Cornetti, brioches e croissant e il mondo nascosto dei knowledge graphs.

Non molto tempo addietro, durante uno dei miei tanti sabati liberi, ho passato del tempo in una libreria della catena Il Libraccio. Mi sono perso tra gli scaffali per non so quanto tempo - forse persino due ore, ma il tempo vola quando si è circondati dai libri. In quella spedizione libresca ho scovato due volumi che hanno catturato la mia attenzione, entrambi dedicati a un tema che sta rivoluzionando il modo in cui l'intelligenza artificiale comprende e organizza la conoscenza: i knowledge graphs. Quello che segue è un condensato dei miei appunti di lettura, un tentativo di mettere insieme le intuizioni di due prospettive molto diverse su una delle sfide più affascinanti del nostro tempo tecnologico.

La sfida della (auto)coscienza: intelligenza artificiale e produzione di senso

L'intelligenza artificiale contemporanea ci pone di fronte a interrogativi fondamentali sulla natura della mente e della coscienza. Dagli anni Ottanta, programmi come BACON di Langley, sviluppato per simulare la scoperta scientifica attraverso l'analisi di dati numerici, e SME (Structure-Mapping Engine) di Gentner, progettato per modellare il ragionamento analogico umano, hanno tentato di riprodurre computazionalmente funzioni cognitive complesse. Tuttavia, questi sistemi operano su rappresentazioni già strutturate, eludendo il problema cruciale di come la mente costruisca significato a partire dall'esperienza grezza. Questo articolo esplora l'ipotesi che l'autentica agenzia cognitiva richieda una funzione sintetica capace di unificare percezione e concettualizzazione sotto un'identità soggettiva. Attraverso l'analisi critica dei modelli computazionali attuali e il confronto con dispositivi meramente reattivi, argomento che il problema della coscienza artificiale non può essere risolto solo mediante l'incremento della sofisticazione algoritmica, ma necessita di un ripensamento radicale della natura stessa della soggettività e dell'esperienza cosciente.

Dentro il (tecno)antropocene

Questo testo è stato tratto dal mio libro 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬. La tecnologia cambia il punto di vista sul mondo catturando volontà e desideri, privando della capacità di interpretare il mondo.

[scàr·to]

scarto [der. di scartare] Di poco valore, di qualità scadente: roba, merce scarta. Lo scartare, cioè il rifiutare, l’eliminare qualcosa dopo una scelta. Cosa o insieme di cose di scarso valore, di qualità inferiore. Spostamento laterale brusco e improvviso, deviazione da un tracciato, da un percorso definito. Differenza, distacco esprimibile in valori numerici. (Treccani.it)

On The Epistemological Barrier to a Science of (Artificial) Intelligence

Artificial intelligence is nonsense, so let us begin with a word on nonsense. In what follows, nonsense per se is not meant as equivalent to stupid, or silly. Rather, nonsense is a string of words that make no sense. What is said contains no meaning. An example of nonsense (by philosopher Peter Hacker): the number 3 married number 2 on planet number 2. What would lead to stupidity or silliness, however, was if someone were now to insist that it is intelligible that numbers can actually marry, and that they were engaged in scientific research that might prove this.

Rendere invisibile un genocidio

Non è il silenzio che colpisce, ma la retorica che si sostituisce alla verità. Gaza viene distrutta, centimetro per centimetro, ma nei giornali, nei telegiornali, e nei comunicati delle cancellerie di stato si parla d’altro. Si parla di “conflitto”, come se ci fosse simmetria tra chi bombarda e chi fugge. Si parla di “reazione”, come se la distruzione sistematica di una popolazione potesse essere iscritta nel diritto alla difesa. Nessuno parla di genocidio. Non è un termine vietato, ma è come se lo fosse: troppo preciso, troppo compromettente. È questa la forma più moderna della menzogna: non negare i fatti, ma sbriciolarli. Isolarli. Disinnescarli. Una bomba su un ospedale diventa “un episodio”; cento bambini morti, “una tragedia”; la fame imposta, “una crisi umanitaria”. Le parole diventano prudenti, sfumate, come se avessero paura. O come se sapessero troppo.

Le competenze di lettura ravvicinata si trasferiscono all'intelligenza artificiale?

C'è stata, di recente, una raffica di proclami ben intenzionati sulle virtù inaspettate dell'educazione letteraria nell'era degli interlocutori algoritmici. Un eccellente pezzo di Nick Potkalitsky, PhD offre quello che potrebbe essere definito un riavvicinamento pedagogico tra le testualità disordinate della narrativa e la peculiare fluidità dell'IA generativa.

