L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto

L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.

Democrazia algoritmica (POV #22)

Jaron Lanier e Cathy O’Neil: Gli algoritmi possono essere compatibili con la democrazia, oppure la loro logica economica e tecnica la sta lentamente svuotando dall’interno? Viviamo immersi nei dati, ma comprendiamo sempre meno i dispositivi che li trasformano in decisioni. Che cosa accade quando scelte politiche, economiche e sociali vengono delegate a modelli matematici? Gli algoritmi promettono efficienza, oggettività, razionalità. Ma chi li progetta? Chi li governa? Chi ne subisce gli effetti? La cosiddetta “democrazia algoritmica” si presenta così come una forma di governo senza elezioni né dibattito pubblico, un potere incorporato nei sistemi che regolano l’accesso al credito, la selezione del lavoro, la circolazione delle informazioni, le pratiche di sicurezza e sorveglianza. Non è una nuova istituzione, ma un’infrastruttura decisionale che agisce sotto la soglia della visibilità politica.

Intervista ImPossibile a Jean-Michel Basquiat (IIP #21)

Segno, Simbolo, Sintassi e l’AI Un dialogo immaginario su come l’esperienza di Jean-Michel Basquiat - la sua grammatica visiva fatta di parole e simboli - possa offrire un’occasione per ripensare criticamente le questioni contemporanee legate all’intelligenza artificiale. Questa intervista impossibile problematizza l’AI come spazio di senso che si confronta con categorie profonde e politiche quali l’identità, il potere, il linguaggio e la marginalità. È un confronto tra due modi di produrre significato, la pittura che nasce dall’esperienza vissuta e dai conflitti sociali, e i sistemi computazionali che apprendono da dati preesistenti. Basquiat emerse dalla scena dei graffiti di New York negli anni ’70, prima sotto il nome di SAMO, poi come uno dei principali esponenti del neoespressionismo internazionale. In meno di un decennio, trasformò la pittura attraverso un repertorio visivo fatto di testo, segni ruvidi, simboli e un uso iperattivo di parole e numeri che non separano immagine da linguaggio ma li intrecciano come vettori di critica sociale e storica. L’opera di Basquiat ruota attorno a contraddizioni e dicotomie - ad esempio potere/oppresso, razza/classe, esperienza interna/esterna - che mettono in discussione la gerarchia dei segni nel discorso culturale e invitano a leggere l’AI non solo come strumento, ma come dispositivo che riconfigura le gerarchie interpretative stesse.

Il potere invisibile dell’AI (POV #21)

Shoshana Zuboff e Evgeny Morozov: L’AI è una nuova fase del capitalismo o un modo per trasformare decisioni politiche in soluzioni tecniche? Quando parliamo di intelligenza artificiale, raramente ci limitiamo a parlare di una tecnologia. Dietro l’AI si muovono questioni che riguardano l’economia, il potere, i modelli di società che stiamo costruendo. L’AI può essere letta come il motore di una nuova fase del capitalismo, fondata sull’estrazione dei dati e sulla previsione dei comportamenti futuri. Ma può anche essere interpretata come il prodotto di una narrazione che trasforma temi politici in problemi tecnici e conflitti sociali in questioni di efficienza. Shoshana Zuboff ed Evgeny Morozov rappresentano due tra le voci più autorevoli di questa critica. La prima analizza l’AI come infrastruttura economica del capitalismo della sorveglianza, un sistema che monetizza l’esperienza umana convertendola in informazione predittiva. Il secondo la interpreta come espressione di un’ideologia tecnologica che promette soluzioni automatiche e, così facendo, sottrae le scelte collettive al dibattito democratico. Il loro confronto non riguarda soltanto il funzionamento degli algoritmi, ma il modo in cui il digitale sta ridefinendo il potere nel XXI secolo.

Chi governa l’economia AI? (POV #20)

Yanis Varoufakivs e Mariana Mazzucato: tecno-feudalesimo vs Stato imprenditore. Quale sarà l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla nostra democrazia? Chi deve governare l’AI, lo Stato o il mercato? In questo articolo di POV sono a confronto le visioni di due importanti economisti contemporanei che si occupano in particolare degli aspetti di politica, economia e democrazia. Yanis Varoufakis interpreta l’AI come parte di una transizione verso un “tecno-feudalesimo”, dove pochi soggetti digitali esercitano un potere extra-statale, estraendo valore e sottraendolo alla sfera democratica. Mariana Mazzucato, al contrario, individua nello Stato l’unico soggetto in grado di orientare l’innovazione tecnologica attraverso missioni pubbliche, affinché i risultati dell’AI siano condivisi e messi al servizio del bene comune. Due approcci diversi - uno più conflittuale e orientato alla redistribuzione dal basso, l’altro più istituzionale e centrato sulla progettazione collettiva - che ci costringono a ripensare i fondamenti della democrazia economica nell’era algoritmica.

