Umanesimo, Etica, Valori e Spiritualità
Vita, morte e miracoli della globalizzazione
Nel mio piccolo difendo l’umano perché questo mi interessa. Sono un umanista, non faccio politica. Un umanista convinto, anche se questa parola sembra quasi essere diventata una parolaccia al giorno d’oggi. Nelle mie opere letterarie parlo dell’essere umano a tutto tondo. Ci dicono che con la tecnologia le distanze fra le persone si siano ridotte. Adesso sono tutti molto vicini. Sarà forse per questo che ci sono così tanti tamponamenti emotivi per evidente mancanza di rispetto, di empatia, di cura? La globalizzazione è un ordine economico, e come ogni ordine può essere combattuto e corretto. È giunta l’ora di combattere, non per rifiutare completamente la civiltà digitale, ma per trasformarla nella sua natura e ritrovare l’ideale umanista che motivava i primi utopisti alla nascita del digitale.
Pratiche umaniste di resistenza
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. Siamo tutti testimoni, nostro malgrado, di una rivoluzione tecnologica che con la pretesa di digitalizzare la vita, riducendola a semplici algoritmi, ci sta cambiando dentro, in qualche modo ibridizzando, automatizzando e robotizzando. Ha cambiato il mondo e come lo percepiamo, come pensiamo e come comunichiamo, convincendoci che tutto sia informazione.
Nettuno e Nemo nell'Era Digitale. Chi protegge gli oceani invisibili?
di Luca Sesini e Beppe Carrella
Cercare la pace
Dire che la pace è l'opposto della guerra è veramente troppo poco. Il modo di nominare la pace in diverse lingue ci parla di calma, quiete; di vita quotidiana e di mondi; di patti. E' troppo facile chiedere agli altri la pace, o cercare la pace come qualcosa che viene a noi da lontano, dal di fuori. In cuor nostra sappiamo che se non c'è pace in noi, non può esserci pace nel mondo. La via sta nel trasformare l'ansia in impegno. L'agire dell'essere umano impegnato nel lavoro è pro-mettere: 'mandare in avanti'. Verso la pace. La pace non è mai definitivamente raggiunta, garantita. E' sempre in fieri. Non è un dato, ma uno stato nascente. Il verbo 'cercare' ci indica un percorso. Cercare è 'girare intorno'. Se dunque la pace è un processo, un cammino, un viaggio, è un viaggio come eterno ritorno verso un luogo vissuto o sognato, dove si possa vivere tranquilli. E' un cerchio che sta a noi trasformale in spirale.
La questione di fondo
La questione di fondo non è democrazia versus sistema monopartitico, voto popolare o sua assenza, libertà di stampa o censura.
ABC
Quali sono infatti i valori (etici e non) di strumenti quali i social media o l’IA? Producono o promuovono valori? I modi in cui siamo inseriti in un mondo, reale o virtuale che sia, dovrebbero avere una carica morale ed etica perché sono parte integrante delle nostre risorse e dei nostri orizzonti d’azione, sia spaziali che temporali. Solo nella misura in cui il mondo sociale resta unito fino a un certo grado, possiamo esserne pienamente integrati, ma non è quello che sta succedendo, proprio perché tutto questo nasce senza una base valoriale.
Costruire un nuovo umanesimo
Abbracciare un nuovo umanesimo può trasformare tutti in costruttori di utopie capaci quindi di immaginare e dare forma a nuovi mondi verso i quali dirigersi, lasciandosi indietro un tecno-mondo diventato acquario trasparente, riflettente la realtà grigia e triste che lo racconta, portatrice di solitudini e infelicità, ma soprattutto impossibilitata a soddisfare i bisogni reali delle persone che lo frequentano. Il disincanto crescente che interessa un numero crescente di persone è foriero di grandi cambiamenti, ma prima bisogna partecipare alla battaglia culturale che serve per alzare lo sguardo dagli schermi e immaginarsi territori utopici nei quali trasferirsi, non da soli ma insieme a molti altri.
