Alla ricerca del senso nascosto: Vincent Halles e l’arte di collegare i frammenti

Ho incontrato per caso Vincent Halles su Medium. I suoi scritti mi hanno subito colpito per un approccio che assomiglia al mio: la ricerca ossessiva di connessioni tra ciò che appare sconnesso. Come me, Halles non si limita a leggere o archiviare, ma attraversa testi, culture e discipline—da Fernando Pessoa a Westworld, da Deleuze alle parodie di videogiochi—per far emergere fili inaspettati. Per entrambi, l’incompiuto non è una mancanza, ma la traccia viva di un pensiero che si interroga, si corregge, si rimette in discussione. Giurista di formazione ma mosso da una curiosità senza confini, Halles dimostra che collegare l’apparentemente inconciliabile non è un esercizio intellettuale fine a sé stesso, ma un atto di resistenza culturale. In un’epoca dominata dall’efficienza algoritmica, il suo lavoro—e, per certi versi, anche il mio—ci ricorda che la ricchezza del pensiero sta proprio nelle esitazioni, nelle deviazioni, nella capacità di sbagliare e ricominciare. È questa vulnerabilità, questa umanità imperfetta, il cuore della sua ricerca e, in fondo, di ogni autentico processo creativo.

Il gioco di prestigio di Turing. Computabilità al posto della complessità

Turing propone di leggere gli stati del mondo -complessi, caotici, non lineari- attraverso una 'macchina a stati discreti'. Questo è il senso della 'computazione'. La proposta finisce per essere un gioco di prestigio: risolvere i problemi impliciti nella 'calcolabilità' tramite la 'computabilità'; porre la simulazione al posto dell'osservazione; guardare i sistemi complessi tramite modelli che sono sistemi meccanici. Sostituire al mondo la rappresentazione del mondo proposta da una macchina detta computer.

Intervista ImPossibile a Hannah Arendt (IIP #01)

Hannah Arendt (1906–1975) è stata una delle più importanti filosofe politiche del Novecento. Ebrea tedesca, allieva di Heidegger e Jaspers, dopo l’esilio negli Stati Uniti ha pubblicato opere fondamentali come Le origini del totalitarismo (1951) e La banalità del male (1963), che hanno cambiato il nostro modo di comprendere il potere, il male e la responsabilità individuale. La sua riflessione sulla fragilità della democrazia, sul linguaggio politico e sulla libertà rimane ancora oggi un riferimento imprescindibile. In questa “intervista impossibile” proviamo a immaginare cosa direbbe Arendt di fronte alle implicazioni dell’intelligenza artificiale.

Ikigai: tracce di un concetto ormai perduto?

Il concetto di ikigai, la sua genealogia storica e filosofica, e il suo significato nella contemporaneità. Dall’analisi di Platone, Aristotele, Heidegger e Kamiya fino alla dimensione relazionale con il concetto di aïda, l’articolo esplora come l’ikigai possa ancora orientare la vita in un’epoca segnata dall’individualismo e dal frastuono digitale.

Coscienza e AI (POV #01)

Federico Faggin vs Riccardo Manzotti: cosa distingue l’esperienza umana dalle tecnologie? Il rapido sviluppo dell'Intelligenza Artificiale Generativa sta facendo emergere questioni sulla natura della coscienza e sull'unicità dell'essere umano. Mentre le macchine diventano sempre più capaci di imitare il linguaggio e persino la creatività, ci si sta chiedendo se possono davvero "capire", "sentire", o essere "coscienti" come noi. Per indagare questa complessità ho messo a confronto due voci autorevoli e profondamente originali: Federico Faggin, pioniere dei microprocessori che oggi si dedica allo studio della coscienza, e Riccardo Manzotti, filosofo e ingegnere, ideatore della teoria della Mind-Object Identity. Le loro prospettive, pur partendo da basi disciplinari diverse - Faggin guarda alla fisica quantistica, Manzotti all'esperienza del mondo esterno - offrono spunti critici essenziali per cercare di conoscere il presente e il futuro dell'AI. L'obiettivo è sviscerare le loro visioni sulla coscienza, la vita e i limiti dell'AI, per vedere come rispondono alle stesse sfide con strumenti concettuali differenti.

L'uso dell'Intelligenza Artificiale alla luce del metodo socratico

Il 'prompt' è la forma di dialogo che pone alla macchina domande strategiche per far nascere risposte e percorsi di significato che diventano rilevanti a livello di senso. "La crescita dell’informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità d’immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano", sostiene Edgar Morin. Per questo può esserci utile l'Intelligenza Artificiale Generativa. Il modo di proporre 'prompt' lo si trova già descritto da Platone nei dialoghi socratici. Consiste in fondo nell'uso di due tecniche essenziali in ogni linguaggio evoluto: leggere e scrivere. Meglio ancora: leggere e scrivere bene. Per usare la AI non è necessario niente altro che scrivere in modo sensato, sapendo dove si vuole arrivare, con ottima forma.

