Leggere alimenta il tuo cervello

Abbandonare lo schermo per un libro può essere missione impossibile ma se si riesce a farlo si avrà l'opportunità di scoprire nuove dimensioni del tempo, nuovi significati delle parole e dei concetti, nuove e maggiori analogie, concetti e categorie concettuali e cognitive, nuovi pensieri e di sperimentare la capacità di pensare il proprio pensiero e di vedere i pensieri dell'altro.

Siamo tutti in cammino senza una bussola in tasca

Siamo tutti in viaggio o in cammino, e la meta spesso è nebulosa o incerta, e la tentazione di cercare scorciatoie è sempre in agguato. Ma il cammino è lungo e tortuoso e le aspettative sono alte (“Ora e Quando sarà / l’Evento atteso”) e la speranza di trovare alfine “un unico percorso a senso” mai ci lascia. Crediamo di poterci fare guidare dalla ragione e da una fede incrollabile ma nell’età del nichilismo dispiegato anche queste sono armi spuntate, che mostrano tutta la loro debolezza. Viviamo nell’implosione di una società che sta conoscendo il suo tramonto (questo significa vivere in “occidente”). “Ma è pena umana questa illusione / di arrivare, in vita, al dunque”: altro non ci resta se abbiamo rimosso il senso profondo della nostra esistenza, se ci rifiutiamo di guardare in faccia i nostri demoni.

A proposito del poetare nell’età della Techne

E’ ancora possibile la Poesia nell’età della Techne? Questo è il tema di questa lirica. La risposta che si ricava dai versi è una risposta desolata, pessimistica, negativa. In un’età in cui la ratio occidentale è giunta alla sua massima espressione con il dominio della scienza e della tecnica, la domanda sul senso dell’esistenza, che nasce dalla meraviglia di un cielo stellato (“gli spazi siderali”), dal legame con “la terra degli uomini”, dalla parola nuova e inaudita (“il non detto dei sapienti”), appare ormai caduta in oblio. Al poeta di questa nostra società ipertecnologica, che ha cancellato il senso cosmologico dell’esistenza, che vive nell’oblio dell’essere (Heidegger), non rimane che affidarsi al “silenzio della propria insignificanza” e al “vuoto della propria dispersione” per cercare di cogliere qualche debole segnale (“l’eco flebile della tua voce”) della parola della musa. Silenzio e vuoto: proprio ciò che manca all’uomo di oggi, proprio ciò che viene evitato come la peste. Che è come dire che l’uomo moderno fugge da sé e dal proprio significato destinale, evitando accuratamente di fermarsi a guardare dentro se stesso e a porsi le domande esistenziali che lo rendono pienamente un essere umano. Il poeta sembra non aver più nulla da dire, o di non essere più in grado di proferir parola, conscio com’è di rimanere inascoltato, consapevole che le parole hanno perso la loro sostanza, la loro potenza, la loro risonanza interiore, triturate e polverizzate dal clamore mediatico. Eppure nei versi finali rimane aperta una speranza: “un’eco flebile” da captare, forse una nuova parola originaria si sta affacciando…

Ma tu, amico mio, sai perché stai zappando?

Ti sei mai fermato a riflettere sul significato delle tue azioni quotidiane? In questa semplice domanda si cela una profonda riflessione. Perché facciamo ciò che facciamo? Perché ci alziamo ogni mattina e affrontiamo la nostra routine? Nel mondo aziendale, frenetico e scandito da obiettivi, scadenze e riunioni, fermarsi a riflettere sembra quasi un lusso.

Dove va il nostro sguardo?

Anche se la bolla narrativa sulle IA generative e l’IA in generale sta scoppiando, sono ancora numerosi i post che in Rete celebrano le immagini prodotte con strumenti di IA, spesso usate per veicolare e promuovere corsi su come crearle, per dimostrare entusiasticamente l’evoluzione della tecnologia, per alimentare una tecno-ideologia in forma di cornice all’interno della quale tutto racchiudere.

Un certo tipo di letteratura

Ognuno può essere, produttore e consumatore. Non solo di beni e di merci. Ma di conoscenza. Ognuno può essere docente e discente, autore e lettore. Ognuno, ora, può essere autore del suo testo. La tecnologia oggi accessibile può essere veramente intesa come poiesis –modo di produrre, creare. Anziché legittimare il ruolo di chi pone vincoli, libera dal vincolo. Il testo vive senza bisogno di una organizzazione previa. All’origine sta un disordinato, ridondante e rumoroso affastellamento di conoscenze. Pensiamo a quella gran ‘base dati’ che è il Web. A partire da questa ‘base dati’ la persona, ogni persona, autore-lettore, potrà di volta in volta costruire nuovi e ricchi e sempre diversi percorsi di senso. Aggiungendo, interpolando, modificando materiali preesistenti, così come già faceva, con tecnologie ben più povere, il giullare, l’‘anonimo cantore’.

Miguel Cervantes

Miguel de Cervantes Saavedra avrebbe voluto essere un poeta e scrisse bellissimi versi ma è diventato celebre come romanziere grazie al suo capolavoro, il “Don Chisciotte”, che è stato anche il primo romanzo mai pubblicato. Esso venne edito in due parti a distanza di parecchio tempo l’una dall’altra, il primo volume nel 1605 quando Cervantes aveva 58 anni, il secondo nel 1616 quando ne aveva 68.