L’uomo di bolina nell’era degli agenti
Viviamo un passaggio silenzioso ma profondo: l’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere, inizia ad agire. Gli agenti autonomi coordinano processi, prendono decisioni, eseguono azioni in sequenza mentre noi arretriamo di qualche passo. Non credo che la questione sia soltanto tecnologica. È una questione di postura. In questo testo provo a interrogarmi su cosa significhi mantenere una direzione quando la velocità aumenta, su come restare responsabili mentre deleghiamo, su quale forma di maturità sia richiesta quando il vento dell’automazione soffia più forte.
Gli Amodei di Anthropic eredi di Asimov? Quando la Fantascienza Diventa Scelta Etica
Isaac Asimov non ha inventato le Tre Leggi perché era un ingenuo. Le ha inventate perché sapeva che l’umanità aveva bisogno di un recinto etico prima ancora che la tecnologia fosse possibile. Articolo sulle recenti posizioni di Anthropic sulla limitazione dell’uso militare dell’AI
Io dico NO! I say NO! Io voto NO!
Un testo ispirato dai Mauna Loa, un gruppo rock che nel luglio 2025 hanno rilasciato la loro canzone "Io Dico No", un brano potente e attuale che affronta il tema del divario generazionale e della comunicazione interrotta tra mondi che si sfiorano senza comprendersi veramente. Io ho piegato il NO ad altre necessità.
Celebration of Humanism
The Eco Family, the Umberto Eco Foundation, and the Bottega Finzioni Foundation announce a global web marathon for the tenth anniversary of his passing.
La Guardianía del Sentido
Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.
La lezione di Sant'Agostino
Una lezione sulla verità. La verità a cui si riferisce Sant’Agostino non è legata strettamente ai fatti, non è la maschera del qui e ora: essa è oltre la prigione dello scetticismo e del sospetto, non si lascia confondere dalla polemica, dai ricatti e dalle minacce. È una verità ontologica, intima e ulteriore che, pur essendo nell’interiorità dell’uomo, non è tutto l’uomo: «Se troverai mutevole la tua natura, trascendi te stesso»
Intelligenza artificiale, società e politica (POV #23)
Kate Crawfor e Yann LeCun: che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? È una forma di intelligenza autonoma o, più semplicemente, un insieme di strumenti costruiti dall’essere umano per analizzare dati, fare previsioni e prendere decisioni? E, in questo scenario, chi detiene il potere, poche grandi aziende tecnologiche e governi, oppure una pluralità di soggetti in grado di orientarne lo sviluppo e l’uso? Affidare scelte a sistemi automatici impone di confrontarsi su questioni concrete. Come vengono tutelati i diritti delle persone, chi è responsabile quando un algoritmo produce errori o discriminazioni, e quali regole dovrebbero governare questi processi? Inoltre, in che modo l’intelligenza artificiale sta già trasformando il lavoro, l’organizzazione sociale e le istituzioni democratiche? Questo articolo affronta questi interrogativi attraverso alcuni temi, mettendo a confronto due figure autori centrali del dibattito contemporaneo sull’AI. Da un lato Kate Crawford, ricercatrice e studiosa dei rapporti tra intelligenza artificiale, potere e disuguaglianze sociali, nota per la sua analisi critica delle infrastrutture tecnologiche e dei loro impatti politici. Dall’altro Yann LeCun, informatico e pioniere del deep learning, tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnico dell’AI e sostenitore di una visione più ottimista sulle sue potenzialità. Il confronto tra queste due prospettive consente di osservare l’intelligenza artificiale non solo come tecnologia, ma come questione politica e sociale, in cui scelte tecniche e responsabilità pubbliche risultano sempre più intrecciate.
L’uomo, la rete e l’identità liquida.
