NOVITA'[2423]
E se gli LLM fossero soltanto l’inizio?
Gli LLM hanno cambiato il nostro modo di interagire con le macchine. Ma una nuova generazione di AI sembra iniziare a guardare oltre il linguaggio. Ineffable Intelligence, la startup fondata da David Silver, una delle menti dietro AlphaGo, punta verso sistemi che apprendono dall’esperienza, dall’esplorazione e dall’interazione con il mondo. Forse il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarderà soltanto modelli che parlano. Ma sistemi che imparano autonomamente.
La disuguaglianza cognitiva sarà la nuova lotta di classe?
La frazione è più semplice del previsto: come numeratore stiamo delegando all’Intelligenza Artificiale memoria, decisione, interpretazione e orientamento atrofizzando alcune capacità fondamentali del pensiero umano; stiamo ricevendo, in cambio, un flusso informativo (che non significa conoscenza) enorme che comporta confusione, sovraccarico cognitivo, dipendenza dagli algoritmi di selezione. Come denominatore l’accesso all’informazione è sempre più mediato da piattaforme private, motori di ricerca, social network, recommendation system, assistenti intelligenti.
Equivoci e interpretazioni del concetto di cultura
Il concetto di “cultura” si presta a equivoci e a questioni interpretative che inducono spesso a errori o a equivoci. D’altronde, anche storicamente il concetto di cultura è sempre stato equivoco, dato che fin dall’antichità i vari popoli ne hanno interpretato il significato in modo difforme. Vi è quindi una sorta di “peccato originale”, sul piano semantico, di cui dobbiamo tenere conto, prima di affrontare ogni altro argomento, data l’importanza che in particolare nell’ambito dell’antropologia culturale riveste questo concetto. In concreto dobbiamo prima essere in grado di isolare e denotare i referenti concettuali sui quali si sono formati i variegati significati socialmente accettati del termine cultura, dato che ancora oggi questi significati continuano ad avere un po’ tutti legittimo uso nella quotidianità delle persone.
Specie protetta
Un racconto del buenretiro di Tenenerife
Risposta a Vincenzo Carlone sulle "Inclinazioni digitali"
Vincenzo Carlone ha letto il mio pezzo sull'intervista di Veltroni a Claude con attenzione e ha pubblicato su queste pagine una replica articolata, che merita una risposta dello stesso registro. Carlone concede molto, contesta poco, e propone un vocabolario alternativo. Procedo nello stesso ordine.
Intelligenza Artificiale: la macchina che non ti appartiene più
In pochi giorni ho incrociato due notizie che, prese singolarmente, sembrano questioni tecniche o burocratiche. Messe insieme, raccontano qualcosa di più grande e di più preoccupante. Non una cospirazione. Una direzione.
La macchina che pensa al posto nostro.
Note critiche su Critica della ragione digitale di Eugenio Mazzarella
Intelligenza (artificiale) e stupidità (umana)
Chi celebra l’intelligenza artificiale come il punto di arrivo di un progresso continuo che dura da tempo e “non avrà fine”, dimentica la barbarie in cui questo progresso ci ha portato, oggi anche sottomettendo la scienza, mettendola al proprio servizio e a quello delle sue narrazioni manipolatorie e propagandistiche. La barbarie non è colpa della tecnologia, viene da lontano, ma oggi la scienza ha fornito ad essa uno strumento potentissimo chiamato “intelligenza artificiale” che questa barbarie potrebbe persino allargare, diffondere e approfondire. La barbarie di cui parliamo qui non viene dall’esterno ma è endogena, nasce tutta da dentro, dalla nostra società occidentale, è il prodotto logico del suo sviluppo tecnico ed economico, la conseguenza necessaria di premesse che l'Occidente ha accettato senza capirne a fondo tutte le implicazioni, forse addirittura ignorandole.
L'IA è solo un substrato (sostrato)
Il pericolo non è che l'IA diventi un dio. Il pericolo è che i leader, sfiniti dalle responsabilità, innalzino uno strumento e definiscano l'abdicazione innovazione.
Architettura e intelligenza ambientale (POV #33)
Carlo Ratti e Ezio Manzini: Chi pensa la città? Sensori, relazioni e politica dello spazio. Un ambiente diventa intelligente solo perché raccoglie dati, misura i comportamenti e reagisce in tempo reale? Oppure lo diventa quando aiuta le persone a vivere meglio insieme, a cooperare, a riconoscersi come parte di una comunità?
