Frida Riolo, innovatrice strategica e autrice, lavora tra design, tecnologia e narrazione. Esplora i temi della libertà, della memoria e della responsabilità nell’epoca digitale.

La colpa di cambiare

Un uomo che cambia non è più un simbolo: è un enigma. Ed è allora che nasce il disprezzo. Perché la metamorfosi è uno specchio, e chi la guarda teme di riconoscersi. Tutti vogliono essere liberi, ma nessuno vuole vedere cosa accade quando la libertà prende forma — quando un uomo decide di non essere più ciò che gli altri vogliono che sia. Il cambiamento non è mai estetico, è ontologico. Tocca l’essere, lo deforma, lo riscrive. E questo, per chi resta immobile, è intollerabile.

La fame di essere visti

Oggi la fame non è solo di pane o di lavoro, ma di sguardi. Ovunque — negli uffici, sui treni, nei supermercati — le persone cercano di non sparire.

Perché la coscienza funzionale diventerà centrale nello studio dell’IA

Nel discorso pubblico sull’intelligenza artificiale si è soliti oscillare tra due estremi: da una parte la fantasia di una coscienza delle macchine simile a quella umana, dall’altra la riduzione dell’IA a un insieme di processi statistici privi di profondità. Entrambe le posizioni, se prese isolatamente, risultano insufficienti a comprendere ciò che sta realmente accadendo nella ricerca contemporanea.

Il sollevamento di una linea

L’apparenza non mente, ma tace; la forma è una traccia, non un assoluto; il percorso può ingannare quanto l’immagine. Sollevare una linea significa riconoscere che ogni figura appartiene a uno spazio più grande e che comprendere non è moltiplicare spiegazioni, ma rimettere ogni cosa nel contesto che la rende possibile.

La grande rimozione

La vera frattura del presente non è tra umanesimo e tecnologia, ma tra una cultura che include il funzionamento e una cultura che lo rimuove. La seconda produce utenti. La prima produce cittadini del mondo tecnico. E questa, oggi, non è una scelta teorica. È una responsabilità culturale.

L’eccezione della comprensione

Forse ciò che ci scandalizza nelle macchine è che ci costringono a guardare una verità scomoda, che una grande parte della nostra conoscenza funziona senza comprensione, e che il capire non è ciò che garantisce il funzionamento del sapere, ma qualcosa di più fragile, più raro, più esigente. Dire che non tutto ciò che è saputo è anche capito non è quindi una critica all’intelligenza artificiale. È una constatazione sul modo in cui la conoscenza umana si è sempre organizzata.