Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nell’era delle macchine-IA

Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.

L’Europa, la geopolitica e l’intelligenza artificiale.

Le big tech non sfidano gli Stati forti: li prolungano. Gli Stati forti, a loro volta, non regolano davvero le big tech: le incorporano come infrastrutture strategiche. È una simbiosi funzionale, fondata sulla reciproca capacità di imporre costi agli altri. Questa è la storia di come l'Europa abbia costruito l'infrastruttura più critica e fondamentale dell'era digitale e di come abbia perso ogni controllo su di essa.

La Guerra del Sentiment. Manipolazione psicologica e geopolitica nell'era digitale

L'altra sera accendo la TV e seguo un approfondimento di Sky News sulla notizia che diversi governi stanno prendendo in considerazione l'arruolamento di giovani nell'esercito, in forma volontaria per il momento, ma si comincia a parlare di leva obbligatoria. Ieri leggo un articolo de Il Post in cui si parla della Germania che si sta riarmando velocemente. E penso a come una notizia come questa sarebbe stata recepita solo qualche anno fa. E mi sono chiesto: ma che sta succedendo? La guerra del sentiment rivela una vulnerabilità fondamentale delle democrazie liberali nell'era digitale. Sistemi politici basati sulla deliberazione razionale si trovano esposti a forme di manipolazione che operano al di sotto della soglia della consapevolezza razionale, direttamente sul piano emotivo. La posta in gioco non è semplicemente resistere a questa o quella campagna di disinformazione, ma preservare quella che potremmo chiamare 'sovranità cognitiva': la capacità collettiva di processare informazioni e formare giudizi in modo relativamente autonomo da interferenze esterne.

Per l'Europa una scelta esistenziale è necessaria

La vera scelta che l’Europa si trova ad affrontare non è tra la critica alla paralisi e la costruzione e il progresso, ma tra modelli tecnologici autoritari e alternative democratiche aperte. L'Europa può accettare una dipendenza tecnologica permanente oppure può costruire sistemi digitali democratici basati sugli impegni climatici, sulla tutela del lavoro e sulla diversità sociale.

Primero de Mayo en La Habana

Ogni viaggio è un viaggio alla ricerca di sé stesso. Viaggiare è sentirsi a casa in un luogo. Non dipende dalla durata della permanenza. Dipende dall’intima sintonia con il luogo, con la cultura, con l’ambiente. L’accoglienza è qualcosa di sottile e involontario, e fa il paio con l’altrettanto involontaria disponibilità a sentirsi a proprio agio, immersi nella quotidianità locale, straniero sempre, ma a proprio agio. In questo racconto, un evento: il discorso pronunciato da Fidel Castro -ormai anziano, ma sempre carismatico- in un primo maggio. All'Avana, a Cuba. Evento che non sarebbe potuto accadere altrove.

Rendere invisibile un genocidio

Non è il silenzio che colpisce, ma la retorica che si sostituisce alla verità. Gaza viene distrutta, centimetro per centimetro, ma nei giornali, nei telegiornali, e nei comunicati delle cancellerie di stato si parla d’altro. Si parla di “conflitto”, come se ci fosse simmetria tra chi bombarda e chi fugge. Si parla di “reazione”, come se la distruzione sistematica di una popolazione potesse essere iscritta nel diritto alla difesa. Nessuno parla di genocidio. Non è un termine vietato, ma è come se lo fosse: troppo preciso, troppo compromettente. È questa la forma più moderna della menzogna: non negare i fatti, ma sbriciolarli. Isolarli. Disinnescarli. Una bomba su un ospedale diventa “un episodio”; cento bambini morti, “una tragedia”; la fame imposta, “una crisi umanitaria”. Le parole diventano prudenti, sfumate, come se avessero paura. O come se sapessero troppo.

Noi siamo vivi, voi siete tutti morti

Leggendo i numerosi post di Otti Vogt, autore della Stultiferanavis e attivista globale per una "leaderships for good", condividendo molte delle cose che scrive e come le scrive, mi è venuto da pensare che ciò che serve oggi è un racconto diverso della realtà.

L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti

Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.

Meticciamento di razze e di culture: il senso delle Humanities

Il termine inglese 'Humanities' ha un ampio ventaglio di senso. Potremmo tradurre 'discipline umanistiche', 'studi umanistici', ma anche 'umanità'. Ed è doveroso poi considerare le 'Digital Humanities' rivisitazione delle Humanities tramite mezzi digitali e computazionali. Secondo alcuni non si può oggi più parlare di Humanities senza chiamare in causa l'intelligenza artificiale. Nell'articolo si sostiene invece che il senso delle 'Humanities' sta nel narrare ed ascoltare storie, generare e condividere conoscenze, senza bisogno di nessuna nuova macchina. E si narra quindi una storia che ha luogo all'Avana.

