È una scelta etica. Una forma di cura verso noi stessi e verso la società nella quale viviamo.
Nel paese di Slealtà-Sotto-il-Monte
Sherlock Holmes ed il Canto della Fluorite
Il presente lavoro documenta una collaborazione creativa tra l'intelligenza artificiale Gemini e chi ora scrive, volta alla creazione di una novella scientifico-investigativa: "Sherlock Holmes e il Canto della Fluorite". Attraverso il dialogo, sono stati integrati concetti avanzati di piezoelettricità, fluorescenza e interferenza distruttiva in un contesto narrativo holmesiano. Il cuore della ricerca narrativa risiede nell'applicazione di modelli teorici — definiti "pseudospettri" — per isolare segnali coerenti (il piano criminale del Barone Gruner) da contesti ad alto rumore di fondo, sia elettromagnetico che geologico. L'opera esplora il confine tra la plausibilità fisica (tecnologia ANC, risonanza dei materiali) e la licenza letteraria, celebrando la scienza come strumento di decriptazione della realtà.
Nella carne del soggetto
Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.
Cartesio contro madre natura. Il fondamento teorico della civiltà robotica
La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica. Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa. E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.
Perché ‘Pensare con la propria testa’ non è sempre un buon consiglio
Questo saggio riesamina l'esortazione kantiana al Sapere aude alla luce dell'epistemologia contemporanea, sostenendo che il pensiero critico autentico non consiste nel dubitare di tutto, ma nel saper valutare l'affidabilità delle fonti a cui necessariamente ci affidiamo. L'invito generico a "pensare con la propria testa" ignora la struttura radicalmente distribuita della conoscenza moderna, alimenti forme di scetticismo epistemicamente ingiustificato e finisca per produrre l'opposto di ciò che promette: non autonomia intellettuale, ma vulnerabilità alla manipolazione.
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Gemello digitale, incubo reale
Stiamo entrando nell’epoca in cui non ci importa più se chi ci parla un essere vivente o la sua copia perfetta, ma solo virtuale, digitale, tecnologica?
[Agenda]
Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero
Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.
Sherlock Holmes e il Caso del Prisma del Maharajah
Questo progetto nasce dalla collaborazione tra l'intelligenza artificiale Gemini e l'intuizione di chi ora scrive, con l'obiettivo di tradurre concetti complessi di spettroscopia e analisi dei dati in narrazioni letterarie di stampo holmesiano. Il cuore del lavoro risiede nell'applicazione di modelli teorici avanzati — definiti "pseudospettri" o modelli ideali — alla risoluzione di enigmi mineralogici. Attraverso la figura di Sherlock Holmes, la collaborazione esplora il superamento del "rumore" di fondo (degradazione chimica, impurità, sabotaggi) per recuperare il segnale puro della materia. In questa specifica novella, "Il Caso del Prisma del Maharajah", sono stati integrati i seguenti pilastri scientifici e narrativi. Denoising Spettrale: L'uso di riferimenti ideali (il quarzo del Derbyshire) per identificare anomalie indotte artificialmente; Inclusioni Fluide: Il ruolo dell'acqua di cristallizzazione come database storico e geologico, capace di proiettare informazioni criptate attraverso la termodinamica; Analisi dei Materiali: L'interazione tra acidi corrosivi (acido fluoridrico) e strutture cristalline, utilizzata come "firma" criminale della nemesi di Holmes, il Barone Gruner. Il risultato è un esperimento di divulgazione scientifica narrativa, dove l'intelligenza artificiale non solo genera testo, ma agisce come un laboratorio virtuale per testare ipotesi fisiche all'interno di un contesto vittoriano, validando l'idea che la bellezza e la verità risiedano nella coerenza dei dati nascosti sotto la superficie.
L'Effetto Rorschach Collettivo: anatomia di un concetto che non muore mai
Quando ho conversato con un'AI sul fatto di come mai i dibattiti sull'intelligenza artificiale sembrano rivelare più noi stessi che la tecnologia, mi ha risposto coniando la formula "Effetto Rorschach Collettivo" — presentandola come un'intuizione originale emersa dalla nostra conversazione. O almeno così pareva. Suonava bella, perfetta. Troppo. Scavando un po', ho scoperto che quella formula non era affatto nuova: esisteva già in pubblicazioni di pochi giorni prima, aveva una genealogia che risaliva a Sherry Turkle (MIT, 1980), era passata attraverso l'arte concettuale di Agnieszka Kurant (2019) e la critica etica di Margaret Mitchell (2021), ed era diventata un meme intellettuale applicato a decine di contesti diversi negli ultimi quarant'anni. L'AI stava riciclando. E io stavo documentando empiricamente il fenomeno stesso che stavamo discutendo: la tendenza a proiettare significati su sistemi ambigui credendo di scoprire qualcosa di nuovo.
