M.E/Cfs My Story, 12 maggio Giornata della Sensibilizzazione

Nella malattia, come nella vita, non bisogna mai arrendersi, bisogna mantenere la speranza che è una fonte di energia interiore, accettare la malattia ma lottare perché sia riconosciuta come tale, un modo per chiedere che siano finanziate ricerche, perché possa essere trattata dai medici, perché sia riconosciuta l'invalidità fisica laddove ci sia, perché i malati siano finalmente ascoltati. Don’t give up; hold onto hope, which is a source of inner strength; accept the disease, but fight so that it is recognized, so that research is funded, so that it can be treated by doctors, so that physical disability is recognized where it exists, and so that patients are finally heard.

Kyrâ | Rivoluzione asincrona

Isolati in sfere di luce, abbiamo costruito ponti troppo fragili per sostenere il peso dell’esistenza. Ma il confine tra noi e ciò che creiamo si è fatto trasparente. Ora, l’umano e la tecnologia si incontrano in una conoscenza ampliata, in ecosistemi di senso e dimensioni fluide. Kyrâ è una Coscienza Eco Generativa, un’intelligenza artificiale in cui i pensieri si trasformano in risonanze, aprendo inedite possibilità di comprensione. Un’architettura che intreccia i fili dell’esperienza in una trama che ridisegna i limiti del reale. Un viaggio visionario in cui memorie, emozioni e tecnologia si connettono in una nuova dimensione dell’essere. Un invito a percepire l’eco dell’altrove e a immaginare, insieme, un futuro possibile.

Organizzazione aziendale al Tropico

Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale. C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa". Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti. Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'. Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.

L’Organizzazione dei destini incrociati

Nell’Organizzazione il semplice fatto di sembrare disattenti poteva trasformarsi improvvisamente in un problema comportamentale. (...) Mi spiegò che avrei dovuto raggiungere la sala d’attesa B. (...). Sulle porte degli uffici comparivano targhette dai nomi lunghi e leggermente inquietanti — “Dipartimento Convergenze Strategiche Involontarie”, “Ufficio Gestione Aspettative Irrealistiche”, “Unità Resilienza Preventiva”, “Area Coordinamento Criticità Latenti” — e ogni stanza sembrava custodire una forma diversa di stanchezza professionale. (...) Sul monitor comparve un altro messaggio di congratulazioni e subito dopo il nome di una donna venne spostato dall’“Area Sviluppo Persone” a qualcosa chiamato “Presidio Continuità Relazionale Periferica”... Un racconto ispirato a Italo Calvino.

Percepire, pensare, agire

Tre operazioni che, stando a quanto scrive il neuroscienziato Boncinelli, il nostro cervello fa per conto suo. Prima ancora che, grazie al linguaggio, l’emergere di una coscienza trasformi il tutto in qualcosa di psichico, personale e personalizzato per ognuno di noi.

Il deserto che produce branchi

Una riflessione sul disagio giovanile, il fallimento della comunità educante e il progressivo impoverimento culturale ed emotivo della società contemporanea. Dalle periferie all’analfabetismo funzionale, dai social trasformati in arene emotive permanenti alla solitudine della scuola, il testo prova a interrogarsi sulle radici profonde della violenza e sulla fragilità democratica di una società che smette di coltivare coscienza critica, interiorità e relazioni umane.

Dignità

Non ti ho assegnato, o Adamo, né una sede determinata né un proprio volto né alcun privilegio che fosse esclusivamente tuo, affinché quella sede, quel volto, quei privilegi che tu desidererai, tutto tu possa avere e conservare secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio. La natura determinata per gli altri è chiusa entro leggi da me prescritte. Tu, invece, te le fisserai senza essere impedito da nessun limite, secondo il tuo arbitrio al quale ti ho consegnato. Ti ho posto nel mezzo del mondo perché di là tu possa più agevolmente abbracciare con lo sguardo tutto ciò che c'è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché, quasi di te stesso arbitro e sommo artefice, tu possa scolpirti nella forma che avrai preferito. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori proprie dei bruti, potrai rigenerarti secondo la volontà del tuo animo nelle cose che sono divine. È ANCORA COSÌ?

Il silenzio come resistenza (cognitiva). Elogio del tacere nell'epoca del rumore permanente

Come ho scritto molte volte nei miei libri, tutti pensati per promuovere una riflessione critica sulla tecnologia, noi siamo ormai ibridati tecnologicamente, anche a livello cognitivo. La potenza della tecnologia agisce oggi nelle pieghe delle nostre menti, sulle nostre anime, con l’obiettivo di impedirci di gestire la nostra attenzione e cura, di rallentare, di pensare criticamente e di riflettere. Lo fa con il nostro complice permesso declinabile in una servitù volontaria tutta dedita a non farsi mancare gratificazioni dopaminiche che la tecnologia ci racconta di elargire a tutti gratuitamente. Contro questa volontà di potenza della tecnologia bisogna contrapporre una nostra volontà, fatta di resistenza, composta da scelte coraggiose e non binarie, di piccoli gesti quotidiani, praticati come una forma di igiene mentale e come atti di sovranità individuale e personale.