I “non-lieux” di Marc Augé trent’anni dopo

All’interno delle dinamiche fra “luoghi” e “non luoghi”, come definiti e immaginati da Augé e dai tanti altri studiosi che ne hanno seguito le orme, possiamo continuare a sperare che le masse sociali non rimangano sempre più schiacciate sotto il peso della funzione, loro attribuita dal “mercato”, di meri consumatori e che i centri abitati, in particolare le grandi città, siano ancora in grado di fornire in futuro spazi sociali “reali”, capaci di alimentare con la loro linfa esistenziale e la storicità dei relativi luoghi la vita reale e le relazioni reali fra le persone.

L'economia della ciambella: un nuovo paradigma per l’umanità nel XXI secolo

Viviamo un momento storico cruciale, in cui i modelli economici tradizionali basati su crescita infinita e sfruttamento illimitato mostrano tutte le loro contraddizioni. Kate Raworth, con la sua teoria della "ciambella", ci offre una bussola preziosa per ripensare l’economia del XXI secolo, mettendo al centro la giustizia sociale e il rispetto per i limiti planetari. L'antropocene ci ricorda che il nostro metabolismo globale è in crisi: sovrasfruttiamo le risorse naturali e oltrepassiamo i confini che mantengono in equilibrio la vita sul pianeta. Ma c’è una via per prosperare entro uno spazio sicuro e giusto, dove nessuno sia privato di bisogni essenziali e dove si rispettino i limiti biofisici della Terra. Nel mio ultimo articolo approfondisco le 7 mosse di Raworth per un’economia rigenerativa, distributiva e inclusiva, fondata su una nuova antropologia economica che riconosce l’essere umano come socialmente interdipendente. Si apre così la sfida di superare la disuguaglianza sociale e il degrado ambientale come due facce di un’unica crisi sistemica. Solo con un cambio di paradigma culturale, politico ed economico potremo davvero costruire un futuro sostenibile e giusto per tutte le generazioni.

Se l’ambiente è “malato”, siamo “malati”

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐊𝐚𝐫𝐥 𝐖𝐨𝐥𝐟𝐬𝐠𝐫𝐮𝐛𝐞𝐫. - Con l’illusione di averci dato un libero spazio dove poter raccontare liberamente le nostre vite o scegliere liberamente di leggere un buon libro o di vedere liberamente l’ultimo film del nostro attore preferito, chi si è appropriato lecitamente del monopolio delle piattaforme dei social network non fa altro che cercare di influenzare i nostri gusti o acquisti. Ora, quanta frustrazione sta producendo nei giovani (e non solo) il vedere continuamente stories o post di persone ricche e famose? O il vedere continue pubblicità di prodotti, vacanze, auto di ogni tipo che non potremmo mai avere? - 𝑼𝒏𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒕𝒂𝒕𝒂 (𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒖 𝑺𝒐𝒍𝒐𝑻𝒂𝒃𝒍𝒆𝒕 𝒏𝒆𝒍 2022) 𝒎𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐.

Dobbiamo coltivare, proteggere ed esercitare la nostra umanità

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐄𝐧𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐍𝐢𝐯𝐨𝐥𝐨. - Rifilare un tablet al figlio per evitare di doverlo gestire equivale a sottrarsi dalla propria responsabilità genitoriale, educando il figlio ad un rapporto malsano con la tecnologia che inizia a diventare il riempitivo di un’assenza. L’educazione inizia in casa e richiede ai genitori uno sforzo non indifferente che va a beneficio dell’intera collettività. Poi prosegue a scuola. 𝑼𝒏𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒕𝒂𝒕𝒂 (𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒖 𝑺𝒐𝒍𝒐𝑻𝒂𝒃𝒍𝒆𝒕 𝒏𝒆𝒍 2022) 𝒎𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐.

Per una diagnosi critica dell’attuale

Nel 1967, nell’intervista Qui êtes-vous, professeur Foucault?, raccolta poi nei Dits et Écrits, Foucault prende posizione su cosa significhi fare filosofia nel suo tempo. Non si presenta come un custode di principi universali, ma come qualcuno che lavora sul presente, analizzandone i dispositivi di sapere e di potere. In quelle pagine, lontane dal tono sistematico e vicino piuttosto a un gesto di auto-definizione, si intravede già l’idea di filosofia come diagnosi: non interpretazione dell’essere, ma clinica dell’attualità, attenzione alle tensioni che attraversano una società e alle forme che producono verità.

Stiamo tutti dentro un labirinto-mondo, chiuso, senza uscite!