Di chi sono le storie

Narrazioni come organizzazione di senso e knowledge management. Le narrazioni non sono narrazioni create ad hoc da pretesi esperti, ma narrazioni spontanee di persone reali che fanno parte di un contesto sociale, di una comunità o di una organizzazione. Lo sguardo dell'osservatore professionista non è privo di importanza ma non è che un sguardo in una pluralità di sguardi.

Carezzare le parole che cambiano, noi con loro

Chi è capace di entrare in connessione empatica con gli altri, è abituato all’ascolto, e a guardare negli occhi il suo interlocutore o la sua interlocutrice, sa che con le parole è possibile ferire un corpo così come accarezzarlo dal di dentro, armonizzando mente e cuore, emozioni e pensieri. - Un capitolo intero da me scritto, tratto dal libro OLTREPASSARE - Intrecci di parole tra etica e tecnologia, scritto insieme a Nausica Manzi e pubblicato nel 2022.

Dipthycha

Progetto di dittici e trittici poetici

L'impero della lingua, o la lingua dell'impero

Vita e opere di Elio Antonio de Nebrija, converso, cioè discendente di ebrei convertiti, nato nel 1444 (o nel 1441) nella antica Nebrissa Veneria, chiamata oggi Lebrija, in provincia di Sevilla, ossessionato dall'idea dell'assenza, nella penisola iberica, di una lengua. La sua carriera si snoda tra aule universitarie e sedi vescovili, dedica enormi energie a codificare la grammatica latina, a definirne la pronuncia, a riportare alla luce la retorica classica, a ripristinare i testi sacri. scrive anche di pedagogia, di unità di lunghezza, di capacità e dei relativi strumenti di misura, di numeri, di astronomia e cosmografia, di calendari e misura del tempo.

Alle navi, filosofi!

Una riflessione filosofica di Gilda Yoko Diotallevi, Filosofa del diritto e direttrice della rivista di arte, filosofia e cultura Fiori Vivi. La riflessione parte da un aforisma di Nietzsche, tratto da La Gaia Scienza, che termina con un invito a tutti i filosofi a imbarcarsi sulle navi....Una riflessione che esprime perfettamente lo spirito e il senso del progetto della Stultiferanavis.

Libri…books… e tecnologia

Le strade e le metropolitane sono piene di persone con lo sguardo fisso sul loro telefonino. Rischiano sempre di urtare qualcuno, mai di andargli incontro  Sbattergli addosso, rimanendo turbati da quello che si percepisce, permetterebbe forse di cogliere la sua differenza e diversità, di sperimentare la curiosità che nasce dalla non conoscenza, dalla casualità dell’incontro e dai concatenamenti che potrebbe determinare. L’incontro a cui faccio riferimento non è quello tra profili digitali e facce virtuali che può essere condotto attraverso scambi di messaggi e informazioni.

Metaverso: il naufragar m’è dolce in questo mare!

Il naufragare dell’Infinito di Leopardi suggerisce il viaggio che riprende dopo il naufragio e la possibilità di nuovi inizi dopo il disastro incombente. Il naufragare odierno, anche quello psichico e della mente, è invece sintomatico dello smarrimento che ci attraversa tutti, della deriva di cui siamo al tempo stesso vittime, complici e protagonisti.  In questo smarrimento, frutto anche di tanta scontentezza e malcontento, il Metaverso ci appare come una destinazione ambita perché dentro mondi irreali (nell’iper-realtà direbbe Braudillard), fuori dal mondo, in fondo al mare (novella Atlantide), lontano da una realtà percepita sempre più come complicata, incerta, infelice.

L'organizzazione come rete di storie e lo storytelling come furto

Personalmente, credo di poter stimolare altri a scrivere, e a dare valore ai propri scritti, solo perché mi sento scrittore. Non perché sono socialmente riconosciuto come scrittore: questo non importa. Importa il rapporto tra scrittura e autobiografia. Ognuno ha un’autobiografia, e ha il diritto a narrarla. Così ho fatto, per me stesso, quando, non potendo farmi altrimenti ragione della situazione di angosciose situazioni di lavoro che stavo vivendo, mi sono trovato a esprimermi in versi.

OLTREPASSARE – Intrecci di parole tra etica e tecnologia

Dentro mondi virtuali, in assenza di corpo, di volti e di sguardi, viviamo pseudo-vite digitali, determinate dal volere di codici stranieri, algoritmi prepotenti e servitù volontarie. Il disincanto tecnologico emergente suggerisce il distacco dal tempo presente per andare oltre e altrove, per mettersi in viaggio, oltrepassare, alla ricerca esperienziale di nuove formule esistenziali utili a vivere dentro le innumerevoli crisi di questo mondo. Obiettivo di questo viaggio, tra etica e tecnologia, è la riscoperta del valore umano dell’esistenza e di nuovi orizzonti di senso, è il recuperare una socialità incarnata che permetta di incontrare ed entrare in contatto con l’Altro nella sua alterità e unicità, inteso come persona con la quale ritrovarsi. Lungo questo cammino, il primo passo consiste nel tornare a porre attenzione alle parole, al linguaggio, al parlare comune.

La lunga notte del mondo di oggi

Stiamo vivendo un’epoca definita dai filosofi come liquida, ibrida, gassosa, triste, vuota, stanca, ma forse un altro termine utilizzabile per definirla è: (iper)consumista. E' una società piena di ansie, incertezze, insicurezze e paure, tutte passioni tristi che hanno oscurato il mondo.