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Una riflessione sull’episodio 4 di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex e la necessità di un'ecologia dell'essere
Siamo precipitati in un chiasmo, nella tana di Bianconiglio
Questa riflessione nasce da un disagio profondo, reale, credo condiviso da molti. Il malessere nasce dalla percezione di vivere in un mondo al contrario, di stare tutti su una nave scagliata verso gli scogli da venti fortissimi e da mani ormai da tutti riconoscibilissime. Ci sentiamo tutti semplici sopravvissuti, naufraghi in cerca di canotti e di salvataggi, sempre più incerti e insicuri sulla nostra capacità di farcela, di scamparcela, di ritornare a casa. Il tutto risulta complicato dal fatto che sono venute meno le categorie semantiche delle parole che usiamo per comprendere e raccontarci il mondo. La difficoltà è ancora maggiore se collocata dentro quella che numerosi studiosi ormai presentano come la disfatta dell’Occidente. Una disfatta fattasi opinione pubblica a cui si sta reagendo con meno democrazia e libertà, con false verità e meno Verità, con diffusa opacità e rara trasparenza, con tanto individualismo, poco solidarismo e ancor meno compassione, soprattutto con una retorica malata, manipolatoria e sbagliata di quello che si definisce progresso ma che in realtà progresso non è più. Su tutto questo ho provato a riflettere a partire dalla parola CHIASMO!
Umanesimo radicale: quale macchina ci accompagna nel prenderci cura
Noi umani siamo siamo oggi accusati di considerarci eccezionali, dominatori e sfruttatori della natura, padroni del mondo. Siamo invitati a riconoscerci come meri agenti che operano in una rete di agenti, dove sono agenti, accanto a noi e come noi e insieme a noi, cose e macchine. Ci viene continuamente ripetuto che il vivere consiste nell'interagire con macchine, nell'interfacciarci con macchine, nel co-evolvere con macchine. Veniamo spinti a chiederci quale spazio resti per noi umani in questo scenario. Quale ruolo resti per l’uomo ente tra gli enti, povera cosa. All’umano pre-giudicato come vittima dell’odio e della paura, schiavo di insane passioni, viene proposto un compagno, e forse anche imposto un maestro: la macchina. Ma convivono in realtà due progetti. Da un lato il progetto della macchina a portata di mano, macchina progettata per accompagnare l’umano nel coltivare esperienze, e per offrirgli qui ed ora, di fronte al problema, le tracce di ogni conoscenza che potrebbe rivelarsi utile. Dall'altro il progetto della macchina enorme cosa astrusa lontana dall’uomo, macchina che che sovradetermina l’umano e lo considera come cosa. Torniamo così a una responsabilità umana: quali macchine costruiamo come tecnici, quali macchine, come cittadini, lasciamo che vengano costruite. Il considerare gli umani attanti tra attanti è una grande fuga ontologica. La risposta sta in un umanesimo radicale: non certo un rifiuto della macchina in sé, ma un rifiuto della macchina che non ci accompagna (Scrivo questo sommario all'inizio del 2026. Per il resto lascio il testo come l'avevo scritto nel 2015. E il terzultimo capitolo di 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2016, dove il testo appare con il titolo: 'Cose lontane e strumenti a portata di mano').
Praticare il dubbio e la libertà di scelta
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. - Il contesto in cui esercitare la nostra libertà di scelta è sempre più quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Con l’obiettivo di eliminare dubbi e incertezze, la libertà di scelta è oggi di fatto sostituita con semplici algoritmi, a cui siamo invitati a credere, da protocolli fatti di codice straniero, pensato per cambiare la mente e il mondo, da programmi progettati per suggerire e guidare le nostre azioni, scelte e decisioni.
Etiche senza morale
La microetica, tra etica morale ed etica operazionale
The Saint, the Shrew, and the Crook
Le saint, la mégère et le truand. MEMOIRS OF A SURVIVOR My long (philosophical life) with Donald Trump