Società, Politica e Giustizia Globale
Dal basso verso l’alto: perché la politica ha bisogno di esperienza reale
La politica nazionale può prescindere dall’esperienza reale? Una riflessione sul valore della responsabilità locale come fondamento di una democrazia più solida e meno improvvisata.
Consapevolezza
Non sono una costituzionalista. Non ho le competenze tecniche per valutare nel dettaglio ogni singola modifica proposta, ma riconosco quando il dibattito pubblico degenera. Riconosco quando mi viene chiesto di votare sulla base dell'emozione e non della ragione, dell'appartenenza e non del merito. Per questo al referendum costituzionale voterò NO.
ΧΑΟΣ. Lo spalancamento
La domanda che Χάος pone all’uomo contemporaneo non è una domanda alla quale si possa rispondere con un programma o un metodo. È una domanda anteriore a ogni programma: sei ancora capace di fare spazio? Di spalancarti, come la voragine si spalancò prima di tutto? Di accogliere il vuoto non come difetto ma come condizione? Di sostare nella notte senza accendere lo schermo?
Propaganda, giustizia e libertà. Appunti per una democrazia vigilante
Una riflessione sul rapporto tra propaganda, giustizia e libertà, e su come il linguaggio politico contribuisca a indebolire – o a custodire – le garanzie democratiche. Un invito a distinguere, pensare e vigilare, contro la semplificazione che trasforma il rumore in consenso.
Chi ha diritto al futuro? (POV #24)
Mariana Mazzucato vs Nick Srnicek: lavoro, reddito e dignità nel capitalismo dell’AI Se l’automazione riduce il bisogno di lavoro umano, la dignità sociale deve continuare a dipendere dall’occupazione o diventare un diritto incondizionato? Chi decide, oggi, che cosa ha valore nell’economia dell’AI? Queste domande tornano al centro del conflitto politico e non riguardano solo il futuro del lavoro, ma il rapporto tra produzione, reddito e cittadinanza in società sempre più automatizzate. Il confronto tra Mariana Mazzucato e Nick Srnicek si colloca esattamente su questa questione. Mazzucato, economista dell’innovazione e teorica dello Stato imprenditore, sostiene che la tecnologia debba essere orientata da politiche pubbliche capaci di creare valore sociale e lavoro di qualità. Srnicek, filosofo politico dell’economia digitale e teorico del post-lavoro, parte invece dalla crisi strutturale del lavoro salariato nel capitalismo delle piattaforme. L’automazione, per lui, apre la possibilità di separare reddito e occupazione e di immaginare nuove forme di libertà fondate su tempo liberato e sicurezza economica universale. Due prospettive divergenti, ma accomunate del medesimo obiettivo, ridefinire il significato della dignità sociale in un’economia in cui il lavoro non è più la misura esclusiva del valore umano.
La costruzione dell’ovvio
Questo articolo nasce da un percorso di ricerca autonomo, non lineare, guidato dal desiderio di comprendere i meccanismi attraverso cui il pensiero collettivo si forma e diventa senso comune. L’incontro con il pensiero di Serge Moscovici non è avvenuto all’interno di un programma universitario strutturato, ma attraverso un’esplorazione indipendente, resa necessaria dal confronto con il dibattito pubblico contemporaneo. Il testo non intende offrire un’esposizione specialistica, ma una chiave di lettura: rendere visibili i processi attraverso cui ciò che è complesso viene reso familiare e ciò che viene discusso diventa ovvio.
L’intelligenza è una relazione
Da quando i modelli generativi sono entrati nella conversazione pubblica, abbiamo iniziato a parlare di intelligenza artificiale come di un nuovo soggetto: sempre più potente, sempre più autonomo, quasi una mente. Ma cosa accade se cambiamo prospettiva? Se l’intelligenza non fosse una proprietà del singolo sistema, ma qualcosa che emerge dalle relazioni tra sistemi?
Esperti di IA? Sì. Ma non nel modo in cui pensiamo.
Parliamo spesso di “esperti di intelligenza artificiale” come se fosse una categoria compatta, definita, stabile. Ma l’AI non è un oggetto unico: è un territorio in continua espansione, fatto di ricerca, ingegneria, orchestrazione, agenti autonomi, impatti organizzativi ed etici. In questo scenario, forse la domanda non è se gli esperti esistano, ma cosa significhi davvero esserlo oggi. In un ecosistema che evolve più rapidamente dei nostri tempi di apprendimento, la competenza non è un’etichetta definitiva, ma una posizione da abitare con consapevolezza.
Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero
Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.
La marcatura tribale: dal solco di Romolo alla bacheca social
Dai solchi fondativi delle città ai muri linguistici dei social: una riflessione sulla tribalizzazione del dibattito pubblico e sull’impoverimento della parola.
