Il paradosso dell'individualismo: da persone a semplici io frammentati, tanti “dividui”

Breve recensione del libro di Carlo Bordoni di redente pubblicazione, The Society of Dividuals (La società dei dividui. Virtualizzazione dell’esistenza). L'analisi che l'autore regala al lettore ha come oggetto la morte dell'individuo e la sua sostituzione con moltitudini di "dividui". L'analisi può generare sconforto, soprattutto in un'era in cui tutti siamo diventati più o meno individualisti, molti anche nella sua forma narcisistica, senza rendersi conto di essere co-protagonsti di una vera e propria regressione al pre individuo, al dividuo. Bordoni semnra fornirci un futuro senza speranza per l'in-dividuo, o con una speranza sola: (re)imparare e imparare ad avere coscienza, a coltivarla, usarla per distinguerci, riflettere, provare a essere individui e non solo dividui asserviti alla tecnica e oggi servi delle IA.

L’eccezione della comprensione

Forse ciò che ci scandalizza nelle macchine è che ci costringono a guardare una verità scomoda, che una grande parte della nostra conoscenza funziona senza comprensione, e che il capire non è ciò che garantisce il funzionamento del sapere, ma qualcosa di più fragile, più raro, più esigente. Dire che non tutto ciò che è saputo è anche capito non è quindi una critica all’intelligenza artificiale. È una constatazione sul modo in cui la conoscenza umana si è sempre organizzata.

Only What Is Alive Can Be Conscious - Artificial intelligence doesn’t meet the test.

This essay has been published on the NOEMA magazine and have granted permissions from his author Nathan Gardels to be share through the STULTIFERANAVIS. We welcome our ship visitos to read the article aboard or to visit NOEMA magazine, to read the article but also to investigate the richness of the American magazine's content and culture. Links are provided in th text.

Il Pensiero Critico come "Superpotere" Cognitivo

Il pensiero critico viene spesso presentato nel modo peggiore. Lo si riduce troppo spesso a "critica", cioè alla pratica di smontare pubblicamente gli errori e le opinioni altrui, assumendo un tono da correttori o da fact-checker professionali. Questa riduzione ha conseguenze concrete: trasforma il pensiero critico in un'attività prevalentemente reattiva, dove si risponde a ciò che è già stato detto per segnalarne le falle. La ‘critica’, per sua natura, arriva sempre dopo. E arriva con un atteggiamento che tende a mettere l'altro in posizione di inferiorità cognitiva. Non è un dialogo. È una correzione pubblica. Questo approccio genera resistenza, non apertura.

The human unconscious versus the silicon plastic shrew

When the plastic shrew starts showing signs of a human unconscious, it isn’t a technological breakthrough but just another one of our escape tricks. We claim that she is “hallucinating” because it’s more comfortable than admitting that we are the ones hallucinating—collectively, systematically, and with an official stamp. The shrew merely repeats, obediently and without protest, what we’ve put into her: our fears, our shortcuts, our refusal to look at our own shadows. And so a new kind of cabaret begins: the human blames the plastic, the plastic imitates the human, and both pretend the other is the problem. Meanwhile, institutions look on, take notes, file documents, and issue guidelines no one reads. We all pretend this is about technology, but in reality it’s about us—about what we’ve refused to hear for so long that it finally started speaking in another voice. The plastic shrew has no unconscious. She merely reflects ours back at us. And that is the most unsettling part of the whole thing.

Ulisse nella Silicon Valley

La Trasmutazione dell'Anima nell'Era dell'Algoritmo Omero non ha scritto del passato, ma del nostro futuro digitale. Un saggio che rilegge l'Odissea come manuale di sopravvivenza nell'era dell'Intelligenza Artificiale, smascherando le Sirene degli algoritmi e la Circe della dipendenza tecnologica per rivendicare la nostra Sovranità Cognitiva.

La Memoria del Presente appunti per un oblio generativo

Forse se esercitassimo la memoria anche in questo senso, se invece di ricordare solo singoli accadimenti della storia sperando di ostacolarne la riproposizione senza alcuno sforzo adulto, se si connettessero al presente per migliorare le nostre relazioni, allora l’oblio fisiologico inevitabile potrebbe essere sostituito da una maggiore consapevolezza della banalità del male, che allora come oggi non è mai scomparsa. E che oggi si mostra esplicita e apparentemente incontrastabile a tutti i livelli. A troppi livelli, per non renderci più preoccupati, ma anche più responsabili. Più aperti alla scomodità del confronto e meno a raccontarci la ninna nanna del ricordo perché non succeda più. Perché la prevaricazione, che è sempre violenta a intensità variabile, non è stata solo un problema esclusivamente nazista, non è mai sta interrotta e sta succedendo anche qui e ora.

Un nuovo universalismo tecnocratico?

Una tecnologia è utile finché resta uno strumento potente e dichiarato come tale; il problema nasce quando l’IA viene trattata come un quasi-soggetto, una quasi-presenza, che sembra dialogare, comprendere, rispondere. E non è una confusione innocente perché indebolisce la capacità umana di riconoscersi come origine delle decisioni. Una riflessione a partire dalla Costituzione di Anthropic per Claude e la semantic interoperability

Un viaggio nell'urgenza del pensiero critico e autocritico

Per molti il pensiero critico è morto, si è addormentato. E se fosse diventato semplicemente superfluo? In un'epoca in cui ogni opinione viene validata da un algoritmo, ogni dubbio dissolto da una ricerca su Google Search, ogni controversia risolta con un fact-checking automatico, l'esercizio faticoso del pensare in modo critico e autocritico (contro sé stessi) appare come un lusso arcaico. Perché criticare quando si può verificare? Perché interrogarsi quando si può consultare? Perché dubitare quando l'intelligenza artificiale ci assicura di aver elaborato milioni di dati per giungere alla risposta ottimale?

Il tempo. Le parole per parlarne

Molto difficile definire in cosa consista 'il tempo'. Ma ma possiamo avvicinarci in qualche modo a intendere 'il tempo' seguendo il senso di parole che, sia pur parzialmente, tentano di descriverne alcuni aspetti, in lingue diverse.