Arte, estetica e cultura
Comprendere o esperire l'arte? Due epifanie di Guido Cornia
Il problema della comprensione dell'arte Due epifanie di Guido Cornia, pubblicate in Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, affrontano il problema della comprensione dell’opera d’arte da prospettive complementari: "Lettera ad un amico" indica nell’appropriazione intuitiva ed esperienziale la via per entrare in rapporto con l’opera, mentre "Le prigioni dei danzatori" mette in guardia dalla pretesa di svelarne razionalmente il mistero, mostrando come essa possa finire per soffocare l’immaginazione e la libertà creativa.
Custodire la Frattura: L'Estetica della Resistenza di fronte alla 61ª Biennale di Venezia
Osservando le opere e la struttura curatoriale della 61ª Biennale Arte di Venezia, emerge come la macchina espositiva neutralizzi la carica sovversiva dell'atto artistico, riassorbendone la violenza storica nella superficie levigata del "liscio" e della consolazione redentiva. Dal cortocircuito con i dispositivi visivi in mostra affiora l'urgenza di sottrarre l'opera all'addomesticamento dell'allestimento: la resistenza dell'arte non risiede nella riconciliazione della catastrofe, ma nella capacità di custodire la fessurazione del Reale e l'inassimilabilità del conflitto.
L’Attrito dell’Ombra: Alberto Giacometti nei Tanks della Tate Modern
L'allestimento delle sculture di Alberto Giacometti nei Tanks della Tate Modern di Londra permette un'operazione di decostruzione critica del dispositivo museale. La dialettica tra la materia erosa del bronzo e la transitorietà immateriale dell'ombra forza il culto contemporaneo del "liscio", delineando un'inattesa Estetica della Resistenza.
Millelire per sempre
Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.
Chi chiude la porta di una scuola, apre una prigione
In un’Italia che invecchia e vede diminuire ogni anno il numero dei bambini, chiudere una scuola può sembrare una scelta dettata dai numeri. Ma quanto costa davvero a una comunità perdere una scuola? Una riflessione che intreccia denatalità, immigrazione, integrazione e legalità, partendo da una convinzione maturata in tanti anni di insegnamento: **la scuola non trasmette soltanto conoscenze. Costruisce cittadini. E può arrivare dove la repressione arriva sempre troppo tardi.**
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Epilogo)
Il tempo che ci precede è qualcosa di diverso. È il presente sottile in cui una forma può ancora essere riconosciuta come forma, prima che venga scambiata per mondo. Il momento in cui è ancora possibile chiedersi quale idea di essere umano sia nascosta in un'interfaccia, in una metrica, in una soglia, in un agente. Quale libertà rende possibile. Quale libertà rende più difficile. Quali vite dovranno adattarsi alla sua grammatica per risultare leggibili. Quali silenzi scambierà per consenso.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Le patologie del campo [XIV])
Quattordicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Non basta chiedere al singolo professionista di essere più critico. Quando il ciclo è già in movimento, la critica individuale arriva tardi. Deve separarsi non solo da una raccomandazione, ma dall'intera forma in cui il caso è stato reso visibile. La correzione non nasce più soltanto nel momento della decisione. Va progettata prima: nei criteri che ordinano i segnali, nelle interfacce che distribuiscono l'attenzione, nelle metriche che definiscono il successo, negli spazi in cui il dissenso può ancora avere forma.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Le patologie del campo [XIII])
Tredicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Le pratiche che ci sopravvivono non aspettano che ce ne andiamo. Imparano a continuare senza di noi, con la naturalezza delle cose che accadono senza che nessuno le abbia volute.
Il tempo che ci precede: Le patologie del campo
La parte terza del mio libro
Niu lai. E' arrivato il vitello
Un film di animazione grezzo e pixeloso, prodotto con pochissimi mezzi e mestiere, sbanca il botteghino cinese. Forse perché meglio qualcosa di brutto ma autentico rispetto a qualcosa di finto e sintetico. O almeno me lo auguro.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [XI])
Undicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Il consenso non è stato abolito. È rimasto dov’era, nella forma che aveva. Proprio per questo è diventato più ambiguo. Continua a essere chiamato consenso, ma nomina ormai qualcosa che non coincide più con ciò che quella parola prometteva. Prometteva comprensione sufficiente, possibilità di rifiuto, rapporto riconoscibile tra atto e conseguenza. Oggi spesso certifica soltanto che un gesto è avvenuto: una spunta, un clic, una conferma.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [X])
Decimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Quando ogni applicazione reclama il diritto di interrompere, quando ogni processo produce un alert, quando ogni relazione può presentarsi come urgenza, quando ogni piattaforma chiede di rientrare, il presente si popola di richiami concorrenti. Non viviamo più soltanto ciò che stiamo facendo. Viviamo anche ciò che potrebbe chiamarci via.
Tradurre la Realtà
Un algoritmo non potrà mai comprendere a pieno un essere umano. Trovo di una violenza sconvolgente il fatto che ci si provi o il fatto che qualcuno crede che sia possibile. Se non interveniamo subito, ci ritroveremo espulsi.
Prima che sia polvere
La recensione di Rosalba Cesari sul mio ultimo libro: Vocabolario come un diario, dialetti di area dalignese
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [VIII])
Ottavo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. La cosa che questo capitolo cerca di rendere visibile non è che il punteggio esista. Il punteggio ha una sua razionalità, dentro i campi che lo producono. La cosa da vedere è che il campo in cui questa razionalità è diventata normale non è stato scelto. Si è sedimentato. È cresciuto attraverso milioni di valutazioni, aggiustamenti, conferme, piccole ottimizzazioni locali. E ciò che si sedimenta senza essere scelto può sembrare naturale proprio nel momento in cui è più necessario interrogarlo. La cosa più difficile da vedere non è il punteggio. È il momento in cui hai smesso di chiederti se fosse il metro giusto.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Quando il campo cambia natura [VII])
Settimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Vi si parla di attenzione del fatto che l’attenzione era pienamente tua e che poi qualcuno te l’ha tolta. Dice qualcosa di meno visibile e più profondo: l’attenzione è sempre stata formata dal campo in cui vive. La scuola, la famiglia, la lingua, i ritmi del lavoro, i luoghi in cui siamo cresciuti hanno sempre educato il modo in cui guardiamo, ascoltiamo, ci concentriamo, ci distraiamo. Nessuna attenzione nasce fuori dal mondo che la forma.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Il posto che ti è stato assegnato [V])
Quinto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I Il campo prima dell’accelerazione. Questo capitolo prova a seguire l’origine di un gesto: l’idea che una persona possa essere conosciuta prima di essere incontrata. Il campo ti ha già collocato, mentre tu stai ancora cercando di entrare.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Compilare per esistere [VI])
Sesto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮, Parte I - Il campo prima dell’accelerazione. Vi si parla degli antichi bastoncini di conto del Tesoro reale del palazzo di Westminster, di incisioni e di scrittura, di segni fisici e segni grafici, di registrazioni su carta e di pagine come spazi strutturati. In una parola di tracce...e di molto altro.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (La geometria che si fa geografia [IV])
Quarto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di mappe, di geografie e latitudini, ma anche di geometria. La mappa a un certo punto ha smesso di rappresentare un territorio. Stava producendo un territorio. Ogni mappa è diventato un atto di governo travestito da inventario. L’ordine politico si era depositato nell’artefatto (cartografico). La mappa aveva già disposto il campo.