Se si vuole cercare di comprendere la complessità del nostro mondo attuale, le sue guerre, le sue policrisi, le sue fragilità, i paradossi e le contraddizioni, si può usare il labirinto come metafora. Una metafora che ben si presta, nella sua molteplicità di significati, a fornirne un’immagine speculare e immaginifica.

La tecnologia non è mai stata neutrale. Ha sempre modificato la nostra relazione col mondo

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐦𝐞𝐥𝐞. - Un cambio di prospettiva non si farà con una rivoluzione né con un gesto esemplare (in qualche maniera Snowden non è la critica ma la realizzazione del panottismo liquido contemporaneo). Si farà solamente con una lunga negoziazione e presa di coscienza collettiva. Le buone pratiche devono essere reiterate. Ancora una volta è la vecchia filosofia ad avere ragione, perché è Aristotele ad averci insegnato il valore del fare e avere esperienza. Non vivremo in armonia con le macchine o con le nostre estensioni digitali (ci saranno nuove pratiche e nuove forme di digital labor) ma certo, nel lungo termine, avremmo sviluppato una migliore praxis digitale (e forse avremo imparato a far valere i nostri diritti). 𝑼𝒏𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒕𝒂𝒕𝒂 (𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒖 𝑺𝒐𝒍𝒐𝑻𝒂𝒃𝒍𝒆𝒕 𝒏𝒆𝒍 2017) 𝒎𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐.

Perchè si viaggia? Meditazioni solitarie durante un bellissimo viaggio in Madagascar

𝐑𝐞𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐌𝐚𝐝𝐚𝐠𝐚𝐬𝐜𝐚𝐫, reso tale dall’itinerario proposto dall’agenzia (Kailas) alla quale mi sono affidato, dalla guida (Mirko) che ci ha accompagnato e guidato magistralmente per quasi sedici giorni, e dall’affiatamento del gruppo (Anna, Marina, Federica, Massimo, Daniela, Andrea, Stefano, Lidia) che si è creato fin dal primo incontro, ho deciso di provare a rispondere a una domanda: perché si viaggia? Una domanda che, nelle conversazioni di gruppo o individuali, è emersa più volte, suggerendo risposte che quasi mai sono state capaci di soddisfare l’interlocutore o l’interlocutrice che, di volta in volta, la domanda aveva posto.

La sfida della (auto)coscienza: intelligenza artificiale e produzione di senso

L'intelligenza artificiale contemporanea ci pone di fronte a interrogativi fondamentali sulla natura della mente e della coscienza. Dagli anni Ottanta, programmi come BACON di Langley, sviluppato per simulare la scoperta scientifica attraverso l'analisi di dati numerici, e SME (Structure-Mapping Engine) di Gentner, progettato per modellare il ragionamento analogico umano, hanno tentato di riprodurre computazionalmente funzioni cognitive complesse. Tuttavia, questi sistemi operano su rappresentazioni già strutturate, eludendo il problema cruciale di come la mente costruisca significato a partire dall'esperienza grezza. Questo articolo esplora l'ipotesi che l'autentica agenzia cognitiva richieda una funzione sintetica capace di unificare percezione e concettualizzazione sotto un'identità soggettiva. Attraverso l'analisi critica dei modelli computazionali attuali e il confronto con dispositivi meramente reattivi, argomento che il problema della coscienza artificiale non può essere risolto solo mediante l'incremento della sofisticazione algoritmica, ma necessita di un ripensamento radicale della natura stessa della soggettività e dell'esperienza cosciente.

On The Epistemological Barrier to a Science of (Artificial) Intelligence

Artificial intelligence is nonsense, so let us begin with a word on nonsense. In what follows, nonsense per se is not meant as equivalent to stupid, or silly. Rather, nonsense is a string of words that make no sense. What is said contains no meaning. An example of nonsense (by philosopher Peter Hacker): the number 3 married number 2 on planet number 2. What would lead to stupidity or silliness, however, was if someone were now to insist that it is intelligible that numbers can actually marry, and that they were engaged in scientific research that might prove this.

L’Anatomia del “Lampo di Genio”: quando la scienza svela i segreti dell’Intuizione

C’è qualcosa di profondamente magico nel momento in cui una soluzione emerge dal nulla, cristallina e improvvisa come un fulmine a ciel sereno. Quel “lampo di genio” che attraversa e illumina la mente sembra appartenere a una dimensione quasi mistica del pensiero umano, sfuggendo a ogni tentativo di catalogazione scientifica. Per secoli, filosofi, psicologi e neuroscienziati si sono interrogati su questi momenti di illuminazione: da dove arrivano? Seguono leggi riconoscibili o sono davvero eventi casuali che balenano nell’oscurità della mente?