Società e politica
Moderno, Moda
Si dice 'antiquato' ciò che si ritiene viziato dagli aspetti negativi e deleteri del passato. Ma cosa possiamo dire del 'moderno'? A ben guardare dietro al 'moderno' si nasconde rischio di adeguarsi passivamente alla 'moda' del momento.
Abbiamo paura di Trump?
Al margine del World Economic Forum, Trump ha lanciato il suo "Board of Peace", un club internazionale alternativo all'ONU. Vi aderiscono diversi paesi arabi (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania Turchia, Indonesia, Qatar e Pakistan), insieme a Israele, Marocco, Bahrein, Ungheria, Armenia, Azerbaijan, Kazakhstan, Argentina e Bielorussia . L'Ungheria ha rotto il fronte europeo, mentre l’Italia si è detta "interessata". Sempre a Davos Jared Kushner ha poi presentato il "Master Plan" per Gaza: sicurezza, smilitarizzazione e un'economia "made in USA" fondata su turismo, trasporti ed energia. "Non c’è un piano B", ha detto, attribuendo ad Hamas la responsabilità di ogni possibile fallimento.
Schiena diritta, dignità, etica, amore per la propria patria
Il titolo è riferito a Mark Carney, Primo Ministro del Canada e all’intervento da lui fatto al forum di Davos che sta facendo parlare mezzo mondo. Carney ha svelato l’ipocrisia delle relazioni internazionali, sottolineando la fine dell'ordine internazionale basato sulle regole e illustrando come il Canada si stia adattando, per costruire un'autonomia strategica pur mantenendo valori come i diritti umani e la sovranità.
Si vis pacem, para civitatem! (Se vuoi la pace, prepara una civiltà)
Ancora una volta, si riuniscono a Davos per piangere la frattura del mondo e ricordarci, solennemente, che i forti fanno ciò che vogliono, e gli altri devono adattarsi.
Oltre il letto di Procuste. La governance adattiva in un mondo che non vuole più essere semplificato.
E' nel margine che sfugge, in quella parte che non si lascia tagliare né stirare, che nasce tutto ciò che vale davvero: l’innovazione, la cura, la visione, la possibilità di costruire qualcosa che non sia solo più efficiente, ma più vivo.
Siamo (ancora) tutti figli di Marx e della Coca Cola
𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐊𝐞𝐫𝐞𝐧 𝐏𝐨𝐧𝐳𝐨 𝐞 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨. La sfida decisiva che abbiamo di fronte non è solo economica ma culturale e morale: recuperare coscienza critica e consapevolezza del rapporto con il reale. In caso contrario, nel progresso tecnologico e dell’IA, ciò che resterà di noi saranno soltanto i dati. Vivere in “tempi interessanti”, come sostiene il filosofo Žižek, non è più una metafora, ma la condizione dell’uomo contemporaneo, sospeso tra l’illusione del progresso e la fragilità strutturale di un sistema che non colpisce più il centro produttivo, ma le sue periferie — dalla vulnerabilità ecologica alla volatilità della finanza — capaci oggi di determinarne il collasso
Prevedere per Governare: Machiavelli e la Mappatura dei Rischi Aziendali
Lezioni Rinascimentali per la governance del XXI secolo 2 - di Luca Sesini e Beppe Carrella
Piccoli uomini, grandi sprechi. L’insostenibilità del potere a Lilliput
La sostenibilità analizzata con gli occhi di Gulliver 1
Io chi sono?
La domanda "chi sono" non è solo domanda privata, è domanda politica, storica, collettiva, è resistenza. In un'epoca che ha perso le coordinate, che corre senza sapere dove, che brucia senza illuminare e uccide senza sacrificare, chiedersi chi siamo è già un atto di rivolta.
Stakeholder, Consenso e Conflitto: Machiavelli consulente di Corporate Strategy
Lezioni Rinascimentali per la governance del XXI secolo 3 - di Luca Sesini e Beppe Carrella
Eleanor Rsync, o dell'equilibrio difficile
Come forse si riesce - ma non è facile né garantito
Quid est pretium? Ontologia del valore nelle organizzazioni digitali
L'invisibilità strutturale del valore e il paradosso metodologico dell'agilità.