Benedetta la benevola AGI: la favola del re programmatore

Immaginate questo. Ti svegli e il mondo è finalmente cresciuto. Niente politici, niente corruzione, niente guerre. Un'intelligenza artificiale serena e onnisciente governa il nostro pianeta con incorruttibile chiarezza. L'assistenza sanitaria è impeccabile, l'allocazione delle risorse istantanea, il crimine previsto fuori dall'esistenza. Ogni obiettivo climatico è stato raggiunto prima del previsto. Le città ronzano in perfetto equilibrio; Il traffico scorre come la poesia, i bisogni dei cittadini vengono soddisfatti prima ancora che espressi.

La poesia come officina della saggezza?

La rottura cartesiana ha spaccato il tessuto della nostra conoscenza, separando la mente dal corpo, lo spirito dalla materia. Sulla sua scia, la natura è diventata un'estensione muta, misurabile ma senza voce, e l'io un osservatore tamponato, sovrano ma estraniato. Il mondo non si rivolgeva più a noi; Significa ritirato dietro la calcolatrice.

Europa: svelare le false narrazioni

Sopravviverà l'Europa? Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno perpetrato nei confronti dei cittadini europei un continuo inganno. In risposta l'Europa ha continuato a oscillare tra la sudditanza asservita e il velleitario ribellismo. Per evitare lo sfaldamento totale del continente, è indispensabile rifondare in forma federale la Nazione Europea, per recuperare un rapporto alla pari con gli Stati Uniti. Temi approfonditi nel libro: Gian Carlo Cocco, 'Sopravviverà l'Europa', Mursia, 2025.

Come le arterie di un ragno divino America Latina: sogno europeo, nuovo mondo

L'America Latina narrata dai cronisti che accompagnarono la Conquista spagnola. L'America Latina vista dai viaggiatori europei. E poi l'America Latina, colta nelle sue differenti sfaccettature culturali, sociali, politiche, ambientali, raccontata dai romanzieri latinoamericani : “tutto è nuovo, tutto è deja vu in questo labirinto di mangrovie, spirale nello spazio, con le numerose incisioni di fiumi suddivise nelle linee sottili di affluenti, correnti interne, torrenti costieri, come le arterie di un ragno divino, grande ragnatela, telaraña scaturita dalla musica degli elementi, spirale che 'carece de remate', anello senza fine”. La materia narrativa, la rete di storie riguardanti il Nuovo Mondo -rete variegata, diversamente intrecciata, senza fine né principio- non può che essere proposta per labili tracce, brani arbitrariamente tratti da sterminate biblioteche, connessi da sottili affinità. “Rimandi, frammenti, echi, dentro e fuori dal romanzo. Senza bussola, senza mappa". E sarà buona cosa se il lettore si smarrirà “lungo i tronchi e tra i rami di questo labirinto”. Ripubblico qui il decimo (penultimo) capitolo del 'Viaggio letterario in America Latina' (Marsilio, 1998; 'Viaje literario por América Latina', Acantilado, Barcelona, 2000), sintesi dell'intero saggio. Tutt'altro avrei potuto scrivere sull'argomento, molto avrei potuto aggiungere o togliere. La sequenza dei paragrafi potrebbe ben essere un'altra. Se scrivessi ora, certo scriverei un testo differente. Ma cosa vuol dire in fondo scrivere? Scrivere è un viaggio nel caos. Non tutto può essere esplicitato. Ho sempre pensato che l'autore non sia altro che un lettore che lascia tracce dei suoi percorsi. So comunque che non sarei riuscito a scrivere questo testo senza l'ausilio di un computer e di un programma di scrittura: il meraviglioso XYWrite, che stava in 250 kappa. Il testo era pensato per essere letto su carta, inevitabilmente abbandonandosi al flusso della narrazione. Ma lasciavo anche al lettore, attraverso fitte note, la possibilità di risalire alle fonti citate o alluse. In questa versione destinata alla lettura su supporto digitale ho eliminato le note. Perché penso che il lettore che legge sullo schermo, così come può muoversi all'interno del testo cercando il ricorrere del nome di un personaggio, di un autore, di un luogo, può anche giocare a cercare da sé l'origine dell'evocazione offerta dal testo. Avevo immaginato un lettore con il libro in mano. E ora il testo è affidato a un lettore con in mano il suo smartphone, o di fronte allo schermo. Il mio invito di autore e lettore resta lo stesso: di abbandonarsi all'ondeggiare del puro racconto, come ascoltando la voce di un cantastorie.

There is no second Europe

Un articolo scritto da Otti Vogt (vedi originale nel testo) che può apparire a una lettura superficiale troppo eurocentrico e poco interessato al resto del mondo, ma che è in realtà un appello accorato agli europei a riflettere sulla posizione dell'Europa nel mondo e a dare un contributo per una sua rinascita futura.

Il peccato originale dell'Europa

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'attuale momento storico. Mentre i nostri smartphone ci connettono al mondo e la medicina allunga la vita, l'Europa sceglie di investire massicciamente nel riarmo, ignorando milioni di giovani senza certezze e un tessuto sociale che si sta logorando. Ogni missile comprato è un reparto di oncologia negato, ogni aereo una borsa di studio persa. Questa è la cruda realtà di una politica che, in nome della "sicurezza", disinveste nell'unica vera garanzia per il futuro: il benessere collettivo.