Specialties: Soft Skill, Ethnography in organizations, Management, HR, Business Ethics, Critical Management Studies, Storytelling, Business Writing, Knowledge Management, Business Process Analysis, E-Learning, Customer Relationship Management, Change Management, Project Management, Information & Communication Technology, Digital Humanities, Philosophy of Computer Science. STULTIFERA NAVIS co-founder.

La Festa del Lavoro su di Sé

Il lavoro su di sé è il riconoscimento di sé stessi come soggetti. Ogni altra forma di lavoro, ogni manifestazione del lavoro, è una prosecuzione, una espansione, una ripresa, una conseguenza, di questa prima forma di lavoro: il lavoro su di sé. In questa prima forma, è presente ogni aspetto di ciò che chiamiamo lavoro. La bellezza, il piacere, la fatica, la tensione verso lo scopo. La società si fonda su questo: sullo scambio di lavori finalizzati alla costruzione di soggetti. Soggetti in grado di fornire un contributo autonomo alla costruzione della società. Senza autonomia del soggetto non c'è società degna di questo nome. Il potere, l'autorità nociva, consistono in fondo in questo: nel tentativo, portati avanti da soggetti umani, di impedire ad altri umani di sviluppare la propria soggettività. Conviene tornare alle radici del lavoro umano, al suo senso profondo. Il lavoro che merita di essere festeggiato è il lavoro su di sé. La ricerca di sé come soggetto.

[Libertà]

Dante associa 'libertà' e 'volontà': della libertà furono e sono dotate solo le creature intelligenti, gli uomini. Sta agli uomini usare questo dono: la libertà discende da un esercizio di volontà. Il poeta ci impegna a cercare la libertà, più che a definirla. La stessa idea di libertà ci chiama a non ridurre la libertà a un percorso, a una scuola di pensiero. Noi umani, quale che sia la situazione in cui ci troviamo, non abbiamo alibi: siamo chiamati a difendere, e tradurre in pratica quotidiana, il gran dono che ci è stato offerto.

Magyarok

La vittoria elettorale di Péter Magyar, e la sconfitta di Viktor Orbán, costituiscono un passaggio importante non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa. Questa vittoria segna la fine di una 'democratura' -una sostanziale autocrazia- ma si spera possa portare alla fine della guerra in Ucraina ed al superamento dell'attuale fase del governo europeo, bloccato oggi dal veto ungherese e dall'obbligo di unanimità. Avendo sotto gli occhi la commozione del popolo ungherese, possiamo immaginare una Europa possibile. Perché nasca veramente l'Europa come unione, non potrà mai bastare il lavoro tecnico di una classe politica. Serve mettere insieme, fino a fonderle in una visione comune, le idee di Europa che ogni cittadino ha in sé. Per questo considero pertinente e virtuoso mettere in campo la mia autobiografia, raccontando di un'immagine -europea- che porto con me dall'infanzia. Racconto la mia storia invitando ognuno a raccontare, qui sulla 'Stultifera Navis', la propria idea di Europa.

A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo

Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.

[Etica]

‘Etica’ e ‘morale’ sono termini strettamente connessi. E al di là di cavillose e sottili distinzioni concepite dai filosofi, indicano una cosa semplice e precisa:  il sistema  di concetti, giudizi, norme, valori a cui fa riferimento, nella sua condotta, ogni singolo uomo.

Referendum

'Referendum' deriva dal latino 'convocatio ad referendum'. E' interessante notare come il linguaggio plasmi l'idea del potere. Riflettendo sulla base linguistica si giunge a ragionare di filosofia politica. La 'convocatio', chiamata, è il diritto/dovere, l'invito a partecipare. Il verbo 'convenire' ci parla della scelta di 'venire insieme' nello stesso spazio, non per obbligo, ma per disponibilità all'incontro, per apertura alla 'communio': uguale partecipazione. Si può giungere così alla 'contio': l'adunanza, l'assemblea: il luogo ed il momento in cui si decide insieme in merito alle cose comuni. Sappiamo che la democrazia diretta è impossibile; ma il referendum sta lì a ricordarci che senza un richiamo costante all'idea della decisione comune, che coinvolge in prima persona ogni cittadino, non c'è democrazia.

[Azione]

L’azione, in italiano, è l’‘agire consapevole’. E’ anche ‘movimento’, ‘moto’; è il soggetto di un’opera letteraria o teatrale, è un fatto d’arme. E’ un modo di gestire, di muoversi. E’ ‘faccenda’, ‘negozio’, ‘affare’. E’ anche ‘agire davanti alla giustizia’.

[Caos]

La parola ci ricorda così che anche i mondi più meravigliosamente ‘creati’ –‘costruiti’, ‘organizzati’– conservano traccia di un originario ‘disordine’.