L'Eclissi dell'Etica: Perché l'"IA Etica" è una Menzogna Matematica

L'industria tecnologica ci promette una 'IA Etica', ma Jorge Charlin svela l'inganno ontologico: stiamo confondendo la Morale (regole programmabili) con l'Etica (la decisione umana di fronte all'ignoto). Attraverso le lenti di Aristotele, Kant e Spinoza, questo manifesto denuncia la riduzione dell'etica a pura 'burocrazia automatizzata' e rivendica la responsabilità della scelta come un privilegio esclusivo, e non delegabile, dell'essere umano.

Intervista ImPossibile a Daniel Dennet (IIP #19)

Perché le macchine non avranno mai un io (per ora) Daniel C. Dennett (1942–2024) è stato un filosofo della mente e scienziato cognitivo statunitense, noto per le sue teorie innovative su coscienza e intelligenza. Professore alla Tufts University e allievo di Gilbert Ryle, Dennett ha contribuito a traghettare la filosofia anglo-americana verso una maggiore collaborazione con le scienze cognitive ed evolutive. Dennett ha sfidato idee tradizionali come i qualia e il dualismo cartesiano, sostenendo che la mente e la coscienza siano fenomeni naturali emergenti da processi fisici ed evolutivi. Celebre anche per il concetto di “meme” applicato alla trasmissione culturale, Dennett ha proposto una visione darwiniana della cultura e persino del libero arbitrio. Scettico verso l’idea di una AI forte pienamente cosciente, ha spesso sostenuto che le attuali macchine “pensanti” simulino l’intelligenza senza veramente comprendere, una forma di “competenza senza comprensione”, come l’ha definita. In questa “Intervista Impossibile”, con la sua arguzia provocatoria, Dennett commenta gli ultimi sviluppi dell’intelligenza artificiale, i rischi percepiti, e le connessioni tra le menti artificiali e la coscienza umana.

Coscienza, mente e intelligenza artificiale (POV #19)

Riccardo Manzotti e David Chalmers: due teorie per capire l’umano e il post-umano Che cos’è la coscienza? È un’illusione generata da complessi calcoli neuronali o l’essenza stessa del mondo che percepiamo? Dove finisce la mente e inizia il mondo? La nostra esperienza è tutta “dentro” il cervello o si estende fuori di noi? Possiamo costruire una macchina cosciente? E, se sì, quali responsabilità morali ed etiche comporterebbe l’avvento di un’IA consapevole? Nel dibattito contemporaneo sulla coscienza si distinguono due autori originali, il filosofo australiano David Chalmers, noto per aver formulato il celebre “problema difficile” della coscienza, e il filosofo italiano Riccardo Manzotti, che propone una ridefinizione radicale del rapporto tra mente, corpo e mondo. Entrambi mettono in discussione l’eredità classica del dualismo mente-corpo, ma lo fanno spingendo il pensiero in direzioni opposte, da un lato interrogando i limiti esplicativi della scienza contemporanea, dall’altro smontando alla radice l’idea stessa di una mente separata dalla realtà che esperisce.

La Democrazia del Divieto e il Naufragio della Ragione

Ogni divieto statale è una confessione di fallimento pedagogico. In questo manifesto, Jorge Charlin esplora come le democrazie moderne si siano trasformate in 'Leviatani Balia', sostituendo la Sovranità individuale con la sicurezza della proibizione. Un'analisi impietosa che va dal sequestro degli smartphone nelle scuole alla criminalizzazione dell'homeschooling, denunciando la 'Zoocosi' di una società che preferisce le sbarre alla libertà di pensiero. Benvenuti nel naufragio della ragione.

Dai modelli ai “Gems”

Quando l’AI smette di essere generica e diventa tua. L’Intelligenza Artificiale sta passando da modelli generici a ruoli specializzati. Con Gemini e i Gems, Google propone un’AI che lavora nel contesto reale delle persone, non in una chat isolata. Questo articolo esplora perché questa transizione conta più di qualsiasi confronto tra modelli.

Intervista ImPossibile a Socrate (IIP #18)

Conosci te stesso Socrate (ca. 470–399 a.C.) è considerato uno dei padri della filosofia occidentale. Non ha lasciato alcuno scritt, una scelta deliberata, che già dice molto del suo pensiero. La sua voce ci arriva attraverso i dialoghi di Platone e le testimonianze di Senofonte, ma soprattutto attraverso un metodo, più che attraverso un sistema di idee. Socrate non trasmette dottrine, ma interroga, costringe a riflettere.

L'AI e il paradosso della competenza

In un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno. La tecnologia amplifica. Ciò che viene amplificato dipende da ciò che si costruisce prima di incontrarla.in un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno.