TESTI
Intelligence offensiva: il metodo, non il mito
Ci sono libri che si leggono per svago e libri che si consultano per necessità. Poi ci sono quelli che si comprano per curiosità, e finiscono per lasciare un segno inatteso. Le Renseignement Offensif di Philippe Dylewski rientra in quest’ultima categoria. Non è una raccolta di aneddoti da spionaggio né un manuale scritto per specialisti. È un compendio di tecniche, strumenti e mentalità per cercare, verificare e usare informazioni in modo strategico. Non mi occupo più di OSINT dai tempi del mio congedo dall’Aeronautica Militare, ma il tema continua ad affascinarmi per la precisione metodologica che richiede. In Italia ho potuto conoscere e imparare da Giovanni Nacci, amico e ufficiale in congedo anche lui (Marina Militare), oggi il principale punto di riferimento in Italia per quanto riguarda la divulgazione sull’OSINT: capace di parlare a professionisti e pubblico generalista con lo stesso rigore che contraddistingue chi ha indossato una divisa.
Online siamo tutti diventati degli algoritmi
Da perfetti sconosciuti e presenze occulte sono diventati rapidamente oggetto di racconti, narrazioni, riflessioni e preoccupazioni. Chi è preoccupato pensa che possano, già oggi, condizionare e orientare le loro vite. Chi non se ne cura guarda con soggezione e simpatia la loro capacità di rendere le loro esperienze online piacevoli, convenienti e confortevoli.
"Mens sana in libro sano"
Mens sana in libro sano. Questo antico adagio, rivisitato per l'era moderna, non è solo un gioco di parole, ma la chiave per comprendere una profonda verità sul benessere della nostra mente. Mentre la saggezza classica legava la salute mentale a quella fisica, la nostra epoca ci obbliga a riconoscere un'altra essenziale fonte di nutrimento: il libro. Attraverso un'analisi lucida e profonda, esploreremo il concetto di "libro sano" e il suo ruolo vitale nella nostra dieta intellettuale. Scopriremo che la lettura non è un semplice passatempo, ma una vera e propria forma di terapia, un esercizio di resistenza cognitiva e uno strumento potente per la nostra autotrasformazione
Philiph K. Dick, how to build a universe that doesn't fall apart two days later, 1978
"Mi chiedo cosa sia 'reale'. Perché siamo incessantemente bombardati da pseudo-realtà create da persone molto sofisticate che utilizzano meccanismi elettronici molto sofisticati. Non diffido delle loro motivazioni, diffido del loro potere. Ne hanno molto. Ed è un potere sorprendente: quello di creare interi universi, universi della mente."
Ontologia punk. Versioni del reale e sintesi radicali nella progettazione contemporanea
Questo articolo esplora l’ontologia come pratica critica e quotidiana, intrecciando filosofia, cultura cyberpunk e progettazione collaborativa. Non esistono dati puri: ogni realtà è una versione, una costruzione filtrata da scelte cognitive, tecniche e politiche. A partire da Kant, Yuk Hui, Mircea Florian e Franco Berardi, il testo mette in discussione l’apparente neutralità delle strutture operative e invita a riconoscere la portata ontologica di ogni atto progettuale. Ogni backlog, ogni sistema di permessi, ogni metrica è una dichiarazione implicita su ciò che è reale. Pensare ontologicamente oggi significa decostruire queste architetture e domandarsi a quale mondo valga davvero la pena adattarsi.
Cosa c’entrano le mele e le arance con la scienza e la filosofia?
Dopo avere esplorato Il problema mente-corpo (sottotitolo: Da Platone all’intelligenza artificiale) nel suo libro del 2019, il filosofo Marco Salucci porta in libreria un altro volume (Dalla mela di Newton all’arancia di Kubrik – La scienza spiegata con la letteratura) ricco di spunti per chiunque voglia continuare a riflettere criticamente e intellettualmente sulla realtà contemporanea.
E anche se sono sasso, posso essere leggera.
Di psicoterapia, di bellezza e di cambiamento
Writing, Not This Way, But That Way: Writing against AI's Syntactic Simulations of Dialectical Movement
I don’t write to express what I already know. If I did, I’d have nothing to say by the end of the first clause, and the sentence would be left dragging its tail behind it like a dog with nowhere to go. Writing, for me, begins in a state of productive error—less revelation than fumbling, a kind of intellectual squinting in the direction of something not yet visible, let alone nameable. ---- Non scrivo per esprimere ciò che già so. Se lo facessi, non avrei più nulla da dire alla fine della prima frase, e la frase si trascinerebbe dietro come un cane senza un posto dove andare. La scrittura, per me, inizia in uno stato di errore produttivo – più che rivelazione che tentennamento, una sorta di sguardo intellettuale socchiuso verso qualcosa di non ancora visibile, figuriamoci nominabile.
Si sta male dentro e non si solidarizza più
Molte realtà che frequentiamo sono come dei caterpillar, capaci di condizionare, forse anche di distruggere, la nostra vita emozionale e farci stare male dentro. La responsabilità non è degli strumenti che usiamo ma il modo con cui ci siamo ibridati con loro, subendoli e servendoli o semplicemente usandoli in modo poco consapevole e acritico.
Meticciamento di razze e di culture: il senso delle Humanities
Il termine inglese 'Humanities' ha un ampio ventaglio di senso. Potremmo tradurre 'discipline umanistiche', 'studi umanistici', ma anche 'umanità'. Ed è doveroso poi considerare le 'Digital Humanities' rivisitazione delle Humanities tramite mezzi digitali e computazionali. Secondo alcuni non si può oggi più parlare di Humanities senza chiamare in causa l'intelligenza artificiale. Nell'articolo si sostiene invece che il senso delle 'Humanities' sta nel narrare ed ascoltare storie, generare e condividere conoscenze, senza bisogno di nessuna nuova macchina. E si narra quindi una storia che ha luogo all'Avana.
Benedetta la benevola AGI: la favola del re programmatore
Immaginate questo. Ti svegli e il mondo è finalmente cresciuto. Niente politici, niente corruzione, niente guerre. Un'intelligenza artificiale serena e onnisciente governa il nostro pianeta con incorruttibile chiarezza. L'assistenza sanitaria è impeccabile, l'allocazione delle risorse istantanea, il crimine previsto fuori dall'esistenza. Ogni obiettivo climatico è stato raggiunto prima del previsto. Le città ronzano in perfetto equilibrio; Il traffico scorre come la poesia, i bisogni dei cittadini vengono soddisfatti prima ancora che espressi.
La tecnologia che annoia, disturba e tradisce!
Capita a tutti, perchè tutti sono coinvolti nel grande gioco del consumismo quotidiano, nel quale si confrontano giocatori sempre più attrezzati tecnologicamente e aggressivi. E' un gioco praticato per accaparrarsi ogni budget disponibile e nel quale ogni trucco e mezzo è utilizzabile pur di arrivare all'obiettivo commerciale predefinito. Il mezzo tecnologico oggi più usato è quello dei Call Center, spesso automatizzati e robotizzati con addetti alla vendita in forma di algoritmi capaci di sfornare centinaia di Robo-chiamate quotidiane. La pervasività della tecnologia nella vita quotidiana di ognuno non è causale ma legato anche all'idea che della tecnologia tutti si sono fatti. Una tecnologia capace di risolvere problemi e di semplificare la vita di ognuno con le sue soluzioni, applicazioni e dispositivi.
La tecnologia è una caratteristica prettamente umana, da usare in modo costruttivo
Il dare senso alla vita è una cosa importante; bisognerebbe cambiare i paradigmi con i quali viviamo: crescita economica infinita, rincorsa al denaro… e dedicarsi maggiormente allo sviluppo della coscienza non dal punto di vista religioso, ma dal punto di vista antropologico. Sviluppare un umano più evoluto nel rapporto con gli altri e con il pianeta terra. La cosa veramente preoccupante è che allo sviluppo tecnologico sempre più veloce non ci sia un altrettanto interesse per la crescita della coscienza umana.
La poesia come officina della saggezza?
La rottura cartesiana ha spaccato il tessuto della nostra conoscenza, separando la mente dal corpo, lo spirito dalla materia. Sulla sua scia, la natura è diventata un'estensione muta, misurabile ma senza voce, e l'io un osservatore tamponato, sovrano ma estraniato. Il mondo non si rivolgeva più a noi; Significa ritirato dietro la calcolatrice.
Il greenwashing della gentilezza
Non so cosa pensino le persone da me incontrate che hanno fatto della gentilezza una missione oltre che una professione. Sulla gentilezza ho anche scritto un libro con una persona che credo abbia anticipato tutti sul tema: Anna Maria Palma con il suo libro La gentilezza che cambia le relazioni.
Don Ferrante non basta. Dal pensiero relazionale di Riccardo Manzotti a un uso responsabile dei modelli linguistici.
Cosa distingue davvero l’intelligenza artificiale dalla coscienza umana? Partendo dalla teoria della Mind–Object Identity di Riccardo Manzotti, questo articolo propone una lettura critica dei modelli linguistici generativi come strumenti potenti ma non autonomi. Gli LLM predicono, non comprendono. Non sono cervelli alternativi, ma interfacce statistiche che vanno integrate in infrastrutture cognitive responsabili. Oltre l’entusiasmo e il negazionismo, la vera sfida è progettare un uso consapevole e tracciabile dell’IA, distinguendo prestazione linguistica da comprensione situata. Una riflessione per chi vuole pensare il digitale con rigore e senza scorciatoie.
Capitalecene vs Antropocene: un'analisi critica della crisi ecologica attraverso la lente di Kohei Saito
L’Antropocene non è solo l’epoca in cui l’uomo impatta il pianeta, ma il regime metabolico in cui la crisi ecologica nasce e si riproduce attraverso il capitalismo globale. Nel mio ultimo articolo, ispirato dall’opera di Kohei Saito Il capitale nell’Antropocene, esploro come il sistema capitalistico sposti le crisi ambientali nel tempo, nello spazio e nella tecnologia, nascondendo disuguaglianze profonde.
Cara vecchia mente paleolitica. Idolatria, feticismo e totemismo nel nostro rapporto con l’intelligenza artificiale.
Cosa vuole l’intelligenza artificiale? Perché questa apparentemente strana domanda dovrebbe richiedere la nostra attenzione?
Oltre l’egemonia: ripensare la coscienza a partire da altre culture (e da un’idea del limite)
In un tempo in cui la coscienza è ridotta a fenomeno misurabile e la vita umana a statistica computabile, questo saggio propone un cambio di prospettiva. Attraverso l’ascolto di voci filosofiche, scientifiche e poetiche non occidentali — dall’India al mondo arabo, dall’Africa all’America Latina — si interroga il concetto di coscienza come spazio etico e relazionale, irriducibile ai modelli algoritmici. Contro l’egemonia del pensiero tecnico-scientifico, l’articolo esplora le alternative culturali che restituiscono all’umano la possibilità di scegliere, disobbedire, proteggere. E invita a riconoscere il valore politico della coscienza come forma di resistenza.
L'intelligenza artificiale come strumentalismo automatizzato: come l'intelligenza artificiale mette in atto un'ideologia di utilità sconsiderata
Negli ultimi mesi ho visto una serie di seri tentativi di legare l'intelligenza artificiale all'ideologia, anche se la maggior parte inizia con una curiosa ambivalenza riguardo ai termini coinvolti. L'ideologia, un tempo l'orgoglioso cavallo di battaglia teorico della sinistra del dopoguerra, è diventata una sorta di spettro errante, occasionalmente invocato, raramente definito, ma il più delle volte scambiato per sinonimo di pregiudizio.