Il lavoro che vogliamo

Il mondo di lavoro come lo conoscevamo non esiste più, perché il capitalismo finanziario ha preso il sopravvento. Lo scopo delle aziende non è più produrre beni o servizi, ma il profitto a tutti i costi e destinato a pochi. Il ruolo di manager cambia drasticamente. Si vuol far credere che l'azienda possa essere guidata solo da dati e dall'intelligenza artificiale, riducendo così l'azione autonoma dei manager. Mentre crescono anche i vincoli esterni, perché il potere si è spostato fuori dalle aziende. Ancora più difficile è la presenza delle donne nel management: lo stesso essere donne crea sempre più difficoltà ad essere ascoltate. Perché le donne spesso portano una visione coraggiosamente contrastante. Non pensiamo di cambiare tutto e subito, ma sappiamo che un cambiamento oggi può aprire spazi imprevedibili. Questa visione non viene solo dalla speranza, ma dalla consapevolezza della nostra forza. Gli argomenti esposti in questo documento saranno oggetto di discussione sabato 24 gennaio 2026, ore 10.30-13.30, presso la Libreria delle Donne, via Pietro Calvi, 29, Milano. Sarà anche possibile partecipare in streaming.

Come va il mondo. I disagi del manager

In un quadro socio-economico e politico dominato dalla finanza speculativa, appare sempre più necessario un agire autonomo, anticongiunturale dei manager. Proprio per questo gli spazi di azione e le leve in mano ai manager sono ridotti e sviliti tramite indirizzi e controlli provenienti dalla finanza speculativa.

Ripensare il potere delle organizzazioni

Per oltre un secolo, la teoria del management ha catalogato le forme organizzative: la burocrazia di Weber, gli archetipi di Mintzberg, le cooperative, le B Corp, le imprese sociali, le DAO. Eppure questa proliferazione nasconde una notevole evasione: praticamente nessun quadro mainstream utilizza sistematicamente strumenti filosofici per analizzare come il potere sia legittimato all'interno delle organizzazioni.

Ripensare il potere nelle organizzazioni

Per oltre un secolo, la teoria del management ha catalogato le forme organizzative: la burocrazia di Weber, gli archetipi di Mintzberg, le cooperative, le B Corp, le imprese sociali, le DAO. Eppure questa proliferazione nasconde una notevole evasione: praticamente nessun quadro mainstream utilizza sistematicamente strumenti filosofici per analizzare come il potere sia legittimato all'interno delle organizzazioni.

Lo schema piramidale preferito d'America: Perché veneriamo ancora il mito di Maslow

La semplicità non è sempre utile. La "piramide dei bisogni" di Maslow – mai intesa come tale dal suo creatore – rimane una delle finzioni più seducenti del management. La sua apparente chiarezza è tanto convincente quanto fuorviante, semplificando eccessivamente la motivazione e priva di un autentico supporto empirico. La promessa di una progressione ordinata – soddisfare i bisogni primari prima di progredire verso l'appartenenza, la stima e l'autorealizzazione – riflette una prospettiva occidentale e individualista che cancella la complessità culturale e contestuale. Inoltre, eleva l'autonomia, l'autoespressione e il successo a beni universali, marginalizzando al contempo solidarietà, sacrificio e senso del dovere.

Una domenica di luglio - Letture varie preparando le valigie per partire, per andare lontano, anche dal digitale

A essere sincero, quando sono lontano dal mio bosco, tutto mi appare irreale. Lo è perché mi lascio intrappolare dalla navigazione online e/o dalla lettura degli inserti domenicali come Robinson e La Lettura. Un tempo la lettura poteva rasserenarmi, invogliarmi a leggere ancora di più. Oggi prevale la noia o l’arrabbiatura, tante sono le stronzate a cui si va incontro, per colpa del semplice bisogno di coltivare conoscenze e conoscenza. Meglio forse tornare a “zappare”!   Poi ci sono le eccezioni, capaci di suscitare interesse e attenzione, su cui provo a fare una semplice riflessione.

L’intelligenza sprecata

In un’epoca che proclama la centralità del pensiero ma premia l’automatismo, questo saggio affronta una delle contraddizioni più radicate nel mondo del lavoro contemporaneo: l’intelligenza viene richiesta, ma raramente ascoltata. Tra riunioni inconcludenti, micromanagement paralizzante e tecnologie che promettono efficienza mentre semplificano la complessità dell’umano, si consuma il paradosso dell’organizzazione moderna. Un viaggio critico dentro l’ossessione per il controllo e la paura della decisione, dove la leadership si riduce a gestione dell’immagine e la collaborazione a strategia di sopravvivenza. Un testo che disobbedisce con rigore, scritto per chi non si accontenta più della forma senza sostanza.