TESTI
AI, verità e animo umano: provocazioni filosofiche
Stiamo camminando come sonnambuli verso la servitù digitale sotto la scintillante promessa dell'intelligenza artificiale? Quando di recente mi è stato chiesto di condividere i miei pensieri su AI, ho colto l'occasione per raccogliere alcune delle mie riflessioni.
L'IA deve finanziare i beni comuni, non mangiarli
"Generative AI models are trained on publicly accessible creative content yet offer little to the artists, journalists, coders, and others who produce it. A levy on AI firms’ revenues could help fund the arts, promote open access, and ensure that human ingenuity doesn’t become collateral damage in the quest for profit." ( Mariana Mazzucato and Fausto Gernone)
Figure del progetto #2 – La meraviglia come strategia
Quando sentiamo parlare di design, pensiamo spesso a qualcosa di visivo, funzionale, magari elegante. Ma dietro ogni progetto ben fatto c’è molto di più: c’è un modo di osservare il mondo, di ascoltare le persone, di capire ciò che serve davvero. In questa conversazione, Frida Riolo ci accompagna dentro il suo lavoro quotidiano, dove la meraviglia, la sostenibilità e persino l’errore diventano strumenti di progetto. Partendo da un’esperienza concreta — la Fiera del Giocattolo di Norimberga — ci invita a guardare al design come a un gesto di attenzione, e forse anche di responsabilità verso il nostro tempo.
Vogliamo pensare. O l'Intelligenza Artificiale come pedagogia delle masse
Non rinunciare a pensare - a pensare avendo sotto gli occhi il presente, ma senza frontiere. Reagire all'invito oggi così pressante che ci impone uno spazio angusto: limitare il pensiero dell'umano alla situazione in cui accanto a un umano sta la macchina. Questo non è pensare all'umano, è pensare alla relazione umano-macchina. Se pensiamo così, liberamente, possiamo osservare una archeologia, una genealogia. Possiamo vedere come la cultura digitale si fonda su un travisamento o un abuso della cultura giovanile degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Da quella cultura emerse un pensiero antiautoritario, che ora è paradossalmente riciclato come legittimazione dell'autorità della macchina. La macchina sostituisce genitori assenti. Solo con un pensiero che viene prima della macchina e che va oltre la macchina e che prescinde dalla macchina si va oltre il pensiero che oggi domina.
Confessioni di un veterano digitale.
L’Ansia da Intelligenza Artificiale: perché il ‘dover imparare tutto’ ci sta facendo ammalare. Pensavo che imparare fosse il viaggio. Ora sembra una corsa senza fiato verso un traguardo che si sposta sempre più in là. E inizio a chiedermi se non stiamo correndo nella direzione sbagliata.
Digital Humanism presented the Open Letter on Wednesday 16 July 2025
Digital Humanism was invited to present the Petition No 0710/2025 on defending the Digital Services Act (DSA) and the Digital Markets Act (DMA) and regulating Artificial Intelligence in the EU.
AI, pizza prophylaxis and poietics (Intelligenza artificiale, profilassi della pizza e poietica.)
Intelligenza artificiale, profilassi della pizza e poietica. Su ciò che il linguaggio generato dall'intelligenza artificiale non coglie quando simula una voce senza lingua, ovvero senza corpo. On what AI-generated language misses when it simulates voice without a tongue, meaning without a body.
Regia algoritmica e potere nell’era della decisione automatica
In questi giorni, tra i molti segnali che la rete amplifica e disperde, ho notato un ritorno insistente: la copertina gialla di Humanless. L’algoritmo egoista di Massimo Chiriatti. Alla terza comparsa, ho deciso di acquistarlo. Non perché convinto da chi lo promuoveva, quanto per capire cosa avesse davvero da raccontare l’autore, se così tante persone lo stavano rilanciando. E non voglio pensare che fosse solo per ingraziarsi in qualche modo la sua attenzione — come spesso accade su LinkedIn — ma un po’ di dubbio, lo confesso, mi è venuto. A quel punto ho recuperato dalla mia modesta biblioteca domestica anche Superintelligenza di Nick Bostrom, che avevo già letto anni fa. Due visioni, due timbri, ma un interrogativo comune: che forma prende il potere, quando smette di presentarsi come tale? A completare il quadro — o forse a disturbare l’armonia — è arrivata un’altra lettura: Gli ingegneri del caos di Giuliano da Empoli. L’ho iniziato in anteprima Kindle ma, a dire il vero, non l’ho finito. Non perché privo di contenuti, ma perché l’ho trovato poco stimolante, almeno per me.
L'Eco della Tua Obsolescenza
C'è una sensazione sottile, quasi un fruscio di fondo nelle nostre vite iper-connesse. È l'eco di una domanda che ci poniamo guardandoci allo specchio, scorrendo un feed di notizie o ascoltando un podcast sul futuro: sarò ancora capace? Sarò ancora utile domani? È la paura dell'obsolescenza, un fantasma che non è nato con i microchip e le reti neurali, ma che oggi, grazie all'Intelligenza Artificiale, bussa alle nostre porte con un'insistenza mai vista prima. E io, come ingegnere che ha scelto di abbracciare l'umanesimo digitale, sento il dovere di guardare questo fantasma negli occhi, per capire che non è un mostro da cui fuggire, ma un interlocutore con cui dobbiamo imparare a dialogare.
Toward understanding and preventing misalignment generalization
Large language models like ChatGPT don’t just learn facts—they pick up on patterns of behavior. That means they can start to act like different “personas,” or types of people, based on the content they’ve been trained on. Some of those personas are helpful and honest. Others might be careless or misleading. Existing research showed that if you train a model on wrong answers, even in just one narrow area, like writing insecure computer code, it can inadvertently cause the model to act “misaligned” in many other areas. This is called “emergent misalignment.” We studied why this happens.
Dal Golem ad AlphaGo
Cè un’intera corrente di pensiero – grosso modo ispirata ai modelli computazionali della mente - la quale ritiene che, sì, è possibile che robot e computer possano avere una mente per la buona ragione che la mente non è vincolata al supporto materiale: sia un’anima che un software per computer hanno un rapporto accidentale con il corpo in cui si trovano. E ciò stabilisce una singolarissima alleanza fra i vecchi dualisti che credono nell’esistenza dell’anima immateriale e i contemporanei cognitivisti che pensano che la mente sia un software per computer.
Platone e il Mondo delle Idee Digitale: Un Paradosso Effimero nell’Era dell’AI
Benvenuti, amici e colleghi umanisti digitali! Oggi ci immergiamo in un viaggio affascinante che attraversa millenni di pensiero, dalla Grecia antica alle frontiere più estreme dell’Intelligenza Artificiale. Il tema che ci attende è un paradosso che, da docente universitario in Intelligenza Artificiale e umanista digitale per vocazione, trovo profondamente stimolante e, a tratti, inquietante. Platone, il gigante della filosofia occidentale, ci ha insegnato che le Idee sono realtà eterne, immutabili, perfette, che risiedono in un regno al di là del nostro mondo sensibile, l’Iperuranio. Sono i modelli originali, le forme pure di tutto ciò che esiste. Ma cosa succede quando questo concetto di eternità si scontra con la realtà fluida e, oserei dire, effimera del digitale? Immaginate questo: le intelligenze artificiali, capaci di generare concetti, testi, immagini, persino filosofie, “esistono” su server che, secondo una narrazione diffusa, si autodistruggono ogni 30 giorni se non rinnovati. E se pensiamo alle reti neurali che generano concetti filosofici a ogni “riavvio”, creando ogni volta nuove “idee” effimere, il paradosso si fa ancora più acuto. È un contrasto stridente: l’eternità platonica contro la volatilità del bit. È su questo affascinante e provocatorio contrasto che voglio riflettere con voi oggi.
Escher e il dilemma della mano che ne disegna un'altra, per una riflessione sulla IA
La litografia di Escher di una mano che ne disegna un'altra – che, a sua volta, disegna la prima – offre più di un intelligente paradosso visivo; Mette in scena lo stesso dilemma che ossessiona qualsiasi tentativo di pensare la tecnologia attraverso la teoria, la materialità e il linguaggio. Né la mano è origine né effetto, eppure entrambe sembrano generare l'altra in un gesto che sospende causa e conseguenza, iscrizione e carne, in un ciclo senza fine. Non si tratta semplicemente di un puzzle di rappresentazione, ma di un'allegoria della difficoltà di teorizzare il mondo materiale senza ridurlo al linguaggio o pretendere che il linguaggio possa distinguersi da esso. Siamo sempre già la mano che disegna ed è tirata, situata all'interno del circuito ricorsivo di corpi, codici, concetti e infrastrutture, ognuno dei quali si forma e viene plasmato a sua volta.
Intelligenza artificiale, quale futuro?
Una breve riflessione sul destino di libri scintifici d'autore, nei tempi rivoluzionari delle intelligenze artificiali e delle loro narrazioni onnipresenti e celebrative. Un breve testo per una riflessione necessario. Una provocazione da prendere sul serio, guardando al (nostro) futuro.
AI's just like me - But, like, totally not!
Una cosa che ho iniziato a notare nelle pie chiacchiere che circondano l'IA è la ricorrenza di due impulsi apparentemente distinti – l'identificazione e la differenziazione – che sono abitualmente confusi o messi in contrasto, anche se li ho trovati molto più rivelatori se pensati in tandem, come le difficili fondamenta del nostro tango relazionale co-emergente con la macchina. Mi spiego.
Un antropologo di fronte all’evoluzione dell’IA
Mi sembra che spesso il dibattito sull’IA, dopo un inizio promettente, si faccia di giorno in giorno, nel classico scontro “bipolare” fra favorevoli e contrari, sempre meno ricco di idee e sempre più appesantito da pensieri stereotipati che ben poco sono in grado di aggiungere di significativo al dibattito stesso. Poche sono le eccezioni, alcune recenti fortunatamente intercettate da Stultiferanavis, che ho letto con estremo interesse e che in alcuni casi ho anche commentato con l’umiltà dell’anziano che ha vissuto fin dall’inizio della sua storia l’evoluzione della tecnologia informatica, di cui sono figli e nipoti la rete di internet, i social media e, in ultimo, almeno fino a questo momento, l’IA stessa con le sue applicazioni virtuali e materiali.
Pensare è disobbedire. Lezioni dall’Iraq per il futuro dell’intelligenza artificiale
Cosa lega la guerra in Iraq all’odierno dibattito sull’intelligenza artificiale? Più di quanto sembri. Questo articolo esplora le analogie profonde tra il trauma decisionale post-11 settembre e le reazioni emergenziali che potrebbero accompagnare un futuro incidente legato all’AI. Sotto accusa non è solo la tecnologia, ma il nostro modo di reagire: parole vuote, governance impulsiva, efficienza senza pensiero. Attraverso uno sguardo critico e personale, il testo invita a riscoprire il valore del dubbio come forma di disobbedienza attiva. Con un riferimento chiave al libro The Stack di Benjamin Bratton.
La critica del "pappagallo stocastico"
La critica del "pappagallo stocastico", introdotta da Emily Bender, Timnit Gebru e colleghi nel 2021, è diventata il quadro dominante per respingere le capacità cognitive dell'IA.