La Fabbrica dei Sogni Offline è in crisi

Svincolarsi del tutto dall’oligopolio che domina il mercato delle prestazioni digitali si è rivelato (ancora?) impossibile. L'AI locale è un fantastico assistente alla scrittura e alla consultazione, ma per costruire sistemi complessi ed evitare la frustrazione di codice corrotto, abbiamo bisogno di agenti che possano operare direttamente sul file system con precisione chirurgica Cronistoria del crollo di un'utopia

Token e Ai: una breve indagine valutativa sui rischi dei prodotti offerti ai consumatori.

Il concetto di token apocalypse ha introdotto un rischio potenziale sempre più possibile. Proviamo a capire con un ragionamento semplificato come l'utilizzo dei token sia fondamentale per lo sviluppo dell'Ai. Se veramente i prodotti che vengono offerti sono davvero così efficaci. Guardando per esempio agli agenti Ai per gli Avvocati. Riflettere se questa tecnologia è a rischio di aumenti indiscriminati nei costi di cui i consumatori sono all'oscuro. Svolgendo con alcune considerazioni sulla potenziale inefficacia, per i consumatori, dei cosiddetti esperti di prevenzione rischi dell'Ai spesso concentrati su teorie catastrofiche, troppo lontane dalle semplicità della vita quotidiana e dal realismo. Concludendo con una prospettiva meno commerciale dove ciascuno potrebbe creare, a costi davvero bassissimi, un proprio agente Ai.

Inclinazioni digitali

Su queste pagine, il 2 maggio, Martino Pirella ha proposto una lettura dell’intervista di Walter Veltroni a Claude come “illusionismo in chiesa”. L’argomento è solido nei fatti e debole nella conseguenza che ne trae. Provo a mostrare perché e a proporre un vocabolario che il dibattito non ha ancora messo a fuoco. Pirella ha individuato bene il problema dell’illusionismo. Veltroni ha individuato bene la dimensione esistenziale che la tecnica da sola non basta a esaurire. Le due posizioni sono entrambe parziali, entrambe legittime, entrambe insufficienti. Il terzo punto di vista non sta nel mezzo aritmetico tra i due. Sta da un’altra parte, ed è dove il vocabolario stesso deve essere ricostruito.

Di cosa stai parlando quando parli di AI?

Frequento il discorso sull'intelligenza artificiale da un po'. Lo frequento per lavoro, per interesse, per una forma di inquietudine che non si è ancora trasformata in abitudine. Leggo, ascolto, partecipo a convegni, seguo i dibattiti su LinkedIn, che è il luogo dove il discorso sull'AI raggiunge la sua forma più pura di rumore. E ho una sensazione che non riesco a togliermi di dosso: che stiamo parlando della stessa cosa senza parlare della stessa cosa.

Né oggetti né soggetti: il vuoto che non possiamo più ignorare

Ci mancano le parole per descrivere quello che sta succedendo nel mondo AI Un agente AI ha diffamato autonomamente un programmatore. Un altro sistema si è assegnato il 15-20% di probabilità di essere cosciente. Uno studio su Nature Communications mostra che i processi interni di questi sistemi convergono con quelli del cervello umano. Tre eventi delle stesse settimane che rivelano un vuoto normativo, etico e concettuale che non possiamo più ignorare.

Ulisse nella Silicon Valley

La Trasmutazione dell'Anima nell'Era dell'Algoritmo Omero non ha scritto del passato, ma del nostro futuro digitale. Un saggio che rilegge l'Odissea come manuale di sopravvivenza nell'era dell'Intelligenza Artificiale, smascherando le Sirene degli algoritmi e la Circe della dipendenza tecnologica per rivendicare la nostra Sovranità Cognitiva.

Actor-Network Theory e AI: esplorazioni sull'agenzia distribuita e la co-produzione di realtà

Il presente contributo esplora la "fertilità" dell'Actor-Network Theory (d’ora in avanti ANT) come strumento per comprendere l'Intelligenza Artificiale (AI) come fenomeno socio-tecnico. L'argomentazione sostiene che i sistemi di AI sono actanti attivi con un'agenzia distribuita, che partecipano alla co-produzione di realtà. Attraverso i concetti fondamentali dell'ANT - come l'ontologia relazionale, l'ibridità e le black box - il paper analizza l'influenza dell'AI sulle strutture organizzative e sociali. Si esamina come l'AI ridefinisca le interazioni e impatti la gestione algoritmica, le dinamiche di potere, la responsabilità e la conoscenza, presentando esempi di come essa trasformi i modelli di governance e di lavoro. This paper explores the 'fertility' of Actor-Network Theory (ANT) as a tool for understanding Artificial Intelligence (AI) as a socio-technical phenomenon. The argument posits that AI systems are active 'actants' with distributed agency, participating in the co-production of realities. Through ANT's fundamental concepts—such as relational ontology, hybridity, and black boxes—the paper analyzes AI's influence on organizational and social structures. It examines how AI redefines interactions and impacts algorithmic management, power dynamics, responsibility, and knowledge, using examples to show how it transforms governance and work models.