Intervista ImPossibile a Albert Einstein (IIP #32)
Spazio, tempo e AI L’intelligenza artificiale non è solo una nuova tecnologia, ma fa parte di un cambiamento più profondo nel modo in cui produciamo e comprendiamo la conoscenza. Ogni fase della storia scientifica ha prodotto strumenti capaci di estendere le facoltà umane; ciò che distingue l’AI è il fatto che questa estensione interviene direttamente sui processi di selezione, organizzazione e produzione del sapere. Non si limita a supportare il pensiero; ne ristruttura l’ambiente operativo, ridefinendo il rapporto tra osservazione, interpretazione e decisione.
Le Idee sono pietre rotolanti. L'AI rischia di ucciderle prima che possano iniziare la corsa
Le intuizioni abbozzate, le ipotesi ancora mal formulate rotolano fra le menti di altri uomini e provocano scintille cognitive che alimentano le fiamme della creatività altrui.
Bernie Sanders vs. claude: l’ia stessa ci avverte della propria pericolosità
Oligarchia algoritmica: quando le Big Tech esercitano un potere politico senza mandato democratico. Bernie Sanders interroga l'IA. Quando l'Intelligenza Artificiale ammette i propri rischi. Un’analisi del faccia a faccia tra Bernie Sanders e Claude (Anthropic), dove la privacy smette di essere un tema tecnico per diventare una questione di sovranità politica. Dalla profilazione invisibile al micro-targeting elettorale, ecco perché il potere delle Big Tech sta scivolando verso una forma di oligarchia privata senza mandato democratico.
Arte e intelligenza artificiale: (POV #32)
Brian Eno e Refik Anadol: tra ambienti generativi e immaginazione dei dati. Se l’esperienza è sempre più mediata da sistemi che apprendono e producono forme, quale margine resta per una percezione che non sia interamente prefigurata? E quale ruolo può assumere l’arte nel rendere questo processo intelligibile, senza ridurlo a spettacolo?
Le categorie dell'osservazione. Intelligenza artificiale e produzione del visibile
Si narra di un re che, per vedere meglio i confini del regno, fece costruire torri sempre più alte. Col passare degli anni osservò che i confini si spostavano, lungo linee che le torri non avevano previsto. Cambiò le torri; i confini continuarono a spostarsi. Il re, prima di morire, confessò al successore un sospetto: che forse le torri avessero disegnato i confini, anziché mostrarli. Davanti all'intelligenza artificiale, oggi, ci troviamo di fronte a una domanda del tutto simile a quella del re.
L'Organizzazione Agentica
Progettare ambienti decisionali nell'era dell'intelligenza artificiale. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha raggiunto una soglia critica in cui la distinzione tra strumento e collaboratore si dissolve, dando origine a quello che viene definito come l’era dell’organizzazione agentica. Questo passaggio non rappresenta una semplice evoluzione incrementale della capacità di calcolo o della generazione di contenuti, ma una trasformazione ontologica del concetto di operatività aziendale.
Lavoro senza senso
Una visione meramente performativa e economica della vita e del lavoro ha progressivamente marginalizzato il senso stesso di lavorare. Dobbiamo smettere di considerare di trattare esaurimento e disengagement come patologie individuali e cominciare a riconoscerlo come segnale collettivo di un sistema che non è più umanamente sostenibile
La scuola dopo l’AI
L’intelligenza artificiale non sta solo entrando nella scuola: sta cambiando il modo in cui riconosciamo la competenza. Oggi è possibile ottenere risultati corretti senza aver costruito davvero l’apprendimento. Ed è questo che mette in crisi il sistema.
Coscienza, simulazione, realtà (POV #31)
Anil Seth vs David Chalmers: Se l’esperienza soggettiva è il criterio del reale, cosa distingue una mente biologica da una simulata? Che cosa resta della coscienza quando la tecnologia rende plausibile vivere dentro mondi simulati, interagire con sistemi che parlano e decidono, delegare parti crescenti dell’esperienza a infrastrutture computazionali?
Intervista ImPossibile a Carl Gustav Jung (IIP #31)
L’inconscio artificiale L’intelligenza artificiale riapre una questione che riguarda il rapporto tra immagini e psiche. Le hanno sempre avuto una funzione attiva, orientano il modo in cui pensiamo, attribuiamo senso. Carl Gustav Jung ha costruito il suo lavoro partendo da questa consapevolezza. La sua idea di inconscio collettivo introduce una dimensione condivisa, attraversata da forme ricorrenti che precedono l’esperienza individuale. Gli archetipi sono strutture che organizzano il modo in cui percepiamo e interpretiamo il mondo. Nei sogni, nei miti, nelle narrazioni, queste forme riemergono e danno direzione ai processi interiori.