Esistenza, vita, morte e condizione umana
L'interfaccia come territorio
Intentmaking, saggezza pratica e la topografia del giudizio
Reading the present
Our everyday life is changing at a frightening pace. Do we still live in reality, or in a hyper-reality? What is becoming of truth? Has the present, reverberating through our networks, devoured duration itself and the very notion of temporal perspective? Are we condemned to an interactive solitude in which AIs will know us better than anyone else does? Are we entering a post-natural society? La nostra vita quotidiana sta cambiando a un ritmo spaventoso. Viviamo ancora nella realtà o in un’iperrealtà? Che ne è della verità? Il presente, propagandosi attraverso le nostre reti, ha forse divorato la durata stessa e l’idea stessa di prospettiva temporale? Siamo condannati a una solitudine interattiva in cui le intelligenze artificiali ci conosceranno meglio di chiunque altro? Stiamo entrando in una società post-naturale?
La stanza che respira con te
Dignità, cura e intelligenza invisibile nell'ospedale che verrà
Somigliare al conosciuto
La responsabilità dell’inedito
Elogio della solitudine
La solitudine non è necessariamente la negazione dell’altro, né il rifiuto della socialità. È la capacità di non considerare la presenza altrui come una condizione necessaria alla propria esistenza. La solitudine allora, può trasformarsi da condizione temuta in conquista. La solitudine imposta è una condanna. La solitudine scelta è una libertà.
La dialettica finito-infinito e il dolore di una perdita
La libertà del desiderio
Siamo abituati a cercare la libertà nel momento della scelta. Ma se ciò che desideriamo prende forma prima di scegliere, è forse lì che dovremmo cominciare a cercarla.
La filosofia e l'implicatissimum ænigma del tempo
Il Dinosauro
Ci stiamo lentamente estinguendo?
Amare Volontariamente Il Silenzio
Un racconto che esprime tutto il disagio di coloro, e sono tanti, che non si ritrovano in questo mondo.
Abitare la morte
La morte come apertura al valore (Jankélévitch) o come ferita che umilia e disillude (Améry): due idee opposte della finitezza attraverso il pensiero di due filosofi contrari alle consolazioni metafisiche
Dal tempo libero al tempo liberato: una lettura del racconto Una giornata al mare di Maria Stefania Piras
Tra imprevisti, ironia e solidarietà, “Una giornata al mare” di Maria Stefania Piras racconta molto più di una giornata andata storta: attraverso la sua stessa struttura narrativa, il racconto mette in discussione la frenesia con cui organizziamo e consumiamo il nostro tempo libero, suggerendo la possibilità di trasformarlo in tempo finalmente liberato.
Cultura e umanità
Non occorre essere colti, Occorre essere umani Alda Merini
Il tempo del dolore
Non ci sono alibi! Una delle liriche contenute nella prima raccolta "Aurora spirituale" (Sovera, 2004) nata dall'impatto emotivo dell'11 settembre. La poesia è stata letta nel corso del programma "Zapping" su Radio RAI Uno ed è stata inserita in un'antologia dedicata al tragico evento.
L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano
La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.
Lo pseudo sciamano, lo sciamano che non ci salva
Come i nuovi sciamani trasformano la nostra paura in odio: La crisi della presenza che il populismo strumentalizza
La base filosofica della vita
Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini d’azione Un piccolo saggio sulla centralità della "filosofia", che non è soltanto 'amore per la conoscenza', ma anche sl struttura di pensiero che ognuno costruisce nella sua mente.
The no-human future
Artificial Intelligence is Coming "The high road to thinking no longer passes through a deepening of human cognition, but rather through a becoming inhuman of cognition, a migration of cognition out into the emerging planetary technosentience reservoir, into ‘dehumanised landscapes … emptied spaces’ where human culture will be dissolved.