Dalla sicurezza elettrica all'etica algoritmica: storia degli standard tecnologici
Come l'elettricità un secolo fa, l'IA promette di rivoluzionare ogni aspetto della nostra esistenza, ma porta con sé rischi inediti: dalla discriminazione algoritmica alla perdita di controllo sui processi decisionali, dall'opacità dei sistemi alla vulnerabilità dei dati sensibili. E come allora, anche oggi la risposta passa attraverso la standardizzazione: lo standard ISO/IEC 42001:2023 rappresenta il primo tentativo globale di creare un sistema di gestione per l'intelligenza artificiale.
La Guerra del Sentiment. Manipolazione psicologica e geopolitica nell'era digitale
L'altra sera accendo la TV e seguo un approfondimento di Sky News sulla notizia che diversi governi stanno prendendo in considerazione l'arruolamento di giovani nell'esercito, in forma volontaria per il momento, ma si comincia a parlare di leva obbligatoria. Ieri leggo un articolo de Il Post in cui si parla della Germania che si sta riarmando velocemente. E penso a come una notizia come questa sarebbe stata recepita solo qualche anno fa. E mi sono chiesto: ma che sta succedendo? La guerra del sentiment rivela una vulnerabilità fondamentale delle democrazie liberali nell'era digitale. Sistemi politici basati sulla deliberazione razionale si trovano esposti a forme di manipolazione che operano al di sotto della soglia della consapevolezza razionale, direttamente sul piano emotivo. La posta in gioco non è semplicemente resistere a questa o quella campagna di disinformazione, ma preservare quella che potremmo chiamare 'sovranità cognitiva': la capacità collettiva di processare informazioni e formare giudizi in modo relativamente autonomo da interferenze esterne.
Il ritorno ai miti greci: una necessità per l'Occidente smarrito
Testo scritto insieme a Benedetta Mastroviti. Un mondo che non significa nulla non produce solo disagio esistenziale: produce ignoranza. Per questo serve tornare ai miti.
The Tyranny of Purpose
Ethics is not a ritual, but an experiment—a collective effort to become more than any purpose can promise. The measure of transformation is not perfection, but willingness to keep faith with absent potential—the ongoing adventure of becoming what we are called to be.
Una Lettura Critica di "The Art of Misuse" di Jon Ippolito
"The Art of Misuse" di Jon Ippolito rappresenta un contributo teorico fondamentale alla comprensione dell'arte tecnologica. La sua forza risiede nella capacità di articolare un principio operativo, la misuse deliberata e intelligente, che attraversa decenni di pratica artistica e che continua a essere rilevante nell'era dell'intelligenza artificiale e delle piattaforme digitali. Il saggio offre una lente critica per distinguere tra diverse modalità di relazione con la tecnologia (management, mismanagement, mistificazione, misuse) e sottolinea la dimensione intrinsecamente politica dell'intervento artistico sui dispositivi tecnici. La tecnologia, nel pensiero e nelle pratiche artistiche di Ippolito, non è mai neutrale: incorpora sempre specifiche visioni del mondo, relazioni di potere e concezioni dell'agency umana.
Architetti della disuguaglianza
Il newsmagazine 'Time' nomina 'Person of the Year' gli 'Architects of AI'. L'articolo che annuncia la nomina è in realtà una ambigua accettazione di una situazione economica e politica proiettata verso un incremento della forbice tra ricchezza e povertà. Dove la ricchezza è sempre più nelle mani di una ristretta élite di cui i tecno-scienziati sono la facciata esemplare. Più che dci 'Architetti dell'AI' si può dunque parlare di 'Architetti della disuguaglianza'.
The new world order made simple
President Trump’s second term will see the “demolition”, “death” or “end” of the post-WWII international legal order.
JIRA contro il mondo: anatomia di una scelta che condiziona l'intera organizzazione per anni
La decisione di adottare un bug tracking system trascende la mera selezione tecnologica. Questa scelta vincola l'organizzazione per anni, condizionando i processi operativi quotidiani, determinando quali metriche saranno tracciabili e quali rimarranno invisibili, influenzando la curva di apprendimento dei nuovi assunti e il carico amministrativo sui team esistenti. JIRA si è affermato come standard de facto nelle organizzazioni enterprise, ma le alternative presentano compromessi specifici che possono risultare preferibili in contesti determinati. Comprendere questi compromessi richiede un'analisi che vada oltre le feature list commerciali per esaminare l'adeguatezza metodologica rispetto ai sette requisiti identificati nel precedente articolo.