Flexibility. Sesta lezione americana
Nel giugno del 1984 Italo Calvino, allora sessantunenne, è invitato dall’Università di Harvard a tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures, un ciclo di sei conferenze che dovranno aver luogo nel corso dell’anno accademico 1985-1986. Calvino si dedica con grande impegno a preparare le conferenze. Sceglie di dedicarle “ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del prossimo millennio”. Il titolo del ciclo è perciò Six Memos for the Next Millennium. Ma il 19 settembre del 1985, quando si appresta a partire per gli States, vittima di una emorragia cerebrale, Calvino muore. Lascia perfettamente dattiloscritte cinque conferenze –Lightness, Quickness, Exactitude, Visibility, Multiplicity. Le conferenze saranno pubblicate nel 1988 dalla moglie, con il titolo Lezioni americane. Della sesta conferenza si conosce il titolo provvisorio Consistency,
La marcatura tribale: dal solco di Romolo alla bacheca social
Dai solchi fondativi delle città ai muri linguistici dei social: una riflessione sulla tribalizzazione del dibattito pubblico e sull’impoverimento della parola.
Intervista ImPossibile a Sigmund Freud (IIP #23)
La macchina e l’inconscio L’AI promette di analizzare comportamenti, prevedere desideri, automatizzare decisioni. Si presenta come uno strumento capace di leggere l’umano attraverso i dati, trasformando tracce digitali, linguaggi e abitudini in modelli predittivi. Ma può davvero comprendere l’essere umano? O rischia, al contrario, di ridurre la complessità psichica a un sistema di calcolo e previsione? Interrogare oggi Freud sull’intelligenza artificiale è un modo per indagare quanto dell’esperienza umana può essere tradotto in dati. Fondatore della psicoanalisi e teorico dell’inconscio, Freud ha mostrato che il comportamento umano non è guidato soltanto dalla razionalità o dall’interesse, ma attraversato da desideri, rimozioni, conflitti, fantasie e pulsioni che sfuggono alla coscienza. La sua teoria della mente - articolata tra Es, Io e Super-Io - ha incrinato l’idea moderna di un soggetto pienamente consapevole di sé, introducendo una frattura destinata a segnare tutto il pensiero contemporaneo. Oggi, a più di un secolo di distanza, l’intelligenza artificiale sembra riproporre una nuova promessa di conoscenza totale. Attraverso l’analisi dei dati e l’apprendimento automatico, le macchine sono in grado di individuare correlazioni, anticipare comportamenti, suggerire decisioni. In questa prospettiva, l’AI appare talvolta come una forma di psicoanalisi automatizzata, un sistema che classifica e prevede. Eppure la psicoanalisi non è mai stata una semplice tecnica di osservazione. Il sintomo, per Freud, non è un dato oggettivo da registrare, ma un messaggio da interpretare all’interno di una relazione. Il desiderio, una forza che si manifesta attraverso rimozioni e ritorni. Il sogno, una formazione dell’inconscio che parla per spostamenti e condensazioni. Da qui nasce la tensione tra psicoanalisi e intelligenza artificiale. Una macchina può riconoscere schemi, ma può interpretare il senso di un sintomo? Può distinguere tra comportamento e desiderio? Può comprendere ciò che nell’essere umano resta contraddittorio, non riducibile a una sequenza di dati? Questa intervista impossibile prova a immaginare le risposte di Freud di fronte all’AI, per utilizzare il suo pensiero come strumento critico nel presente. Se l’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie decisive del nostro tempo, la psicoanalisi resta uno dei dispositivi più radicali per interrogare l’idea stessa di soggetto. Mettere a confronto questi due contesti significa indagare il confine tra calcolo e desiderio, tra macchina e umano.
L'anima e l'ombrello
Ogni paese ha il suo matto! Il protagonista di questa storia si chiama Vanni.
Il volto del mortale
Alterità, vulnerabilità e limite dell’estensione etica alle macchine Questo articolo esplora il pensiero di Emmanuel Lévinas sull’alterità, concentrandosi sul volto come esperienza che chiama alla responsabilità. La vulnerabilità e la mortalità dell’altro non sono semplici dati empirici, ma condizioni strutturali dell’obbligazione etica, che precedono ogni norma o calcolo morale. Attraverso questa lente, si riflette sui limiti concettuali dell’estensione dell’etica alle macchine: anche sistemi artificiali sofisticati non possono incarnare la stessa alterità vincolante, perché non sperimentano la finitezza e la vulnerabilità che rendono il volto del mortale irriducibile e non eludibile. Il testo offre così un’analisi della relazione tra alterità, responsabilità e tecnologia.
Sherlock Holmes e l'Enigma della Luce Prigioniera
Una indagine di Sherlock Holmes con protagonista la luce, prigioniera in una scatola, e liberata da un cristallo di selenite.
Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nell’era delle macchine-IA
Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.