Intelligenza artificiale, società e politica (POV #23)
Kate Crawfor e Yann LeCun: che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? È una forma di intelligenza autonoma o, più semplicemente, un insieme di strumenti costruiti dall’essere umano per analizzare dati, fare previsioni e prendere decisioni? E, in questo scenario, chi detiene il potere, poche grandi aziende tecnologiche e governi, oppure una pluralità di soggetti in grado di orientarne lo sviluppo e l’uso? Affidare scelte a sistemi automatici impone di confrontarsi su questioni concrete. Come vengono tutelati i diritti delle persone, chi è responsabile quando un algoritmo produce errori o discriminazioni, e quali regole dovrebbero governare questi processi? Inoltre, in che modo l’intelligenza artificiale sta già trasformando il lavoro, l’organizzazione sociale e le istituzioni democratiche? Questo articolo affronta questi interrogativi attraverso alcuni temi, mettendo a confronto due figure autori centrali del dibattito contemporaneo sull’AI. Da un lato Kate Crawford, ricercatrice e studiosa dei rapporti tra intelligenza artificiale, potere e disuguaglianze sociali, nota per la sua analisi critica delle infrastrutture tecnologiche e dei loro impatti politici. Dall’altro Yann LeCun, informatico e pioniere del deep learning, tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnico dell’AI e sostenitore di una visione più ottimista sulle sue potenzialità. Il confronto tra queste due prospettive consente di osservare l’intelligenza artificiale non solo come tecnologia, ma come questione politica e sociale, in cui scelte tecniche e responsabilità pubbliche risultano sempre più intrecciate.
KITT, iGeorge e il paradosso dell'innovazione conservatrice
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Oggi, mentre viviamo nell'epoca delle auto elettriche e dell'IA, il paradosso di Knight Rider ci interroga sulla sostenibilità digitale in modi inaspettati.
Intervista ImPossibile a Bruno Latour (IIP #22)
L’intelligenza artificiale non pensa, governa. Bruno Latour ci ha insegnato che la modernità si è costruita su una finzione utile, quella di separare natura e società, scienza e politica, fatti e valori. Una finzione che ha permesso di presentare molte scelte come “neutrali” o “oggettive”, quando in realtà erano già politiche, ma non dichiarate. Oggi l’AI rende questa finzione più fragile perché mostra in modo chiaro ciò che era già presente, ovvero regole nascoste dentro ai sistemi, criteri che decidono al posto nostro, forme di potere esercitate attraverso dispositivi tecnici, senza responsabilità visibile. In questa intervista impossibile, Latour non risponde alla domanda “che cos’è l’intelligenza artificiale?”, ma a “chi sta davvero agendo quando è una macchina a filtrare le informazioni, assegnare punteggi, classificare persone?” “Chi se ne assume la responsabilità?”
Il potere delle idee
Efficienza, profitto, controllo: sono alcune declinazioni dell’idea di potere che domina il nostro tempo e la nostra mente. Le idee che abbiamo nella mente si cristallizzano e bloccano i processi mentali. Non dobbiamo lasciarci imprigionare dal significato che si dà oggi a questa idea.
L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto
L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.
La retorica della sovranità autentica: anatomia del discorso di Mark Carney al WEF
Il discorso di Mark Carney a Davos, un'analisi non politica.
L’editore come spazio o come schieramento?
Una riflessione sul ruolo dell’editoria oggi: spazio di confronto critico o attore politico-culturale schierato. Dal caso Einaudi alla scomparsa silenziosa di Philip Roth, un ragionamento su egemonia culturale, consenso e responsabilità intellettuale.
Gen X: La Generazione Invisibile che Porta il Peso del Mondo
Mentre il mondo piange per millennial e Gen Z, una generazione silenziosa affronta la tempesta perfetta Mi sono sempre considerato un osservatore privilegiato delle dinamiche generazionali. Come umanista digitale, ho passato anni a studiare come la tecnologia modelli le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre sofferenze. Eppure, fino a pochi giorni fa, anch'io ero colpevole di una cecità collettiva che ci accomuna tutti: guardavamo verso il basso, preoccupati per i millennial senza casa e la Gen Z in burnout, e verso l'alto, infastiditi dai boomer che non mollano il potere. Ma nel mezzo? Nel mezzo c'è una generazione che sta implodendo nel silenzio più assordante che io abbia mai ascoltato.
ΓΕΝΕΣΙΣ - Il venire all'Essere
L’individuo moderno non «viene all’essere» secondo una φύσις propria. Viene prodotto da istituzioni, sistemi, tecniche. La scuola «produce» diplomati; l’università «produce» laureati; il mercato del lavoro «produce» professionisti; i media «producono» consumatori. Il vocabolario non è neutro.
The Saint, the Shrew, and the Crook
Le saint, la mégère et le truand. MEMOIRS OF A SURVIVOR My long (philosophical life) with Donald Trump