Anni tecnologici che hanno cambiato il mondo

Questo testo è stato tratto dal mio libro 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬. Pensieri sintetici, numerose riflessioni critiche, opinioni non conformistiche e visioni future politicamente scorrette sulla tecnologia, i suoi effetti e il suo futuro. In un prossimo futuro potremmo essere sostituiti da robot o, più probabilmente, ci lavoreremo insieme (cobot), forse interagiremo con essi tramite il nostro cervello e il pensiero, forse con le nostre emozioni. I nostri corpi si trasformeranno in versione cyborg e umanoide.

Noi siamo vivi, voi siete tutti morti

Leggendo i numerosi post di Otti Vogt, autore della Stultiferanavis e attivista globale per una "leaderships for good", condividendo molte delle cose che scrive e come le scrive, mi è venuto da pensare che ciò che serve oggi è un racconto diverso della realtà.

L’Anatomia del “Lampo di Genio”: quando la scienza svela i segreti dell’Intuizione

C’è qualcosa di profondamente magico nel momento in cui una soluzione emerge dal nulla, cristallina e improvvisa come un fulmine a ciel sereno. Quel “lampo di genio” che attraversa e illumina la mente sembra appartenere a una dimensione quasi mistica del pensiero umano, sfuggendo a ogni tentativo di catalogazione scientifica. Per secoli, filosofi, psicologi e neuroscienziati si sono interrogati su questi momenti di illuminazione: da dove arrivano? Seguono leggi riconoscibili o sono davvero eventi casuali che balenano nell’oscurità della mente?

Tecnoconsapevolezza e libertà di scelta: L’illusione della concentrazione nel mondo digitale

L’attenzione costantemente regalata a un display e alle intermittenti ma persistenti interazioni tecnologiche ha reso impossibile l’arte della concentrazione. Non è un caso che anche Hollywood e la televisione stiano realizzando telenovele brevi, da 10-15 minuti. Un tempo ritenuto ormai associato al massimo di attenzione possibile che l’utente, modificato cognitivamente dalla frequentazione di YouTube è disposto a concedere. Anche per contenuti di qualità!

Restiamo Umani

Occorre tanta attenzione per rimanere umani, per onorare il valore delle connessioni umane, per “praticare l’umanità” anche nelle relazioni digitali.

Che ne è della pubblica opinione?

Ci sono libri che non invecchiano mai, anzi si rigenerano. Il libro “Public Opinion” di Walter Lippmann è uno di questi. L’assunto del testo è limpido: come avviene quel complesso ed apparente processo attraverso cui le nostre opinioni diventano opinione pubblica, volontà nazionale, mente collettiva, fine sociale? Lippmann indaga e descrive i meccanismi attraverso cui le immagini “interne” elaborate nelle nostre teste ci condizionano nei rapporti con la società. L'attenzione del lettore viene richiamata sugli ostacoli che limitano le nostre capacità d’accesso ai fatti, interessante richiamo visto che oggi tutti i dati sembrano accessibili a tutti. Il richiamo va però in particolare alle distorsioni delle informazioni provocate dalla necessità di sintesi e di manipolazione volontaria della stampa e dei governi. Infine, la paura stessa dei fatti che potrebbero minacciare l’ordine dello Stato e della società. Il libro di Lippmann sembra datato ma in reltà non lo è!

Genealogia dell’ecointelligenza: una ricerca tra cognizione, sistemi e potere

Questo articolo nasce da un percorso di ricerca personale sul concetto di ecointelligenza, intesa non come attitudine soggettiva ma come campo sistemico in trasformazione. Dalla psicologia cognitiva di Gardner alla pedagogia ecologica di Bowers, fino alla critica geopolitica dell’intelligenza artificiale in chiave postdigitale, il testo ripercorre le tappe di una riflessione che oggi trova nuovi campi di applicazione: IA ambientale, sorveglianza urbana, modelli cognitivi estrattivi. In questa prospettiva, l’ecointelligenza si configura come capacità di leggere ambienti ibridi, accettarne le contraddizioni e agire senza scorciatoie. In chiusura, si suggerisce la lettura di Le tre ecologie di Guattari, testo chiave per ripensare il rapporto tra ecologia, soggettività e potere.

La tecnoconsapevolezza che ci manca

La tecnologia è elemento paradigmatico di tante tendenze emergenti che sembrano indicare grandi cambiamenti all’orizzonte, molti impensabili e dei quali non siamo in grado di percepire la profondità e la carica dirompente. Veri e propri Tsunami futuri emergenti in via di formazione, come la crisi del sistema capitalista neoliberista attuale e quella ambientale. Nonostante la globalizzazione tecnologica renda tutti interconnessi e tutto correlabile, comprendere il mondo che si sta profilando all’orizzonte è diventata una missione complicata, forse impossibile, ma anche una nuova urgenza, una necessità.